1. 1: Weekend

    di , il 13/9/2010 16:09

    «ll sublime paesaggio della Loira». Così, Honoré de Balzac definiva la sua terra nel romanzo Eugénie Grandet. Un grande palcoscenico, dove nel corso dei secoli hanno recitato sovrani e principi, regine e duchi, cortigiani e cantori. Una regione da scoprire poco a poco, lasciandosi cullare dai ricordi letterari (qui sono nati gli scrittori François Rabelais e Alain Fournier), facendosi conquistare dal fascino dei panorami e dai grandi vini del territorio.

    La porta d’accesso alla Valle della Loira è Bourges, città storica che vanta un enorme patrimonio artistico. La cattedrale di Saint-Etienne del XIII secolo, con i suoi 2600 metri quadrati di vetrate a intarsio, veglia austera su viuzze strette, case a graticcio e palazzi gotici. Da maggio a settembre, sapienti scenografie scandiscono la notte, il momento più suggestivo per visitare la città, e regalano al quartiere medievale un tono particolare. Nel buio una scia di luci blu accompagna verso i siti storici, dalla cattedrale alle case nobiliari, che al passaggio vengono avvolte da un fascio iridescente in grado di far risaltare ogni minimo cesello architettonico. Un percorso per chi ama camminare in piena libertà, senza fretta e senza folla. Una quarantina di chilometri tra i vigneti di Sauvignon (che qui raggiunge livelli di assoluta eccellenza), ed ecco Sancerre, patria di grandi bianchi.

    Il ponte di Eiffel sbuca tra i castelli

    Le stradine antiche di questo borgo arroccato su una collina rocciosa sono dominate dalla torre medievale dello Château de Sancerre, della società Marnier Lapostole (che oltre al vino produce il mitico liquore all’arancia). Per i gourmand è il posto giusto per provare l’abbinamento tra un bicchiere di Sancerre (meglio se bianco) e il celeberrimo formaggio di capra, il Crottin de Chavignol. Sui pendii della riva sinistra del fiume, di fronte alle vigne di Pouilly sur Loire, la famiglia Bourgeois produce ottimi vini da 10 generazioni. L’impegno e l’attenzione di Jean Marie Bourgeois alle diverse caratteristiche geologiche del suolo si ritrovano nell’unicità dei suoi Sancerre. Riprendendo in direzione di Orleans, sul fiume si staglia possente la sagoma del ponte di Briare, un capolavoro di ingegneria idraulica alla cui progettazione ha partecipato anche Gustave Eiffel. Poco oltre, nell’antichissima Gien, rinomata per le ceramiche, colpisce il ponte in pietra a 13 campate, ripristinato ai tempi di Anne de Beaujeu, figlia di Luigi XI. Mentre l'irregolare torre medievale di Sully sur Loire, sulla riva sinistra del fiume, è un’anticipazione della sontuosità del percorso, così come l'abbazia benedettina di Saint Benoit sur Loire, che spicca tra le vecchie case dei pescatori allineate sul lungofiume. Le acque placide del grande fiume attraversano Orleans, legata al ricordo delle gesta eroiche di Giovanna D’Arco (1412-1431), che entrò vittoriosa nella città dopo averla liberata dal dominio inglese (1429). Da Blois, città natale di Luigi XII, comincia il cuore forte e romantico di questa valle, che ha conquistato i re della Francia Rinascimentale e le loro corti. Fughe di pregiati vigneti, solari campi di grano, armonie di declivi e piane si coniugano al reticolo di affluenti che nutrono la Loira.

    quattro secoli d'intrighi e segreti

    Quasi d’improvviso appare la reggia di Chambord, esaltata da una selva di pinnacoli e camini (in tutto 385), moderne stalagmiti di pietra. Eretta tra il 1519 e il 1537 per volere di re Francesco I, è il più grande castello della Loira: 440 stanze, 156 metri di lunghezza, 117 di larghezza e, curiosità, ben 365 camini. E ancora proseguendo, in un crescendo rossiniano, si avvicendano manieri. Tanti, diversi, bellissimi. Quello di Amboise, dove Leonardo Da Vinci trascorse gli ultimi tre anni della sua vita invitato da Francesco I, la pagoda di Chanteloup, costruita da Le Camus, sul limitare della foresta di Amboise. E poi Chenonceau, sulle acque del fiume Cher, che detiene i segreti di quattro secoli di intrighi di corte. Fu offerto da Enrico II alla sua favorita, Diana di Poitiers: alla morte del re, Caterina de Medici, sua potente rivale, la cacciò nel castello di Chaumont (quello stesso dove si rifugiò nel 1810 Madame De Stael, quando Napoleone le vietò di risiedere a meno di 40 chilometri da Parigi), dedicando la reggia a feste grandiose. A memoria di quell'epoca, in estate la vita di quasi tutti i castelli si rianima in suggestivi spettacoli all'aperto di Son et Lumière. I vigneti che circondano Tours e i suoi castelli fanno parte degli AOC (Appellation d’Origine Controllée) di Touraine, che confinano con quelle d’Anjou e di Saumur. Il tufo estratto in questa zona fino alla fine del XIX secolo, venne sfruttato per costruire numerosi monumenti francesi, alcune ville della Loira e una parte dell’Abbazia di Westminster. Molte cave sono state trasformate in cantine, luoghi ideali per invecchiare il vino nell’oscurità a una temperatura costante. Passata Tours, città natale di Balzac, si entra nella patria dello Chinon. Il castello del paese omonimo, durante la guerra dei Cento Anni fu uno degli ultimi baluardi della Corona. In questo triangolo alla confluenza della Vienne con la Loira, il Cabernet franc trova una delle sue massime espressioni, quale il Clos de l’Echo della Maison Couly-Dutheil. Ancora una volta per capire al meglio il fascino e la cultura di questi vini bisogna entrare in cantina.

    botti nelle cave di tufo di saumur

    Addentrarsi e respirare l’atmosfera delle antiche gallerie di tufo del X secolo (con cui è stato costruito anche castello di Chinon). Buio e silenzio proteggono le preziose bottiglie, mentre nelle vigne il sole e la luce maturano le uve per le future vendemmie. Il paesaggio disteso e solenne dell’AOC Saumur Champigny, una sorta di scacchiera naturale tra campi, vigneti e piccoli corsi d’acqua, dove nel XII secolo un ettaro di vigna costava il 30% in più che in Champagne, continua fino al castello di Saumur, che domina la Loira con larghe torri dai tetti conici. Roccaforte protestante nel seicento, poi prigione e caserma, il maniero all'inizio del XX secolo divenne un museo dedicato alle arti decorative medievali, alle statuette giocattolo (circa ventimila pezzi) e al cavallo: raccoglie bardature e finimenti provenienti da tutto il mondo. Dai terreni pietroso-calcarei intorno all’abitato si ottengono uve Cabernet sauvignon e Cabernet franc che esprimono rossi vellutati, da grande invecchiamento, e quelle di Chenin blanc da cui si producono bianchi eleganti. Allo Château de Target, bella proprietà sulla sponda sinistra del fiume, si degustano alcuni tra i migliori vini del territorio, tra cui il Cuvée Ferry, rosso di grande struttura e personalità. Sorprende la casa vinicola Bouvet-Ladubay, nel centro di Saumur, tempio delle bollicine. Grand cru bianchi, rosati o rossi, dolci o secchi, realizzati secondo il metodo tradizionale, maturano nelle labirintiche cave dove l’artista Philippe Cormand, ha scolpito nel tufo la Cathedrale Engloutie, percorso enologico-scenografico sotterraneo che si snoda per 400 metri tra bottiglie, musica e giochi di luci. Nell’Anjou, tra Saumur e Anger, si celano i siti trogloditi, antiche cave, che i francesi chiamano troglò, oggi riconvertite in fungaie e, talvolta, trattorie. Spettacolari poi, le gigantesche sculture scavate nel sottosuolo da Jacques Warminski a St. Georges des Sept Voies. L’artista, tra il 1990 e il ’94, ha estratto 4mila tonnellate di materiale che ha riutilizzato all’aperto dandogli in positivo le stesse forme che in negativo si trovano all’interno della sua monumentale opera Hélice terrestre. Di nuovo in viaggio, si percorrono strade d’argine fiancheggiate da platani fino a Brissac, nel Coteaux de l’Aubance, con il monumentale castello (1502), abitato da più di 500 anni dai duchi di Brissac. Soffitti dipinti con oro in foglia, un grazioso teatro e una famosa cantina vinicola, da visitare, magari in compagnia del 13° duca di Brissac. Un tragitto tra le vigne conduce allo Chateau la Varière a Vauchrètien. In un fienile trasformato in sala degustazioni si assaggiano gli eccellenti rossi dell’Anjou ma, soprattutto, le preziose vendemmie tardive, bianchi dorati, deliziosamente dolci ed eleganti. Nati per accompagnarsi con foie gras e formaggi erborinati.

    L’itinerario si chiude ad Angers, ex roccaforte dei duchi d’Anjou, che si specchia nelle placide acque della Maine a otto chilometridalla confluenza nella Loira. Nei suoi palazzi si fondono i colori scuri dell’ardesia e quelli chiari del tufo, come nell’imponente fortezza fiancheggiata da 17 torrioni, che custodisce l’arazzo più grande del mondo: la Tapisserie de l’Apocalypse che misura quasi 100 metri di lunghezza e più di 4 di altezza. Uno dei simboli della grandeur francese, come la Loira, il fiume dei re. Una terra da scoprire immergendosi nel lusso dei secoli passati tra giardini, quadri, arazzi e intrighi di corte.

  2. Turisti Per Caso.it
    , 13/9/2010 16:09
    <i>«ll sublime paesaggio della Loira».</i> Così, Honoré de Balzac definiva la sua terra nel romanzo Eugénie Grandet. Un grande palcoscenico, dove nel corso dei secoli hanno recitato sovrani e principi, regine e duchi, cortigiani e cantori.
    Una regione da scoprire poco a poco, lasciandosi cullare dai ricordi letterari (qui sono nati gli scrittori François Rabelais e Alain Fournier), facendosi conquistare dal fascino dei panorami e dai grandi vini del territorio.

    La porta d’accesso alla Valle della Loira è <b>Bourges</b>, città storica che vanta un enorme patrimonio artistico. La <b>cattedrale di Saint-</b><b>Etienne </b>del XIII secolo, con i suoi 2600 metri quadrati di vetrate a intarsio, veglia austera su viuzze strette, case a graticcio e palazzi gotici. Da maggio a settembre, sapienti scenografie scandiscono la notte, il momento più suggestivo per visitare la città, e regalano al quartiere medievale un tono particolare. Nel buio una scia di luci blu accompagna verso i siti storici, dalla cattedrale alle case nobiliari, che al passaggio vengono avvolte da un fascio iridescente in grado di far risaltare ogni minimo cesello architettonico. Un percorso per chi ama camminare in piena libertà, senza fretta e senza folla. Una quarantina di chilometri tra i<b> vigneti di Sauvignon</b> (che qui raggiunge livelli di assoluta eccellenza), ed ecco Sancerre, patria di grandi bianchi.

    <h3>Il ponte di Eiffel sbuca tra i castelli</h3>
    Le stradine antiche di questo borgo arroccato su una collina rocciosa sono dominate dalla torre medievale dello <b>Château de
    Sancerre</b>, della società Marnier Lapostole (che oltre al vino produce il mitico liquore all’arancia). Per i gourmand è il posto giusto per provare l’abbinamento tra un bicchiere di Sancerre (meglio se bianco) e il celeberrimo formaggio di capra, il Crottin de Chavignol. Sui pendii della riva sinistra del fiume, di fronte alle vigne di <b>Pouilly sur Loire</b>, la famiglia Bourgeois produce ottimi vini da 10 generazioni.
    L’impegno e l’attenzione di Jean Marie Bourgeois alle diverse caratteristiche geologiche del suolo si ritrovano nell’unicità dei suoi Sancerre. Riprendendo in direzione di <b>Orleans</b>, sul fiume si staglia possente la sagoma del ponte di Briare, un capolavoro di ingegneria idraulica alla cui progettazione ha partecipato anche Gustave Eiffel. Poco oltre, nell’antichissima <b>Gien</b>, rinomata per le ceramiche, colpisce il ponte in pietra a 13 campate, ripristinato ai tempi di Anne de Beaujeu, figlia di Luigi XI.
    Mentre l'irregolare torre medievale di <b>Sully sur Loire</b>, sulla riva sinistra del fiume, è un’anticipazione della sontuosità del percorso, così come l'abbazia benedettina di <b>Saint Benoit sur Loire</b>, che spicca tra le vecchie case dei pescatori allineate sul lungofiume. Le acque placide del grande fiume attraversano Orleans, legata al ricordo delle gesta eroiche di Giovanna D’Arco (1412-1431), che entrò vittoriosa nella città dopo averla liberata dal dominio inglese (1429). Da <b>Blois</b>, città natale di Luigi XII, comincia il cuore forte e romantico di questa valle, che ha conquistato i re della Francia Rinascimentale e le loro corti. Fughe di pregiati vigneti, solari campi di grano, armonie di declivi e piane si coniugano al reticolo di affluenti che nutrono la Loira.

    <h3>quattro secoli d'intrighi e segreti</h3>
    Quasi d’improvviso appare la <b>reggia di Chambord</b>, esaltata da una selva di pinnacoli e camini (in tutto 385), moderne stalagmiti di pietra. Eretta tra il 1519 e il 1537 per volere di re Francesco I, è il più grande castello della Loira: 440 stanze, 156 metri di lunghezza, 117 di larghezza e, curiosità, ben 365 camini.
    E ancora proseguendo, in un crescendo rossiniano, si avvicendano manieri. Tanti, diversi, bellissimi. Quello di <b>Amboise</b>, dove Leonardo Da Vinci trascorse gli ultimi tre anni della sua vita invitato da Francesco I, la pagoda di Chanteloup, costruita da Le Camus, sul limitare della foresta di Amboise. E poi <b>Chenonceau</b>, sulle acque del fiume Cher, che detiene i segreti di quattro secoli di intrighi di corte. Fu offerto da Enrico II alla sua favorita, Diana di Poitiers: alla morte del re, Caterina de Medici, sua potente rivale, la cacciò nel castello di <b>Chaumont</b> (quello stesso dove si rifugiò nel 1810 Madame De Stael, quando Napoleone le vietò di risiedere a meno di 40 chilometri da Parigi), dedicando la reggia a feste grandiose.
    A memoria di quell'epoca, in estate la vita di quasi tutti i castelli si rianima in suggestivi spettacoli all'aperto di Son et Lumière. I vigneti che circondano Tours e i suoi castelli fanno parte degli AOC (Appellation d’Origine Controllée) di Touraine, che confinano con quelle d’Anjou e di Saumur. Il tufo estratto in questa zona fino alla fine del XIX secolo, venne sfruttato per costruire numerosi monumenti francesi, alcune ville della Loira e una parte dell’Abbazia di Westminster. Molte cave sono state trasformate in cantine, luoghi ideali per invecchiare il vino nell’oscurità a una temperatura costante. Passata <b>Tours</b>, città natale di Balzac, si entra nella patria dello Chinon. Il castello del paese omonimo, durante la guerra dei Cento Anni fu uno degli ultimi baluardi della Corona. In questo triangolo alla confluenza della Vienne con la Loira, il Cabernet franc trova una delle sue massime espressioni, quale il Clos de l’Echo della Maison Couly-Dutheil. Ancora una volta per capire al meglio il fascino e la cultura di questi vini bisogna entrare in cantina.

    <h3>
    botti nelle cave di tufo di saumur</h3>
    Addentrarsi e respirare l’atmosfera delle antiche gallerie di tufo del X secolo (con cui è stato costruito anche castello di Chinon). Buio e silenzio proteggono le preziose bottiglie, mentre nelle vigne il sole e la luce maturano le uve per le future vendemmie. Il paesaggio disteso e solenne dell’AOC Saumur Champigny, una sorta di scacchiera naturale tra campi, vigneti e piccoli corsi d’acqua, dove nel XII secolo un ettaro di vigna costava il 30% in più che in Champagne, continua fino al castello di Saumur, che domina la Loira con larghe torri dai tetti conici. Roccaforte protestante nel seicento, poi prigione e caserma, il maniero all'inizio del XX secolo divenne un museo dedicato alle arti decorative medievali, alle statuette giocattolo (circa ventimila pezzi) e al cavallo: raccoglie bardature e finimenti provenienti da tutto il mondo.
    Dai terreni pietroso-calcarei intorno all’abitato si ottengono uve Cabernet sauvignon e Cabernet franc che esprimono rossi
    vellutati, da grande invecchiamento, e quelle di Chenin blanc da cui si producono bianchi eleganti. Allo Château de Target, bella proprietà sulla sponda sinistra del fiume, si degustano alcuni tra i migliori vini del territorio, tra cui il Cuvée Ferry, rosso di grande
    struttura e personalità. Sorprende la casa vinicola Bouvet-Ladubay, nel centro di Saumur, tempio delle bollicine. Grand cru bianchi, rosati o rossi, dolci o secchi, realizzati secondo il metodo tradizionale, maturano nelle labirintiche cave dove
    l’artista Philippe Cormand, ha scolpito nel tufo la Cathedrale Engloutie, percorso enologico-scenografico sotterraneo che si snoda per 400 metri tra bottiglie, musica e giochi di luci. Nell’Anjou, tra <b>Saumur </b>e <b>Anger</b>, si celano i siti trogloditi, antiche cave, che i francesi chiamano troglò, oggi riconvertite in fungaie e, talvolta, trattorie. Spettacolari poi, le gigantesche sculture scavate nel sottosuolo da Jacques Warminski a St. Georges des Sept Voies. L’artista, tra il 1990 e il ’94, ha estratto 4mila tonnellate di materiale che ha riutilizzato all’aperto dandogli in positivo le stesse forme che in negativo si trovano all’interno della sua monumentale opera Hélice terrestre. Di nuovo in viaggio, si percorrono strade d’argine fiancheggiate da platani fino a <b>Brissac</b>, nel Coteaux de l’Aubance, con il monumentale castello (1502), abitato da più di 500 anni dai duchi di Brissac. Soffitti dipinti con oro in foglia, un grazioso teatro e una famosa cantina vinicola, da visitare, magari in compagnia del 13° duca di Brissac. Un tragitto tra le vigne conduce allo Chateau la Varière a Vauchrètien. In un fienile trasformato in sala degustazioni si assaggiano gli eccellenti rossi dell’Anjou ma, soprattutto, le preziose vendemmie tardive, bianchi dorati, deliziosamente dolci ed eleganti. Nati per accompagnarsi con foie gras e formaggi erborinati.

    L’itinerario si chiude ad <b>Angers</b>, ex roccaforte dei duchi d’Anjou, che si specchia nelle placide acque della Maine a otto chilometridalla confluenza nella Loira. Nei suoi palazzi si fondono i colori scuri dell’ardesia e quelli chiari del tufo, come nell’imponente fortezza fiancheggiata da 17 torrioni, che custodisce l’arazzo più grande del mondo: la Tapisserie de l’Apocalypse che misura quasi 100 metri di lunghezza e più di 4 di altezza. Uno dei simboli della grandeur francese, come la Loira, il fiume dei re. Una terra da scoprire immergendosi nel lusso dei secoli passati tra giardini, quadri, arazzi e intrighi di corte.