1. 1: Diario di Viaggio

    di , il 22/9/2010 16:01

    Raggiungiamo Riga con un volo Ryanair da Orio al Serio e, già dall’alto, la Lettonia ci presenta il suo biglietto da visita: l’immensa distesa verde delle sue foreste.

    All’aeroporto ci attende l’autista del transfer all’hotel Riga: un’affascinante signorina alta e bionda che ci accompagna in centro della capitale lettone in una lussuosa BMW.

    L’albergo è in una bella posizione, vicino al palazzo dell’Opera, a soli 5 minuti da Vecriga, la città vecchia.

    http://hotelriga.lv/en/about-us

    Trascorriamo i primi due giorni visitando la città: la chiesa di San Pietro con la splendida vista dalla guglia, la Casa delle Teste Nere, il grande mercato centrale nei vecchi hangar usati come ricovero dei dirigibili Zeppelin, l’elegante quanto ricco e straordinario quartiere art noveau, patrimonio dell’UNESCU, sito di molte ambasciate ed infine il toccante museo dell’occupazione lettone.

    Piacevole la mini crociera per i canali di Riga e sul fiume Daugava al costo di 5 Ls, (al lunedì 3 Ls)

    www.kmk.lv; ma il modo migliore per conoscere la città è gironzolare a testa all’insù per i suoi vicoli acciottolati.

    Ceniamo specialità tipiche al Citi Laiki in Brivibas iela 41 e ci concediamo un drink allo Skyline bar al 26esimo piano del Radisson Hotel dove trovare un tavolo libero accanto alle vetrate è una vera fortuna visto il panorama di cui si gode.

    Il tempo a Riga vola via veloce e al terzo giorno arriviamo con un taxi all’aeroporto dove ci aspetta la vettura noleggiata.

    Proseguiamo verso ovest e ci fermiamo sulla rinomata costa baltica a Jurmala, il litorale di Riga, per un bagno corroborante e un’occhiata alle ex cliniche climatiche costruite a ridosso delle spiagge durante l’egemonia sovietica. Jurmala è tuttora luogo del jet-set lettone e molte residenze sono proprietà di magnati russi del petrolio e della finanza.

    Successivamente raggiungiamo la prima tappa del nostro viaggio itinerante: la penisola di Kolka.

    Un luogo spettacolare dove la corrente del Baltico incontra le acque del golfo di Riga, increspando il mare, dove gli alberi sradicati e disseminati sulla spiaggia creano un paesaggio selvaggio, a testimoniare la forza delle tempeste che sconvolgono il capo.

    Dopo le foto di rito lasciamo Capo Kolka e ci dirigiamo a Kuldiga dove alloggiamo all’Hotel Metropol:

    www.hotel-metropole.lv

    Il più bell’albergo della città, nella piazza centrale, confortevole con una buona cucina.

    Visitiamo il centro storico con la casa più antica della Kurzeme del 1670 e la piazza del vecchio municipio, edificio del XVII secolo, ora centro d’informazione e negozio di souvenir, ma tutta la cittadina testimonia la sua antica origine ben conservata fino ai giorni nostri.

    Dalla zona del vecchio castello si gode una vista favolosa sulla Ventas Rumba, la cascata che con i suoi 275 metri è la più larga d’Europa ma con un salto di appena qualche metro.

    Il quarto giorno raggiungiamo, con non poca difficoltà Karosta, l’ex base navale e città sovietica a nord di Liepàja, meta fissata per visitare la omonima prigione militare.

    L’edificio in mattoni rossi, concepito per essere un ospedale, fu requisito dai sovietici e riconvertito in prigione militare ancor prima della sua ultimazione.

    Le visite guidate a Karosta Cietums ( 2,5 Ls) sono in lettone, russo ed inglese, e un po’ troppo spettacolarizzate; i visitatori sono invitati a formare gruppi con il proprio leader a seconda della provenienza, durante le spiegazioni vengono stivati a decine nelle minuscole celle, e alcune delle quali sono state trasformate in camere di un improbabile albergo.

    www.karostacietums.lv

    L’edificio si sviluppa su due piani, il pianterreno, con le pareti dipinte di nero era la zona di detenzione, il primo piano quella riservata agli ufficiali, con la ricostruzione di alcuni uffici e gli immancabili ritratti di Lenin e Stalin.

    Finita la visita e ritornati liberi cittadini, consigliati da una signora alla quale abbiamo chiesto un’informazione, andiamo a vedere la splendida Cattedrale Marittima di San Nicola, capolavoro di architettura ortodossa dalle dorate cupole a cipolla, che crea un forte contrasto con gli squallidi condomini monolitici di cemento armato, eredità dell’occupazione sovietica,

    Lasciamo Karosta, passiamo l’ex confine tra Lettonia e Lituania nei pressi di Palanga e, al porto di Klaipeda, ci imbarchiamo per Nida: 5 minuti di traversata e siamo sulla penisola Curlandese: un’esile lingua di sabbia lambita dal mar Baltico da un lato e dalla Laguna Curlandese dall’altro.

    Percorriamo circa i 50 km che ci separano da Nida, la meta della nostra prossima tappa, in mezzo a foreste, dune e un inebriante profumo di pino.

    Arriviamo all’hotel Mariu Krantas dove l’accoglienza è molto cordiale, la stanza comoda con un bel balcone di legno vista laguna.

    Purtroppo però la notte è disturbata dalle zanzare e il mattino dopo ci attrezziamo con l’insetticida per le notti seguenti.

    Trascorriamo una giornata in spiaggia facendo il bagno nel Baltico, non tanto freddo come credevo, dalla bizzarra pigmentazione giallo-verde e poco salato.

    Al tramonto saliamo sulla Duna di Parnidis; una scalinata ci permette di arrivare alla sommità dei suoi 50 metri e ammirare il panorama sulla città di Nida e sulle splendide dune bianche fino al confine con l’amministrazione russa di Kaliningrad.

    Il secondo giorno a Nida lo dedichiamo ad un’escursione in barca sul fiume Nemunas il cui delta forma la laguna curlandese; il prezzo (120 ls) non vale il biglietto poiché il lento attraversamento del Delta dopo un po’ risulta monotono, a parte il passaggio di qualche sporadica cicogna e le soste nella sonnolenta Silutè e la desolata Uostadvaris non arricchiscono granchè l’itinerario.

    Finiamo la giornata raggiungendo il confine russo di Kaliningrad per fare qualche foto ed un ultima nuotata nel Baltico.

    Il settimo giorno lasciamo la penisola curlandese e ripartiamo verso nord, direzione Klaipeda. La città ha mantenuto lo stile architettonico tipicamente tedesco, derivante dalla sua appartenenza alla Prussia orientale, con le strade acciottolate e costruzioni in graticcio; facciamo un giro per la Piazza del Teatro dominata dall’edificio neoclassico del Teatro d’Arte Drammatica dal cui balcone Hitler proclamò l’annessione della città al Terzo Reich.

    A nord del fiume Danè ammiriamo il bel palazzo neogotico dell’ufficio postale e poco distante il Palazzo K, il moderno edificio più alto della città, l’hotel Klaipeda, il cui nome deriva dalla sua architettura simile alla lettera K.

    Ci dirigiamo quindi verso il Parco Nazionale di Zemaitija dove abbiamo in programma la visita all’ex base missilistica sovietica di Plateliai; trovarla non è facile, è mal indicata e ovviamente ben nascosta nella foresta.

    Il bivio si trova sulla strada che porta a Plateliai: sulla destra c’è il cartello Militarizmo Expozicija, ma al cancello la brutta sorpresa: la base è chiusa per restauro fino alla fine del 2011. La delusione è tanta poiché la tappa a Zemaitija era stata fissata proprio per visitare la base e non ci rassegniamo.

    Riusciamo ad avvicinarci al custode e, con uno stratagemma, lo convinciamo a farci da guida e aprirci la porta di uno dei quattro silos sotterranei che contenevano i missili. La base si sviluppa nel sottosuolo a quasi 30 metri di profondità e gli abitanti di Plateliai sicuramente non immaginavano che là sotto fosse nascosta una delle basi nucleari più importanti d’Europa con un reggimento di 10.000 uomini.

    L’interno è dissestato, malamente illuminato e la nostra guida improvvisata ci conduce in meandri di corridoi, paratie stagne, canali di fuga di emergenza, ci mostra l’enorme motore diesel che alimentava l’intera struttura e, attraverso un angusto accesso arriviamo nella zona più inquietante: l’involucro dei missili, profondo 27 metri e largo 6 che un tempo ospitava il vettore con la testata nucleare, fino al 1978, anno in cui la base fu abbandonata in quanto scoperta dalla CIA.

    Il ragazzo ci spiega che la base diventerà un’attrazione turistica con i fondi stanziati dall’UE per il suo recupero e questo ci fa sentire privilegiati nell’aver visto un luogo unico prima che venga sacrificato al business del turismo.

    Ci congediamo con una buona mancia e andiamo a cercare l’hotel Linelis sul lago Platelijai

    http://www.linelis.lt/index.php?lang=en

    E’ la vigilia di ferragosto e attorno al lago i ragazzi si preparano per i festeggiamenti che però vengono rovinati da uno spaventoso temporale estivo che farà crollare più di qualche albero.

    La mattina dopo ci dirigiamo verso Siauliai per ammirare la Collina delle Croci; lo spettacolo che si presenta è impressionante: migliaia di croci di ogni misura abbarbicate su una collina, erette dai pellegrini o dai giovani sposi che qui si recano per consacrare la loro unione.

    Le prime comparvero nel XIV secolo e si moltiplicarono in seguito alle sanguinose lotte contro lo zar; durante il dominio sovietico la collina fu rasa al suolo almeno tre volte e furono scavati i fossati che la circondano, ma non fu sufficiente ad impedire la ricomparsa delle croci a commemorazione delle persone deportate o uccise durante la dominazione sovietica.

    Al centro del piazzale si erge maestosa quella fatta porre da papa Giovanni Paolo II in occasione della sua visita nel 1993; poco lontano sorge il monastero: un edificio di mattoni di mattoni rossi costruito su espresso desiderio di Papa Woitila.

    Facciamo un giro per Sauliai con visita alla Cattedrale e al vecchio cimitero dalle tombe antichissime; visitiamo villa Frenkelis, costruita in stile art nouveau per l’omonimo magnate del cuoio.

    Purtroppo il caldo torrido ci fa battere in ritirata alla ricerca dell’hotel nella vicina Bubiai.

    http://www.grafozubovo.lt/en/ carino ma molto decentrato e senza alcun servizio nelle vicinanze.

    Il nono giorno a Kaunas! La morsa di caldo non molla e rimandiamo la visita della città alla sera; dopo aver pranzato in Rotuses aleja al Bravisima, ci dirigiamo al IX Forte nella periferia nord occidentale della città.

    Il forte fu costruito alla fine dell’Ottocento per rafforzare la frontiera dell’impero zarista, ma durante la seconda guerra mondiale fu trasformato in campo di sterminio e vi furono massacrate 80.000 persone.

    Impieghiamo molto tempo per trovarlo e purtroppo perdiamo l’ultima visita guidata in inglese; ci limitiamo quindi a fare il giro delle mura e a fotografare il toccante monumento su “La via della Morte” dove un epitaffio recita così:

    ”This is the place where nazis and their assistants killed more than 80.000 jews from Lithuania and other european countries”.

    Visitiamo il centro storico di Kaunas: la Cattedrale, la Sinagoga corale, la chiesa di San Michele Arcangelo: una bella costruzione azzurra in stile neobizantino in Laisvès aleja.

    Su consiglio della nostra guida ceniamo al Zalias Ratas sulla stessa via, dietro l’ufficio turistico.

    Locale carino, in una posizione bizzarra, circondato da alti palazzoni, dove gustiamo specialità lituane ad un ottimo prezzo (45,90 Lt),

    Alloggiamo all’Amberton Cozy http://www.ambertonhotels.com/kaunas-hotel/amberton-new-name

    Ottimo hotel in posizione centrale strategica, con parcheggio, peccato per il quarto piano senza ascensore che con i bagagli è risultato essere molto scomodo.

    Lasciamo Kaunas e percorriamo i 116 km che ci separano dal Gruto Parkas a Druskininkai, soprannominato Stalin Word.

    Il parco ospita le statue di bronzo un tempo collocate nei parchi e nelle piazze della Lituania come simbolo dell’oppressione del potere sovietico ed è strutturato in modo da ricordare un campo di sterminio, con sottofondo musicale di marce russe diffuso dagli altoparlanti collocati sulle torrette di vedetta.

    A chi lo accusa di sfruttare gli orrori della dominazione sovietica, il fondatore del parco risponde: “non è possibile cambiare la storia né dimenticarla”. Secondo me, grazie alla creazione di questo parco, è possibile rendersi conto della pesante propaganda politica che veniva perpetrata ai popoli oppressi.

    Dopo una deviazione fino al confine con la Bielorussia, riprendiamo il viaggio verso Trakai dove visitiamo il Castello dell’Isola sul lago Gatvè: edificio in mattoni rossi del 1400 completamente restaurato, collegato alla sponda da un ponte pedonale in legno.

    All’interno del castello il Museo storico di Trakai.

    Ci dirigiamo quindi verso l’hotel Sarunas a Vilnius nei pressi dello stadio Zalgiris, per una sosta di due giorni nella capitale lituana http://www.hotelsarunas.lt/index.php?fuseaction=catalog.view&mid=23&cid=48&

    L’hotel è molto bello ed elegante, le stanze spaziose come suite; peccato per i letti cigolanti e l’assenza di ascensore anche qua.

    Cinque minuti a piedi attraversando il ponte Karaliaus sul fiume Neris e siamo in Piazza della Cattedrale, dove inizio la ricerca della Mattonella Stebuklas, ossia il punto in cui terminava la catena umana che da Tallin arrivava a Vilnius unendo nel 1989 due milioni di estoni, lettoni e lituani, in un unico ideale di libertà.

    Giro per il centro storico e cena al Cili Kaimas, specialità tipiche in un ambiente dove pesci nuotano in una vasca e galline razzolano in una stia di vetro. Ottima la zuppa di funghi nel pane nero.

    Giorno seguente dedicato a completare il giro della città con salita al Castello sulla collina di Gediminas, visita delle chiese di S. Anna e S. Michele, del museo dell’ambra, della cappella Romanov e del Museo delle Vittime del Genocidio.

    Ma la nostra attenzione si concentra davanti al Parlamento e a quanto rimane delle barricate erette a sua difesa nel 1991.

    Il filo spinato, gli slogan politici e le toccanti foto dei caduti testimoniano in modo efficace il recente e cruento passato.

    Lungo la commerciale Gedimino prospektas ammiriamo le statue delle Tre Muse che incombono dall’alto dell’ingresso del Teatro d’Arte Drammatica.

    La mattina seguente prima di lasciare Vilnius saliamo sulla Torre della Televisione che spicca con i suoi 326 metri d’altezza a simboleggiare la tenacia del popolo lituano dove, nel gennaio del 1991 durante l’attacco delle forze sovietiche morirono 12 persone e la televisione continuò a trasmettere fino all’ingresso dei militari nella torre.

    All’esterno alcune croci di legno commemorano le vittime, mentre a 165 metri d’altezza un bar- ristorante girevole offre un bel panorama sulla città.

    Lunghi e monotoni i 175 chilometri che ci separano dalla meta successiva: Daugavpils, la seconda città della Lettonia.

    Lungo il percorso tentiamo di visitare il Birrificio Utenos; il direttore dello stabilimento, raggiuntici ai cancelli incuriosito, molto cordialmente ci spiega che non sono ancora pronti per le visite turistiche, per motivi di sicurezza ed igiene, e ci ringrazia per il nostro interessamento augurandoci buon viaggio.

    Giunti a Daugavpils, proviamo ad entrare nella Fortezza che purtroppo è in restauro. Riusciamo ad infilarci da un’entrata secondaria e, in mezzo a fango e scavi, visitiamo quella che era una vera e propria cittadella fortificata con resti decadenti di ospedali, magazzini e casermoni abbandonati; una parte sommariamente restaurata è ora destinata ad abitazioni per persone indigenti.

    L’ingresso di queste povere case è all’esterno della Fortezza e improvvisate barricate di legno o metallo arrugginito, chiuse da pesanti catene e robusti lucchetti, impediscono l’accesso alla stessa.

    Veniamo però scoperti dal custode che ci caccia, ma nella direzione opposta alla nostra entrata, costringendoci a percorrere tutto il perimetro esterno della fortezza per raggiungere l’automobile.

    Alloggiamo all’hotel Latgola http://www.hotellatgola.lv/eng/parmums_eng.html definito dalla nostra guida “inguardabile” per l’architettura, ma non posso parlarne male per comfort e per il bel panorama che si gode dal ristorante sito all’ultimo piano.

    Anonima la città, “simil-sovietica” , bellissima però la chiesa ortodossa di St Boris con le sue cupole dorate.

    Il viaggio volge al termine, si ritorna verso nord attraversando la regione dei laghi della Latgale con sosta ad Aglona, sul lago Egles dove visitiamo la bianca Basilica e ci fermiamo per un pic nic.

    Ultima tappa dell’itinerario, prima di tornare a Riga è Jekabpils: città che non offre molto e i grigi casermoni fatiscenti la rendono ancora più triste; pernottiamo nell’unico hotel della zona il Daugavkrasti, lungo la Daugava, ma nutriamo qualche dubbio sulla sua reputazione.

    Decidiamo di andare a Koknese, 43 km più a nord dove alla confluenza dei fiumi Daugava e Perse sorgono le rovine di un castello cavalleresco del 1200 in spettacolare posizione sulla rupe.

    Arriviamo mentre è in corso la celebrazione di un matrimonio in costume medioevale; pur non capendo una parola, assistiamo fino alla fine che culmina con il rituale del lancio da parte degli sposi di una corona di fiori nel fiume, presumo quale gesto di buon auspicio.

    Qualche km più a ovest si staglia l’imponente la diga idroelettrica di Plavinu Hes dove ci fermiamo per qualche foto, ma veniamo cacciati dall’agente di sorveglianza.

    L’ultimo giorno prevede la triste sosta al campo di concentramento di Salaspils: incontriamo qualche difficoltà ad individuare lo svincolo sulla strada che porta a Riga e ci riusciamo grazie all’aiuto di una signora che ci accompagna un tratto e ci fa uno schizzo della strada da seguire.

    Sarà la giornata grigia, ma già all’ingresso provo angoscia: l’iscrizione sull’enorme bunker recita: “Dietro a questo cancello la terra geme”.

    Qui tra il 1941 e 1944 furono trucidate quasi 100.000 persone tra ebrei e prigionieri di guerra, donne e bambini compresi.

    Al centro del memoriale un’ enorme lastra di pietra nera racchiude al suo interno un metronomo che rintocca ossessivamente al ritmo del battito cardiaco, qualcuno ha posto dei fiori; nel perimetro che delimitava il campo le gigantesche statue che commemorano la Shoah, inquietanti e significative: la madre, l’orgoglio, la sofferenza.

    Sul sito dove sorgeva la baracca dei bambini, manine più fortunate hanno posto tanti giocattoli e peluches, la cui visione è commovente e segna la mia coscienza.

    Lasciamo questo luogo di dolore e ripartiamo verso Riga, dove trascorriamo la giornata girovagando sotto la pioggia e pernottiamo all’ABC Hotel, nei pressi dell’aeroporto.

    http://www.hotelabc.lv/

    La mattina dopo riconsegnando l’automobile ci accorgiamo che, di fronte al parcheggio dell’autonoleggio, seminascosto, c’è un museo a cielo aperto di velivoli, residuati bellici sovietici.

    Attraverso la recinzione possiamo ammirare la possente stazza dell’elicottero MIL-MI 6“hoock”, il più grande al mondo nel suo genere, l’incursore MIL-MI 8, nonché diversi caccia MIG 15 e 21.

    Ripartiamo per l’Italia con la consapevolezza di aver toccato con mano un pezzo di storia spesso sconosciuta o poco considerata dalla nostra cultura occidentale e che segna in modo significativo la storia contemporanea d’Europa.

    Volo Ryanair Bergamo-Riga

    Autonoleggio: Hertz + navigatore (fortemente consigliato)

    Hotel prenotati con www.booking.com (tranne a Jekabpils che sconsiglio)

    Guida: Lonely Planet

    Sconsiglio bere l’acqua del rubinetto, acquistare un insetticida per zanzare e ragni; attenzione ai divieti di parcheggio (ganasce facili) e limiti di velocità (autovelox).

  2. angela29
    , 22/9/2010 16:01
    Raggiungiamo Riga con un volo Ryanair da Orio al Serio e, già dall’alto, la Lettonia ci presenta il suo biglietto da visita: l’immensa distesa verde delle sue foreste.
    All’aeroporto ci attende l’autista del transfer all’hotel Riga: un’affascinante signorina alta e bionda che ci accompagna in centro della capitale lettone in una lussuosa BMW.
    L’albergo è in una bella posizione, vicino al palazzo dell’Opera, a soli 5 minuti da Vecriga, la città vecchia.
    <u>http://hotelriga.lv/en/about-us</u>

    Trascorriamo i primi due giorni visitando la città: la chiesa di San Pietro con la splendida vista dalla guglia, la Casa delle Teste Nere, il grande mercato centrale nei vecchi hangar usati come ricovero dei dirigibili Zeppelin, l’elegante quanto ricco e straordinario quartiere art noveau, patrimonio dell’UNESCU, sito di molte ambasciate ed infine il toccante museo dell’occupazione lettone.
    Piacevole la mini crociera per i canali di Riga e sul fiume Daugava al costo di 5 Ls, (al lunedì 3 Ls)
    <u>www.kmk.lv</u>; ma il modo migliore per conoscere la città è gironzolare a testa all’insù per i suoi vicoli acciottolati.

    Ceniamo specialità tipiche al Citi Laiki in Brivibas iela 41 e ci concediamo un drink allo Skyline bar al 26esimo piano del Radisson Hotel dove trovare un tavolo libero accanto alle vetrate è una vera fortuna visto il panorama di cui si gode.

    Il tempo a Riga vola via veloce e al terzo giorno arriviamo con un taxi all’aeroporto dove ci aspetta la vettura noleggiata.
    Proseguiamo verso ovest e ci fermiamo sulla rinomata costa baltica a Jurmala, il litorale di Riga, per un bagno corroborante e un’occhiata alle ex cliniche climatiche costruite a ridosso delle spiagge durante l’egemonia sovietica. Jurmala è tuttora luogo del jet-set lettone e molte residenze sono proprietà di magnati russi del petrolio e della finanza.
    Successivamente raggiungiamo la prima tappa del nostro viaggio itinerante: la penisola di Kolka.
    Un luogo spettacolare dove la corrente del Baltico incontra le acque del golfo di Riga, increspando il mare, dove gli alberi sradicati e disseminati sulla spiaggia creano un paesaggio selvaggio, a testimoniare la forza delle tempeste che sconvolgono il capo.
    Dopo le foto di rito lasciamo Capo Kolka e ci dirigiamo a Kuldiga dove alloggiamo all’Hotel Metropol:
    <u>www.hotel-metropole.lv</u>
    il più bell’albergo della città, nella piazza centrale, confortevole con una buona cucina.

    Visitiamo il centro storico con la casa più antica della Kurzeme del 1670 e la piazza del vecchio municipio, edificio del XVII secolo, ora centro d’informazione e negozio di souvenir, ma tutta la cittadina testimonia la sua antica origine ben conservata fino ai giorni nostri.
    Dalla zona del vecchio castello si gode una vista favolosa sulla Ventas Rumba, la cascata che con i suoi 275 metri è la più larga d’Europa ma con un salto di appena qualche metro.

    Il quarto giorno raggiungiamo, con non poca difficoltà Karosta, l’ex base navale e città sovietica a nord di Liepàja, meta fissata per visitare la omonima prigione militare.
    L’edificio in mattoni rossi, concepito per essere un ospedale, fu requisito dai sovietici e riconvertito in prigione militare ancor prima della sua ultimazione.
    Le visite guidate a Karosta Cietums ( 2,5 Ls) sono in lettone, russo ed inglese, e un po’ troppo spettacolarizzate; i visitatori sono invitati a formare gruppi con il proprio leader a seconda della provenienza, durante le spiegazioni vengono stivati a decine nelle minuscole celle, e alcune delle quali sono state trasformate in camere di un improbabile albergo.
    <u>www.karostacietums.lv</u>
    L’edificio si sviluppa su due piani, il pianterreno, con le pareti dipinte di nero era la zona di detenzione, il primo piano quella riservata agli ufficiali, con la ricostruzione di alcuni uffici e gli immancabili ritratti di Lenin e Stalin.
    Finita la visita e ritornati liberi cittadini, consigliati da una signora alla quale abbiamo chiesto un’informazione, andiamo a vedere la splendida Cattedrale Marittima di San Nicola, capolavoro di architettura ortodossa dalle dorate cupole a cipolla, che crea un forte contrasto con gli squallidi condomini monolitici di cemento armato, eredità dell’occupazione sovietica,
    Lasciamo Karosta, passiamo l’ex confine tra Lettonia e Lituania nei pressi di Palanga e, al porto di Klaipeda, ci imbarchiamo per Nida: 5 minuti di traversata e siamo sulla penisola Curlandese: un’esile lingua di sabbia lambita dal mar Baltico da un lato e dalla Laguna Curlandese dall’altro.
    Percorriamo circa i 50 km che ci separano da Nida, la meta della nostra prossima tappa, in mezzo a foreste, dune e un inebriante profumo di pino.
    Arriviamo all’hotel Mariu Krantas dove l’accoglienza è molto cordiale, la stanza comoda con un bel balcone di legno vista laguna.
    Purtroppo però la notte è disturbata dalle zanzare e il mattino dopo ci attrezziamo con l’insetticida per le notti seguenti.
    Trascorriamo una giornata in spiaggia facendo il bagno nel Baltico, non tanto freddo come credevo, dalla bizzarra pigmentazione giallo-verde e poco salato.
    Al tramonto saliamo sulla Duna di Parnidis; una scalinata ci permette di arrivare alla sommità dei suoi 50 metri e ammirare il panorama sulla città di Nida e sulle splendide dune bianche fino al confine con l’amministrazione russa di Kaliningrad.
    Il secondo giorno a Nida lo dedichiamo ad un’escursione in barca sul fiume Nemunas il cui delta forma la laguna curlandese; il prezzo (120 ls) non vale il biglietto poiché il lento attraversamento del Delta dopo un po’ risulta monotono, a parte il passaggio di qualche sporadica cicogna e le soste nella sonnolenta Silutè e la desolata Uostadvaris non arricchiscono granchè l’itinerario.
    Finiamo la giornata raggiungendo il confine russo di Kaliningrad per fare qualche foto ed un ultima nuotata nel Baltico.
    Il settimo giorno lasciamo la penisola curlandese e ripartiamo verso nord, direzione Klaipeda. La città ha mantenuto lo stile architettonico tipicamente tedesco, derivante dalla sua appartenenza alla Prussia orientale, con le strade acciottolate e costruzioni in graticcio; facciamo un giro per la Piazza del Teatro dominata dall’edificio neoclassico del Teatro d’Arte Drammatica dal cui balcone Hitler proclamò l’annessione della città al Terzo Reich.
    A nord del fiume Danè ammiriamo il bel palazzo neogotico dell’ufficio postale e poco distante il Palazzo K, il moderno edificio più alto della città, l’hotel Klaipeda, il cui nome deriva dalla sua architettura simile alla lettera K.
    Ci dirigiamo quindi verso il Parco Nazionale di Zemaitija dove abbiamo in programma la visita all’ex base missilistica sovietica di Plateliai; trovarla non è facile, è mal indicata e ovviamente ben nascosta nella foresta.
    Il bivio si trova sulla strada che porta a Plateliai: sulla destra c’è il cartello <strong>Militarizmo Expozicija, ma al cancello la brutta sorpresa: la base è chiusa per restauro fino alla fine del 2011. La delusione è tanta poiché la tappa a Zemaitija era stata fissata proprio per visitare la base e non ci rassegniamo.</strong>
    <strong>Riusciamo ad avvicinarci al custode e, con uno stratagemma, lo convinciamo a farci da guida e aprirci la porta di uno dei quattro silos sotterranei che contenevano i missili. La base si sviluppa nel sottosuolo a quasi 30 metri di profondità e gli abitanti di Plateliai sicuramente non immaginavano che là sotto fosse nascosta una delle basi nucleari più importanti d’Europa con un reggimento di 10.000 uomini.</strong>
    <strong>L’interno è dissestato, malamente illuminato e la nostra guida improvvisata ci conduce in meandri di corridoi, paratie stagne, canali di fuga di emergenza, ci mostra l’enorme motore diesel che alimentava l’intera struttura e, attraverso un angusto accesso arriviamo nella zona più inquietante: l’involucro dei missili, profondo 27 metri e largo 6 che un tempo ospitava il vettore con la testata nucleare, fino al 1978, anno in cui la base fu abbandonata in quanto scoperta dalla CIA.</strong>
    <strong>Il ragazzo ci spiega che la base diventerà un’attrazione turistica con i fondi stanziati dall’UE per il suo recupero e questo ci fa sentire privilegiati nell’aver visto un luogo unico prima che venga sacrificato al business del turismo.</strong>
    <strong>Ci congediamo con una buona mancia e andiamo a cercare l’hotel Linelis sul lago Platelijai</strong>
    <u>http://www.linelis.lt/index.php?lang=en</u>
    E’ la vigilia di ferragosto e attorno al lago i ragazzi si preparano per i festeggiamenti che però vengono rovinati da uno spaventoso temporale estivo che farà crollare più di qualche albero.
    La mattina dopo ci dirigiamo verso Siauliai per ammirare la Collina delle Croci; lo spettacolo che si presenta è impressionante: migliaia di croci di ogni misura abbarbicate su una collina, erette dai pellegrini o dai giovani sposi che qui si recano per consacrare la loro unione.
    Le prime comparvero nel XIV secolo e si moltiplicarono in seguito alle sanguinose lotte contro lo zar; durante il dominio sovietico la collina fu rasa al suolo almeno tre volte e furono scavati i fossati che la circondano, ma non fu sufficiente ad impedire la ricomparsa delle croci a commemorazione delle persone deportate o uccise durante la dominazione sovietica.
    Al centro del piazzale si erge maestosa quella fatta porre da papa Giovanni Paolo II in occasione della sua visita nel 1993; poco lontano sorge il monastero: un edificio di mattoni di mattoni rossi costruito su espresso desiderio di Papa Woitila.
    Facciamo un giro per Sauliai con visita alla Cattedrale e al vecchio cimitero dalle tombe antichissime; visitiamo villa Frenkelis, costruita in stile art nouveau per l’omonimo magnate del cuoio.
    Purtroppo il caldo torrido ci fa battere in ritirata alla ricerca dell’hotel nella vicina Bubiai.
    <u>http://www.grafozubovo.lt/en/</u> carino ma molto decentrato e senza alcun servizio nelle vicinanze.

    Il nono giorno a Kaunas! La morsa di caldo non molla e rimandiamo la visita della città alla sera; dopo aver pranzato in Rotuses aleja al Bravisima, ci dirigiamo al IX Forte nella periferia nord occidentale della città.
    Il forte fu costruito alla fine dell’Ottocento per rafforzare la frontiera dell’impero zarista, ma durante la seconda guerra mondiale fu trasformato in campo di sterminio e vi furono massacrate 80.000 persone.
    Impieghiamo molto tempo per trovarlo e purtroppo perdiamo l’ultima visita guidata in inglese; ci limitiamo quindi a fare il giro delle mura e a fotografare il toccante monumento su “La via della Morte” dove un epitaffio recita così:
    ”This is the place where nazis and their assistants killed more than 80.000 jews from Lithuania and other european countries”.
    Visitiamo il centro storico di Kaunas: la Cattedrale, la Sinagoga corale, la chiesa di San Michele Arcangelo: una bella costruzione azzurra in stile neobizantino in Laisvès aleja.
    Su consiglio della nostra guida ceniamo al Zalias Ratas sulla stessa via, dietro l’ufficio turistico.
    Locale carino, in una posizione bizzarra, circondato da alti palazzoni, dove gustiamo specialità lituane ad un ottimo prezzo (45,90 Lt),
    Alloggiamo all’Amberton Cozy <u>http://www.ambertonhotels.com/kaunas-hotel/amberton-new-name</u>
    Ottimo hotel in posizione centrale strategica, con parcheggio, peccato per il quarto piano senza ascensore che con i bagagli è risultato essere molto scomodo.
    Lasciamo Kaunas e percorriamo i 116 km che ci separano dal Gruto Parkas a Druskininkai, soprannominato Stalin Word.
    Il parco ospita le statue di bronzo un tempo collocate nei parchi e nelle piazze della Lituania come simbolo dell’oppressione del potere sovietico ed è strutturato in modo da ricordare un campo di sterminio, con sottofondo musicale di marce russe diffuso dagli altoparlanti collocati sulle torrette di vedetta.
    A chi lo accusa di sfruttare gli orrori della dominazione sovietica, il fondatore del parco risponde: “non è possibile cambiare la storia né dimenticarla”. Secondo me, grazie alla creazione di questo parco, è possibile rendersi conto della pesante propaganda politica che veniva perpetrata ai popoli oppressi.
    Dopo una deviazione fino al confine con la Bielorussia, riprendiamo il viaggio verso Trakai dove visitiamo il Castello dell’Isola sul lago Gatvè: edificio in mattoni rossi del 1400 completamente restaurato, collegato alla sponda da un ponte pedonale in legno.
    All’interno del castello il Museo storico di Trakai.
    Ci dirigiamo quindi verso l’hotel Sarunas a Vilnius nei pressi dello stadio Zalgiris, per una sosta di due giorni nella capitale lituana <u>http://www.hotelsarunas.lt/index.php?fuseaction=catalog.view&mid=23&cid=48&</u>
    L’hotel è molto bello ed elegante, le stanze spaziose come suite; peccato per i letti cigolanti e l’assenza di ascensore anche qua.
    Cinque minuti a piedi attraversando il ponte Karaliaus sul fiume Neris e siamo in Piazza della Cattedrale, dove inizio la ricerca della Mattonella Stebuklas, ossia il punto in cui terminava la catena umana che da Tallin arrivava a Vilnius unendo nel 1989 due milioni di estoni, lettoni e lituani, in un unico ideale di libertà.
    Giro per il centro storico e cena al Cili Kaimas, specialità tipiche in un ambiente dove pesci nuotano in una vasca e galline razzolano in una stia di vetro. Ottima la zuppa di funghi nel pane nero.
    Giorno seguente dedicato a completare il giro della città con salita al Castello sulla collina di Gediminas, visita delle chiese di S. Anna e S. Michele, del museo dell’ambra, della cappella Romanov e del Museo delle Vittime del Genocidio.
    Ma la nostra attenzione si concentra davanti al Parlamento e a quanto rimane delle barricate erette a sua difesa nel 1991.
    Il filo spinato, gli slogan politici e le toccanti foto dei caduti testimoniano in modo efficace il recente e cruento passato.
    Lungo la commerciale Gedimino prospektas ammiriamo le statue delle Tre Muse che incombono dall’alto dell’ingresso del Teatro d’Arte Drammatica.
    La mattina seguente prima di lasciare Vilnius saliamo sulla Torre della Televisione che spicca con i suoi 326 metri d’altezza a simboleggiare la tenacia del popolo lituano dove, nel gennaio del 1991 durante l’attacco delle forze sovietiche morirono 12 persone e la televisione continuò a trasmettere fino all’ingresso dei militari nella torre.
    All’esterno alcune croci di legno commemorano le vittime, mentre a 165 metri d’altezza un bar- ristorante girevole offre un bel panorama sulla città.
    Lunghi e monotoni i 175 chilometri che ci separano dalla meta successiva: Daugavpils, la seconda città della Lettonia.
    Lungo il percorso tentiamo di visitare il Birrificio Utenos; il direttore dello stabilimento, raggiuntici ai cancelli incuriosito, molto cordialmente ci spiega che non sono ancora pronti per le visite turistiche, per motivi di sicurezza ed igiene, e ci ringrazia per il nostro interessamento augurandoci buon viaggio.
    Giunti a Daugavpils, proviamo ad entrare nella Fortezza che purtroppo è in restauro. Riusciamo ad infilarci da un’entrata secondaria e, in mezzo a fango e scavi, visitiamo quella che era una vera e propria cittadella fortificata con resti decadenti di ospedali, magazzini e casermoni abbandonati; una parte sommariamente restaurata è ora destinata ad abitazioni per persone indigenti.
    L’ingresso di queste povere case è all’esterno della Fortezza e improvvisate barricate di legno o metallo arrugginito, chiuse da pesanti catene e robusti lucchetti, impediscono l’accesso alla stessa.
    Veniamo però scoperti dal custode che ci caccia, ma nella direzione opposta alla nostra entrata, costringendoci a percorrere tutto il perimetro esterno della fortezza per raggiungere l’automobile.
    Alloggiamo all’hotel Latgola <u>http://www.hotellatgola.lv/eng/parmums_eng.html</u> definito dalla nostra guida “inguardabile” per l’architettura, ma non posso parlarne male per comfort e per il bel panorama che si gode dal ristorante sito all’ultimo piano.
    Anonima la città, “simil-sovietica” , bellissima però la chiesa ortodossa di St Boris con le sue cupole dorate.
    Il viaggio volge al termine, si ritorna verso nord attraversando la regione dei laghi della Latgale con sosta ad Aglona, sul lago Egles dove visitiamo la bianca Basilica e ci fermiamo per un pic nic.
    Ultima tappa dell’itinerario, prima di tornare a Riga è Jekabpils: città che non offre molto e i grigi casermoni fatiscenti la rendono ancora più triste; pernottiamo nell’unico hotel della zona il Daugavkrasti, lungo la Daugava, ma nutriamo qualche dubbio sulla sua reputazione.
    Decidiamo di andare a Koknese, 43 km più a nord dove alla confluenza dei fiumi Daugava e Perse sorgono le rovine di un castello cavalleresco del 1200 in spettacolare posizione sulla rupe.
    Arriviamo mentre è in corso la celebrazione di un matrimonio in costume medioevale; pur non capendo una parola, assistiamo fino alla fine che culmina con il rituale del lancio da parte degli sposi di una corona di fiori nel fiume, presumo quale gesto di buon auspicio.
    Qualche km più a ovest si staglia l’imponente la diga idroelettrica di Plavinu Hes dove ci fermiamo per qualche foto, ma veniamo cacciati dall’agente di sorveglianza.
    L’ultimo giorno prevede la triste sosta al campo di concentramento di Salaspils: incontriamo qualche difficoltà ad individuare lo svincolo sulla strada che porta a Riga e ci riusciamo grazie all’aiuto di una signora che ci accompagna un tratto e ci fa uno schizzo della strada da seguire.
    Sarà la giornata grigia, ma già all’ingresso provo angoscia: l’iscrizione sull’enorme bunker recita: “Dietro a questo cancello la terra geme”.
    Qui tra il 1941 e 1944 furono trucidate quasi 100.000 persone tra ebrei e prigionieri di guerra, donne e bambini compresi.
    Al centro del memoriale un’ enorme lastra di pietra nera racchiude al suo interno un metronomo che rintocca ossessivamente al ritmo del battito cardiaco, qualcuno ha posto dei fiori; nel perimetro che delimitava il campo le gigantesche statue che commemorano la Shoah, inquietanti e significative: la madre, l’orgoglio, la sofferenza.
    Sul sito dove sorgeva la baracca dei bambini, manine più fortunate hanno posto tanti giocattoli e peluches, la cui visione è commovente e segna la mia coscienza.

    Lasciamo questo luogo di dolore e ripartiamo verso Riga, dove trascorriamo la giornata girovagando sotto la pioggia e pernottiamo all’ABC Hotel, nei pressi dell’aeroporto.
    <u>http://www.hotelabc.lv/</u>

    La mattina dopo riconsegnando l’automobile ci accorgiamo che, di fronte al parcheggio dell’autonoleggio, seminascosto, c’è un museo a cielo aperto di velivoli, residuati bellici sovietici.
    Attraverso la recinzione possiamo ammirare la possente stazza dell’elicottero MIL-MI 6“hoock”, il più grande al mondo nel suo genere, l’incursore MIL-MI 8, nonché diversi caccia MIG 15 e 21.

    Ripartiamo per l’Italia con la consapevolezza di aver toccato con mano un pezzo di storia spesso sconosciuta o poco considerata dalla nostra cultura occidentale e che segna in modo significativo la storia contemporanea d’Europa.


    Volo Ryanair Bergamo-Riga
    Autonoleggio: Hertz + navigatore (fortemente consigliato)
    Hotel prenotati con <u>www.booking.com</u> (tranne a Jekabpils che sconsiglio)
    Guida: Lonely Planet
    Sconsiglio bere l’acqua del rubinetto, acquistare un insetticida per zanzare e ragni; attenzione ai divieti di parcheggio (ganasce facili) e limiti di velocità (autovelox).