1. ESIBIZIONISMO

    di , il 30/9/2002 00:00

    Cosa ne pensate dell'esibizionismo e della mania di protagonismo che a mio avviso ci circondano? vi ci ritrovate? siamo tutti un po'esibizionisti, oppure no? cosa provate di fronte ad una indubbia manifestazione di protagonismo a cui assistite?

    Su su, sbilanciatevi

  2. Turista Anonimo
    , 4/10/2002 00:00
    ...scusate, ho sbagliato forum..saluto Andrea C.
  3. Turista Anonimo
    , 4/10/2002 00:00
    Che ne penso dell'esibizionismo?
    IEEEEEH !!!! (impermeabile spalancato)
  4. Turista Anonimo
    , 4/10/2002 00:00
    M.B. scusami ma nel forum "Fantasie" non c'è nessun mio messaggio...non è che ti sbagli con qualche altro mio intervento o che sbagli persona?
  5. Turista Anonimo
    , 4/10/2002 00:00
    Lady!!!!
    ciao
  6. Laura Di marco
    , 3/10/2002 00:00
    Senza dubbio un pò esibizionisti lo siamo un pò tutti, anche tu, magari, Maestra, lanciando questo forum o io ora che ti sto rispondendo...nel rendere pubblica la nostra opinione, ci mettiamo anche se minimamente, al centro dell'attenzione di qualcuno..
    e certo non trovo ci sia niente di male in questo. Gli artisti, ad esempio, non potrebbero mai essere tali se non fossero anche esibizionisti Bisogna dire però, che c'é anche molta gente che passa il suo tempo ad attirare l'attenzione verso di se, a pubblicizzare le proprie doti fisiche od intellettuali, i propri successi personali, come fa un negozio quando espone la merce in vetrina...e proprio come succede con alcuni prodotti commerciali troppo sbandierati in giro, spesso alla fine é *tutto fumo e niente arrosto*...e personalmente quando mi capita di imbattermi in soggetti del genere, non nascondo di provare un certo imbarazzo per loro...
  7. Turista Anonimo
    , 3/10/2002 00:00
    Beh...sì dovrei essere io...M.B.
  8. Marco Benfe
    , 3/10/2002 00:00
    se non sei la stessa rita del forum "fantasie" scusa altrimenti.....
  9. Turista Anonimo
    , 3/10/2002 00:00
    Progetto, ma di che progetto parli M.B.?
  10. Turista Anonimo
    , 3/10/2002 00:00
    Mamma mia!
    Davanti a tutta questa superiorità mi sento un pizzico.
    Quasi quasi ado a nascondermi, non posso competere con siffatte donne!
    Filo!
  11. Marco Benfe
    , 2/10/2002 00:00
    rita dove eri finita!!! e il nostro progetto??
  12. Andrea C. 1
    , 2/10/2002 00:00
    Basta discostarsi per un attimo solo, prendere le distanze dai binari sui quali ci muoviamo, un sospiro che interrompe la monotonia della respirazione e salta subito all’occhio, non può che apparire evidente a tutti: non si può essere che narcisisti e persino esibizionisti, almeno un poco, perché così è per natura. Ci si chiedeva in un altro forum quale potesse essere il senso della vita, cosa abbia il potere di catapultarci fuori dal tepore di un letto ad affrontare l’improba giornata lavorativa e fra le moltissime non risposte ho letto qualche tentativo di trovare soluzione ad un quesito così annoso, alla triade di domande che assilla da secoli i pronipoti di Adamo: chi siamo, cosa facciamo e dove andiamo. Ma il senso della vita, senza andare a pescare in polverosi manuali di filosofia o prodursi in complicate costruzioni è in fondo implicito nella domanda stessa e per cercare lontano si finisce spesso per perdere l’ovvietà. Il senso della vita è cioè essere, esistere, nelle infinite accezioni che verbi così elementari (i primi ad essere stati inventati, secondo me) possono assumere. La vita ha cioè un senso se riusciamo a renderci visibili, a esistere; viviamo finchè lasciamo un’orma, un impronta significativa. Certo è su quel “significativa” che si costruisce la differenza, e un aggettivo apparentemente innocuo può causare discussioni senza fine dalle quali mi astengo per incapacità. E’ invece sull’esistere che mi concentro (l’essere mi piace meno visti i trabocchetti e tranelli visibili anche per un ignorante come me). Voi direte che limito troppo l’ambito, che ometto e mi rifiuto di argomentare, che seleziono troppo; ma, francamente, anche solo circoscrivere la discussione sul verbo “esistere” non mi pare impresa da poco. Se mi distanzio un poco dai miei problemi, dai miei impegni e guardo con un occhio votato all’insieme una cosa la capisco subito: di Andrea, come sono io adesso, ce ne sono a centinaia, che dico centinaia milioni anzi miliardi. Tanti sono già passati e nessuno li ricorda, alcuni, per maggiore vicinanza godono di menzione nelle preghiere di qualche parente o amico, altri mi stanno accanto e percorrono strade simili alle mie. E perché io allora dovrei essere differente? A questa domanda già sento il peso dell’anonimato, una stretta al petto perchè io sono io, per me. Mi sembra come di vederla quella lunga fila, tanti Andrea che si affollano e allora che fare? Sento subito di dover sgomitare come negli uffici pubblici dove bisogna recuperare l’odiosissimo numeretto che ti conferisce il turno che poi non viene mai. E’ come sulle strade sterrate, passando godi dell’orma che la scarpa lascia sul terreno ma, passati dieci minuti, del tuo piede neanche la traccia, confusa e calpestata da altri cento piedi, una maratona di sconosciuti. Per rendere onore a questo verbo così importante allora è inevitabile mettersi lì a spingere e se uno non ci crede a sufficienza finisce che sono più le spallate ricevute di quelle che si riescono a dare. Un po’ per spirito agonistico, un po’ perché la fila cresce bisogna imparare e se proprio si vuole esistere sul serio allora l’impegno muscolare è serio, roba da professionisti della grammatica perché a coniugare verbi così si suda. Se penso allora a nomi illustri, quelli che con la storia hanno raggiunto l’immortalità, mi pare un impresa impossibile, una di quelle coincidenze astrali uniche perché devo pure sminuire persone così, questione d’amor proprio e se proprio non avrò la fortuna di incontrare i favori che solo dalle coincidenze derivano almeno, mi dico, che si veda la mano alzata. Così, per esistere, un po’ d’esibizionismo è d’obbligo è come ho detto un fatto agonistico. E il narcisismo? Quello, molti diranno, è peccato senza repliche. Io lo sono, narcisista, e così per difesa di campo sento di dovermi giustificare, di dovere ribattere qualcosa. Già l’origine del termine m’aiuta visto che trae corpo dal mito: narciso, giovane bellissimo figlio del fiume Cefiso e di una ninfa, rifiuta l’amore di Eco perché innamoratosi della sua stessa immagine riflessa nell’acqua e finisce per morire nel tentativo disperato di unirsi a quell’immagine riflessa in un caldo bacio. Mi chiedo allora dove sia il peccato in un vizio che è causa di danni solo per sé stessi. L’amor proprio è poi perfettamente calzante a quanto detto sinora: perché correre, sgomitare ed aspirare a vincere se poi non lo si crede possibile, se le qualità del vincitore sentiamo di non averle; meglio il riposante anonimato rispetto ad una faticosissima quanto certa sconfitta. E allora fintanto che il narcisismo non è importuno, finchè non fa affogare gli altri invece che noi stessi diventa auspicabile; quale atleta accusereste di credere troppo nella vittoria?
  13. frenci
    , 2/10/2002 00:00
    Così mi distinguo anche io!
  14. frenci
    , 2/10/2002 00:00
    Anche io la penso un po' come Miriam, però mi affascinano le persone brillanti, chi saNNO distinguersi
  15. frenci
    , 2/10/2002 00:00
    Anche io la penso un po' come Miriam, però mi affascinano le persone brillanti, chi sa distinguersi
  16. Miriam De bortoli
    , 2/10/2002 00:00
    Sono proprio contraria ad ogni forma di protagonismo od esibizionismo anche perchè non credo sia la foma migliore per mettersi in mostra. Ho conosciuto e lavorato con persone di questo genere ed ho assistito a delle vere e proprie esibizioni con ostentamento di sapienza, cultura e bellezza...ma alla fine erano solo chiacchiere. Molto meglio stare nei limiti.