1. 1: Weekend

    di , il 11/10/2010 12:09

    A chi ci arriva per la prima volta, Jemaa el-Fna, la piazza principale e centro della medina, il simbolo e l’essenza di Marrakech, offre esattamente lo spettacolo che uno si aspetta. Anche perché il cuore pulsante della città rossa, che fino al XIX secolo è stata teatro di sanguinarie esecuzioni capitali e si estendeva sino alla moschea di Ben Youssef, con la sua corte dei miracoli dai riti e i gesti che si perpetuano, uguali, da secoli a beneficio di un turismo oggi sempre più chiassoso, è stata raccontata innumerevoli volte al cinema, in letteratura: «Al principio ti sorprende, poi ti penetra in profondità» ne scriveva Fernando Pessoa nei suoi quaderni di viaggio. Questo grande palcoscenico, dove il tempo sembra essersi fermato e dove ogni giorno va in scena gran parte di tutta la vita sociale della città moresca, è proprio così: stordisce e incatena al suo fascino eterno, così caotico, disordinato, misterioso. Gli incantatori di serpenti, che fanno gruppo con gli addestratori di scimmie, oggi come ieri attirano i turisti con prevedibili show. Ma attenzione a non ricompensare adeguatamente l’affabulatore con qualche dirham dopo che si è sottoposto all’inevitabile foto di rito: si vendicherà istigando il suo minaccioso feticcio contro il malcapitato. Concerti di musicisti-dottori, gli Gnaoua, in lungo abito bianco danzano incessantemente al ritmo ipnotico delle garagab, le tipiche nacchere fatte di ferro, e offrono la propria arte divinatoria.

    Quando scende la sera, le voci dei venditori delle montagne di arance, esposte su carri, di kefta, polpette di carne insaporite con coriandolo, di fumanti merguez, salsicce di agnello, e di cous cous che si possono gustare seduti a uno delle decine di banchetti e tavoli che allestiscono la piazza in una gigantesca sagra senza fine. Sono le voci che, dal 18 maggio 2001, l’Unesco ha dichiarato Patrimonio orale dell’umanità, le stesse, dalla melodia incomprensibile eppure così nota, che hanno ispirato Le Voci di Marrakech, il capolavoro di Elias Canetti composto dopo averci soggiornato, nel 1954: «Gli altri, la gente che ha sempre vissuto là e che non capivo, erano per me come me stesso», scriveva. Sono le stesse che si alzano anche nel suk, tra i più affascinanti del Maghreb, a nord della piazza: un labirinto di stretti vicoli polverosi, dai muri decorati, rigurgitanti odori e mercanzie di ogni tipo e che l’incessante passaggio di carretti, motorini, auto rendono impenetrabili a ogni ora del giorno. Eppure, queste voci eterne, che hanno incantato l’Unesco e che ancora seducono intellettuali, viaggiatori e celeb, non sono più quelle dentro cui si perse, romanticamente, Chatwin. La leggendaria piazza, che è stata ripulita e pavimentata, perdendo così il suo sapore autentico, oggi è solo un’appendice per turisti nel grande salotto del lusso in cui si sta trasformando la capitale marocchina. La città, infatti, eterno rendez-vous del bel mondo, degli expat, cioè i residenti stranieri fra cui tanti europei e italiani, che fu l’amor fou di Yves Saint-Laurent, è sempre più vicina alla visione del re Mohammed VI e al suo ambizioso Plan Azur di fare di Marrakech una Saint-Tropez del deserto.

    guéliz e hiverage , i quartieri à la page

    Fuori le mura della città antica, Guéliz, a nordovest, è la seconda anima di Marrakech. Il quartiere residenziale (o Ville Nouvelle), che fu fondato dai francesi nel 1913, è un fiorire di ville Art Deco, roseti, ampi viali, rondò e palazzi d’epoca coloniale, come il Gidel, all’angolo di avenue Mohammed V e rue de la Liberté. Ospita uno dei locali storici, fra i ritrovi irrinunciabili della città: il Café Renaissance, in stile originale parigino degli anni ’50. Se fino a una decina d’anni fa, Guéliz era oscurata dal fascino incantatore della medina, oggi il quartiere sta vivendo il suo Rinascimento con l’apertura di nuovi locali, negozi alla moda, boutique e design hotel. Fra questi, uno dei simboli della sua recente trasformazione in vetrina internazionale è il Bab Hotel (babhotelmarrakech.com). Inaugurato da un anno, tra boulevard Mansour Eddahbi e rue Mohammed el Beqal, è un piccolo omaggio al design di Philippe Starck. Proseguendo verso sud, Guéliz diventa Hivernage. L’elegante quartiere residenziale d’epoca coloniale custodisce uno degli angoli più verdi della città: i giardini imperiali della Menara, un’oasi di pace e serenità ricco di ulivi, aranci, palme, un tempo rifugio privato dei sultani almohadi, una delle cinque dinastie che dominarono la città. Al confine con i bastioni della medina, oltre la Bab el-Jedid, si trova La Mamounia (mamounia.com): il leggendario hotel, che nei mesi scorsi ha riaperto i battenti dopo tre anni di faraonici lavori di restyling, è oggi l’emblema della capitale marocchina che punta al lusso. Un tempo ospitò da Hitchcock a Roosevelt, a Churchill, di recente è stato il quartier generale scelto dalle attrici di Sex and the City 2. A Guéliz era facile sorprenderle a fare acquisti nelle boutique glamour lungo rue de la Liberté, meta dello shopping chic a Marrakech (qui, a differenza del suk, è out contrattare sul prezzo). Fra gli indirizzi di punta, Atika conta affezionati da tutto il mondo per le scarpe multicolore stile Tod’s a prezzi smart (meno di 50 dollari al paio); Intensité Nomade, all’angolo con Avenue Mohammed V, è rinomato per i pregiati caftani, i pantaloni in pelle o seta e i jeans dello stilista di Casablanca Karim Tassi. Ha aperto da poco, ma è già un must, Moor, boutique per la casa del designer Yann Dobry, in rue des Anciens. Tira aria di cambiamento anche nello stile dei riti serali.

    Dopo l’ora del tramonto, a locali storici e di un certo fascino retrò come il Grand Café de la Poste (avenue Imam Malik), che resta il più amato specialmente dagli expat francesi per le atmosfere che rimandano all’Indocina degli anni ’50, o lo chiccoso Comptoir (a Hivernage) con l’intrattenimento a base di danza del ventre in stile bollywoodiano, oggi è preferibile il design minimalista e total white dello Skybab Bar. È uno dei ritrovi più chic del momento, sul rooftop del Bab Hotel, dove ci si sente come al Delano di Miami ma all’ombra vigile della Koutoubia, la moschea medievale emblema di Marrakech che con il suo minareto di 77 metri domina la città intera.

    le mille e una porta dell’antica medina

    Da Guéliz, lungo il viale alberato di avenue Mohammed V si torna nel cuore antico attraverso Bab Nkob, una delle monumentali porte (bab) che si aprono nei 19 chilometri di bastioni d’argilla che cir condano la medina. Dentro le mura, il fascino del passato opulento e imperiale del Marocco è evidente ancora oggi attraverso le decorazioni di mosaici di Palazzo Dar Si Said (rue Riad Zitoune Jedid), ora sede del museo omonimo d’arte e cultura berbera, o nei soffitti di cedro dipinti con arabeschi del vicino Palazzo Bahia, capolavoro architettonico del XIX secolo. Non lontano, nei pressi di Bab Agnaou ci sono le rovine maestose del Palazzo el-Badi, un tempo considerato la meraviglia del mondo musulmano; le tombe Saadiane, la necropoli reale del XIV-XVI secolo; e il Mellah, l’antico quartiere ebraico del XVI secolo. Ma si trova anche uno dei nuovi simboli del presente dorato di Marrakech voluto dal suo re, il Royal Mansur, fra gli ultimi sfarzosi riad nati nella medina, progetto personale di Mohammed VI (royalmansour.com). Nell’intrico dei vicoli che si snodano intorno a Jemaa el-Fna, anche lo stile di fare shopping, famoso e tanto amato in tutto il mondo, sta cambiando. Al gorgogliare di merci di ogni genere e al vociare dei commercianti del suk medievale, che resta comunque la maggiore attrattiva, molti danarosi, fra cui tanti vip, preferiscono le esclusive boutique che stanno fiorendo intorno al suk. Riceve solo su appuntamento, KIS (Keep It Secret), piccolo emporio del lusso all’ultimo piano di una casa che si trova al 36 di Derb Fhal Chidmi, nei pressi della più nota rue Mouassine per le botteghe di lanterne e tappeti berberi. Vende caftani, borse e gioielli disegnati dalla globe-trotter glamour brasiliana Adriana Bittencourt. Dietro place Bab Fteuh, in rue Laksour si entra in un altro piccolo tempio del lusso. Beldi è la boutique che veste la Marrakech più elegante e alla moda con le sue camicie di lino dal taglio sartoriale, le giacche di cashmere alla mandarina, i caftani di seta. È la stessa Marrakesh che di sera si ritrova poi anche a cena nei ristoranti della medina, come a Le Toblis (22 Derb Moulay Abdallah) dove i piatti della cucina tradizionale, dalle pastilla alle tajine, sono accompagnati da suonatori Gnaoua, o al Dar Yacout, vicino a Bab Doukkala, tuttora un’istituzione soprattutto per gli interni scenografici, tripudio di colonne scanalate e fontane d’inizio secolo scorso. È invece un tuffo nel passato, con foto di una Marrakech ancora in bianco e nero, Le Tanjia, nel quartiere di Mellah. Il ristorante, su più piani, sforna tajine di tenero manzo e spettacoli di danza del ventre. L’atmosfera cambia ed è più romantica nel discreto Le Foundouk (suk Hal Fassi), che propone piatti della tradizione marocchina, francese, thailandese. Un riuscitissimo esperimento di integrazione culturale a tavola. Un po’ come quel grande palcoscenico di razze e culture che è Jemaa el-Fna, la piazza che anche di notte è sempre là fuori che chiama e ti aspetta.

    cinque luoghi cult Da non perdere

    1- Medersa Ben Youssef Capolavoro dell’architettura moresca, fondata a metà del XIV secolo, è la più grande scuola coranica del Maghreb, un tempo collegata alla moschea Ali ben Youssef, nella Medina; un gioiello di storia, cultura, tradizione, architetture e decorazioni sontuose da Le Mille e una notte (place Ben Youssef).

    2- Giardino Majorelle L’incantevole oasi di pace, che negli anni ’20 fu il rifugio privato del pittore francese Jacques Majorelle e in seguito di Yves Saint-Laurent, è un intramontabile rendez-vous pomeridiano per un tè alla menta da gustare al fresco, tra fiori e piante esotiche, fontane e colori intensi (avenue Yacoub el-Mansour).

    3- Le botteghe del suk Qui lo shopping è sfrenato. Per un tappeto originale, La Porte d’Or (115 Souk Semmarine) è la boutique specializzata che rifornisce celeb da Mick Jagger a Tom Cruise, alla famiglia Clinton; per abiti tradizionali di pregio, invece, L’Ourika dei fratelli Tazi (77 daffa Warbaa, suk Semmarine) realizza capi unici e raffinati, fra i clienti conta vip e stilisti come Armani.

    4- Kasbah Agafay E' uno spettacolare riad a 20 minuti dalla Medina, immerso tra ulivi, palme, jacaranda, con vista sulle cime dell’Atlantis. Il must è la spa con hammam tradizionale marocchino immersa in un giardino segreto: massaggi e impacchi con erbe aromatiche, olii essenziali e argan e lezioni di yoga (kasbahagafay.com).

    5- Patisserie des Princes La migliore pasticceria con sala da tè di Marrakech, tappa obbligatoria per gustare dolci tipici come millefoglie al pistacchio o caramello, e la specialità “corna di gazzella”, ovvero una sfoglia ripiena di pasta di mandorle profumata ai fiori d’arancio: un viaggio dei sensi tra i sapori maghrebini (32 rue Bab Agnaou).

    CaHier de voyage

    Come arrivare Voli da Milano e Roma a/r con la compagnia di bandiera Royal Air Maroc da € 16. Royalairmaroc.com.

    Room service

    Les Cinq Djellabas Douar al Gridate, Palmeraie Tel. 00212 524 326666 Di recente inaugurazione, è una chicca di design e stile contemporaneo, dentro la Palmeraie. Dieci suite villa, arredate con materiali locali, immerse in un uliveto con banani e palme e con piscina a sfioro. Notevoli le cene a lume di candela nel bel giardino. Prezzo: da € 180 la suite, inclusa colazione e trasferimento da e per l’aeroporto. les5djellabas.com Riad Numero 10 Derb Jemaa 8, Riad zitoune Lakdim, Medina Tel. 00212 662 642560 Nonostante la (fantastica) posizione, a pochi minuti dalla piazza Jemaa El-Fna, in questo raccolto riad la pace e tranquillità è assoluta, neppure il muezzin delle 5 del mattino riesce a spezzarla. Al mattino, colazione in una delle tre terrazze, e cene accompagnate dall’ottimo vino locale. Prezzo: da € 40 la camera, inclusa colazione. riadnumero10.com

    Riad Sable Chaud Derb Jdid-Bab Doukkala 135, Medina Tel. 00212 524 383142 Tradizionale dimora di charme marocchina con cucina gourmand. Arredi con mobili antichi, oggetti d’arte, mix fra spunti etnici africani e raffinatezza europea. Squisita la cucina, dalla prima colazione con torte e marmellate fatte in casa, alla cena a base di tajine, couscous, pastilla. Prezzi: da € 85 la camera, inclusa colazione. riadsablechaud.com Food

    Dar Moha 81, Rue Dar El Bacha 81, Medina Tel. 00212 524 386400 Tappa imprescindibile per gustare le specialità tradizionali e per il fascino esclusivo di questo ristorante che ha visto passare vip e star hollywoodiane. Prezzo: medio € 50. Darmoha.ma

    Le Sabal Avenue Mohammed V Tel. 00212 44422422 Il ristorante prende il nome dalla varietà di palme nel giardino. Ritrovo romantic-chic, ex dimora di Majorelle, per gustare la gastronomia francese abbinata a sapori marocchini: dalle insalate alla carne, come il filetto al pepe verde, da provare il Tajine Royal. Servizio impeccabile. Prezzo: medio €40. Lesabal.com

    Palais Jad Mahal 10 Rue Haroune Erracid - Hivernage Tel. 00212.24.436984 Indirizzo trendy per modaioli di tutto il mondo, che si ritrovano al bar lounge all’ora dell’aperitivo per ammirare lo spettacolo del tramonto sulla città, e proseguono la serata al ristorante di ottima cucina di pesce avvolti nelle calde atmosfere della notte marocchina. Prezzo: medio €45. Jad-mahal.com

    Info Ente Nazionale per il Turismo del Marocco, tel. 02.58303633; visitmorocco.com

  2. Turisti Per Caso.it
    , 11/10/2010 12:09
    A chi ci arriva per la prima volta, <b>Jemaa el-Fna</b>, la piazza principale e centro della medina, il simbolo e l’essenza di <b>Marrakech</b>, offre esattamente lo spettacolo che uno si aspetta. Anche perché il cuore pulsante della città rossa, che fino al XIX secolo è stata teatro di sanguinarie esecuzioni capitali e si estendeva sino alla moschea di Ben Youssef, con la sua corte dei miracoli dai riti e i gesti che si perpetuano, uguali, da secoli a beneficio di un turismo oggi sempre più chiassoso, è stata raccontata innumerevoli volte al cinema, in letteratura: <b><i>«Al principio ti sorprende, poi ti penetra in profondità»</i></b> ne scriveva Fernando Pessoa nei suoi quaderni di viaggio. Questo grande palcoscenico, dove il tempo sembra essersi fermato e dove ogni giorno va in scena gran parte di tutta la vita sociale della città moresca, è proprio così: stordisce e incatena al suo fascino eterno, così caotico, disordinato, misterioso.
    Gli incantatori di serpenti, che fanno gruppo con gli addestratori di scimmie, oggi come ieri attirano i turisti con prevedibili show. Ma attenzione a non ricompensare adeguatamente l’affabulatore con qualche <i>dirham </i>dopo che si è sottoposto all’inevitabile foto di rito: si vendicherà istigando il suo minaccioso feticcio contro il malcapitato.
    Concerti di musicisti-dottori, gli <b><i>Gnaoua</i></b>, in lungo abito bianco danzano incessantemente al ritmo ipnotico delle <i>garagab</i>, le tipiche nacchere fatte di ferro, e offrono la propria arte divinatoria.

    Quando scende la sera, le voci dei venditori delle montagne di arance, esposte su carri, di kefta, polpette di carne insaporite con coriandolo, di fumanti merguez, salsicce di agnello, e di cous cous che si possono gustare seduti a uno delle decine di banchetti e tavoli che allestiscono la piazza in una gigantesca sagra senza fine. Sono le voci che, dal 18 maggio 2001, l’Unesco ha dichiarato <b>Patrimonio orale dell’umanità</b>, le stesse, dalla melodia incomprensibile eppure così nota, che hanno ispirato <i>Le Voci di Marrakech</i>, il capolavoro di Elias Canetti composto dopo averci soggiornato, nel 1954: «Gli altri, la gente che ha sempre vissuto là e che non capivo, erano per me come me stesso», scriveva. Sono le stesse che si alzano anche nel suk, tra i più affascinanti del Maghreb, a nord della piazza: un labirinto di stretti vicoli polverosi, dai muri decorati, rigurgitanti odori e mercanzie di ogni tipo e che l’incessante passaggio di carretti, motorini, auto rendono impenetrabili a ogni ora del giorno. Eppure, queste voci eterne, che hanno incantato l’Unesco e che ancora seducono intellettuali, viaggiatori e celeb, non sono più quelle dentro cui si perse, romanticamente, Chatwin.
    La leggendaria piazza, che è stata ripulita e pavimentata, perdendo così il suo sapore autentico, oggi è solo un’appendice per turisti nel grande salotto del lusso in cui si sta trasformando la capitale marocchina. La città, infatti, eterno rendez-vous del bel mondo, degli <i>expat</i>, cioè i residenti stranieri fra cui tanti europei e italiani, che fu l’<i>amor fou</i> di Yves Saint-Laurent, è sempre più vicina alla visione del re Mohammed VI e al suo ambizioso Plan Azur di fare di Marrakech una Saint-Tropez del deserto.

    <h3>
    guéliz e hiverage , i quartieri à la page</h3>
    Fuori le mura della città antica, <b>Guéliz</b>, a nordovest, è la seconda anima di Marrakech. Il quartiere residenziale (o Ville Nouvelle), che fu fondato dai francesi nel 1913, è un fiorire di ville Art Deco, roseti, ampi viali, rondò e palazzi d’epoca coloniale, come il Gidel, all’angolo di avenue Mohammed V e rue de la Liberté. Ospita uno dei locali storici, fra i ritrovi irrinunciabili della città: il <b>Café Renaissance</b>, in stile originale parigino degli anni ’50. Se fino a una decina d’anni fa, Guéliz era oscurata dal fascino incantatore della medina, oggi il quartiere sta vivendo il suo Rinascimento con l’apertura di nuovi locali, negozi alla moda, boutique e design hotel. Fra questi, uno dei simboli della sua recente trasformazione in vetrina internazionale è il Bab Hotel (babhotelmarrakech.com). Inaugurato da un anno, tra boulevard Mansour Eddahbi e rue Mohammed el Beqal, è un piccolo omaggio al design di Philippe Starck.
    Proseguendo verso sud, Guéliz diventa <b>Hivernage</b>. L’elegante quartiere residenziale d’epoca coloniale custodisce uno degli angoli più verdi della città: i <b>giardini imperiali della Menara</b>, un’oasi di pace e serenità ricco di ulivi, aranci, palme, un tempo rifugio privato dei sultani almohadi, una delle cinque dinastie che dominarono la città. Al confine con i bastioni della medina, oltre la Bab el-Jedid, si trova La Mamounia (mamounia.com): il leggendario hotel, che nei mesi scorsi ha riaperto i battenti dopo tre anni di faraonici lavori di restyling, è oggi l’emblema della capitale marocchina che punta al lusso. Un tempo ospitò da Hitchcock a Roosevelt, a Churchill, di recente è stato il quartier generale scelto dalle attrici di Sex and the City 2. A Guéliz era facile sorprenderle a fare acquisti nelle boutique glamour lungo rue de la Liberté, meta dello shopping chic a Marrakech (qui, a differenza del suk, è out contrattare sul prezzo). Fra gli indirizzi di punta, Atika conta affezionati da tutto il mondo per le scarpe
    multicolore stile Tod’s a prezzi smart (meno di 50 dollari al paio); Intensité Nomade, all’angolo con Avenue Mohammed V, è rinomato per i pregiati caftani, i pantaloni in pelle o seta e i jeans dello stilista di Casablanca Karim Tassi. Ha aperto da poco, ma è già un must, Moor, boutique per la casa del designer Yann Dobry, in rue des Anciens. Tira aria di cambiamento anche nello stile dei riti serali.

    Dopo l’ora del tramonto, a locali storici e di un certo fascino retrò come il Grand Café de la Poste (avenue Imam Malik), che resta il più amato specialmente dagli expat francesi per le atmosfere che rimandano all’Indocina degli anni ’50, o lo chiccoso Comptoir (a Hivernage) con l’intrattenimento a base di danza del ventre in stile <i>bollywoodiano</i>, oggi è preferibile il design minimalista e total white dello Skybab Bar. È uno dei ritrovi più chic del momento, sul rooftop del Bab Hotel, dove ci si sente come al Delano di Miami ma all’ombra vigile della Koutoubia, la moschea medievale emblema di Marrakech che con il suo minareto di 77 metri domina la città intera.

    <h3>
    le mille e una porta dell’antica medina</h3>
    Da Guéliz, lungo il viale alberato di avenue Mohammed V si torna nel cuore antico attraverso<b> Bab Nkob</b>, una delle monumentali porte (<i>bab</i>) che si aprono nei 19 chilometri di bastioni d’argilla che cir condano la medina. Dentro le mura, il fascino del passato opulento e imperiale del Marocco è evidente ancora oggi attraverso le decorazioni di mosaici di Palazzo Dar Si Said (rue Riad Zitoune Jedid), ora sede del museo omonimo d’arte e cultura berbera, o nei soffitti di cedro dipinti con arabeschi del vicino Palazzo Bahia, capolavoro architettonico del XIX secolo. Non lontano, nei pressi di Bab Agnaou ci sono le rovine maestose del Palazzo el-Badi, un tempo considerato la meraviglia del mondo musulmano; le tombe Saadiane, la necropoli reale del XIV-XVI secolo; e il Mellah, l’antico quartiere ebraico del XVI secolo. Ma si trova anche uno dei nuovi simboli del presente dorato di Marrakech voluto dal suo re, il Royal Mansur, fra gli ultimi sfarzosi riad nati nella medina, progetto personale di Mohammed VI (royalmansour.com). Nell’intrico dei vicoli che si snodano intorno a Jemaa el-Fna, anche lo stile di fare shopping, famoso e tanto amato in tutto il mondo, sta cambiando. Al gorgogliare di merci di ogni genere e al vociare dei commercianti del suk medievale, che resta comunque la maggiore attrattiva, molti danarosi, fra cui tanti vip, preferiscono le esclusive boutique che stanno fiorendo intorno al suk. Riceve solo su appuntamento, KIS (Keep It Secret), piccolo emporio del lusso all’ultimo piano di una casa che si trova al 36 di Derb Fhal Chidmi, nei pressi della più nota rue Mouassine per le botteghe di lanterne e tappeti berberi. Vende caftani, borse e gioielli disegnati dalla globe-trotter glamour brasiliana Adriana Bittencourt. Dietro place Bab Fteuh, in rue Laksour si entra in un altro piccolo tempio del lusso. Beldi è la boutique che veste la Marrakech più elegante e alla moda con le sue camicie di lino dal taglio sartoriale, le giacche di cashmere alla mandarina, i caftani di seta. È la stessa Marrakesh che di sera si ritrova poi anche a cena nei ristoranti della medina, come a Le Toblis (22 Derb Moulay Abdallah) dove i piatti della cucina tradizionale, dalle pastilla alle tajine, sono accompagnati da suonatori Gnaoua, o al Dar Yacout, vicino a Bab Doukkala, tuttora un’istituzione soprattutto per gli interni scenografici, tripudio di colonne scanalate e fontane d’inizio secolo scorso.
    È invece un tuffo nel passato, con foto di una Marrakech ancora in bianco e nero, Le Tanjia, nel quartiere di Mellah. Il ristorante, su più piani, sforna tajine di tenero manzo e spettacoli di danza del ventre. L’atmosfera cambia ed è più romantica nel discreto Le Foundouk (suk Hal Fassi), che propone piatti della tradizione marocchina, francese, thailandese. Un riuscitissimo esperimento di integrazione culturale a tavola. Un po’ come quel grande palcoscenico di razze e culture che è <b>Jemaa el-Fna</b>, la piazza che anche di notte è sempre là fuori che chiama e ti aspetta.

    <h3>cinque luoghi cult Da non perdere</h3>
    <b>1- Medersa Ben Youssef</b>
    Capolavoro dell’architettura moresca, fondata a metà del XIV secolo, è la più grande scuola coranica del Maghreb, un tempo collegata alla moschea Ali ben Youssef, nella Medina; un gioiello di storia, cultura, tradizione, architetture e decorazioni sontuose da Le Mille e una notte (place Ben Youssef).

    <b>2- Giardino Majorelle</b>
    L’incantevole oasi di pace, che negli anni ’20 fu il rifugio privato del pittore francese Jacques Majorelle e in seguito di Yves Saint-Laurent, è un intramontabile rendez-vous pomeridiano per un tè alla menta da gustare al fresco, tra fiori e piante esotiche, fontane e colori intensi (avenue Yacoub el-Mansour).

    <b>3- Le botteghe del suk</b>
    Qui lo shopping è sfrenato. Per un tappeto originale, La Porte d’Or (115 Souk Semmarine) è la boutique specializzata che rifornisce celeb da Mick Jagger a Tom Cruise, alla famiglia Clinton; per abiti tradizionali di pregio, invece, L’Ourika dei fratelli Tazi (77 daffa Warbaa, suk Semmarine) realizza capi unici e raffinati, fra i clienti conta vip e stilisti come Armani.

    <b>4- Kasbah Agafay</b>
    E' uno spettacolare riad a 20 minuti dalla Medina, immerso tra ulivi, palme, jacaranda, con vista sulle cime dell’Atlantis. Il must è la spa con hammam tradizionale marocchino immersa in un giardino segreto: massaggi e impacchi con erbe aromatiche, olii essenziali e argan e lezioni di yoga (kasbahagafay.com).

    <b>
    5- Patisserie des Princes</b>
    La migliore pasticceria con sala da tè di Marrakech, tappa obbligatoria per gustare dolci tipici come millefoglie al pistacchio o caramello, e la specialità “corna di gazzella”, ovvero una sfoglia ripiena di pasta di mandorle profumata ai fiori d’arancio: un viaggio dei sensi tra i sapori maghrebini (32 rue Bab Agnaou).

    <h3>CaHier de voyage</h3>
    <b>Come arrivare</b>
    Voli da Milano e Roma a/r con la compagnia di bandiera Royal Air Maroc da € 16. Royalairmaroc.com.

    <b>Room service</b>
    <i><b>
    </b></i>

    <i><b>Les Cinq Djellabas</b></i>
    Douar al Gridate, Palmeraie
    Tel. 00212 524 326666
    Di recente inaugurazione, è una chicca di design e stile contemporaneo, dentro la Palmeraie. Dieci suite villa, arredate con materiali locali, immerse in un uliveto con banani e palme e con piscina a sfioro. Notevoli le cene a lume di candela nel bel giardino. Prezzo: da € 180 la suite, inclusa colazione e trasferimento da e per l’aeroporto.
    les5djellabas.com
    <b><i>Riad Numero 10</i></b>
    Derb Jemaa 8, Riad zitoune Lakdim, Medina
    Tel. 00212 662 642560
    Nonostante la (fantastica) posizione, a pochi minuti dalla piazza Jemaa El-Fna, in questo raccolto riad la pace e tranquillità è assoluta, neppure il muezzin delle 5 del mattino riesce a spezzarla. Al mattino, colazione in una delle tre terrazze, e cene accompagnate dall’ottimo vino locale.
    Prezzo: da € 40 la camera, inclusa colazione.
    riadnumero10.com

    <b><i>
    Riad Sable Chaud</i></b>
    Derb Jdid-Bab Doukkala 135, Medina
    Tel. 00212 524 383142
    Tradizionale dimora di charme marocchina con cucina gourmand. Arredi con mobili antichi, oggetti d’arte, mix fra spunti etnici africani e raffinatezza europea. Squisita la cucina, dalla prima colazione con torte e marmellate fatte in casa, alla cena a base di tajine, couscous, pastilla.
    Prezzi: da € 85 la camera, inclusa colazione.
    riadsablechaud.com
    <b>Food</b>

    <i><b>
    Dar Moha</b></i>
    81, Rue Dar El Bacha 81, Medina
    Tel. 00212 524 386400
    Tappa imprescindibile per gustare le specialità tradizionali e per il fascino esclusivo di questo ristorante che ha visto passare vip e star hollywoodiane.
    Prezzo: medio € 50. Darmoha.ma


    <b><i>Le Sabal</i></b>
    Avenue Mohammed V
    Tel. 00212 44422422
    Il ristorante prende il nome dalla varietà di palme nel giardino. Ritrovo romantic-chic, ex dimora di Majorelle, per gustare la gastronomia francese abbinata a sapori marocchini: dalle insalate alla carne, come il filetto al pepe verde, da provare il Tajine Royal. Servizio impeccabile.
    Prezzo: medio €40. Lesabal.com

    <b><i>
    Palais Jad Mahal</i></b>
    10 Rue Haroune Erracid - Hivernage
    Tel. 00212.24.436984
    Indirizzo trendy per modaioli di tutto il mondo, che si ritrovano al bar lounge all’ora dell’aperitivo per ammirare lo spettacolo del tramonto sulla città, e proseguono la serata al ristorante di ottima cucina di pesce avvolti nelle calde atmosfere della notte marocchina.
    Prezzo: medio €45. Jad-mahal.com

    <b>Info</b>
    Ente Nazionale per il Turismo del Marocco, tel. 02.58303633; visitmorocco.com