1. 2: Publiredazionale

    di , il 29/9/2010 13:18

    LE OASI DI MONTAGNA

    Immerse in un paesaggio ostile, ma affasci­nante, sulla frastagliata catena montuosa del Jebel en-Nebeg al confine con l’Algeria, le oa­si di Chebika, Tamerza e Midès offrono spet­tacolari panorami sui Chott e il deserto. Il loro fascino si deve in parte a un disastro naturale. Nel 1969, dopo ben 22 giorni di piogge torren­ziali, i villaggi furono abbandonati e gli abitan­ti si trasferirono in tutta fretta in insediamen­ti costruiti nelle vicinanze. I ruderi delle case rimaste sono ancora pittorescamente arrocca­ti sulle rocce. Il primo che si incontra è Chebika, con edifi­ci in pietra e argilla; la sua palmeraie è visibi­le da molto lontano, una macchia verde sullo sfondo brullo delle montagne. Attraversando il villaggio si arriva a una stretta gola dove po­chi gradini portano a un canyon alimentato da una sorgente e una piccola cascata. Tamerza è l’oasi principale, di fondazione ro­mana, ed è chiamata “la terrazza del deserto” per la posizione panoramica. Anche Tamerza, come Chebika, fu abbando­nata dopo l’alluvione del 1969 e la parte vec­chia del villaggio, oggi semidisabitato, è una meta particolarmente ricercata da chi intenda scattare fotografie di grande suggestione, in particolare durante il tramonto. Al limitare del palmeto c'è una delle più belle cascate delle oasi, dal salto di 15 metri. A un’altitudine maggiore si trova Midès, la più piccola delle oasi, racchiusa tra due spettacolari canyon che la delimitano su tre lati. Se avete un po' di tempo vale sicuramente la pena di scendere a piedi nel canyon; in caso contrario, anche il panorama dall’alto è dav­vero straordinario.

    L’ANTICA CAPSA

    Gafsa può vantare una certa importanza stori­ca perché vi sorgeva Capsa, conquistata e distrutta dal console romano Mario nel corso della cam­pagna militare contro il re di Numidia Giugurta. La città moderna è distesa in una vallata sullo sfon­do di una bassa dorsale montuosa che si tinge di arancio al tramonto. Il profilo della città è domina­to dal maestoso minareto della Grande Moschea; dietro si estende l’oasi e più in là il lontano deserto. Le principali attrattive turistiche di Gafsa sono le due piscine romane, due vasche rettangolari aperte, in tipica muratura romana, con iscrizioni sul la­to della piscina superiore, la più grande. Quando sono piene, le sorgenti di acqua calda le percorro­no dal basso verso l’alto, emergendo come bolle. Il palazzo porticato che si affaccia sulla piscina è Dar el Bey; sul lato opposto alcuni gradini scendono a un hammam che sfrutta lo straripamento delle pi­scine. Accanto all’ingresso delle vasche c’è un piccolo museo che espone tra l’altro un paio di mo­saici dell’antica Capsa.

  2. Turisti Per Caso.it
    , 29/9/2010 13:18
    <h3><b>LE OASI DI MONTAGNA</b></h3>
    Immerse in un paesaggio ostile, ma affasci­nante, sulla frastagliata catena montuosa del Jebel en-Nebeg al confine con l’Algeria, <b>le oa­si di Chebika, Tamerza e Midès offrono spet­tacolari panorami sui Chott e il deserto</b>. Il loro fascino si deve in parte a un disastro naturale. Nel 1969, dopo ben 22 giorni di piogge torren­ziali, i villaggi furono abbandonati e gli abitan­ti si trasferirono in tutta fretta in insediamen­ti costruiti nelle vicinanze. I ruderi delle case rimaste sono ancora pittorescamente arrocca­ti sulle rocce.
    Il primo che si incontra è <b>Chebika, </b><b>con edifi­ci in pietra e argilla</b>; la sua palmeraie è visibi­le da molto lontano, una macchia verde sullo sfondo brullo delle montagne. Attraversando il villaggio si arriva a una stretta gola dove po­chi gradini portano a un canyon alimentato da una sorgente e una piccola cascata.
    <b>Tamerza </b><b>è l’oasi principale, di fondazione ro­mana</b>, ed è chiamata “la terrazza del deserto” per la posizione panoramica.
    Anche Tamerza, come Chebika, fu abbando­nata dopo l’alluvione del 1969 e la parte vec­chia del villaggio, oggi semidisabitato, è una meta particolarmente ricercata da chi intenda scattare fotografie di grande suggestione, in particolare durante il tramonto. Al limitare del palmeto c'è una delle più belle cascate delle oasi, dal salto di 15 metri.
    <b>A un’altitudine maggiore si trova Midès, la più piccola delle oasi, racchiusa tra due spettacolari canyon </b>che la delimitano su tre lati. Se avete un po' di tempo vale sicuramente la pena di scendere a piedi nel canyon; in caso contrario, anche il panorama dall’alto è dav­vero straordinario.

    <h3><b>L’ANTICA CAPSA</b></h3>
    Gafsa può vantare una certa importanza stori­ca perché vi sorgeva Capsa, conquistata e distrutta dal console romano Mario nel corso della cam­pagna militare contro il re di Numidia Giugurta. La città moderna è distesa in una vallata sullo sfon­do di una bassa dorsale montuosa che si tinge di arancio al tramonto. <b>Il profilo della città è domina­to dal maestoso minareto della Grande Moschea; dietro si estende l’oasi e più in là il lontano deserto</b>.
    Le principali attrattive turistiche di Gafsa sono le due piscine romane, due vasche rettangolari aperte, in tipica muratura romana, con iscrizioni sul la­to della piscina superiore, la più grande. Quando sono piene, le sorgenti di acqua calda le percorro­no dal basso verso l’alto, emergendo come bolle. Il palazzo porticato che si affaccia sulla piscina è Dar el Bey; sul lato opposto alcuni gradini scendono a un hammam che sfrutta lo straripamento delle pi­scine. Accanto all’ingresso delle vasche c’è un piccolo museo che espone tra l’altro un paio di mo­saici dell’antica Capsa.