1. 1: Patrizio & Syusy

    di , il 3/9/2010 12:35

    Mantova Mantova bella città / merda di qua merda di là / ogni cantuccio un petoluccio / ogni contrada una cagada / e nella Piazza principale / uno stronzo colossale!

    Quando recito questa poesia (che mi ha insegnato il mio amico mantovano Gilberto, fondatore dell’Arci-Gola ed ora Gran Ciambellano di Slow Food in Lombardia) a qualcuno nato, come me, a Mantova, rischia sempre di offendersi, e di pensare che io pensi male della mia città. Non è vero: io – che pure sono emigrato/fuoriuscito da Mantova in giovanissima età, cioè appena ho potuto – amo svisceratamente Mantova. E il vero significato del poemetto scatologico non allude al fatto che Mantova sia sporca, anzi: in realtà è una città ordinatissima, pulitissima, con un centro chiuso al traffico e quasi tutti che vanno in bicicletta, e le case negli ultimi 10-20 anni sono state scrupolosamente restaurate, tanto che ad oggi Mantova può vantarsi di essere un vero angolo d’Europa in Italia. No, la poesia celebra piuttosto il legame forte di Mantova con il suo contado, con la terra della Bassa ricca di bestiame e di letame, Mantova terrigna, sanguigna, suigna, Mantova lattiero-casearia, Mantova caseificia.

    Il Mercato è al giovedì mattina: fino a qualche tempo fa i mediatori si scambiavano una semplice stretta di mignoli, e dal prezzo del latte dipende l’economia della zona. E il Libero Comune prima e poi la Signoria dei Gonzaga sono nati e si sono sviluppati in questa pentola geografica, dove ribolle da secoli un brodo di cultura fatto appunto di terra, umidità, nebbia. Ci sono stati alcuni film (Il Mestiere della Armi, Centochiodi ma soprattutto Novecento) che hanno ben raccontato le atmosfere di questa cittadina piccolissima (ha solo 60.000 abitanti) che lentamente, negli ultimi lustri, è uscita da un delirio di autosufficienza e da una sindrome di chiusura, dovuta ad un complesso di superiorità-inferiorità che faceva credere ai suoi abitanti che in fondo a Mantova c’era tutto, e non c’era bisogno di niente. Aiutati anche dal fatto che i treni sono rari e scomodi, che la nebbia era fitta e che quindi l’isolamento era un dato di fatto.

    Oggi Mantova è cambiata: la nebbia non è più quella di una volta, e la città si è aperta. Merito anche di otto-magnifici-mantovani che a suo tempo hanno organizzato il Festivaletteratura, che a settembre porta in città scrittori da tutto il mondo, e li colloca negli angoli bellissimi di questa cittadina bellissima. Se devo pensare ad un fine-settimana romantico, o gastronomico, o culturale, o museale, non mi viene in mente nulla di meglio di Mantova. Le stagioni più adatte sono ovviamente la primavera o l’autunno (a settembre fioriscono sul Lago Superiore i fiori di loto), ma è in inverno che la cucina mantovana (tortelli di zucca, stracotto, torta sbrisolona, agnolini, risotto con la salamella o col puntèl, salami doc, luccio in salsa, polenta abbrustolita) dà il meglio di sé e s’intona al clima. Alla fine di Via Pescheria, lungo il Rio, c’è un chiosco dove si mangia il cannoncino (panna-crema-budino) e in alcune trattorie (ad esempio ai Cavallini) ti danno un ottimo stracotto d’asino, o si può fare il bevrinvin, cioè agnolini in brodo col vino rosso.

    Ma a Mantova non si va solo per mangiare: a Palazzo Te (che già di per sé è un gioiello unico al mondo) ormai si organizzano mostre a livello mondiale. Giulio Romano, Andrea Mantegna, Leon Battista Alberti hanno creato a Mantova chiese, arazzi, dipinti e palazzi meravigliosi. Il Teatro dei Bibiena, o naturalmente il Palazzo Ducale, valgono un viaggio. Ma vale soprattutto la pena di passeggiare per la città, dalla Rotonda di San Lorenzo sotto al Palazzo della Ragione, poi Piazza Leon Battista Alberti e Piazza Sordello, Piazza Pallone e poi giù in Piazza Virgiliana. E poi ci sono da scoprire piccoli tesori o semplicemente cose interessanti, dalla Casa del Mantegna fino al Museo Nuvolari o anche alla vecchia Borsa in stile Liberty. Non so se sia ancora possibile, ma una gita meravigliosa sarebbe andare in barca, a remi, sul Lago Superiore, dai Giardini di Belfiore fino al Santuario delle Grazie, lungo il Mincio.

    Se poi vi avanza mezza giornata, c’è sempre Sabbioneta, la Piccola Atene dei Gonzaga, a pochi chilometri dalla città, verso Cremona. Un ultimo consiglio: se arrivate a Mantova in autostrada, e uscite a Mantova Nord, cercate di entrare in città da Sparafucile e dal Ponte di San Giorgio, dove si gode di una vista meravigliosa dei Laghi e di Palazzo Ducale. Se sbagliate strada, ed entrate da Porta Cerese, verso lo Stadio, vi tocca lo spettacolo deprimente e puzzolente del Polo Petrolchimico, che in un passato recente ha regalato a Mantova un poco lusinghiero record in fatto di tumori…

    Patrizio

    PS. Il "Festivaletteratura" si svolge dall'8 al 12 settembre! Per info: http://www.festivaletteratura.it/

  2. Turisti Per Caso.it
    , 3/9/2010 12:35
    <i>Mantova Mantova bella città / merda di qua merda di là / ogni cantuccio un petoluccio / ogni contrada una cagada / e nella Piazza principale / uno stronzo colossale! </i>

    Quando recito questa poesia (che mi ha insegnato il mio amico mantovano Gilberto, fondatore dell’Arci-Gola ed ora Gran Ciambellano di Slow Food in Lombardia) a qualcuno nato, come me, a Mantova, rischia sempre di offendersi, e di pensare che io pensi male della mia città. Non è vero: io – che pure sono emigrato/fuoriuscito da Mantova in giovanissima età, cioè appena ho potuto – <b>amo svisceratamente Mantova</b>. E il vero significato del poemetto scatologico non allude al fatto che Mantova sia sporca, anzi: in realtà è una città ordinatissima, pulitissima, con un centro chiuso al traffico e quasi tutti che vanno in bicicletta, e le case negli ultimi 10-20 anni sono state scrupolosamente restaurate, tanto che ad oggi Mantova può vantarsi di essere un vero angolo d’Europa in Italia. No, la poesia celebra piuttosto il legame forte di Mantova con il suo contado, con la terra della Bassa ricca di bestiame e di letame, Mantova terrigna, sanguigna, <i>suigna</i>, Mantova lattiero-casearia, Mantova <i>caseificia</i>.

    Il Mercato è al giovedì mattina: fino a qualche tempo fa i mediatori si scambiavano una semplice stretta di mignoli, e dal prezzo del latte dipende l’economia della zona. E il Libero Comune prima e poi la Signoria dei Gonzaga sono nati e si sono sviluppati in questa pentola geografica, dove ribolle da secoli un brodo di <i>cultura</i> fatto appunto di terra, umidità, nebbia. Ci sono stati alcuni film (Il Mestiere della Armi, Centochiodi ma soprattutto Novecento) che hanno ben raccontato le atmosfere di questa cittadina piccolissima (ha solo 60.000 abitanti) che lentamente, negli ultimi lustri, è uscita da un delirio di autosufficienza e da una sindrome di chiusura, dovuta ad un complesso di superiorità-inferiorità che faceva credere ai suoi abitanti che in fondo a Mantova c’era tutto, e non c’era bisogno di niente. Aiutati anche dal fatto che i treni sono rari e scomodi, che la nebbia era fitta e che quindi l’isolamento era un dato di fatto.

    Oggi Mantova è cambiata: la nebbia non è più quella di una volta, e la città si è aperta. Merito anche di otto-magnifici-mantovani che a suo tempo hanno organizzato il <b>Festivaletteratura</b>, che a settembre porta in città scrittori da tutto il mondo, e li colloca negli angoli bellissimi di questa cittadina bellissima. Se devo pensare ad un fine-settimana romantico, o gastronomico, o culturale, o museale, non mi viene in mente nulla di meglio di Mantova. Le stagioni più adatte sono ovviamente la primavera o l’autunno (<b>a settembre fioriscono sul Lago Superiore i fiori di loto</b>), ma è in inverno che la cucina mantovana (tortelli di zucca, stracotto, torta sbrisolona, agnolini, risotto con la<i> salamella</i> o col <i>puntèl</i>, salami doc, luccio in salsa, polenta abbrustolita) dà il meglio di sé e s’intona al clima.
    Alla fine di Via Pescheria, lungo il Rio, c’è un chiosco dove si mangia il <i>cannoncino</i> (panna-crema-budino) e in alcune trattorie (ad esempio ai Cavallini) ti danno un ottimo stracotto d’asino, o si può fare il <i>bevrinvin</i>, cioè agnolini in brodo col vino rosso.

    Ma a Mantova non si va solo per mangiare: a <b>Palazzo Te</b> (che già di per sé è un gioiello unico al mondo) ormai si organizzano mostre a livello mondiale. Giulio Romano, Andrea Mantegna, Leon Battista Alberti hanno creato a Mantova chiese, arazzi, dipinti e palazzi meravigliosi. Il Teatro dei Bibiena, o naturalmente il Palazzo Ducale, valgono un viaggio. Ma vale soprattutto la pena di passeggiare per la città, dalla Rotonda di San Lorenzo sotto al Palazzo della Ragione, poi Piazza Leon Battista Alberti e Piazza Sordello, Piazza Pallone e poi giù in Piazza Virgiliana. E poi ci sono da scoprire piccoli tesori o semplicemente cose interessanti, dalla Casa del Mantegna fino al Museo Nuvolari o anche alla vecchia Borsa in stile Liberty. Non so se sia ancora possibile, ma una gita meravigliosa sarebbe andare in barca, a remi, sul Lago Superiore, dai Giardini di Belfiore fino al Santuario delle Grazie, lungo il Mincio.

    Se poi vi avanza mezza giornata, c’è sempre Sabbioneta, la Piccola Atene dei Gonzaga, a pochi chilometri dalla città, verso Cremona. Un ultimo consiglio: se arrivate a Mantova in autostrada, e uscite a Mantova Nord, cercate di entrare in città da Sparafucile e dal Ponte di San Giorgio, dove si gode di una vista meravigliosa dei Laghi e di Palazzo Ducale. Se sbagliate strada, ed entrate da Porta Cerese, verso lo Stadio, vi tocca lo spettacolo deprimente e puzzolente del Polo Petrolchimico, che in un passato recente ha regalato a Mantova un poco lusinghiero record in fatto di tumori…

    <i>Patrizio</i>

    <b>PS. Il "Festivaletteratura" si svolge dall'8 al 12 settembre! Per info: <a href="http://www.festivaletteratura.it/" target="_blank" rel="nofollow">http://www.festivaletteratura.it/</a></b>