1. 1: Patrizio & Syusy

    di , il 4/8/2010 13:21

    Turistipercaso, la rivista e il sito che vantano innumerevoli tentativi di imitazione!”

    Già, potremmo dirlo e scriverlo. Ma non lo facciamo. Perché? Perché sarebbe una imitazione della Settimana Enigmistica, quindi non sarebbe giusto. Soprattutto non ci sarebbe gusto. Avere delle idee, inventarsi cose nuove è infatti un bel gioco, una nobile gara. Che gusto c’è a copiare? Invece – da anni ma soprattutto recentemente – succede spesso. Ormai anche i quotidiani generalisti più autorevoli hanno pagine e pagine dedicate al turismo, agli itinerari, ai consigli per viaggiare. Non basta: tutti hanno scoperto “la comunità”, tutti stimolano i lettori a mandare le loro esperienze, a collaborare ai siti. La community non l’abbiamo certo scoperta noi, però – come annota Martino Ragusa che coordina da sempre turistipercaso.it - noi già 12 anni fa non ci siamo limitati alla moderazione dei forum, ma abbiamo coinvolto gli utenti, a pieno titolo, a far parte della redazione del sito stesso. Ormai, oggi, di siti che invitano a gran voce a mandare materiali di ogni tipo ce n’è a bizzeffe. In compenso, anche i canali televisivi più o meno dedicati al turismo-viaggi-avventura mandano in giro coppie di ogni tipo, accompagnate ad un operatore, con l’incarico di raccontare quel che vedono. Il tono minimalista del diario è d’obbligo. Senza contare quelli che stimolano gli utenti-spettatori a mandare i loro video, le loro foto, i loro resoconti. Sia chiaro che non rivendichiamo nessun diritto di primogenitura, né abbiamo alcuna recriminazione personale. Anzi, in un certo senso è una cosa gratificante, è una sorta di riconoscimento, e i meno arroganti fra gli imitatori hanno il buon gusto di citare.

    Il problema non è personale, a nostro avviso è strettamente funzionale. Una crescita esponenziale dell’offerta non aiuta la qualità, ma confonde, annacqua, disorienta, toglie spessore alle proposte. Non a caso la televisione, in generale, è in crisi: troppi canali, spesso simili. Troppi decoder, troppo rumore, troppa (finta) concorrenza. Lo spettatore alla fine si sente tirato per la giacchetta da troppe parti. Poi fateci caso: sul piano personale e individuale ormai ognuno che abbia qualche cosa da dire ha un suo blog, un suo sito. Non facciamo che mandarci link: “Vai a vedere questo mio blog, iscriviti di qua e di là” ecc. Alla fine sembra che siamo tutti impegnati a scrivere, ma poi siamo sicuri che qualcuno ci legge? Non è per caso che ognuno legge-solo-se-stesso e tutto questo comunicare e comunicarsi non finisca per diventare autoreferenziale e solipsistico? Non è che in questo senso la rete diventa un universo di miliardi di ombelichi che si autorimirano???

    Noi siamo ben felici viceversa di offrire la possibilità reale, a chi scrive sul nostro sito o sulla nostra rivista, di contare qualcosa, di essere letto. Sul piano editoriale, in generale, oggi più che mai vale la famosa legge del mercato: individuata una domanda tutti corrono a fare la loro offerta, magari al ribasso. Ci pare di sentirli, nelle redazioni dei giornali, i caporedattori che invitano a lanciare gli inserti sul turismo, perché l’argomento “tira”. Ma le cose uno le fa se le sente, se ha una idea. Non si lanciano le iniziative perché lo dice uno del marketing! Il mercato moltiplica proposte che però non diventano vere occasioni, e produce solo inflazione. Si sente profumo della filosofia delle “liberalizzazioni”: tutti che pretendono di fare tutto. Certo, sul piano strettamente dei costi la concorrenza (quando è vera) può portare a dei benefici, ma poi il taxista o l’edicolante – per fare due esempi – è un mestiere che bisogna saper fare, non è che tutti sono in grado di garantire una qualità del lavoro e del servizio.

    Ma a proposito, quale sarebbe la nostra qualità? Noi – in coscienza – cosa abbiamo da rivendicare? E’ semplice: la nostra qualità siete voi, voi che scrivete (e leggete!) il nostro sito e che scrivete-leggete la nostra rivista. Noi abbiamo delineato soltanto un luogo (virtuale o cartaceo) in cui darsi appuntamento. Se questo luogo vi serve, frequentatelo e nobilitatelo con la vostra qualità. Criticatelo, modificatelo, aggiornatelo ma… difendetelo. La nostra parte (il ruolo della redazione del giornale e del sito) prevede la selezione dei contenuti che ci arrivano, per garantire appunto la qualità. Non vi offriamo un affaccio alla grande finestra della visibilità e ci assumiamo la responsabilità di mediare un prodotto che poi valga la pena anche di consumare, perché è buono. Viceversa rischiamo tutti di annegare nel mare magnum della quantità, di perderci nelle nebbie delle mille offerte speciali, nel frastuono dei mille discorsi iniziati e mai finiti, che non portano a nulla perché non servono.

    Syusy & Patrizio

  2. Turisti Per Caso.it
    , 4/8/2010 13:21
    <b>“<i>Turistipercaso, la rivista e il sito che vantano innumerevoli tentativi di imitazione!”</i>
    </b>

    Già, potremmo dirlo e scriverlo. Ma non lo facciamo. Perché? Perché sarebbe una imitazione della Settimana Enigmistica, quindi non sarebbe giusto. Soprattutto non ci sarebbe <i>gusto</i>. Avere delle idee, inventarsi cose nuove è infatti un bel gioco, una nobile gara. Che gusto c’è a copiare? Invece – da anni ma soprattutto recentemente – succede spesso.
    Ormai anche i quotidiani generalisti più autorevoli hanno pagine e pagine dedicate al turismo, agli itinerari, ai consigli per viaggiare. Non basta: tutti hanno scoperto “la comunità”, tutti stimolano i lettori a mandare le loro esperienze, a collaborare ai siti. La community non l’abbiamo certo scoperta noi, però – come annota Martino Ragusa che coordina da sempre turistipercaso.it - noi già 12 anni fa non ci siamo limitati alla moderazione dei forum, ma abbiamo coinvolto gli utenti, a pieno titolo, a far parte della redazione del sito stesso. Ormai, oggi, di siti che invitano a gran voce a mandare materiali di ogni tipo ce n’è a bizzeffe. In compenso, anche i canali televisivi più o meno dedicati al <i>turismo-viaggi-avventura</i> mandano in giro coppie di ogni tipo, accompagnate ad un operatore, con l’incarico di raccontare quel che vedono. Il tono minimalista del diario è d’obbligo. Senza contare quelli che stimolano gli utenti-spettatori a mandare i loro video, le loro foto, i loro resoconti. Sia chiaro che non rivendichiamo nessun diritto di primogenitura, né abbiamo alcuna recriminazione personale. Anzi, in un certo senso è una cosa gratificante, è una sorta di riconoscimento, e i meno arroganti fra gli imitatori hanno il buon gusto di citare.

    Il problema non è personale, a nostro avviso è strettamente <i>funzionale</i>. Una crescita esponenziale dell’offerta non aiuta la qualità, ma confonde, annacqua, disorienta, toglie spessore alle proposte. Non a caso la televisione, in generale, è in crisi: troppi canali, spesso simili. Troppi decoder, troppo rumore, troppa (finta) concorrenza. Lo spettatore alla fine si sente tirato per la giacchetta da troppe parti.
    Poi fateci caso: sul piano personale e individuale ormai ognuno che abbia qualche cosa da dire ha un suo blog, un suo sito. Non facciamo che mandarci link: <i>“Vai a vedere questo mio blog, iscriviti di qua e di là”</i> ecc. Alla fine sembra che siamo tutti impegnati a scrivere, ma poi siamo sicuri che qualcuno ci legge? Non è per caso che ognuno legge-solo-se-stesso e tutto questo comunicare e comunicarsi non finisca per diventare autoreferenziale e solipsistico? Non è che in questo senso la rete diventa un universo di miliardi di ombelichi che si autorimirano???

    Noi siamo ben felici viceversa di offrire la possibilità reale, a chi scrive sul nostro sito o sulla nostra rivista, di contare qualcosa, di essere letto. Sul piano editoriale, in generale, oggi più che mai vale la famosa legge del mercato: individuata una domanda tutti corrono a fare la loro offerta, magari al ribasso. Ci pare di sentirli, nelle redazioni dei giornali, i caporedattori che invitano a lanciare gli inserti sul turismo, perché l’argomento “tira”. Ma le cose uno le fa se le sente, se ha una idea. Non si lanciano le iniziative perché lo dice uno del <i>marketing</i>! Il mercato moltiplica proposte che però non diventano vere occasioni, e produce solo inflazione. Si sente profumo della filosofia delle “liberalizzazioni”: tutti che pretendono di fare tutto. Certo, sul piano strettamente dei costi la concorrenza (quando è vera) può portare a dei benefici, ma poi il taxista o l’edicolante – per fare due esempi – è un mestiere che bisogna saper fare, non è che tutti sono in grado di garantire una <i>qualità</i> del lavoro e del servizio.

    Ma a proposito, quale sarebbe la <i>nostra qualità</i>? Noi – in coscienza – cosa abbiamo da rivendicare? E’ semplice: la nostra qualità siete voi, voi che scrivete (e leggete!) il nostro sito e che scrivete-leggete la nostra rivista. Noi abbiamo delineato soltanto un luogo (virtuale o cartaceo) in cui darsi appuntamento. Se questo luogo vi serve, frequentatelo e nobilitatelo con la <i>vostra qualità</i>. Criticatelo, modificatelo, aggiornatelo ma… difendetelo. La nostra parte (il ruolo della redazione del giornale e del sito) prevede la selezione dei contenuti che ci arrivano, per garantire appunto la qualità. Non vi offriamo un affaccio alla grande finestra della visibilità e ci assumiamo la responsabilità di mediare un prodotto che poi valga la pena anche di<i> consumare</i>, perché è <i>buono</i>. Viceversa rischiamo tutti di annegare nel mare magnum della quantità, di perderci nelle nebbie delle mille <i>offerte speciali</i>, nel frastuono dei mille discorsi iniziati e mai finiti, che non portano a nulla perché non servono.

    Syusy & Patrizio