1. 1: Diario di Viaggio

    di , il 17/8/2010 12:48

    Dall’epoca della presenza italiana nel Dodecaneso, Rodi è stata trasformata in una destinazione turistica ed ancora oggi l’isola è probabilmente la meta più popolare della Grecia; voli internazionali e charter scaricano incessantemente orde di visitatori che, dall’aeroporto, si riversano sui litorali.

    Il periodo di alta stagione turistica non è forse il migliore – dati l’affollamento ed il considerevole aumento dei prezzi – tuttavia l’isola continua ad essere una meta affascinante, non solamente per il mare, ma anche per le sue numerose attrazioni.

    L’impatto con la famosa città murata – patrimonio dell’UNESCO – non è dei migliori, soprattutto se da Porta Marina si raggiunge la via Socratous e l’omonima piazza con al centro la fontana ottomana: gli antichi edifici ospitano ristoranti e negozi turistici di dubbio gusto e terribilmente affollati, tranne il vecchio caffè turco che – stranamente – è quasi sempre vuoto nonostante sia lì da più di 3 secoli. Sembra che il vecchio proprietario sia deceduto da qualche mese e che gli eredi non riescano a gestire al meglio un luogo che ora sembra solamente attirare gli sguardi distratti dei passanti.

    Basta svoltare nei vicoli acciottolati e perdersi tra gli edifici della città vecchia per riscoprire il fascino del borgo medioevale meglio conservato al mondo. Costruzioni risalenti all’epoca dei Cavalieri di S.Giovanni si alternano alle moschee ottomane (alcune purtroppo lasciate all’incuria) e alle rovine dell’antica città ellenistica, famosa per aver edificato il “colosso”, una delle meraviglie del mondo antico. Dalla torre dell’orologio e dai camminamenti delle poderose mura spaziano i panorami sugli antichi quartieri da cui svettano chiese e minareti sullo sfondo delle torri merlate del castello del Gran Maestro, restaurato dagli italiani per motivi di rappresentanza.

    Il fervore edilizio che pervase Rodi e le altre isole del Dodecaneso durante gli anni ’20 dello scorso secolo meraviglia ancora oggi e fu tale da dare un’impronta inconfondibilmente italiana a quest’area dell’Egeo: il lungo mare della città nuova si caratterizza per i suoi grandiosi edifici in stile razionalista, quasi ricordano una sorta di piccolo “Bund” nostrano, oltre al Palazzo del Governo (di ispirazione veneziana) ed altri palazzi deco’.

    Le tracce della presenza italiana sono sparse un po’ su tutta l’isola ed è a queste che guardo con particolare curiosità ed attenzione, per rispetto anche ad una storia non troppo lontana e della quale tante volte ho sentito parlare in famiglia, essendo mio padre un reduce dell’Egeo che, a 92 anni compiuti, ricorda ancora con nostalgia gli anni trascorsi da ventenne in questi luoghi. Si tratta di una pagina di storia quasi dimenticata e di cui si parla poco perfino nel nostro Paese, mentre è comprensibile che ciò avvenga in Grecia (aggredita militarmente da Mussolini nel ’39).

    Le isole dell’Egeo, conquistate durante la guerra di Libia contro i turchi, rimasero sotto il dominio italiano per 30 anni, venendo definitivamente perse dopo la sconfitta seguita al secondo conflitto mondiale del ’45. Il Dodecaneso non aveva particolare importanza economica (un po’ come gran parte dei territori coloniali italiani), tuttavia l’impegno e gli sforzi del nostro Paese nella realizzazione di edifici e infrastrutture fu anche qui nettamente superiore ai ricavi.

    Lindos ha costituito la base ideale per l’esplorazione dell’isola. La cittadina è anch’essa una delle principali mete di Rodi, nota per l’agglomerato di candide case abbarbicate attorno all’acropoli, più antica di quella della stessa capitale Atene. Furono gli archeologi italiani ad avviare profonde opere di restauro e di ricostruzione degli edifici più antichi, in particolare del tempio di Atena Lindia e della Stoà ellenistica.

    Il sud dell’isola è decisamente meno affollato rispetto ai litorali della costa orientale; nei pressi di Prassonissi (promontorio dell’estremità meridionale) e del villaggio di Kattavia la strada è costeggiata da stabilimenti industriali in rovina, chiese ed edifici colonici in stato d’abbandono, tutti risalenti all’epoca italiana. Nel cuore dell’isola, il villaggio di Eleousa conserva una piazza in perfetto stile razionalista con edifici cadenti, oltre ad una grande fontana monumentale all’ingresso del paese. Più in alto, verso la cima del monte Profitis Elias ammantata di pinete, sorgono due alberghi voluti dagli italiani e costruiti in stile sudtirolese. Uno di essi è stato interamente recuperato al suo uso originario, nell’altro sono stati avviati lavori di ristrutturazione. Poco distanti, una chiesa ed uno chalet (sempre in stile sudtirolese), costruiti all’epoca di una visita di Mussolini, giacciono in totale abbandono… un destino similare a quello toccato per lunghi anni agli edifici di Villa Torlonia a Roma. Nonostante questo, si fa facendo strada una certa tendenza a recuperare queste pregevoli testimonianze architettoniche risalenti all’epoca italiana e l’esempio più evidente sono le meravigliose terme di Kalithea riportate, dopo anni di incuria, al loro originario splendore oltre al Gran Albergo delle Rose sul litorale del capoluogo, del quale è stato risuscitato persino il nome.

    Ad Epta Piges (7 fonti) si ammirano le opere idrauliche di canalizzazione per dirottare le acque verso valle per incentivare le coltivazioni agricole.

    Rodi offre moltissimi altri luoghi d’interesse, dai castelli di Monolithos e Kritinià con i loro panorami, alle rovine dell’antica città dorica di Kamiros sulla costa orientale e alla celeberrima Petaludes (Valle delle farfalle).

    A circa un’ora di traghetto si raggiunge dal porto di Rodi l’isola di Simi ed il suo splendido capoluogo, caratterizzato dagli edifici color pastello in stile neoclassico.

    Simi è spesso meta di frettolose gite turistiche di un paio d’ore, terminate le quali l’isola torna nella sua atmosfera tranquilla e rilassata che caratterizza sempre Horiò, la parte alta del paese, che si affaccia sul porto offrendo splendidi panorami.

    Gialos (la zona portuale) è collegata alla parte alta del paese dalla Kali Strata, una scalinata monumentale costeggiata da signorili palazzi neoclassici (alcuni in rovina) di mercanti ed armatori, arricchiti dal commercio delle spugne e dalla costruzione delle barche, i cui cantieri ancora mantengono traccia della tradizionale attività dell’isola.

    Le spiagge di ciottoli, anche per la mancanza di strade, si raggiungono quasi tutte tramite i “taxi boats turistici” e le acque sono straordinariamente limpide. L’interno invece, caratterizzato da alture e pinete, è attraversato da un’unica strada principale che conduce a Panormitis, un bellissimo monastero quattrocentesco che si affaccia su una scenografica baia.

    Ed è Simi il luogo a cui mi sento maggiormente legato, perché è qui che si trovava mio padre con la sua guarnigione con la quale difese l’isola dagli sbarchi tedeschi prima della resa alle forze alleate, evento ricordato con una targa marmorea presso la pensione Caterinette che si affaccia sul porto. Simi fu tra le poche isole del Dodecaneso a non essere occupata dai tedeschi… i locali ancora ricordano le atrocità contro i soldati italiani e non ancora del tutto svelate, provavo una certa emozione a riascoltarle anche se a distanza di quasi 70 anni… chissà se sarei stato qui a scrivere questo breve resoconto se la storia di quei tristi anni fosse andata diversamente… Nancy, un’efficientissima donna inglese che aiutava l’anziana coppia proprietaria dell’albergo Fiona di cui eravamo ospiti, aveva ascoltato le tragiche storie degli aerei tedeschi che decollavano da Rodi con i soldati italiani che si dicevano destinati ai campi di prigionia. Gli anziani greci ricordano però che tali aerei riatterravano vuoti dopo nemmeno dieci minuti per nuovi trasbordi…. evidentemente i prigionieri venivano direttamente scaraventati in mare… Simi però non fu occupata.

    A Gialos rimangono a testimonianza della presenza italiana la torre dell’orologio ed il vecchio municipio dall’architettura orientaleggiante, ma cosa resta nei cuori della gente? E’ rimasto ancora un legame sentimentale con il nostro Paese simile a quello del mio anziano genitore?

    Passeggiando sulla banchina, dei vari esercizi turistici (ancora pochi, per fortuna) ce n’è uno che attira la mia attenzione per delle cartoline che riproducono vecchie foto di Simi nei primi anni del ‘900, così come dovrebbe riaffiorare nei ricordi paterni: è Anna a gestire il negozio, una bella donna greca di cinquant’anni, dai lunghi capelli neri raccolti in una treccia e dagli occhi neri penetranti. Anna parla perfettamente l’italiano, le mostro una vecchia foto ingiallita di mio padre scattata presso un promontorio dell’isola, Agios Emilianos, nel ’42 ed è così che riaffiorano i ricordi di sua madre oggi ottantacinquenne: “Allora si stava benissimo!! Si era creata un’incredibile empatia con gli italiani e molti di loro sposavano donne greche. Qui, nelle isole italiane dell’Egeo, ci sentiva come in Italia: mia madre, quando doveva andare ad Atene diceva infatti di dover andare in Grecia… Loro (…gli italiani) non volevano la guerra! Purtroppo tutto accade sempre per questioni economiche…. adesso la gente pensa solamente ai soldi e anche Simi è cambiata, non è più come quella una volta…”

    Concludo così il racconto del mio viaggio (in parte anche nostalgico) sperando di aver aggiunto particolari che vanno doverosamente ricordati a tributo di tutti coloro che hanno sacrificato il loro lavoro o perfino la loro vita nel nome del nostro Paese e che possono ancora dare un senso a tante sofferenze e sacrifici vissuti e raccontati in prima persona….. chissà se anche mio padre sarà in grado di riconoscere Simi dalle mie foto o la troverà anche lui inevitabilmente cambiata…

  2. giubren
    , 17/8/2010 12:48
    Dall’epoca della presenza italiana nel Dodecaneso, Rodi è stata trasformata in una destinazione turistica ed ancora oggi l’isola è probabilmente la meta più popolare della Grecia; voli internazionali e charter scaricano incessantemente orde di visitatori che, dall’aeroporto, si riversano sui litorali.
    Il periodo di alta stagione turistica non è forse il migliore – dati l’affollamento ed il considerevole aumento dei prezzi – tuttavia l’isola continua ad essere una meta affascinante, non solamente per il mare, ma anche per le sue numerose attrazioni.
    L’impatto con la famosa città murata – patrimonio dell’UNESCO – non è dei migliori, soprattutto se da Porta Marina si raggiunge la via Socratous e l’omonima piazza con al centro la fontana ottomana: gli antichi edifici ospitano ristoranti e negozi turistici di dubbio gusto e terribilmente affollati, tranne il vecchio caffè turco che – stranamente – è quasi sempre vuoto nonostante sia lì da più di 3 secoli. Sembra che il vecchio proprietario sia deceduto da qualche mese e che gli eredi non riescano a gestire al meglio un luogo che ora sembra solamente attirare gli sguardi distratti dei passanti.
    Basta svoltare nei vicoli acciottolati e perdersi tra gli edifici della città vecchia per riscoprire il fascino del borgo medioevale meglio conservato al mondo. Costruzioni risalenti all’epoca dei Cavalieri di S.Giovanni si alternano alle moschee ottomane (alcune purtroppo lasciate all’incuria) e alle rovine dell’antica città ellenistica, famosa per aver edificato il “colosso”, una delle meraviglie del mondo antico. Dalla torre dell’orologio e dai camminamenti delle poderose mura spaziano i panorami sugli antichi quartieri da cui svettano chiese e minareti sullo sfondo delle torri merlate del castello del Gran Maestro, restaurato dagli italiani per motivi di rappresentanza.
    Il fervore edilizio che pervase Rodi e le altre isole del Dodecaneso durante gli anni ’20 dello scorso secolo meraviglia ancora oggi e fu tale da dare un’impronta inconfondibilmente italiana a quest’area dell’Egeo: il lungo mare della città nuova si caratterizza per i suoi grandiosi edifici in stile razionalista, quasi ricordano una sorta di piccolo “Bund” nostrano, oltre al Palazzo del Governo (di ispirazione veneziana) ed altri palazzi deco’.
    Le tracce della presenza italiana sono sparse un po’ su tutta l’isola ed è a queste che guardo con particolare curiosità ed attenzione, per rispetto anche ad una storia non troppo lontana e della quale tante volte ho sentito parlare in famiglia, essendo mio padre un reduce dell’Egeo che, a 92 anni compiuti, ricorda ancora con nostalgia gli anni trascorsi da ventenne in questi luoghi. Si tratta di una pagina di storia quasi dimenticata e di cui si parla poco perfino nel nostro Paese, mentre è comprensibile che ciò avvenga in Grecia (aggredita militarmente da Mussolini nel ’39).
    Le isole dell’Egeo, conquistate durante la guerra di Libia contro i turchi, rimasero sotto il dominio italiano per 30 anni, venendo definitivamente perse dopo la sconfitta seguita al secondo conflitto mondiale del ’45. Il Dodecaneso non aveva particolare importanza economica (un po’ come gran parte dei territori coloniali italiani), tuttavia l’impegno e gli sforzi del nostro Paese nella realizzazione di edifici e infrastrutture fu anche qui nettamente superiore ai ricavi.
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    Lindos ha costituito la base ideale per l’esplorazione dell’isola. La cittadina è anch’essa una delle principali mete di Rodi, nota per l’agglomerato di candide case abbarbicate attorno all’acropoli, più antica di quella della stessa capitale Atene. Furono gli archeologi italiani ad avviare profonde opere di restauro e di ricostruzione degli edifici più antichi, in particolare del tempio di Atena Lindia e della Stoà ellenistica.
    Il sud dell’isola è decisamente meno affollato rispetto ai litorali della costa orientale; nei pressi di Prassonissi (promontorio dell’estremità meridionale) e del villaggio di Kattavia la strada è costeggiata da stabilimenti industriali in rovina, chiese ed edifici colonici in stato d’abbandono, tutti risalenti all’epoca italiana. Nel cuore dell’isola, il villaggio di Eleousa conserva una piazza in perfetto stile razionalista con edifici cadenti, oltre ad una grande fontana monumentale all’ingresso del paese. Più in alto, verso la cima del monte Profitis Elias ammantata di pinete, sorgono due alberghi voluti dagli italiani e costruiti in stile sudtirolese. Uno di essi è stato interamente recuperato al suo uso originario, nell’altro sono stati avviati lavori di ristrutturazione. Poco distanti, una chiesa ed uno chalet (sempre in stile sudtirolese), costruiti all’epoca di una visita di Mussolini, giacciono in totale abbandono… un destino similare a quello toccato per lunghi anni agli edifici di Villa Torlonia a Roma. Nonostante questo, si fa facendo strada una certa tendenza a recuperare queste pregevoli testimonianze architettoniche risalenti all’epoca italiana e l’esempio più evidente sono le meravigliose terme di Kalithea riportate, dopo anni di incuria, al loro originario splendore oltre al Gran Albergo delle Rose sul litorale del capoluogo, del quale è stato risuscitato persino il nome.
    Ad Epta Piges (7 fonti) si ammirano le opere idrauliche di canalizzazione per dirottare le acque verso valle per incentivare le coltivazioni agricole.
    Rodi offre moltissimi altri luoghi d’interesse, dai castelli di Monolithos e Kritinià con i loro panorami, alle rovine dell’antica città dorica di Kamiros sulla costa orientale e alla celeberrima Petaludes (Valle delle farfalle).

    A circa un’ora di traghetto si raggiunge dal porto di Rodi l’isola di Simi ed il suo splendido capoluogo, caratterizzato dagli edifici color pastello in stile neoclassico.
    Simi è spesso meta di frettolose gite turistiche di un paio d’ore, terminate le quali l’isola torna nella sua atmosfera tranquilla e rilassata che caratterizza sempre Horiò, la parte alta del paese, che si affaccia sul porto offrendo splendidi panorami.
    Gialos (la zona portuale) è collegata alla parte alta del paese dalla Kali Strata, una scalinata monumentale costeggiata da signorili palazzi neoclassici (alcuni in rovina) di mercanti ed armatori, arricchiti dal commercio delle spugne e dalla costruzione delle barche, i cui cantieri ancora mantengono traccia della tradizionale attività dell’isola.
    Le spiagge di ciottoli, anche per la mancanza di strade, si raggiungono quasi tutte tramite i “taxi boats turistici” e le acque sono straordinariamente limpide. L’interno invece, caratterizzato da alture e pinete, è attraversato da un’unica strada principale che conduce a Panormitis, un bellissimo monastero quattrocentesco che si affaccia su una scenografica baia.
    Ed è Simi il luogo a cui mi sento maggiormente legato, perché è qui che si trovava mio padre con la sua guarnigione con la quale difese l’isola dagli sbarchi tedeschi prima della resa alle forze alleate, evento ricordato con una targa marmorea presso la pensione Caterinette che si affaccia sul porto. Simi fu tra le poche isole del Dodecaneso a non essere occupata dai tedeschi… i locali ancora ricordano le atrocità contro i soldati italiani e non ancora del tutto svelate, provavo una certa emozione a riascoltarle anche se a distanza di quasi 70 anni… chissà se sarei stato qui a scrivere questo breve resoconto se la storia di quei tristi anni fosse andata diversamente… Nancy, un’efficientissima donna inglese che aiutava l’anziana coppia proprietaria dell’albergo Fiona di cui eravamo ospiti, aveva ascoltato le tragiche storie degli aerei tedeschi che decollavano da Rodi con i soldati italiani che si dicevano destinati ai campi di prigionia. Gli anziani greci ricordano però che tali aerei riatterravano vuoti dopo nemmeno dieci minuti per nuovi trasbordi…. evidentemente i prigionieri venivano direttamente scaraventati in mare… Simi però non fu occupata.
    A Gialos rimangono a testimonianza della presenza italiana la torre dell’orologio ed il vecchio municipio dall’architettura orientaleggiante, ma cosa resta nei cuori della gente? E’ rimasto ancora un legame sentimentale con il nostro Paese simile a quello del mio anziano genitore?
    Passeggiando sulla banchina, dei vari esercizi turistici (ancora pochi, per fortuna) ce n’è uno che attira la mia attenzione per delle cartoline che riproducono vecchie foto di Simi nei primi anni del ‘900, così come dovrebbe riaffiorare nei ricordi paterni: è Anna a gestire il negozio, una bella donna greca di cinquant’anni, dai lunghi capelli neri raccolti in una treccia e dagli occhi neri penetranti. Anna parla perfettamente l’italiano, le mostro una vecchia foto ingiallita di mio padre scattata presso un promontorio dell’isola, Agios Emilianos, nel ’42 ed è così che riaffiorano i ricordi di sua madre oggi ottantacinquenne: “Allora si stava benissimo!! Si era creata un’incredibile empatia con gli italiani e molti di loro sposavano donne greche. Qui, nelle isole italiane dell’Egeo, ci sentiva come in Italia: mia madre, quando doveva andare ad Atene diceva infatti di dover andare in Grecia… Loro (…gli italiani) non volevano la guerra! Purtroppo tutto accade sempre per questioni economiche…. adesso la gente pensa solamente ai soldi e anche Simi è cambiata, non è più come quella una volta…”

    Concludo così il racconto del mio viaggio (in parte anche nostalgico) sperando di aver aggiunto particolari che vanno doverosamente ricordati a tributo di tutti coloro che hanno sacrificato il loro lavoro o perfino la loro vita nel nome del nostro Paese e che possono ancora dare un senso a tante sofferenze e sacrifici vissuti e raccontati in prima persona….. chissà se anche mio padre sarà in grado di riconoscere Simi dalle mie foto o la troverà anche lui inevitabilmente cambiata…