1. 1: Scrittori per caso

    di , il 14/9/2010 15:54

    Marcella Croce, "L’anima nascosta del Giappone" Marietti editore, Milano 2009

    L’estetica giapponese si basa su tre parole chiave: sabi, shibui, wabi, che non è facile spiegare in modo adeguato, perché le rispettive traduzioni nelle lingue occidentali (in italiano ‘severo’, ‘modesto’, ‘melanconico’) sono prive delle connotazioni altamente positive che esse posseggono in giapponese. Le tre parole si riferiscono alla semplicità, sobrietà e buon gusto, ideali di una vita povera e serena, ai quali per secoli è stata improntata la cultura del Giappone.

    Altri concetti fondamentali sono l’armonia totale (wa) tra uomo, natura e universo, il mutuo rispetto e la venerazione che sono necessari nei rapporti umani, il concetto di umiltà personale (kei) verso tutte le cose, la pulizia e l’ordine (sei) che dovrebbero essere sempre presenti in ciò che ci circonda, nei nostri pensieri e nei nostri rapporti con gli altri. Scopo di tutti questi ideali è coltivare una mente calma in un ambiente sereno e riposante (jaku), requisito indispensabile per conseguire una piena completezza spirituale.

    Nei giardini giapponesi più importanti c’è sempre il padiglione per il tè (chashitsu), di solito un piccolo edificio con sei finestre che intendono rappresentare filosoficamente la sei ‘finestre’ della nostra umanità: occhi, orecchie, naso, lingua, corpo e mente. La semplicità assoluta dell’edificio invita alla comunione con la natura, e i nomi sono fra i più poetici: Kasen-no-ma ‘stanza per i poeti maestri’, Shoken-den ‘sala dove si invitano i saggi’, Tekisei-ro ‘padiglione per raccogliere le stelle’, e così via dicendo.

    Nei giardini giapponesi nulla nasce a caso: anche il muschio che nei nostri giardini viene spesso eliminato in quanto spontaneo, è amorevolmente coltivato. Al Saiho-ji di Kyoto, chiamato anche ‘tempio dei muschi’ (Koke-dera), ne esistono circa 120 tipi e rendono questo giardino famosissimo in tutto il paese.

    "Lo spirito del Giappone, più che spiegato o studiato, va semplicemente ‘sentito’, assorbito. Nell’atmosfera rarefatta del tempio, l’unico rumore che avvertivo era il battere implacabile della pioggia che innaffiava naturalmente i celebrati muschi, e ad ogni tratto affondavo lentamente sempre più nel terreno inesprimibile del sacro. La pioggia continuava incessante; invece che rovinare la nostra passeggiata nel giardino, l’aveva resa ancora più suggestiva. Scendendo una dozzina di scalini, mi sono ritrovata nel buio totale di un ambiente sotterraneo, che intendeva richiamare il ventre materno, che è anche il ventre della terra, e in pochi minuti ciascun visitatore, che lo volesse o no, diventava pellegrino e avvertiva totalmente cambiata la propria dimensione". (da “L’anima nascosta del Giappone” di Marcella Croce - Marietti ed. Milano)

    L'autrice

    Marcella Croce è nata a Palermo e ha conseguito il dottorato in letteratura italiana presso la University of Wisconsin-Madison (USA). È giornalista e collabora al quotidiano “La Repubblica”. Per conto del Ministero degli Esteri è stata docente di italiano all’Università di Isfahan (Iran) e di Kyoto (Giappone). Ha pubblicato vari libri sulle tradizioni popolari siciliane e Oltre il chador - Iran in bianco e nero (Medusa, Milano) con cui ha vinto il 1° Premio di scrittura femminile “Il paese delle Donne”, Roma 2007. Le sue pubblicazioni Eat smart in Sicily (Ginkgo Press, USA) e “Guida ai sapori perduti – storie e segreti del cibo siciliano” (Kalòs, Palermo) sono state presentate negli Istituti Italiani di Cultura di Malta, Copenhagen, Washington, San Francisco e Vancouver. Con il figlio, Andrea Matranga, ha presentato la mostra fotografica “Riti e teatro tradizionale a Kyoto” presso il Museo Internazionale delle Marionette di Palermo e l’Art & Culture Association di Atene.

  2. Turisti Per Caso.it
    , 14/9/2010 15:54
    <b>Marcella Croce</b>, <b>"L’anima nascosta del Giappone"</b>
    Marietti editore, Milano 2009

    L’estetica giapponese si basa su tre parole chiave: <i>sabi,</i><i> shibui, wabi</i>, che non è facile spiegare in modo adeguato, perché le rispettive traduzioni nelle lingue occidentali (in italiano ‘severo’, ‘modesto’, ‘melanconico’) sono prive delle connotazioni altamente positive che esse posseggono in giapponese. Le tre parole si riferiscono alla semplicità, sobrietà e buon gusto, ideali di una vita povera e serena, ai quali per secoli è stata improntata la cultura del Giappone.

    Altri concetti fondamentali sono l’armonia totale (<i>wa</i>) tra uomo, natura e universo, il mutuo rispetto e la venerazione che sono necessari nei rapporti umani, il concetto di umiltà personale (<i>kei</i>) verso tutte le cose, la pulizia e l’ordine (<i>sei</i>) che dovrebbero essere sempre presenti in ciò che ci circonda, nei nostri pensieri e nei nostri rapporti con gli altri. Scopo di tutti questi ideali è coltivare una mente calma in un ambiente sereno e riposante (<i>jaku</i>), requisito indispensabile per conseguire una piena completezza spirituale.

    Nei giardini giapponesi più importanti c’è sempre il padiglione per il tè<i> </i>(<i>chashitsu</i>), di solito un piccolo edificio con sei finestre che intendono rappresentare filosoficamente la sei ‘finestre’ della nostra umanità: occhi, orecchie, naso, lingua, corpo e mente. La semplicità assoluta dell’edificio invita alla comunione con la natura, e i nomi sono fra i più poetici: <i>Kasen-no-ma</i> ‘stanza per i poeti maestri’, <i>Shoken-den</i> ‘sala dove si invitano i saggi’, <i>Tekisei-ro</i> ‘padiglione per raccogliere le stelle’, e così via dicendo.

    Nei giardini giapponesi nulla nasce a caso: anche il muschio che nei nostri giardini viene spesso eliminato in quanto spontaneo, è amorevolmente coltivato. Al Saiho-ji di Kyoto, chiamato anche ‘tempio dei muschi’ (<i>Koke-dera</i>), ne esistono circa 120 tipi e rendono questo giardino famosissimo in tutto il paese.

    <i>"<b>Lo spirito del Giappone</b>, più che spiegato o studiato, va semplicemente ‘sentito’, assorbito. Nell’atmosfera rarefatta del tempio, l’unico rumore che avvertivo era il battere implacabile della pioggia che innaffiava naturalmente i celebrati muschi, e ad ogni tratto affondavo lentamente sempre più nel terreno inesprimibile del sacro. La pioggia continuava incessante; invece che rovinare la nostra passeggiata nel giardino, l’aveva resa ancora più suggestiva. Scendendo una dozzina di scalini, mi sono ritrovata nel buio totale di un ambiente sotterraneo, che intendeva richiamare il ventre materno, che è anche il ventre della terra, e in pochi minuti ciascun visitatore, che lo volesse o no, diventava pellegrino e avvertiva totalmente cambiata la propria dimensione"</i>.
    (da “<i>L’anima nascosta del Giappone</i>” di Marcella Croce - Marietti ed. Milano)

    <h3>L'autrice</h3>
    <b>Marcella Croce</b> è nata a Palermo e ha conseguito il dottorato in letteratura italiana presso la University of Wisconsin-Madison (USA). È giornalista e collabora al quotidiano “La Repubblica”. Per conto del Ministero degli Esteri è stata docente di italiano all’Università di Isfahan (Iran) e di Kyoto (Giappone).
    Ha pubblicato vari libri sulle tradizioni popolari siciliane e <i>Oltre il chador - Iran in bianco e nero</i> (Medusa, Milano) con cui ha vinto il 1° Premio di scrittura femminile “Il paese delle Donne”, Roma 2007. Le sue pubblicazioni <i>Eat smart in Sicily</i> (Ginkgo Press, USA) e “<i>Guida ai sapori perduti – storie e segreti del cibo siciliano</i>” (Kalòs, Palermo) sono state presentate negli Istituti Italiani di Cultura di Malta, Copenhagen, Washington, San Francisco e Vancouver.
    Con il figlio, Andrea Matranga, ha presentato la mostra fotografica “<i>Riti e teatro tradizionale a Kyoto</i>” presso il Museo Internazionale delle Marionette di Palermo e l’Art & Culture Association di Atene.