1. 1: Diario di Viaggio

    di , il 5/10/2010 12:53

    4 giugno:

    Appena arrivati all’aeroporto incontriamo il giovanotto della Goldcar che ci porta a ritirare la macchina a noleggio che avevamo prenotato dall’Italia via internet. L’auto è buona come ci aspettavamo, perché mi sono servito altre volte della Goldcar e la conosco come agenzia affidabile e di prezzo ragionevole.

    Andiamo subito al nostro residence a Caleta de Fuste, il Castillo Playa prenotato tramite Booking.com, con qualche timore di trovare una sorpresa per via del prezzo particolarmente basso. Invece non è affatto male, le solite casette sparse intorno alla piscina, dotate di cucina e soggiorno. La zona è ottima, tranquilla e con possibilità di posteggio. Vicino alla reception si può collegarsi a internet wi-fi.

    Appena sistemati i bagagli ci rechiamo al tanto decantato ristorante La Frasquita, descritto come il miglior ristorante di pesce dell’isola, che è proprio lì a due passi. In realtà all’ingresso siamo accolti da un vassoio di pesci dall’occhio particolarmente stanco, e decidiamo di soprassedere.

    Per tutto il resto della settimana ci siamo comprati i pesci all’ottima pescheria del vicino centro commerciale e ce li siamo cucinati in casa.

    5 giugno:

    Partenza verso il sud dell’isola. Andati prima a Colayero e poi direttamente a Morro Jable, da cui parte una sterrata verso il capo che abbiamo fatto solo per qualche km. Non ci è parso valesse la pena. Poi a Costa Calma che però non abbiamo visitato. Sulla spiaggia non è possibile stare perché il vento e la sabbia ti smerigliano le gambe; l’effetto depilatorio può fare comodo ma alla lunga stanca.

    Ci siamo fermati a La Lajita per mangiare panino e pisolino. Paesino tranquillo di pescatori, con una semplice spiaggia frequentata da locali.

    Poi Giniginamar, graziosa località sul mare che si potrebbe anche passarci una giornata: spiaggia libera scura ma adatta per fare il bagno, riparata anche dal vento. C’è anche la doccia per il pubblico e un ristorantino semplice proprio in riva al mare dove ci ripromettiamo di tornare. Il posto è tranquillo, anche l’immancabile urbanizacion è in disparte e meno invasiva del solito.

    6 giugno:

    Dedicata prevalentemente all’interno dell’isola. Prima visita ad Antigua dove era in corso la festa del Corpus Christi. Bambini e adulti disegnano figure per terra con il sale colorato. La cittadina è di scarso interesse, non fosse per la pasticceria proprio sulla provinciale.

    Più a sud, Agua de Bueyes è un paesino sparso e solitario, con una chiesetta antica prospiciente una graziosa piazzetta, anch’essa solitaria. Da qui abbiamo preso una sterrata di 3 km che ci ha portato al Barranco del Garabato, una conca desertica fra le montagne con un vecchia coltivazione di fichi d’india, utilizzati come allevamento di cocciniglie, una volta una delle risorse dell’isola. Interessante.

    A Tiscamanita un museo dei mulini a vento, ma trovato chiuso perché domenica. Per il resto, il paese non offre molto. Tuineje sa di poco.

    Proseguito per Pajara, che è molto carina, una vera sorpresa il suo parco pubblico tutto pieno di piante fiorite e un palmeto. C’è anche uno spazio per picnic e barbecue, dove una numerosa famiglia locale si è mangiata quasi un maiale intero. Interessante anche Casa Isaitas, alberghetto e ristorante in una casa del 700. Può valere il pernottamento, anche se un po’ più caro della norma.

    Poi giù sul mare a Ajuy, paesino che affaccia su una cala. Paesino di pescatori, anche se non si capisce come facciano a pescare, visto che il mare è perennemente agitato e la costa offre poca protezione. Passeggiata sulla costa alta fino a una cala adiacente.

    Al ritorno , verso Betancuria, un passo di montagna offre interessanti panorami per i passeggeri della macchina. Chi guida è bene che guardi la strada. Alle aree di sosta panoramiche ti attendono gli scoiattoli, ormai abituati ai turisti… portarsi qualche biscotto, te li vengono a mangiare in mano.

    7 giugno

    Tornati a Betancuria per terminare la gita del giorno prima. Betancuria presenta la parte centrale antica, curata e ben mantenuta. Sia la casa, sia il ristorante, sia la chiesa costituiscono un museo e centro culturale, ma la sensazione complessiva è di poca genuinità. Dopo Betancuria, a nord verso la Valle di Santa Ines , di interesse veramente modesto, e deviazione verso Aguas Verdes. Si tratta di una caletta raggiungibile dopo 8 km di buona strada, ma non c’è altro da vedere che le onde, neanche il solito immancabile ristorantino sul mare.

    Ancora a nord verso La Oliva, che niente offre se non un suggestivo panorama desertico che ricorda tanti film western di John Ford.. Interessante un punto in cui le rocce assumono una colorazione verdastra, probabile segno di minerali di rame.

    Si raggiunge infine El Cotillo, porticciolo artificiale costruito sfruttando un’insenatura molto racchiusa, e prospiciente belle spiagge sabbiose. Alcuni ristorantini vista mare per turisti e l’immancabile vento. Da El Cotillo un strada asfaltata di pochi km porta al faro e relativo museo (chiuso il lunedì e la domenica) anche in questo tratto di costa, battuto dal mare e dal vento, ci sono innumerevoli tratti di spiaggia riparata e insenature sabbiose per buoni bagni.

    8 giugno:

    La mattina partiamo verso nord in direzione Corraleyo: lungo la strada le famose dune, si tratta di vere e proprie dune tipo Sahara, in riva al mare e attraversate dalla strada costiera, che pertanto è piena di sabbia portata dal vento. Sulle dune si potrebbe camminare per un bel po’ addentrandosi verso l’interno, anche la spiaggia non è male.

    Proseguiamo e arriviamo a Corraleyo, fino al porto. Da qui partono i traghetti per le altre isole. In lontananza si vede Lanzarote. Il porto è una insenatura sabbiosa, tutta contornata da bar e piccoli ristoranti, non male per una passeggiata e per passarci un paio d’ore. Anche la parte di paese a ridosso del porto non è male, abbastanza caratteristico con le stradine strette.

    Sulla via del ritorno ci fermiamo a Puerto del Rosario, che non è poi così brutta come tutte le guide dicono. La parte in riva al mare merita una visita, la zona interna sicuramente meno. Non resistiamo alla tentazione ed entriamo anche in un grande centro commerciale, probabilmente il più grande dell’isola e molto fornito.

    9 giugno:

    Giornata bella e quasi senza vento. Dobbiamo visitare la parte di costa-sud est che ancora ci manca. Partiamo da Las Salinas, ma senza visitare il museo delle saline, che rimandiamo al pomeriggio (e che non visiteremo mai) e affrontiamo un percorso di strade sterrate per recarci a Pozo Negro. Dopo esserci persi svariate volte, perché le strade sono tante, sono tortuose e non ci sono indicazioni – e per chi, per le capre? – arriviamo a Pozo Negro, che è un paesino di pescatori abbastanza carino, estremamente semplice, con molte casette diroccate e una grande spiaggia di sabbia nera, sufficientemente riparata. Ci sono anche un paio di ristorantini interessanti, ma è troppo presto.

    Proseguiamo per Gran Tarajal, grande e messo su, non ci piace. Facciamo una puntata a Las Playtas: la parte di paese prospiciente il mare non è male, c’è un ristorante ma decidiamo che è troppo sofisticato e andiamo a cercare qualcosa di più rustico, perché vogliamo capra stufata.

    Ci dirigiamo rapidamente verso Giniginamar, dove avevamo visto il ristorante per noi nella precedente visita. E infatti mangiamo lì, la capra in stufato, proprio buona. Poi solita siesta e ritorno in albergo, dove ci aspettava il resto del pescione del giorno precedente.

    10 giugno:

    Andiamo a vedere gli ultimi angolini di isola non ancora visti. Prima tappa Tiscamanita, dove visitiamo il mulino-museo chiuso al passaggio precedente, e riusciamo anche ad assaggiare il gofio, che è una specie di polentina dolce di colore marrone. Il museo è carino ma si visita in 3 minuti.

    A Tuineje compriamo qualcosa da mangiare e andiamo a mangiarcelo a Tesejerague. E’ un paesino di poche case, ma ha il bar e la chiesetta con le panchine per la siesta che doverosamente facciamo.

    Poi riprendiamo il nostro itinerario su stradine secondarie, passiamo da Las Hermosas diretti a Puerto Nuevo. A Puerto Nuevo non arriveremo mai, perché dopo un su e giù per strade sterrate non riusciamo a trovarlo. Dirottiamo allora a La Pared, dove ci fermiamo un paio d’ore a guardare le onde e i surfisti. La Pared è un conglomerato di case con poca attrattiva se non le onde che battono la spiaggia con una certa energia.

    Da lì, ritorno all’albergo, fermandoci a comprare un paio di pesci al solito posto per una cena in albergo.

    11 giugno:

    Dopo la rapida preparazione dei bagagli e la solita colazione in pasticceria con i bomboloni da chilo (eccetto il mio burrito) decidiamo di fare un giretto per consumare l’ultima benzina nel serbatoio – non sia mai che se ne lasci! Andiamo quindi a Guisguey, a nord di Puerto del Rosario, dove finisce la strada. E’ un paesino minuscolo, più che altro un gruppo di ville niente male, una specie di quartiere residenziale distaccato. C’è anche una chiesetta, naturalmente chiusa.

    Poi ci rechiamo nuovamente a Puerto del Rosario per pranzare, ma finiamo per comprare pane e affettati. Puerto del Rosario ha un porto niente male, ma per il resto la cittadina non è niente di speciale, non ha un vero centro ed è sparsa.

    Torniamo all’albergo per mangiare e fare l’ultimo riposino, e una specie di abluzione nella piscina peraltro mai sfruttata.

    Infine restituiamo la macchina, con dentro almeno un buon litro di benzina, e via all’aeroporto.

  2. franco462
    , 5/10/2010 12:53
    4 giugno:
    appena arrivati all’aeroporto incontriamo il giovanotto della Goldcar che ci porta a ritirare la macchina a noleggio che avevamo prenotato dall’Italia via internet. L’auto è buona come ci aspettavamo, perché mi sono servito altre volte della Goldcar e la conosco come agenzia affidabile e di prezzo ragionevole.
    Andiamo subito al nostro residence a Caleta de Fuste, il Castillo Playa prenotato tramite Booking.com, con qualche timore di trovare una sorpresa per via del prezzo particolarmente basso. Invece non è affatto male, le solite casette sparse intorno alla piscina, dotate di cucina e soggiorno. La zona è ottima, tranquilla e con possibilità di posteggio. Vicino alla reception si può collegarsi a internet wi-fi.
    Appena sistemati i bagagli ci rechiamo al tanto decantato ristorante La Frasquita, descritto come il miglior ristorante di pesce dell’isola, che è proprio lì a due passi. In realtà all’ingresso siamo accolti da un vassoio di pesci dall’occhio particolarmente stanco, e decidiamo di soprassedere.
    Per tutto il resto della settimana ci siamo comprati i pesci all’ottima pescheria del vicino centro commerciale e ce li siamo cucinati in casa.

    5 giugno:
    partenza verso il sud dell’isola. Andati prima a Colayero e poi direttamente a Morro Jable, da cui parte una sterrata verso il capo che abbiamo fatto solo per qualche km. Non ci è parso valesse la pena. Poi a Costa Calma che però non abbiamo visitato. Sulla spiaggia non è possibile stare perché il vento e la sabbia ti smerigliano le gambe; l’effetto depilatorio può fare comodo ma alla lunga stanca.
    Ci siamo fermati a La Lajita per mangiare panino e pisolino. Paesino tranquillo di pescatori, con una semplice spiaggia frequentata da locali.
    Poi Giniginamar, graziosa località sul mare che si potrebbe anche passarci una giornata: spiaggia libera scura ma adatta per fare il bagno, riparata anche dal vento. C’è anche la doccia per il pubblico e un ristorantino semplice proprio in riva al mare dove ci ripromettiamo di tornare. Il posto è tranquillo, anche l’immancabile urbanizacion è in disparte e meno invasiva del solito.

    6 giugno:
    dedicata prevalentemente all’interno dell’isola. Prima visita ad Antigua dove era in corso la festa del Corpus Christi. Bambini e adulti disegnano figure per terra con il sale colorato. La cittadina è di scarso interesse, non fosse per la pasticceria proprio sulla provinciale.
    Più a sud, Agua de Bueyes è un paesino sparso e solitario, con una chiesetta antica prospiciente una graziosa piazzetta, anch’essa solitaria. Da qui abbiamo preso una sterrata di 3 km che ci ha portato al Barranco del Garabato, una conca desertica fra le montagne con un vecchia coltivazione di fichi d’india, utilizzati come allevamento di cocciniglie, una volta una delle risorse dell’isola. Interessante.
    A Tiscamanita un museo dei mulini a vento, ma trovato chiuso perché domenica. Per il resto, il paese non offre molto. Tuineje sa di poco.
    Proseguito per Pajara, che è molto carina, una vera sorpresa il suo parco pubblico tutto pieno di piante fiorite e un palmeto. C’è anche uno spazio per picnic e barbecue, dove una numerosa famiglia locale si è mangiata quasi un maiale intero. Interessante anche Casa Isaitas, alberghetto e ristorante in una casa del 700. Può valere il pernottamento, anche se un po’ più caro della norma.
    Poi giù sul mare a Ajuy, paesino che affaccia su una cala. Paesino di pescatori, anche se non si capisce come facciano a pescare, visto che il mare è perennemente agitato e la costa offre poca protezione. Passeggiata sulla costa alta fino a una cala adiacente.
    Al ritorno , verso Betancuria, un passo di montagna offre interessanti panorami per i passeggeri della macchina. Chi guida è bene che guardi la strada. Alle aree di sosta panoramiche ti attendono gli scoiattoli, ormai abituati ai turisti… portarsi qualche biscotto, te li vengono a mangiare in mano.

    7 giugno
    tornati a Betancuria per terminare la gita del giorno prima. Betancuria presenta la parte centrale antica, curata e ben mantenuta. Sia la casa, sia il ristorante, sia la chiesa costituiscono un museo e centro culturale, ma la sensazione complessiva è di poca genuinità. Dopo Betancuria, a nord verso la Valle di Santa Ines , di interesse veramente modesto, e deviazione verso Aguas Verdes. Si tratta di una caletta raggiungibile dopo 8 km di buona strada, ma non c’è altro da vedere che le onde, neanche il solito immancabile ristorantino sul mare.
    Ancora a nord verso La Oliva, che niente offre se non un suggestivo panorama desertico che ricorda tanti film western di John Ford.. Interessante un punto in cui le rocce assumono una colorazione verdastra, probabile segno di minerali di rame.
    Si raggiunge infine El Cotillo, porticciolo artificiale costruito sfruttando un’insenatura molto racchiusa, e prospiciente belle spiagge sabbiose. Alcuni ristorantini vista mare per turisti e l’immancabile vento. Da El Cotillo un strada asfaltata di pochi km porta al faro e relativo museo (chiuso il lunedì e la domenica) anche in questo tratto di costa, battuto dal mare e dal vento, ci sono innumerevoli tratti di spiaggia riparata e insenature sabbiose per buoni bagni.

    8 giugno:
    La mattina partiamo verso nord in direzione Corraleyo: lungo la strada le famose dune, si tratta di vere e proprie dune tipo Sahara, in riva al mare e attraversate dalla strada costiera, che pertanto è piena di sabbia portata dal vento. Sulle dune si potrebbe camminare per un bel po’ addentrandosi verso l’interno, anche la spiaggia non è male.
    Proseguiamo e arriviamo a Corraleyo, fino al porto. Da qui partono i traghetti per le altre isole. In lontananza si vede Lanzarote. Il porto è una insenatura sabbiosa, tutta contornata da bar e piccoli ristoranti, non male per una passeggiata e per passarci un paio d’ore. Anche la parte di paese a ridosso del porto non è male, abbastanza caratteristico con le stradine strette.
    Sulla via del ritorno ci fermiamo a Puerto del Rosario, che non è poi così brutta come tutte le guide dicono. La parte in riva al mare merita una visita, la zona interna sicuramente meno. Non resistiamo alla tentazione ed entriamo anche in un grande centro commerciale, probabilmente il più grande dell’isola e molto fornito.

    9 giugno:
    Giornata bella e quasi senza vento. Dobbiamo visitare la parte di costa-sud est che ancora ci manca. Partiamo da Las Salinas, ma senza visitare il museo delle saline, che rimandiamo al pomeriggio (e che non visiteremo mai) e affrontiamo un percorso di strade sterrate per recarci a Pozo Negro. Dopo esserci persi svariate volte, perché le strade sono tante, sono tortuose e non ci sono indicazioni – e per chi, per le capre? – arriviamo a Pozo Negro, che è un paesino di pescatori abbastanza carino, estremamente semplice, con molte casette diroccate e una grande spiaggia di sabbia nera, sufficientemente riparata. Ci sono anche un paio di ristorantini interessanti, ma è troppo presto.
    Proseguiamo per Gran Tarajal, grande e messo su, non ci piace. Facciamo una puntata a Las Playtas: la parte di paese prospiciente il mare non è male, c’è un ristorante ma decidiamo che è troppo sofisticato e andiamo a cercare qualcosa di più rustico, perché vogliamo capra stufata.
    Ci dirigiamo rapidamente verso Giniginamar, dove avevamo visto il ristorante per noi nella precedente visita. E infatti mangiamo lì, la capra in stufato, proprio buona. Poi solita siesta e ritorno in albergo, dove ci aspettava il resto del pescione del giorno precedente.

    10 giugno:
    Andiamo a vedere gli ultimi angolini di isola non ancora visti. Prima tappa Tiscamanita, dove visitiamo il mulino-museo chiuso al passaggio precedente, e riusciamo anche ad assaggiare il gofio, che è una specie di polentina dolce di colore marrone. Il museo è carino ma si visita in 3 minuti.
    A Tuineje compriamo qualcosa da mangiare e andiamo a mangiarcelo a Tesejerague. E’ un paesino di poche case, ma ha il bar e la chiesetta con le panchine per la siesta che doverosamente facciamo.
    Poi riprendiamo il nostro itinerario su stradine secondarie, passiamo da Las Hermosas diretti a Puerto Nuevo. A Puerto Nuevo non arriveremo mai, perché dopo un su e giù per strade sterrate non riusciamo a trovarlo. Dirottiamo allora a La Pared, dove ci fermiamo un paio d’ore a guardare le onde e i surfisti. La Pared è un conglomerato di case con poca attrattiva se non le onde che battono la spiaggia con una certa energia.
    Da lì, ritorno all’albergo, fermandoci a comprare un paio di pesci al solito posto per una cena in albergo.


    11 giugno:
    dopo la rapida preparazione dei bagagli e la solita colazione in pasticceria con i bomboloni da chilo (eccetto il mio burrito) decidiamo di fare un giretto per consumare l’ultima benzina nel serbatoio – non sia mai che se ne lasci! Andiamo quindi a Guisguey, a nord di Puerto del Rosario, dove finisce la strada. E’ un paesino minuscolo, più che altro un gruppo di ville niente male, una specie di quartiere residenziale distaccato. C’è anche una chiesetta, naturalmente chiusa.
    Poi ci rechiamo nuovamente a Puerto del Rosario per pranzare, ma finiamo per comprare pane e affettati. Puerto del Rosario ha un porto niente male, ma per il resto la cittadina non è niente di speciale, non ha un vero centro ed è sparsa.
    Torniamo all’albergo per mangiare e fare l’ultimo riposino, e una specie di abluzione nella piscina peraltro mai sfruttata.
    Infine restituiamo la macchina, con dentro almeno un buon litro di benzina, e via all’aeroporto.