1. RICORDI DI SCUOLA

    di , il 16/10/2002 00:00

    Leggendo i vostri interventi nel forum sui ricordi mi sono venuti in mente i miei compagni di scuola, le "bande" in giardino, i giochi...

    A volte ho il desiderio di sapere come stanno i miei ex compagni di scuola, ma poi mi viene in mente il film di Carlo Verdone.. E desisto.

    E VOI?

  2. Turista Anonimo
    , 28/10/2002 00:00
    A Custeau, schiodate de qua sotto che cominci a fà la muffa....
  3. Turista Anonimo
    , 28/10/2002 00:00
    Anvedi chi s'arivede!
  4. Turista Anonimo
    , 27/10/2002 00:00
    Lo so che vo fori tema, perchè er tema giusto è se er caso de rivedè la ciurma, ma n'episodio de quanno annavo a scola lo devo raccontà. M'ero nnamorato della mia profesoressa de Francese che era nà Fata. Ogni vorta che entrava lei, schiaffavo un carcio ar secchione d'avanti e me piazzavo al primo banco a godemme lo spettacolo, na vorta je cadde na penna e io me tuffai come fa Buffon cor derby. La scrivania era de quelle chiuse....no ve dico....nù uscivo chiù da li sotto. Da quer momento diventai simpatico alla professoressa e non ebbi più problemi de Francese.
    Cousteau
  5. Turista Anonimo
    , 22/10/2002 00:00
    ... una storiella simile l'ho sentita raccontare nomiricordodachì: con la differenza che il tapino russava a bocca aperta, organo nelle prossimità del quale venne posto un altro organo tipicamente maschile e poi zac! foto ricordo! Un successone...
  6. Turista Anonimo
    , 22/10/2002 00:00
    Va bene, i ricordi.
    Sarò breve e conciso.
    Gita alle superiori a Firenze, teatro della scenetta la camera d'albergo, siamo in quattro in una stanza, io , gianni, alberto e marco.
    Gianni quella notte russa come una turbina in azione, non si riesce di dormire, andiamo vicino al suo letto, gli facciamo il verso vicino all'orecchio, muoviamo il letto, gli chiudiamo il naso, niente non si sveglia e neanche smette. Solo uno zzzzz ronnnfff diverso, niente più.
    Ho un lampo, sul mio comodino ho la macchina fotografica, mi viene un'idea.
    Mettiamo due sedie ai lati del suo letto, zona testa, io e marco ci mettiamo sopra le sedie e ci avviciniamo con il culo scoperto alla faccia di Gianni. Mentre Alberto con la faccia rivolta verso il muro e la testa di gianni fra le sue gambe e il sedere. Preparo l'autoscatto e corro a posizionarmi. Ne faccio un'altra per sicurezza, non si sa mai. Ma la chicca è di marco che improvvisamente mi dice. "me ne fai una da solo con lui, ma devi scattare quando ti dico vai".
    Si mette in posizione e nel momento in cui mi dice VAI gli molla una scoreggia in faccia. Gianni un pò basito ha un momento di risveglio non cosciente. Sentiamo che blatera "che fate, spegnete la luce" e ricade in uno stato soporifero. Ce la facciamo sotto dal ridere, già avevo dei problemi a tenere la macchina ferma, quella foto verrà mossa.
    Alla mattina lo vediamo preparare la borsa con le sue cose e gli dico: "dove vai a vendere la legna che hai segato stanotte".
    Lui mi guarda basito ma con la faccia riposata.
  7. Turista Anonimo
    , 20/10/2002 00:00
    Sentite questa. Mia sorella fa la bidella in una scuola dove i ragazzi sono vandali ed i professori se ne fregano, con pessimi risultati per le strutture che luride e quasi demolite.
    L'altro giorno ha epscato un ragazzo che, svelto, svelto, se la filava in corridoio con in mano una ... finestra! Spiegazione: quella della sua aula aveva le maniglie rotte, così hanno smontata quella della classe vicina ed operato lo scambio. Roba da chiodi...
  8. Luigi S.
    , 20/10/2002 00:00
    Ricordi della scuola?
    Beh... ricordo l'inizio delle scuole superiori: direi, i primi sei mesi, tranquilli e ricchi di nuove amicizie. Dal settimo mese alla fine divento lo zimbello della classe: tutti mi assalgono e non riesco a svegliarmi! dall'inizio del secondo anno la tortura ricomincia ma l'estate ha portato i suoi frutti. Comincio a ribellarmi e a sfornare pugni e botte a chiunque mi rompa le palle! Dal primo mese alla fine del terzo anno, alla fine delle scuole superiori, lo zimbello diventa un'altro. e da quel mese inizia, ogni giorno, imperterrita, l'"Ora dello Sghedda"! Marco appunto, soprannominato Sghedda, è l'ultimo ad entrare in classe dopo la ricreazione e ogni volta, dietro la porta, il branco si nasconde e aspetta con ansia. Vagliata la soglia della porta il branco fa l'assalto allo Sghedda e lo riempie di pugni, spintoni e schiaffoni (24 contro 1)... e ancora adesso non so se le botte siano state vere o a modi wrestling. Lo Sghedda, puntualmente, esce dalla ressa con i suoi capelli unti, viso perennemente arrossato e con delle movenze da "anziano". Un giorno gli ho chiesto: -"Non ti fanno male?". E lui: -"Ma nooo... non sento niente!!!". Con un sorrisino inequivocabile...
  9. Ale 2
    , 20/10/2002 00:00
    Ricordi di scuola, tanti..forse troppi..dalle elementari alle superiori tante di quelle risate che penso che così tante non ne farò mai più..
    Sarei pronta per ricominciare dall'inizio..
    Quando si va a scuola non si vede l'ora che finisca ma quando finalmente finisce ti manca..almeno a me manca tanto tanto..
  10. Turista Anonimo
    , 19/10/2002 00:00
    I ricordi scolastici sono pochi o meglio disordinati. Sembrano tante storie incompiute, spunti non realizzati, una serie di foto ancora da disporre nell’album personale. Ho una maledetta abitudine a dimenticare, a ricordare elementi marginali, particolari, persino colori e suoni ma i tasselli principali, la sostanza è come portata via dalla corrente. Se dovessi mettere in fila gli elementi rimasti parrebbe un discorso fatto col singhiozzo e così rimane; non mi pare il caso di aggiungere stoffa non originale all’abito logoro.
    Una lunga strada da affrontare di corsa, d’un solo fiato ed infondo tre costruzioni basse di lamiera bianca coi tetti rossi fuoco ed è l’asilo. La mia cantilena, sempre uguale giorno dopo giorno (“Non voglio restare qui, non voglio andare in giardino, non voglio mangiare qui, non voglio tornare in pulmino e salutatemi dalla finestra”), cinque minuti di naso schiacciato alla finestra per seguire i miei genitori che pian piano ripercorrono la strada verso l’uscita guardando, con la coda dell’occhio, anche le strane forme che il mio respiro crea sul vetro, e poi giù dalla sedia di legno per giocare; se si deve restare tocca occupare il tempo. Ricordo il carnevale ed il vestito da zorro con relativa foto dell’improbabile formazione calcistica: cappuccetto rosso a fianco di frankenstein, la ballerina e la fatina, la damina e l’uomo ragno roba da sconfitta a tavolino.
    Ricordo un piccolo giardino, più propriamente uno spiazzo ricoperto di sabbia, minuscolo a vederlo ora, che si animava durante i nostri giochi ed una piccola pianta poteva fare da battello dei pirati o essere promossa a mostro della laguna di sabbia e le battaglie fra gruppi rivali, le corse disperate delle maestre che come tanti cani pastore disperatamente tentavano di mantenere le pecorelle all’interno del recinto sabbioso prevenendo ed evitando le fughe improvvise.
    Il salto alle elementari, salto nel vero senso della parola perché la scuola era adiacente alla precedente, lo ricordo come una lotta alla sopravvivenza contro la corrente di ragazzini che come me affollavano le aule, qui più seriose, niente cartoncini colorati alle finestre: chi piange, chi corre, chi impietrisce le gambe per allontanare un saluto ed in un chiostro quadrangolare si smistano le classi, paiono tante marmotte che tornano alla tana dopo un fischio d’allarme: pochi minuti di trambusto e più nessuna traccia. La lunga progenie familiare mi preserva dall’essere spaesato, qui mio fratello si è fatto le ossa da 3 anni e mi indica, sapiente, la strada alla mia classe. Mi volto per controllare che sia quella, che numero e lettera corrispondano a quelle indicate sul cartoncino appeso al muro e quando mi giro anche lui non è più lì, inghiottito da chi sa quale dei corridoi. Sono l’ultimo di cinque, mi ripeto, e qualcuno che mi protegga, come dice mamma, lo trovo sempre ma tant’è che al momento del dunque questa protezione scompare come neve al sole, sarà che sono così grandi che hanno gambe più leste delle mie. Seguo la direzione indicata dal dito di mio fratello, proseguendo sulla traccia della sua falange chiudendo un occhio come si fa quando si prende la mira e seguendo la linea immaginaria raggiungo la porta della mia classe e mi affaccio. Quattro lunghe file ognuna da quattro banchi, in una aula bianca, impersonale. I banchi sono quelli ricoperti in falso legno, falsa plastica verde chiaro e sul lato destro hanno il foro per calamaio ed inchiostro, roba da tempi di Garrone e maestrina dalla penna rossa. Sono solo oramai e se non voglio rimanere sull’uscio tocca entrare e prendere posto, non ci sono alternative. Corro verso l’ultima fila perché se il mostro è impersonificato dal maestro mangerà certo in ordine di vicinanza ed avrò i minuti sufficienti alla fuga se mi siedo lontano. Piano piano entrano anche le altre formichine e mi ritrovo a condividere questo legno con Marco, un ragazzino tutta testa che, chiedendo educatamente, s’è messo accanto a me. Come tanti bottoni ognuno trova il suo posto, a fiuto si cerca l’asola giusta, è fatto d’istinto. E’ talmente un fatto d’istinto che Marco sarà per me una delle scoperte più importanti benchè abbia perso i contatti con lui sin dalla fine delle elementari per un suo spostamento di domicilio. Marco oltre ad essere stato un buon amico e compagno di banco ha ancora il primato di appartenere ad una delle famiglie più ricche con cui mi sia mai scontrato, più ricche umanamente intendo. Ricordo che abitava non distante da casa mia e dovendo dividere lo stesso banco era d’obbligo conoscersi meglio. Finimmo per passare buona parte dei pomeriggi assieme, quasi sempre a casa sua perché Marco era parte di un curioso ingranaggio a cui non si sarebbe potuto sottrarre. Aveva infatti un fratello con una grave forma di ritardo mentale a cui la sua famiglia aveva deciso di dedicare, trasformandola in positivo, in elemento coesivo la propria vita. Nessun eroismo evidente, niente che potessi cogliere allora di straordinario semplicemente un’altra normalità. Ricordo che lasciavano che io e Marco giocassimo da soli qualche ora, nella stanza del mio compagno di banco, ma ad un certo momento venivamo chiamati e, scattavamo contenti, scappavamo nella stanza del fratello. Arrivava infatti, a metà pomeriggio, una fisioterapista che si occupava del recupero muscolare e della parola del fratello di Marco e il pomeriggio di fisioterapia si trasformava in un gioco familiare che coinvolgeva tutti. C’era persino, nella stanza, una scala a pioli posta in orizzontale, fissata al muro, per fare avanti indietro con la sola forza delle braccia ed un tappeto elastico e io e Marco venivamo coinvolti fra prove fisiche e di linguaggio nel gioco della fisioterapia certamente per stimolare nell’agone anche il fratello. Ricordo come il ritardo mentale scomparisse fra quelle prove, fra risate e sconfitte o vittorie e come ci si sentiva amati in quella stanza fra tifo ed incitamenti. Sento ancora oggi la cantilena “Mi guardi mamma!” pronunciata dai bambini che malfermi procedono in bicicletta o si impegnano in prove d’altro genere, ecco, in quella stanza non c’era bisogno di dirlo, gli occhi addosso si sentivano fisicamente e non c’era errore o successo che non venisse commentato a sufficienza dal pubblico degli astanti. Il vincitore aveva sempre un premio, spesso qualcosa da mangiare, perché una gara deve avere un riflesso tangibile, una onorificenza da conferire. Ricordo quei pomeriggi con una punta di malinconia, l’eccezionalità vestita di normalità, la capacità di fare nucleo mi hanno insegnato molto emotivamente. E poi vincevo spesso… Speriamo che Marco non sia qui pronto a smentirmi!
  11. Arianna Alessi
    , 18/10/2002 00:00
    appro degl'ex compagni,
    la cosa che mi fa' piu' piacere è riscoprire una persona, un amico. Ad es.
    nella mia ibeccillagine prepotenza giovanile, molto spesso consideravo con attenzione solo i "peggiori"
    della classe, i piu' monelli.
    mi è capitato di rincotrare
    compagni piu' "tranquilli"
    quelli dell'ombra, che con calore si sono rivelati!belli!
  12. Arianna Alessi
    , 18/10/2002 00:00
    la vendetta
    io non mi ricordo ma mia madre
    raccontava sempre tra il serio e il divertito che all'asilo dove andavo chiese alla suorina come mi stavo comportando? la suorina rispose contenta "bene, non mi picchia piu'!"
    ahia!
  13. Miriam De bortoli
    , 18/10/2002 00:00
    I miei ricordi di scuola iniziano alle elementari con una maestra di quelle da favola: bionda, occhi azzurri, elegante e profumata. Una fatina. Gentile, buona e severa come una mamma. Andare a scuola con lei era bellissimo. Eravamo ben 33 bambini nella sua aula e se io ero una bambina buona, timida e desiderosa di imparare e non dare fastidio a nessuno, altri/e erano ieprattivi. La maestra Maria Antonietta durò ben tre anni e poi dovette andarsene per problemi di salute: aveva praticamente esaurito le pile!!! E da qui inizia il dramma. Al posto della signorina fata, arrivò il maestro! Un padre di famiglia piccolo e grosso, sempre vestito con gli stessi abiti e quindi puzzava da non potergli stare vicino. Inoltre fumava senza sosta e...picchiava con tutti i mezzi a disposizione. Del tipo bacchettina di legno per bacchettate sulle mani; le nocchie personali per sonore "nocchiate" sulla testa ecc.. Motivo? Non serviva un vero e proprio motivo. Non sapevi rispondere e...zac, una bacchettata. Non eri pronto a rispondere e zac, una nocchiata in testa. Il tutto accompagnato da paroline gentili... I nostri genitori avevano cercato di scendere a compromessi ma 35 anni or sono non esistevano. Da là ho odiato la scuola e tutto quanto girava attorno e ogni giorno è stato pesante e opprimente.
  14. Turista Anonimo
    , 17/10/2002 00:00
    il lato oscuro della luna...
    seratina noiosa a casa della Prof. di chimica, la classica pizza di fine anno. Da notare che io numero 12 delle interrogazioni programmate della sua materia avevo mancato a tutte le sue lezioni oltre due settimane dopo la fine di tutte le interrogazioni, ma a casa sua fui puntuale.
    Un pò di timidezza all'inizio tutti compostini, bravini; una vera noia; ad un certo punto il temutissimo X di matematica serioso e DC convinto dice: facciamo un gioco? va beh, ma si. .Uno a caso sta in centro del cerchio di sedie e fa domande per indovinare la parola segreta, gli altri la scelgono in modo che possa ingannarlo ma rispondono coerentemente alle sue domande.
    Tocca alla suoretta della classe indovinare (tutti ne hanno una).
    X di matematica si alza e dice agli altri: bene ragazzi la prima parola è bocchino e la seconda scopare. La seratina dopo questa scintilla e due ore di doppi sensi è finita con la Y di chimica ubriaca che faceva avance a X di matematica,la suoretta che di colpo è diventata una pornodiva, la Z di italiano seminuda e ciò mi ha segnato non poco e noi venti bestie urlanti consapevoli che quei tre per un pò non avrebbero interrogato nessuno per pudore.
  15. Turista Anonimo
    , 17/10/2002 00:00
    Dunque, ce ne sono diversi.
    Un ricordo che conservo e rispolvero sempre con gran piacere è quel terzo anno di liceo classico con la classe mezza nuova: anch'io ero tra i nuovi arrivi ma devo dire che con quella banda di sciammannati mi trovai bene da subito.
    Tanto che proprio all'inizio dell'anno avevamo preso l'abitudine di fare la seguente scenetta: ogni aula aveva dei finestroni in alto che davano sul corridoio; io un altra mia compagna e tre maschietti arrivavamo in aula con boccagli maschere, pinne salvagenti e manicotti. I ragazzi ci tiravano su e noi donzelle, bardate di tutto punto, simulavamo una bella nuotata scorrendo davanti ai finestroni con tanto di respirazione laterale.
    Finita la scenetta, noi ragazze restavamo fuori dall'aula ad aspettare che i tre compagni concludessero lo show: i tre infatti entravano nell'aula, in genere stravolta dall'ilarità generale e si presentavano alla professoressa o al professore di turno:
    - buongiorno prof, siamo i responsabili del corso di nuoto, stiamo raccogliendo le adesioni. Ricordiamo ai meno temerari di portare sempre con loro:
    - i manicotti ( e qui un compagno lì mostrava stile hostess)
    - il salvagente (idem come sopra)
    - le pinne ( e qui lo speaker alzava il piedone)
    - la maschera (qui tornavano in azione gli altri due con mimiche surreali).
    In genere il prof in questione poteva reagire secondo due schemi mentali precisi:
    1) si inalberava e chiamava il preside
    2) rideva quel giusto e poi accompagnava gentilmente "gli istruttori" fuori dall'aula.
    Solo una volta il prof di un 'altra sezione ci sconvolse e stupì con la sua prontezza di spirito. Stette
    ad ascoltare la pappardella, rise con noi e con i suoi allievi e poi iniziò a prendere pinne e manicotti e a indossarli. In quel mentre arrivò la bidella del piano la quale, vista la scena rimase a bocca aperta: come noi. Credo che quella sia stata una delle volte in cui ho riso di più al liceo.

    Un altra volta al ginnasio stavamo studiando gli egiziani: la prof viene chiamata fuori da un collega e si assenta per una decina di minuti. A., uno dei più eccentrici della classe, propone di costruire una piramide con i banchi: e trova subito un grande entusiasmo ad accogliere la sua proposta.
    Così, via, si parte banco su banco, sedia su sedia, si fa la piramide di Cheope.Alla fine F., uno dei più maldestri, sale in cima al catafalco per sistemare l'ultima sedia e BARABOUMMMMMM! La magnifica piramide egizia crolla miseramente al suolo producendo un rumore pari a quello sprigionato da una scossa sismica.
    La porta si apre , davanti a noi il preside, la prof e il suo collega che guardano la scena allibiti.
    Un attimo di silenzio.
    Poi qualcosa inizia a muoversi lì tra le "macerie"....ed ecco la testa di F. far capolino tra banchi e sedie. F si guarda intorno , guarda noi , poi la prof e il preside ed esclama disperato:
    PROF. ANCHE SE L'EVIDENZA E' CONTRO DI ME IO NON C'ENTRO!
  16. Turista Anonimo
    , 17/10/2002 00:00
    UN'ALTRA BELLISSIMA!
    sempre al liceo, credo in 3°.
    ora di RELIGIONE. come, credo, ovunque, l'ora di religione veniva usata per fare di tutto.
    copiare i compiti, dormire, fumare, andare al bar o alla sala giochi in Porta Venezia (3 fermate di tram!!), giocare a scopone o a 3 sette...
    poi a metà anno arriva un certo E.
    un uomo un mito!
    figlio di una famosissima e ricchissima famiglia di Milano, già bocciato 2 volte.
    i suoi famliari sono disperati. non fa nulla, solo disastri. gli cambiano per l'ennesima volta scuola.
    molti miei compagni di classe lo conosco già di nomea e fama, altri perchè sono dello stesso ambiente chic.
    lui non era un casinista, in genere, si fumava 2 o tre canne alle 8.30 e sveniva sul banco.
    mai fatto 1 compito, i compiti in classe consegnati tutti in bianco, mai uscito ad una interrogazione, mai portato la cartella in classe.
    un caso unico e rarissimo.
    ma i prof, lo accettavano...non creava grossi problemi, ed in più aveva l'accortezza di farsi le canne al cesso.
    lui si svegliava praticamente solo 1 volta la settimana per 1 ora: L'ORA DI RELIGIONE.
    il proff un iperbigotto epocale aveva una MISSIONE NELLA SUA VITA: RINSAVIRE IL GIOVANE E. E PORTARLO SULLA RETTA VIA.
    era l'unico che non lo lasciava dormire.
    E. iniziò a prenderci gusto.
    un giorno il poveretto sta parlando di qualcosa relativo a Gesù.
    nessuno lo ascolta. poi vedo E. salire in piedi sul banco! e gli chiede: " SCUSI PROF. POSSO FARLE UNA DOMANDA?"
    il prof...pur vedendo la situazione ridicola...si ILLUMINA! qualcuno lo ascolta! ed è proprio la pecorella smarrita!!!
    "CERTO E. CHIEDIMI QUELO CHE VUOI!"
    "PROF...MA...PROPRIO TUTTO?"
    "CERTO E., SONO QUI APPOSTA!"
    "BEH...VEDE IERI POMERIGGIO MI STAVO MASTURBANDO VEDENDO UN FILM DI MOANA POZZI AL CINEMA PORNO IN LORETO...E DI COLPO MI SONO CHIESTO SE E' PECCATO!" il tutto detto con aria serissima e con il suo solito sguardo da angioletto innocente.
    giuro che per un paio di munti tutti rimasero a guardare a bocca aperta E. in piedi sul suo banco, prof di religione compreso...poi un boato scoppiò in aula, seguito da un applauso lunghissimo!
    ..per inciso, il professore rispose ad E. facendo una tirata di mezz'ora sulla masturbazione!
    ...ma lui si era già riaddormentato e il resto della classe aveva ripreso a fare altre cose.