1. 1: Altri TamTam

    di , il 27/9/2010 11:17

    Tra le pendici nord-orientali dei Monti Cimini e la valle del Tevere sorgono due piccoli comuni dell’Alta Tuscia, Vitorchiano e Bomarzo. Noto soprattutto per gli antichi borghi medievali, il loro territorio rivela invece differenti attrazioni dal punto di vista ambientale e culturale ai Più sconosciuti. Decidiamo così di raggiungere Vitorchiano approfittando di un mite week end primaverile e diamo inizio alla nostra visita partendo dal Centro Botanico Moutan. Il Centro raccoglie in circa quindici ettari la più vasta collezione al mondo di peonie arboree ed erbacee cinesi ed è proprio qui che nel periodo primaverile, tra Aprile e Maggio per la precisione, è possibile assistere a uno spettacolo naturale nel suo genere unico al mondo. Non possiamo certo perdere l’opportunità che il breve periodo della fioritura offre al visitatore per gustarci con gli occhi e con la mente un emozionante paesaggio di colori, profumi e splendore. La Peonia, che nella simbologia cinese rappresenta la primavera, è tutt’oggi considerata la regina dei fiori e fin dall’antichità era apprezzata per le sue virtù officinali e terapeutiche. Sembra infatti che veniva impiegata dalla medicina popolare per il suo effetto antispasmodico e antidolorifico e non a caso Plinio Il Vecchio nel suo “Naturalis Historia” ne parla come la pianta del dio Peone, il medico degli dei. Il centro botanico nasce proprio dalla volontà di riunire in un unico luogo tutte le specie di peonie cinesi e ne promuove la conoscenza organizzando delle visite guidate al suo interno. Accompagnati quindi da un esperto possiamo ammirare le numerose varietà botaniche, scoprire curiosi aneddoti e capire come è avvenuto il loro perfetto adattamento all’ambiente mediterraneo. Passeggiando in questo angolo d’Oriente della Tuscia sembra quasi di percepire il grande amore e l’accurata tenacia con cui nel corso dei secoli è stato possibile selezionare le cultivar attuali. Alla fine della visita la guida ci mostra un’area del centro adibita alla ristorazione e al relax. Qui il visitatore può usufruire di un garden restaurant dove è possibile assaporare diversi piatti locali, scegliere di sottoporsi ad un massaggio antistress e acquistare prodotti cosmetici ottenuti dai fitoestratti di peonia. Scegliamo di pranzare nel ristorante del parco per godere ancora un po’ dell’incantevole panorama che ci circonda. Prima di ripartire acquistiamo nel vivaio alcune delle varietà che più ci hanno affascinato e così ci portiamo a casa un piccolo spicchio di questo meraviglioso paesaggio.

    Ci dirigiamo verso il centro di Vitorchiano. Il piccolo borgo medievale sorge su una rupe di peperino a strapiombo sul fiume Vezza e il torrente Acqua Fredda. Prima di entrare le mura ci soffermiamo a visitare la Chiesa di S. Nicola, il cui interno custodisce una serie di affreschi di epoca diversa, il più antico dei quali rappresenta proprio la Madonna di San Nicola. Entriamo poi da Porta Romana nel pittoresco centro storico, dove è possibile ancora passeggiare in tranquillità, lontani dal clamore della massa e il rumore del traffico. Camminando verso la piazzetta principale si incontra dapprima la Chiesa di Sant’Amanzio, poi il Palazzo Comunale e infine la Chiesa di Santa Maria Assunta. Ormai il sole sta tramontando e ancora una volta questo territorio ci regala un paesaggio insolito: il riflesso rosaceo della luce sul peperino sembra convertire come per magia la grigia roccia lavica in uno dei più pregiati marmi. Ci affrettiamo nella ricerca di un posto dove mangiare. Troviamo un caratteristico locale nascosto tra le strette viuzze del paese e finalmente possiamo deliziarci il palato con i tipici Cavatelli alla Vitorchianese, un tipo di pasta molto semplice preparata con acqua e farina e condita con sugo al finocchio selvatico, aglio e peperoncino. Concludiamo la giornata in un B&B appena fuori il paese a contatto con la natura. Il giorno dopo decidiamo di raggiungere Bomarzo, anch’esso un piccolo borgo medievale confinante con Vitorchiano, e alla superstrada preferiamo la strada provinciale che attraversa la campagna. L’agricoltura è stata da sempre la principale attività produttiva di questi luoghi e nel corso dei secoli ne ha profondamente influenzato l’aspetto. Ai nostri occhi il paesaggio si presenta come una sorta di collage in cui già in lontananza è possibile riconoscere per le diverse tonalità di verde gli oliveti, i vitigni, i noccioleti e le grandi distese di grano. La loro distribuzione apparentemente casuale crea in realtà nel suo complesso una piacevole sensazione di simmetria e armonia, conferendo a questo territorio un grande valore paesaggistico che richiama antiche tradizioni contadine. Alla bellezza del paesaggio corrispondono produzioni agricole di notevole qualità. Lungo la strada infatti incontriamo una bella realtà agricola, in stretto regime biologico, che vende i propri prodotti direttamente in azienda. Ci fermiamo e approfittiamo per far scorta di eccezionali prelibatezze, quali Vini DOC, Olio extravergine d'oliva DOP, miele, nocciole, formaggi più o meno stagionati, ricotte di pecora, mozzarella, miele, nocciole, ortaggi vari.

    Arrivati a destinazione proseguiamo verso la Riserva Naturale di Monte Casoli. Quindi muniti di scarpe comode ci “organizziamo” per un’escursione a piedi. Il territorio ci riserva un suggestivo paesaggio di origine vulcanica caratterizzato da una folta vegetazione interrotta da numerose testimonianze archeologiche risalenti già ai tempi degli Etruschi. Dopo la scampagnata e prima ancora di visitare il Parco dei Mostri ci concediamo un piccolo break usufruendo dell’area pic-nic dello stesso e non sprechiamo quindi l’occasione per assaggiare il buonissimo biscotto di S. Anselmo. Proseguiamo la nostra passeggiata nel Parco dei Mostri o “Sacro Bosco”, fatto costruire da Vicino Orsini nel 1552, e ci ritroviamo immersi nell’atmosfera surreale di un giardino ricco di fantastiche e misteriose sculture plasmate da enormi blocchi di lava tufacea. Nel tardo pomeriggio risaliamo il borgo medievale fino alla cinquecentesca Piazza del Duomo. Qui si trova la Chiesa di Santa Maria Assunta, al cui interno sono conservate le spoglie di S. Anselmo, patrono del paese. È in suo onore la festa del 25 Aprile, in cui i bomarzesi e i cittadini dei paesi limitrofi vengono invitati prima ad ammirare il tradizionale Corteo Storico e poi a fare il tifo alle corse per il Palio di S. Anselmo. Salutiamo Bomarzo non prima però di concederci un’ultima sosta in uno dei tanti agriturismi della zona, dal quale possiamo godere di un incantevole panorama sul borgo storico e Palazzo Orsini. In onore dell’antica tradizione gastronomica di questo territorio concordiamo con il cuoco una cena a base di prodotti tipici, come formaggi e salumi della zona, cinghiale e funghi porcini. Rientrati a casa troviamo subito un posto per le nostre peonie la cui vista ci aiuterà nei prossimi giorni a spezzare la routine quotidiana rivivendo per qualche istante quella piacevole sensazione di bellezza che ci ha accompagnati durante la visita.

  2. Turisti Per Caso.it
    , 27/9/2010 11:17
    Tra le pendici nord-orientali dei Monti Cimini e la valle del Tevere sorgono due piccoli comuni dell’Alta Tuscia, <b>Vitorchiano e Bomarzo</b>. Noto soprattutto per gli antichi borghi medievali, il loro territorio rivela invece differenti attrazioni dal punto di vista ambientale e culturale ai Più sconosciuti.
    Decidiamo così di raggiungere Vitorchiano approfittando di un mite week end primaverile e diamo inizio alla nostra visita partendo dal <b>Centro Botanico Moutan</b>. Il Centro raccoglie in circa quindici ettari <b>la più vasta collezione al mondo di peonie arboree ed erbacee cinesi </b>ed è proprio qui che nel periodo primaverile, tra Aprile e Maggio per la precisione, è possibile assistere a uno spettacolo naturale nel suo genere unico al mondo. Non possiamo certo perdere l’opportunità che il breve periodo della fioritura offre al visitatore per gustarci con gli occhi e con la mente un<b> </b>emozionante paesaggio di colori, profumi e splendore.
    La Peonia, che nella simbologia cinese rappresenta la primavera, è tutt’oggi considerata la regina dei fiori e fin dall’antichità era apprezzata per le sue virtù officinali e terapeutiche. Sembra infatti che veniva impiegata dalla medicina popolare per il suo effetto antispasmodico e antidolorifico e non a caso Plinio Il Vecchio nel suo <i>“Naturalis Historia”</i> ne parla come la pianta del dio Peone, il medico degli dei.
    Il centro botanico nasce proprio dalla volontà di riunire in un unico luogo tutte le specie di peonie cinesi e ne promuove la conoscenza organizzando delle visite guidate al suo interno. Accompagnati quindi da un esperto possiamo ammirare le numerose varietà botaniche, scoprire curiosi aneddoti e capire come è avvenuto il loro perfetto adattamento all’ambiente mediterraneo. Passeggiando in questo angolo d’Oriente della Tuscia sembra quasi di percepire il grande amore e l’accurata tenacia con cui nel corso dei secoli è stato possibile selezionare le cultivar attuali.
    Alla fine della visita la guida ci mostra un’area del centro adibita alla ristorazione e al relax. Qui il visitatore può usufruire di un <i>garden restaurant</i> dove è possibile assaporare diversi piatti locali, scegliere di sottoporsi ad un massaggio antistress e acquistare prodotti cosmetici ottenuti dai fitoestratti di peonia.
    Scegliamo di pranzare nel ristorante del parco per godere ancora un po’ dell’incantevole panorama che ci circonda. Prima di ripartire acquistiamo nel vivaio alcune delle varietà che più ci hanno affascinato e così ci portiamo a casa un piccolo spicchio di questo meraviglioso paesaggio.

    Ci dirigiamo verso il centro di <b>Vitorchiano</b>. Il piccolo borgo medievale sorge su una rupe di peperino a strapiombo sul fiume Vezza e il torrente Acqua Fredda. Prima di entrare le mura ci soffermiamo a visitare la <b>Chiesa di S. Nicola</b>, il cui interno custodisce una serie di affreschi di epoca diversa, il più antico dei quali rappresenta proprio la Madonna di San Nicola. Entriamo poi da <b>Porta Romana</b> nel pittoresco centro storico, dove è possibile ancora passeggiare in tranquillità, lontani dal clamore della massa e il rumore del traffico. Camminando verso la piazzetta principale si incontra dapprima la <b>Chiesa di Sant’Amanzio</b>, poi il <b>Palazzo Comunale</b> e infine la<b> Chiesa di Santa Maria Assunta</b>. Ormai il sole sta tramontando e ancora una volta questo territorio ci regala un paesaggio insolito: il riflesso rosaceo della luce sul peperino sembra convertire come per magia la grigia roccia lavica in uno dei più pregiati marmi. Ci affrettiamo nella ricerca di un posto dove mangiare. Troviamo un caratteristico locale nascosto tra le strette viuzze del paese e finalmente possiamo deliziarci il palato con i tipici <i>Cavatelli alla Vitorchianese</i>, un tipo di pasta molto semplice preparata con acqua e farina e condita con sugo al finocchio selvatico, aglio e peperoncino. Concludiamo la giornata in un B&B appena fuori il paese a contatto con la natura.
    Il giorno dopo decidiamo di raggiungere<b> Bomarzo</b>, anch’esso un piccolo borgo medievale confinante con Vitorchiano, e alla superstrada preferiamo la strada provinciale che attraversa la campagna. L’agricoltura è stata da sempre la principale attività produttiva di questi luoghi e nel corso dei secoli ne ha profondamente influenzato l’aspetto. Ai nostri occhi il paesaggio si presenta come una sorta di collage in cui già in lontananza è possibile riconoscere per le diverse tonalità di verde gli oliveti, i vitigni, i noccioleti e le grandi distese di grano. La loro distribuzione apparentemente casuale crea in realtà nel suo complesso una piacevole sensazione di simmetria e armonia, conferendo a questo territorio un grande valore paesaggistico che richiama antiche tradizioni contadine. Alla bellezza del paesaggio corrispondono produzioni agricole di notevole qualità<b>. </b>
    Lungo la strada infatti incontriamo una bella realtà agricola, in stretto regime biologico, che vende i propri prodotti direttamente in azienda. Ci fermiamo e approfittiamo per far scorta di eccezionali prelibatezze, quali <b>Vini DOC</b>, <b>Olio extravergine d'oliva DOP, miele, nocciole, formaggi più o meno stagionati, ricotte di pecora, mozzarella, miele, nocciole, ortaggi vari.</b>

    Arrivati a destinazione proseguiamo verso la <b>Riserva Naturale di Monte Casoli</b>. Quindi muniti di scarpe comode ci “organizziamo” per un’escursione a piedi. Il territorio ci riserva un suggestivo paesaggio di origine vulcanica caratterizzato da una folta vegetazione interrotta da numerose testimonianze archeologiche risalenti già ai tempi degli Etruschi. Dopo la scampagnata e prima ancora di visitare il Parco dei Mostri ci concediamo un piccolo break usufruendo dell’area pic-nic dello stesso e non sprechiamo quindi l’occasione per assaggiare il buonissimo <i>biscotto di S. Anselmo</i>. Proseguiamo la nostra passeggiata nel <b>Parco dei Mostri</b> o “Sacro Bosco”, fatto costruire da Vicino Orsini nel 1552, e ci ritroviamo immersi nell’atmosfera surreale di un giardino ricco di fantastiche e misteriose sculture plasmate da enormi blocchi di lava tufacea. Nel tardo pomeriggio risaliamo il borgo medievale fino alla cinquecentesca<b> Piazza del Duomo</b>. Qui si trova la <b>Chiesa di Santa Maria Assunta</b>, al cui interno sono conservate le spoglie di S. Anselmo, patrono del paese. È in suo onore <i>la festa del 25 Aprile</i>, in cui i bomarzesi e i cittadini dei paesi limitrofi vengono invitati prima ad ammirare il tradizionale Corteo Storico e poi a fare il tifo alle corse per il Palio di S. Anselmo.
    Salutiamo Bomarzo non prima però di concederci un’ultima sosta in uno dei tanti agriturismi della zona, dal quale possiamo godere di un incantevole panorama sul borgo storico e Palazzo Orsini. In onore dell’antica tradizione gastronomica di questo territorio concordiamo con il cuoco una cena a base di prodotti tipici, come <i>formaggi e salumi della zona, cinghiale e funghi porcini</i>.
    Rientrati a casa troviamo subito un posto per le nostre peonie la cui vista ci aiuterà nei prossimi giorni a spezzare la routine quotidiana rivivendo per qualche istante quella piacevole sensazione di bellezza che ci ha accompagnati durante la visita.