1. 1: Patrizio & Syusy

    di , il 13/9/2010 15:44

    A me-Patrizio è capitata la fortuna di presentare, a Roma, Leo Hickman e il suo libro “Ultima chiamata, un viaggio alla ricerca dei veri costi delle nostre vacanze”. Il giovane giornalista inglese tiene, tra l’altro, una rubrica sul giornale The Guardian, tradotta in Italia da Internazionale. Lui si occupa di turismo, e ha analizzato con grande puntiglio statistico i guasti dell’inquinamento dovuto ai nostri viaggi. A parte il discorso, molto più complesso, dell’ "inquinamento culturale", Hickman ha calcolato quello puramente atmosferico, causato dalle nostre vacanze. E, del resto, basta dare un’occhiata al sito di Altreconomia o collegarsi ad AITR (Associazione Turismo Responsabile) per leggere statistiche impressionanti: facendo anche solo un viaggio in aereo oltreoceano produciamo la metà dell’anidride carbonica che provochiamo normalmente in un anno; un turista in vacanza in genere consuma il doppio dell’acqua che usa normalmente a casa sua ecc ecc.

    Secondo Leo, quindi, l’unica soluzione sono i "viaggi a corto raggio", una sorta di “filiera corta”, non soltanto per il cibo che consumiamo, ma anche per i viaggi che programmiamo. Durante il nostro incontro devo dire che mi sono divertito a fare l’avvocato del diavolo, sostenendo che quello di andare in giro per il mondo è anche un nostro diritto-dovere, e che in questo senso il turismo dal nord al sud del mondo, sia pure con qualche rischio e molte controindicazioni, è anche un modo per distribuire risorse a chi ne ha bisogno. Ma alla fine Leo mi ha spiazzato dicendo: “Ma, scusa, voi Italiani state nel posto più bello e più vario del mondo: avete a portata di mano dei veri gioielli di cultura e natura. Perché, almeno voi, non state a casa vostra, e fate vacanze eco-compatibili brevi?”. Impossibile dargli torto. Oltre che ecologiche, le vacanze e i week end “fuori porta” rispondono ad altre esigenze: costano poco a noi e rendono molto al “sistema” Italia. Inutile ripetere infatti che, in termini economici, siamo messi in braghe di tela: l’industria non tira più, il manifatturiero nemmeno, tra qualche anno – senza investimenti nella ricerca e nell’Università – neanche il terziario sarà messo meglio. Dell’agricoltura neanche parlarne: siamo alla… frutta. Quindi la nostra unica risorsa è il turismo. E le zone turistiche da sfruttare sono ancora moltissime: tolte alcune località topiche (San Marco a Venezia, due o tre Piazze di Firenze, il Colosseo e San Pietro a Roma, Capri) in cui “passano” le grandi direttrici turistiche mondiali (che ormai sono in mano a pochi tour operator stranieri) l’Italia è piena di piccole città d’arte, cammini di pellegrini, percorsi naturalistici, parchi naturali, oasi marine, sentieri ecc ecc ecc. C’è un intero territorio che si sta spopolando, che rischia l’abbandono, e che solo il turismo può salvare. Oltretutto – come abbiamo detto un sacco di volte – ciò che fa bene al turismo fa bene anche a noi tutti: tutela del paesaggio e dell’ambiente, restauro dei monumenti, buone infrastrutture per spostarsi. E per infrastrutture non si intendono solo aeroporti o autostrade: ci sono anche i treni e le piccole stazioni, i sentieri, piste ciclabili, itinerari naturali attrezzati, ippovie. La proposta di Syusy resta sempre valida: mettere una biglietteria al Brennero per far pagare i turisti e trasformare l’Italia in un Museo-vivo, in un grande villaggio turistico vero e vivibile.

    Quindi: partiamo alla scoperta dell’Italia minore! E cerchiamo di farla apprezzare agli stranieri. In questo senso noi abbiamo già cominciato a cambiare registro: negli ultimi mesi abbiamo fatto a nostra volta dei viaggi “a corto raggio”, in Friuli, Emilia, Toscana, Campania, Sardegna, Puglia, Sicilia. Insomma: il progetto "Slow Tour, Italiani non per caso" è cominciato, e continueremo a parlarne nei prossimi mesi. Intanto: buon viaggio in Italia!

    Patrizio & Syusy

  2. Turisti Per Caso.it
    , 13/9/2010 15:44
    A me-Patrizio è capitata la fortuna di presentare, a Roma, Leo Hickman e il suo libro <i>“Ultima chiamata, un viaggio alla ricerca dei veri costi delle nostre vacanze”</i>. Il giovane giornalista inglese tiene, tra l’altro, una rubrica sul giornale <i>The Guardian</i>, tradotta in Italia da <i>Internazionale</i>. Lui si occupa di turismo, e ha analizzato con grande puntiglio statistico i guasti dell’inquinamento dovuto ai nostri viaggi. A parte il discorso, molto più complesso, dell’ "inquinamento culturale", Hickman ha calcolato quello puramente atmosferico, causato dalle nostre vacanze. E, del resto, basta dare un’occhiata al sito di <b><i>Altreconomia</i> </b>o collegarsi ad <b>AITR (Associazione Turismo Responsabile)</b> per leggere statistiche impressionanti: facendo
    anche solo <b>un viaggio in aereo oltreoceano produciamo la metà dell’anidride carbonica che provochiamo normalmente in un anno</b>; un turista in vacanza in genere consuma il doppio dell’acqua che usa normalmente a casa sua ecc ecc.

    Secondo Leo, quindi, <b>l’unica soluzione sono i "viaggi a corto raggio"</b>, una sorta di “filiera corta”, non soltanto per il cibo che consumiamo, ma anche per i viaggi che programmiamo. Durante il nostro incontro devo dire che mi sono divertito a fare l’avvocato del diavolo, sostenendo che quello di andare in giro per il mondo è anche un nostro diritto-dovere, e che in questo senso il turismo dal nord al sud del mondo, sia pure con qualche rischio e molte controindicazioni, è anche un modo per distribuire risorse a chi ne ha bisogno. Ma alla fine Leo mi ha spiazzato dicendo: <i>“Ma, scusa, voi Italiani state nel posto più bello e più vario del mondo: avete a portata di mano dei veri gioielli di cultura e natura. Perché, almeno voi, non state a casa vostra, e fate vacanze eco-compatibili brevi?”</i>.
    Impossibile dargli torto. Oltre che ecologiche, le vacanze e i week end “fuori porta” rispondono ad altre esigenze: costano poco a noi e rendono molto al “sistema” Italia. Inutile ripetere infatti che, in termini economici, siamo messi in braghe di tela: l’industria non tira più, il manifatturiero nemmeno, tra qualche anno – senza investimenti nella ricerca e nell’Università – neanche il terziario sarà messo meglio. Dell’agricoltura neanche parlarne: siamo alla… frutta. Quindi<b> la nostra unica risorsa è il turismo.</b> E le zone turistiche da sfruttare sono ancora moltissime: tolte alcune località <i>topiche</i> (San Marco a Venezia, due o tre Piazze di Firenze, il Colosseo e San Pietro a Roma, Capri) in cui “passano” le grandi direttrici turistiche mondiali (che ormai sono in mano a pochi tour operator stranieri) l’Italia è piena di <b>piccole città d’arte, cammini di pellegrini, percorsi naturalistici, parchi naturali, oasi marine, sentieri </b>ecc ecc ecc. C’è un intero territorio che si sta spopolando, che rischia l’abbandono, e che solo il turismo può salvare. Oltretutto – come abbiamo detto un sacco di volte – <b>ciò che fa bene al turismo fa bene anche a noi tutti</b>: tutela del paesaggio e dell’ambiente, restauro dei monumenti, buone infrastrutture per spostarsi. E per infrastrutture non si intendono solo aeroporti o autostrade: ci sono anche i treni e le piccole stazioni, i sentieri, piste ciclabili, itinerari naturali attrezzati, ippovie. La proposta di Syusy resta sempre valida: mettere una biglietteria al Brennero per far pagare i turisti e <b>trasformare l’Italia in un Museo-vivo</b>, in un grande villaggio turistico vero e vivibile.

    Quindi: <b>partiamo alla scoperta dell’Italia minore!</b> E cerchiamo di farla apprezzare agli stranieri. In questo senso noi abbiamo già cominciato a cambiare registro: negli ultimi mesi abbiamo fatto a nostra volta dei viaggi “a corto raggio”, in Friuli, Emilia, Toscana, Campania, Sardegna, Puglia, Sicilia. Insomma: il progetto<b> </b>"Slow Tour, Italiani non per caso" è cominciato, e
    continueremo a parlarne nei prossimi mesi. Intanto: buon viaggio in Italia!

    Patrizio & Syusy