1. 1: Diario di Viaggio

    di , il 30/7/2010 15:00

    Dove andiamo quest’anno? E’ appena iniziata la crisi, le incertezze sono tante e così preferiamo non intraprendere un viaggio troppo esoso a livello economico ma di restare nella nostra bella Europa. A questo punto c’è solo l’imbarazzo della scelta … Spagna? Irlanda? Bretagna? Nonostante la mia allergia per i cugini d’oltralpe e ancora di più per la lingua francese- tant’è vero che ho visto di dimenticarmela il più in fretta possibile alla fine del biennio alle superiori - le foto ed i racconti di Acacia e del Doc ci convincono che la Bretagna merita assolutamente una visita.

    Se si tratta di America Latina, so sempre cosa voglio andare a vedere, ancora prima di decidere di andarci, ma stavolta è diverso. Grazie alla mia già citata allergia … non so proprio nulla di questa zona. Una buona ragione in più per andarci!

    E devo dire la verità, l’allergia non mi è passata del tutto, ma non potuto evitare di apprezzare la civiltà ed il senso civico e nazionale dei nostri cugini …. In molti casi abbiamo davvero tanto da imparare.

    Partiamo dall’acquisto della Lonely Planet, ed anche con quest’ottima guida, non è facile districarsi tra le mille e più cose interessanti che ci sono da vedere; così, come al solito, i racconti di viaggio di altri TpC diventano indispensabili per fare una prima bozza di itinerario.

    Grazie alle esperienze altrui, decidiamo che per risparmiare tempo e Km, l’ideale sarà raggiungere la Normandia con Ryanair e noleggiare un’auto in loco con Hertz (C’è una buona convenzione tra le due compagnie che permette di risparmiare un po’) e così il 16 Maggio partiamo alla scoperta della Terra dei Celti e non solo.

    Levataccia da paura - è ancora notte fonda - per essere in aeroporto alle 05:00 .. Atterriamo puntuali a Parigi Beauvais ed alle 09:00 abbiamo già ritirato la nostra auto al banco Hertz e siamo pronti ad iniziare la nostra nuova avventura. Il cielo è plumbeo …. Ma migliorerà, almeno speriamo!!!

    Visto che ci siamo abbiamo deciso di fare una breve tappa nella Loira, per poi dirigerci subito in Bretagna. Durante il tragitto verso Blois faremo una tappa a Chartres per vedere la famosissima cattedrale di Notre Dame.

    Percorriamo delle comode strade fiancheggiate da verdi campi di grano non ancora maturo e già 15 Km prima di raggiungere Chartres, avvistiamo in lontananza le altissime torri della Cattedrale che svettano nella pianura circostante.

    Notre Dame è davvero imponente e particolare con le sue torri molto diverse e con la sua storia un po’ tutta da scoprire, con le analogie con Castel del Monte e le proporzioni così ricorrenti in queste cattedrali. All’interno non si può evitare di restare incantati davanti al recinto del coro interamente scolpito (peccato che in parte è in ristrutturazione), o alla Madonna in legno di pero. Cerco senza successo di individuare il pilastro sul quale - durante l’equinozio - il sole va a colpire una mattonella metallizzata e quasi fatico a trovare il labirinto, che è tutto coperto dalle sedie per la messa. Peccato ….. Mi aveva affascinato molto durante un trasmissione in tv.

    Fa freddo e pioviggina, a questo punto è doveroso e indispensabile concederci una pausa e soprattutto il pranzo. In un’osteria poco distante dalla cattedrale La Picoterie, gustiamo la nostra prima galletta di grano saraceno… ci voleva.

    Dopo una passeggiata lungo il fiume che attraversa Chartres, ripartiamo alla volta di Blois, che raggiungiamo dopo circa 2 h. Dopo una breve sosta in hotel per riposare un pochino, ci avventuriamo a Blois per cenare. Ormai ho raggiunto la soglia del coma profondo ma prima di andare a dormire vogliamo cenare. Scegliamo un locale consigliato dalla LP ed inizia così il mio primo scontro con la cucina locale. Anduille … ricordo di aver letto qualcosa in merito. L’assaggio!!!! …… sembra un salsicciotto …. È un salsicciotto! ripieno di interiora di maiale … orribile! Ecco perché l’avevo memorizzata, per evitarla … gli scherzi della mente addormentata. Dopo questa prelibatezza, finalmente nanna, direi che per oggi abbiamo dato abbastanza (Km. 300 c.a. 3,5 h).

    Blois è una bella cittadina, c’è un castello, ed è un buon punto di partenza per visitare castelli famosi come Chenonceau o Chambord, le nostre mete di oggi.

    Il primo castello che visitiamo è quello di Chenonceaux. Purtroppo il tempo non ci favorisce, infatti pioviggina e fa freddo, così non riusciamo a gustare appieno i bei giardini risiede a mio dire, proprio nel fatto di essere stato costruito a cavallo del fiume. Questa ala, pensata per essere adibita a salone da ballo, durante la guerra mondiale venne adibita ad ospedale. Le cucine antiche, cappella e le camere da letto con le pareti damascate ed i grandi camini ad altezza d’uomo danno, certamente, solo l’idea degli sfarzi dell’epoca in cui venne costruito.

    Terminata la visita a Chenonceaux, riprendiamo l’auto e percorrendo una lunga strada attraverso il bosco e che sembra non finire mai, raggiungiamo Chambord. All’ingresso è possibile vedere un filmato, anche in italiano, relativo alla sua storia ed alla sua costruzione, che considerando l’imponenza ed i macchinari dell’epoca, furono tutto sommato, molto brevi. All’interno, la grande scala, ideata da Leonardo, riprende un po’ il concetto del nostro Pozzo di San Patrizio – chi sale non si incontra mai con chi scende, ma ci si può vedere dalle varie finestrelle. Dalla terrazza sul tetto è possibile ammirare il panorama e il canale dove si tenevano gare e feste. Sembra che un raggio di sole filtri tra le nubi, e siccome è possibile noleggiare biciclette e tandem, decidiamo di fare il giro del lago. Scopro che, sebbene con qualche incertezza, sono ancora capace di andare in bicicletta … ma il giro del lago si rivela una gran faticaccia per chi da anni non fa una pedalata. Il terreno è bagnato e paltoso e nonostante il clima …. Si suda!!! Lasciamo le biciclette appena in tempo …. Comincia a piovere e stavolta, di gusto!!

    Usciamo per cena ed il tempo è nettamente migliorato, il sole cala molto tardi e così, dopo aver mangiato – stavolta un po’ meglio – facciamo due passi lungo la senna. Anche delle anatre sembrano aver avuto la nostra stessa idea …….

    Lasciamo i castelli della Loira senza particolari rimpianti. Meritano davvero una visita per la loro struttura ed imponenza, ma internamente si assomigliano molto. Ma prima di dirigerci verso la Bretagna, sostiamo ad Amboise per la visita al maniero che ospitò Leonardo da Vinci negli ultimi anni della sua vita. Siamo tra i primi visitatori e possiamo goderci con calma la visita della cucina, del salone, della camera dove morì Leonardo e del museo dove sono conservati modelli in scala delle sue invenzioni. Finalmente c’è il sole e possiamo goderci con calma il giardino, dove sono disseminati altre opere del nostro grande compatriota: passeggiando incontriamo il prototipo di un elicottero, di un carro armato, della vite senza fine – funzionante – che permetteva di pescare acqua dal fiume, antichi pedalò, uno pseudo paracadute, un aliante e, sullo stagno medievale, il ponte a due livelli. Ci godiamo questa passeggiata nel bosco silenzioso e pieno di cinguettii degli uccelli. Fortunatamente abbiamo anticipato un nutrito gruppo di scolari ……. Che si mangiano in breve la pace del luogo.

    Ma è ora di ripartire alla volta di Carnac. Ci fermiamo a Tures per il pranzo – molto carina la piazza con le case in cemento e legno - e nel tardo pomeriggio arriviamo in Bretagna (415 Km c.a. – 4,5 h).

    Come a Blois, la nostra camera è davvero minuscola, ma l’hotel di affaccia proprio sulla vecchia piazzetta principale del paese che la sera è molto pittoresca. Andiamo a cena in riva al mare, dove i ristorati aperti sono davvero pochi. In realtà tutta Carnac è semideserta, è la tipica stazione balneare che in inverno si svuota, tutto sommato però è carina.

    L’indomani il sole fa capolino e decidiamo di andare a fare un giro in barca tra le centinaia di isolette del Golfo di Morbhian. Il giro si rivela piuttosto lungo e noioso. Il Golfo è carino ma circa 3 h di navigazione sono davvero troppe. Avvistiamo qualche veliero e parecchie Golondrinas, le barche tipiche del luogo con le vele arancioni, vediamo già gli effetti della marea, ma tutto lì. Consigliamo di evitare questo giro e di prender il traghetto che porta all’isola di Gavrinis, dove c’è un sito megalitico di maggiore interesse.

    Terminato il giro in barca, sostiamo a Vannes per mangiare un boccone e facciamo un giro veloce. Dopodichè ci dirigiamo al sito di Locmariaquer dove è stato ritrovato il più grosso menhir conosciuto e che giace a terra in tre pezzi. Sito molto carino che merita una vista anche per la costruzione – funeraria? – che una roccia interamente incisa. Finalmente il sole fa capolino e ripulisce il cielo dalle nubi, fa quasi caldo. Locamariaquer si gira in mezz’ora, è ancora presto perciò ci dirigiamo verso Quiberon per passeggiare lungo la famosa Cotes Sauvage.

    La Cotes Sauvage è proprio quello che cercavo in questo viaggio, ciò che mi aveva attirato in queste terre …. La natura aspra e inclemente che mi aveva tanto affascinato tanto nella lontana Patagonia! Alla Cotes Sauvage non manca nulla: scogliere a picco, mare rabbioso e una vegetazione aspra e caparbia.

    Passeggiamo per circa due ore e mezza lungo questa scogliera che ammirando le onde che si infrangono sugli scogli ed il sole che non accenna a tramontare. La forza della natura, qui da il meglio di se….. E respiriamo a pieni polmoni lo stordimento del mare infinito che si staglia davanti a noi. L’idillio viene però guastato da un gigantesco cavolfiore di schiuma, tutt’altro che naturale, che scorgiamo un angolo più riparato tra gli scogli. Purtroppo l’inquinamento del mare non risparmia nessun luogo … per quanto esso sia “sauvage”.

    Ceniamo a Quiberon d abbiamo ancora abbastanza tempo per ammirare il tramonto lungo la costa, nonché il ritiro della marea ……. “Per favore sole …. Tramonta e vai a dormire ….. Così faremo altrettanto anche noi”…. Alle 23:00 è buio, finalmente nanna.

    Oggi ci sposteremo solo di un centinaio di Km, perciò visitiamo con calma il sito archeologico di Carnac. Purtroppo non è possibile accedervi per preservare l’erba che cresce in maniera stentata, ma i menhir sono ben visibili anche dalla recinzione. Si tratta di lunghi filari di grossi massi, trasportati e posizionati in questo modo ancora non si sa da chi, ne perché ne da dove. Tante sono le supposizioni, ma la certezza ad oggi, non la si ha proprio. E’ ancora presto, c’è poca gente in giro e la giornata si prospetta soleggiata. La passeggiata intorno al sito è davvero tonificante. Ripartiamo per Pont Aven, ma a pochi Km da Carnac, ci imbattiamo nel sito di Kermario. Anche in questo caso troviamo menhir – anche se più piccoli rispetto a Carnac – ed un paio di dolmen; stavolta però la cornice è molto migliore,fiori gialli ed agnellini vellutati spezzano la geometria del posizionamento di queste pietre. Chissà cosa spingeva gli uomini preistorici a spostare questi massi …….

    Pont Aven: dall’asprezza della Cotes Sauvage al romanticismo di questo piccolo borgo che aveva incantato anche Gaugain. Pont Aven si potrebbe visitare in poco più di un’ora, ma noi gli dedichiamo un’intera mattinata. Passeggiamo per questo paesino che sembra uscito dal pennello di un pittore, ammirando scorci antichi e nostalgici: la ruota del mulino ancora funzionante, l’ansa del fiume, le chiuse in legno ed i salici piangenti che sfiorano l’acqua con le loro fronde …. Mica scemo Gaugain: Pont Aven, Polinesia …… Beato lui.

    Seguendo il fiume è possibile fare una passeggiata nel Blois d’Amour, e naturalmente non ce la lasciamo scappare. Lo scorrere lento del fiume è davvero rilassante, sono nel mio ambiente naturale e mi spiace proprio che la passeggiata sia davvero breve.

    In breve raggiungiamo Concarneau e dopo una sosta veloce in albergo decidiamo di vistare brevemente la città murata. E’ molto turistica e piena di negozi di souvenir e non ci entusiasma particolarmente, senochè iniziamo a renderci conto dell’intensità della marea in queste zone. Ceniamo con il nostro primo piatto di mules (cozze) e quella che diventerà pressoché un piatto costante …. La soupe de poisson. Dopocena però non resistiamo e torniamo a Pont Aven per una visita notturna. I mulini illuminati e la calma assoluta ne fanno davvero un dipinto vivente.

    L’indomani si parte per Pointe du Raz. Sostiamo brevemente a Ponte de la Torche. La spiaggia è immensa e magnifica e, salvo qualche folle surfista e qualche gabbiano, siamo soli. Pointe de la Torche è molto meno famosa di tante altre “punte”, ma vuoi la bassa marea che ci ha regalato questa spiaggia immensa, vuoi i colori pastello, vuoi il silenzio .... A me è piaciuta molto. Passiamo da Bigoden, paesino dove è possibile visitare il museo dove vengono conservati tanti modelli delle famose cuffiette bretoni, peccato sia chiuso, questi copricapo mi incantano.

    Pointe du Raz, chi dice che in Bretagna piove sempre? Esatto, giornata limpidissima, non una nuvola in cielo, solo il vento forte che è davvero fastidiosissimo. Infatti mi sarebbe servita la crema solare!! Sebbene non sono di carnagione delicata mi sono ustionata la fronte e – grazie agli occhiali da sole - sembro un panda!!! Il paesaggio è davvero incantevole. Il mare blu cobalto, il cielo turchese e la costa interamente ricoperta da una fittissima vegetazione in piena fioritura di un giallo brillante. Le foto si sprecano.

    Di ritorno facciamo tappa a Locronan, piccolo borgo famoso per le case in granito. In effetti è davvero carino e si narra venne costruito sopra quello che era di un sito druidico. I negozietti che vendono principalmente biscotti, cioccolato e birre meritano una visita, anche per vedere le strutture interne di queste antiche dimore. Purtroppo ci è impossibile scattare qualche foto decente. C’è infatti una esposizione di Lotus proprio in piazza e tra la gente e le auto c’è un gran caos. Rimandiamo il reportage all’indomani mattina prima della partenza e … facciamo benone!!!

    La giornata è di nuovo splendida e Locronan è avvolto dal silenzio e dalla calma. Pochissimi anche i turisti. Immortaliamo queste case così caratteristiche ed abbellite da glicini purtroppo ormai semi sfioriti e poi ci dirigiamo verso la penisola di Crozon. Prima di raggiungere la nostra meta facciamo tappa a Pointe de la Torche. C’è bassa marea e la spiaggia si stende davanti a noi in tutta la sua luminosa ampiezza. Il paesaggio è quasi lunare, ci siamo solo noi e qualche folle surfista. Dopo una breve passeggiata ripartiamo. Dal nostro punto vista Pointe de Pen-Hir è anche più bella dei Ponte du Raz. Passeggiamo per un paio d’ore lungo la scogliera a picco e poi scendiamo in una delle spiagge vicine per mangiarci il solito pranzo … baguette!! Il sole è molto caldo e l’aria è davvero freddina, ciò non sembra però dare noia a qualche famigliola che prende il sole o … fa il bagno!! L’immagine è abbastanza comica … io in giacca a vento leggera …… 3 bimbi vicino a me che giocano in costume … mah….

    Lungo la strada di ritorno ci fermiamo a Morgat, piccolo borgo marino dal quale è possibile effettuare una uscita in barca per visitare le grotte marine e vedere Cap de la Chevre “dal basso”. Impressionante il Chemin du Diable, un vero e proprio camino che arriva fino in cima alla scogliera. Quando c’è tempesta le onde sono talmente forti che risalgono per questa spaccatura fino in cima alla scogliera … dico la verità, sarebbe stato bello vedere almeno una volta il mare in burrasca. E’ chiaro che in viaggio si voglia sempre il bel tempo …… ma qui in Bretagna, una giornata con il mare grosso e le onde altissime, non mi sarebbe dispiaciuta.

    Pernottiamo a Quimper, cittadina carina e dai mille ponti che però non ci affascina particolarmente e ceniamo a Benodet….. Altro piccolo porticciolo carino.

    L’indomani ci dirigiamo verso Perros Guirec, abbandoniamo la costa prediligendo l’entroterra ed il mito di Re’ Artù. Ci fermiamo infatti a Huelgoat per una passeggiata di una buona ora e mezza nella foresta. E nuvolo, ma il tempo si presta bene al paesaggio. La foresta di Huelgoat è ricca di grandi alberi ricoperti da muschio e immensi massi dalle forme bizzarre….. Si dice che Re’ Artù avesse sostato in una delle grotte presenti. Questo non lo sappiamo, ma è comunque interessante vedere al grotta del diavolo, o lo champignon che altro non è che due massi che, chissà come, si sono soprapposti a froma di fungo; o ancora la roche tremblante…. Un immenso blocco di pietra che, incredibilmente, è facile far tremolare. Abbandonare la costa per questa tappa nell’entroterra ne è valsa davvero la pena.

    Raggiungiamo Perros e….. Io mi dedico ad un po’ di meritato riposo, Stefano parte in esplorazione. Ceniamo ottimamente (un piattata immensa di mules) in uno dei tanti locali lungo il mare e ….. Siamo curiosi…. Ploumana’ch è vicinissimo, ci andiamo! E facciamo benone. La giornata è andata migliorando e così ci possiamo godere uno strepitoso tramonto in questa piccola baia gioiello di granito rosa.

    Da Perros parte il famosissimo Sentiero dei Doganieri, il quale permette di raggiungere Ploumanac’h costeggiando il mare e godendosi la meravigliosa Cote de Granit Rose. Il sentiero è lungo circa 5 Km e non è per nulla faticosa, ma se si volesse evitare di percorrerlo tutto è possibile riprenderlo circa a metà strada. La prima parte in effetti non è nulla di che, ma a poco a poco si inizia addentrarsi nella parte più spettacolare di questa costa. Da la punta di Squeouel – dove io credo di intravedere un drago – le rocce rosate assumono le forme più disparate. La forza del vento e dell’acqua le ha modellate ed arrotondate e ognuno ci può vedere quel che vuole, in ogni caso le forme più famose sono quelle della bottiglia (pazzesca), il teschio, il muso del cammello. Il faro ed il ponticello in granito sono talmente pittoreschi da sembrare usciti da un libro di fiabe. La giornata, purtroppo non è delle migliori, ma considerando dove siamo …. Siamo ancora fortunati, non piove ….. Peccato però perché con il sole il rosa delle rocce sarebbe stato ancora più accentuato. Ci fermiamo a Ploumanac’h per un caffè e prenotiamo il ristorante per la sera stessa. Ploumanc’h è un borgo carinissimo quasi interamente costruito in granito rosa. Insomma, se si viene in Bretagna non si può saltare questa tappa. Sempre percorrendo il Sentiero dei Doganieri (in tutto ci siamo fatti i nostri bei 10 Km) torniamo a Perros, dove pranziamo e dove trascorriamo il resto del pomeriggio passeggiando e facendo un po’ di shopping. La sera ritorniamo a Ploumanac’h per la cena dove … insieme ad altre crudità (me ne sono resa conto solo dopo) assaggio anche la mia prima ostrica! A costo di sputarla, non posso certo farmi mancare l’assaggio di uno dei prodotti per i quali è famosa la Bretagna! E scopro che … mi piace (strano …;-D)!! Nel frattempo è di nuovo uscito il sole e così dopo cena ripercorriamo un tratto del Sentiero dei Doganieri fino al faro. Con la luce del tramonto è, se possibile, ancora più bello – le sfumature di rosa diventano calde e morbide, il mare blu con un gran contrasto - e così dedichiamo una buona mezz’ora alle foto di rito ed al tentativo di immortalare l’onda perfetta che si infrange ai piedi del faro. Sono affascinata dalle onde che si infrangono contro la scogliera e resterei lì in eterno.

    Siamo al giro di boa, da Perros ci dirigiamo verso Cancale, passando per la Cotes d’Emeraude, la costa di smeraldo, Cape Frehel e Fort La Latte. La giornata è nuvolosa, tuttavia a tratti qualche raggio di sole riesce a penetrare tra le nubi. Cape Frehel merita una sosta per le scogliere a picco sul mare, spuntoni di roccia dove è possibile vedere colonie di gabbiani nidificare e per la brughiera tutta intorno. Se la giornata fosse limpida, riusciremmo certamente a vedere anche le isole lì di fronte, ma pazienza. Sostiamo a Fort La Latte, fortino dalla travagliata storia, e raggiungiamo Cancale. Andiamo subito a curiosare nella zona del mercato dove è possibile vedere gli allevamenti di ostriche. La marea sale in breve tempo e nonostante stia piovendo, la luce è davvero particolare.

    La mattina dopo…. Di nuovo una splendida giornata, non una nuvola. Il nostro programma prevede la visita di Mont Saint Michel, ma siccome ci andremo nel pomeriggio, dedichiamo la mattina a passeggiare in per Dinan e Cancale, dove pranzo seduta sui gradoni del mercato con ben 12 ostriche (ad un prezzo ridicolo)! L’ho detto che erano buone!!

    Raggiungiamo Monta Saint Michel molto in anticipo rispetto all’ora della marea che è prevista per le 21:00 , quindi abbiamo tutto il tempo per vistarlo. In effetti ho calcolato male i tempi ….. Dedichiamo un’oretta alla visita dell’Abbazia, un labirinto di stanze che ancora fatico a ricollocare, e poi cerchiamo di passeggiare tra i vicoli, con scarso risultato visto l’afflusso enorme di gente …. Dalle terrazze possiamo ammirare l’orizzonte e l’enorme distesa di sabbia (e sabbie mobili) che ci circonda. Il mare lontanissimo non si distingue. Purtroppo c’è un vento terribile (se allargo le braccia mi spinge!!!) e così, in attesa della marea, vado a farmi un pisolino in auto, mentre Stefano parte in perlustrazione, non mancando di impantanarsi. Dopo aver spostato l’auto nel parcheggio superiore, torniamo sul Monte, e stavolta si sta davvero molto meglio. I negozi sono chiusi, ma c’è pochissima gente … tra poco assisteremo all’arrivo della marea. Impressionante!! In questo nostro viaggio, abbiamo potuto osservare spesso l’alzarsi della marea …. Ma non siamo preparati alla velocità con cui ciò avviene qui a Mont Saint Michel. In pochissimo tempo, l’orizzonte di color tortora delle sabbie viene ricoperto con prepotenza dal mare ed in breve Mont Saint Michel cambia aspetto e ne è circondato. Ovviamente non poteva mancare chi dimentica l’auto nel parcheggio in basso …. Fortunatamente senza troppi danni…. Mentre ce ne andiamo scende il sole e si fa sempre più buio e Mont Saint Michel diventa un dipinto.

    Ripartiamo in direzione delle spiagge dello sbarco in Normandia e facciamo una sosta a Bayex per vedere il famosissimo arazzo e la cattedrale di Notre Dame. Sebbene fossi un po’ dubbiosa sull’arazzo – e mio marito forse più di me - abbiamo dovuto ricrederci ….. 70 metri di ricamo dove si srotola – quasi come fosse un fumetto di mille anni fa – la storia della conquista dell’Inghilterra da parte di Guglielmo di Normandia … Anche la Cattedrale è imperdibile, forse ancora più bella – dal mio punto di vista – di quella di Chartres.

    Proseguiamo perso Omaha Beach,la prima spiaggia dello sbarco. Oggi è una giornata grigia e piovigginosa, non certo un tempo piacevole ma che ben si accorda con l’atmosfera del luogo. Su questa spiaggia è stato innalzato il monumento ai “Braves”, agli eroi coraggiosi che per primi sbracarono in Europa, o forse è meglio dire a quei giovani ragazzi che furono l’avanguardia o carne da macello di questa colossale operazione. Non a caso si parla di Bloody Omaha…….

    Devo essere sincera, prima di questo viaggio non avevo dedicato molta attenzione a questo episodio della nostra storia recente. Non avevo mai voluto vedere nemmeno il film Salvate il Sodato Ryan, a causa delle scene cruenti. Il film non l’ho visto tutt’ora, ma ho certamente colmato una lacuna vergognosa.

    Visitiamo il museo dove un breve filmato racconta lo sbarco e dove sono conservati cimeli di tutti i tipi ritrovati poi sulla spiaggia – dal pacchetto di sigarette, al kit di primo soccorso, uniformi ed attrezzature varie. Fu davvero un operazione colossale, ma a quale prezzo!!

    Visitare il cimitero americano fa già una grande impressione. File che paiono infinite di croci bianche alternate a croci di David con incisi nomi e date di nascita e morte…..Tutti giovani, anzi giovanissimi. Non si può restare indifferenti dinnanzi a quasi 10000 croci che corrispondono ad altrettanti giovani uccisi prematuramente dalla follia umana.

    Quello Americano non è l’unico cimitero di guerra, combatterono anche canadesi, inglesi e tedeschi, e per ogni nazionalità c’è un cimitero. Lungo questa costa – accanto alla bandiera della Normadia, ovunque si trovano bandiere statunitensi, candesi e britanniche…… a ricordo di una storia troppo recente e troppo tragica per essere dimenticata.

    L’indomani sostiamo ad Arromaches dove sono ancora ben visibili i blocchi di cemento posizionati circa 70 anni fa per consentire lo sbarco attraverso due porti prefabbricati, i Mulberry Harbours.

    Attraversando la famosa Deuville, cittadina raffinata e ricca di case in cemento e legno giungiamo ad Honfleur, piccolo porticciolo dove sosteremo le ultime due notti prima della partenza. Honfleur è davvero deliziosa e forse il suo fiore all’occhiello è l’ennesima chiesa, stavolta dedicata Santa Caterina. Questa chiesa è totalmente differente da quelle viste fin’ora e sicuramente la più particolare. Venne infatti costruita interamente in legno durante la guerra dei Cent’anni. A causa della penuria di pietre - destinate alle fortificazioni - si scelse di utilizzare un materiale meno richiesto in quel momento, il legno appunto. Vi lavorarono maestri d’ascia che si dedicavano alla costruzione di navi e questo “marchio” lo si ritrova nel tetto a volta che pare la chiglia rovesciata di una nave. Fortunatamente, nonostante concepita come una costruzione provvisoria, dopo 500 anni possiamo ancora ammirarne il fascino e soprattutto…… annusarla! Esatto, annusarla. Perché il primo senso che si attiva entrando in questa chiesa è proprio l’olfatto…… il profumo di legno, infatti, colpisce non appena si varca la porta di ingresso. Abbiamo visto stupende cattedrali, ma questa chiesa è sicuramente quella che mi ha colpito maggiormente. Calda e viva, al contrario delle grandi cattedrali, di magnifica architettura, ma fredde e grigie. Accanto, ma dall’altra parte della strada – onde evitare di bruciare anche la chiesa in caso di incendio causato da un fulmine - si trova il campanile, anch’esso interamente in legno.

    Dopocena facciamo una passeggiata lungo il mare in mezzo alla bruma …. Sembra di essere nelle campagne inglesi dei romanzi delle sorelle Bronte ….. Incantevole. Un po’ meno quando torniamo in albergo a Fiquefleur (vista Ponte di Normadia). Non ci sono luci ed a causa della nebbia e nonostante il navigatore …. Lo manchiamo del tutto!

    Attraversando il Ponte di Normandia, ci dirigiamo verso Fecamp ed Etretat, lungo la cosidetta Cotes d’Alabatre. Il Ponte è davvero un’opera maestosa, le foto sono di rito ed il costo per il suo attraversamento, vale il gioco. Prima tappa Fecamp, dove le falesie si vedono dal basso e risultano essere meno entusiasmanti di Etretat. Etretat invece sazia la vista e permette di godere di queste falesie candide. Passeggiamo a lungo e scattiamo moltissime foto, ….. Dimenticavo … anche oggi la fortuna ci assiste, splende infatti un bel sole! Rientriamo a Honfleur sempre attraverso il ponte di Normandia.

    L’ultimo giorno sarà di trasferimento verso Beauvais. Abbiamo parecchio tempo perciò sostiamo a Rouen, bella cittadina molto caratteristica dove venne bruciata Giovanna d’Arco e dove in sua memoria è stata costruita una chiesa semi-moderna che non mi entusiasma. Ovviamente non può mancare l’imponente cattedrale questa volta con accanto la cosidetta Torre de Beurre, così chiamata per via del suo colore, ma si narra anche a causa delle donazioni fatte dai ricchi di un tempo per scontare il fatto di mangiare burro anche in quaresima.

    Mirabile il Palazzo di Giustizia (ex comunità ebraica) tutto a guglie, che bombardato durante la seconda guerra mondiale è stato perfettamente ricostruito.

    Lungo la strada sostiamo a Giverny, dimora di Monet. C’è una coda lunghissima per entrare nel famoso giardino, tuttavia me lo aspettavo migliore. E’ piuttosto disordinato e lasciato andare a se stesso.

    In serata raggiungiamo Beauvais dove dormiamo in un hotel della catena Campanile a circa 5 km dall’aereoporto. L’indomani mattina prestissimo lasceremo la nostra auto che ci ha scorrazzato per 2900 km e ripartiremo alla volta di casa.

  2. Robin
    , 30/7/2010 15:00
    Dove andiamo quest’anno? E’ appena iniziata la crisi, le incertezze sono tante e così preferiamo non intraprendere un viaggio troppo esoso a livello economico ma di restare nella nostra bella Europa. A questo punto c’è solo l’imbarazzo della scelta … Spagna? Irlanda? Bretagna? Nonostante la mia allergia per i cugini d’oltralpe e ancora di più per la lingua francese- tant’è vero che ho visto di dimenticarmela il più in fretta possibile alla fine del biennio alle superiori - le foto ed i racconti di Acacia e del Doc ci convincono che la Bretagna merita assolutamente una visita.
    Se si tratta di America Latina, so sempre cosa voglio andare a vedere, ancora prima di decidere di andarci, ma stavolta è diverso. Grazie alla mia già citata allergia … non so proprio nulla di questa zona. Una buona ragione in più per andarci!
    E devo dire la verità, l’allergia non mi è passata del tutto, ma non potuto evitare di apprezzare la civiltà ed il senso civico e nazionale dei nostri cugini …. In molti casi abbiamo davvero tanto da imparare.
    Partiamo dall’acquisto della Lonely Planet, ed anche con quest’ottima guida, non è facile districarsi tra le mille e più cose interessanti che ci sono da vedere; così, come al solito, i racconti di viaggio di altri TpC diventano indispensabili per fare una prima bozza di itinerario.
    Grazie alle esperienze altrui, decidiamo che per risparmiare tempo e Km, l’ideale sarà raggiungere la Normandia con Ryanair e noleggiare un’auto in loco con Hertz (C’è una buona convenzione tra le due compagnie che permette di risparmiare un po’) e così il 16 Maggio partiamo alla scoperta della Terra dei Celti e non solo.
    Levataccia da paura - è ancora notte fonda - per essere in aeroporto alle 05:00 .. Atterriamo puntuali a Parigi Beauvais ed alle 09:00 abbiamo già ritirato la nostra auto al banco Hertz e siamo pronti ad iniziare la nostra nuova avventura. Il cielo è plumbeo …. Ma migliorerà, almeno speriamo!!!
    Visto che ci siamo abbiamo deciso di fare una breve tappa nella Loira, per poi dirigerci subito in Bretagna. Durante il tragitto verso Blois faremo una tappa a Chartres per vedere la famosissima cattedrale di Notre Dame.
    Percorriamo delle comode strade fiancheggiate da verdi campi di grano non ancora maturo e già 15 Km prima di raggiungere Chartres, avvistiamo in lontananza le altissime torri della Cattedrale che svettano nella pianura circostante.
    Notre Dame è davvero imponente e particolare con le sue torri molto diverse e con la sua storia un po’ tutta da scoprire, con le analogie con Castel del Monte e le proporzioni così ricorrenti in queste cattedrali. All’interno non si può evitare di restare incantati davanti al recinto del coro interamente scolpito (peccato che in parte è in ristrutturazione), o alla Madonna in legno di pero. Cerco senza successo di individuare il pilastro sul quale - durante l’equinozio - il sole va a colpire una mattonella metallizzata e quasi fatico a trovare il labirinto, che è tutto coperto dalle sedie per la messa. Peccato ….. Mi aveva affascinato molto durante un trasmissione in tv.
    Fa freddo e pioviggina, a questo punto è doveroso e indispensabile concederci una pausa e soprattutto il pranzo. In un’osteria poco distante dalla cattedrale La Picoterie, gustiamo la nostra prima galletta di grano saraceno… ci voleva.
    Dopo una passeggiata lungo il fiume che attraversa Chartres, ripartiamo alla volta di Blois, che raggiungiamo dopo circa 2 h. Dopo una breve sosta in hotel per riposare un pochino, ci avventuriamo a Blois per cenare. Ormai ho raggiunto la soglia del coma profondo ma prima di andare a dormire vogliamo cenare. Scegliamo un locale consigliato dalla LP ed inizia così il mio primo scontro con la cucina locale. Anduille … ricordo di aver letto qualcosa in merito. L’assaggio!!!! …… sembra un salsicciotto …. È un salsicciotto! ripieno di interiora di maiale … orribile! Ecco perché l’avevo memorizzata, per evitarla … gli scherzi della mente addormentata. Dopo questa prelibatezza, finalmente nanna, direi che per oggi abbiamo dato abbastanza (Km. 300 c.a. 3,5 h).
    Blois è una bella cittadina, c’è un castello, ed è un buon punto di partenza per visitare castelli famosi come Chenonceau o Chambord, le nostre mete di oggi.
    Il primo castello che visitiamo è quello di Chenonceaux. Purtroppo il tempo non ci favorisce, infatti pioviggina e fa freddo, così non riusciamo a gustare appieno i bei giardini risiede a mio dire, proprio nel fatto di essere stato costruito a cavallo del fiume. Questa ala, pensata per essere adibita a salone da ballo, durante la guerra mondiale venne adibita ad ospedale. Le cucine antiche, cappella e le camere da letto con le pareti damascate ed i grandi camini ad altezza d’uomo danno, certamente, solo l’idea degli sfarzi dell’epoca in cui venne costruito.
    Terminata la visita a Chenonceaux, riprendiamo l’auto e percorrendo una lunga strada attraverso il bosco e che sembra non finire mai, raggiungiamo Chambord. All’ingresso è possibile vedere un filmato, anche in italiano, relativo alla sua storia ed alla sua costruzione, che considerando l’imponenza ed i macchinari dell’epoca, furono tutto sommato, molto brevi. All’interno, la grande scala, ideata da Leonardo, riprende un po’ il concetto del nostro Pozzo di San Patrizio – chi sale non si incontra mai con chi scende, ma ci si può vedere dalle varie finestrelle. Dalla terrazza sul tetto è possibile ammirare il panorama e il canale dove si tenevano gare e feste. Sembra che un raggio di sole filtri tra le nubi, e siccome è possibile noleggiare biciclette e tandem, decidiamo di fare il giro del lago. Scopro che, sebbene con qualche incertezza, sono ancora capace di andare in bicicletta … ma il giro del lago si rivela una gran faticaccia per chi da anni non fa una pedalata. Il terreno è bagnato e paltoso e nonostante il clima …. Si suda!!! Lasciamo le biciclette appena in tempo …. Comincia a piovere e stavolta, di gusto!!
    Usciamo per cena ed il tempo è nettamente migliorato, il sole cala molto tardi e così, dopo aver mangiato – stavolta un po’ meglio – facciamo due passi lungo la senna. Anche delle anatre sembrano aver avuto la nostra stessa idea …….
    Lasciamo i castelli della Loira senza particolari rimpianti. Meritano davvero una visita per la loro struttura ed imponenza, ma internamente si assomigliano molto. Ma prima di dirigerci verso la Bretagna, sostiamo ad Amboise per la visita al maniero che ospitò Leonardo da Vinci negli ultimi anni della sua vita. Siamo tra i primi visitatori e possiamo goderci con calma la visita della cucina, del salone, della camera dove morì Leonardo e del museo dove sono conservati modelli in scala delle sue invenzioni. Finalmente c’è il sole e possiamo goderci con calma il giardino, dove sono disseminati altre opere del nostro grande compatriota: passeggiando incontriamo il prototipo di un elicottero, di un carro armato, della vite senza fine – funzionante – che permetteva di pescare acqua dal fiume, antichi pedalò, uno pseudo paracadute, un aliante e, sullo stagno medievale, il ponte a due livelli. Ci godiamo questa passeggiata nel bosco silenzioso e pieno di cinguettii degli uccelli. Fortunatamente abbiamo anticipato un nutrito gruppo di scolari ……. Che si mangiano in breve la pace del luogo.
    Ma è ora di ripartire alla volta di Carnac. Ci fermiamo a Tures per il pranzo – molto carina la piazza con le case in cemento e legno - e nel tardo pomeriggio arriviamo in Bretagna (415 Km c.a. – 4,5 h).
    Come a Blois, la nostra camera è davvero minuscola, ma l’hotel di affaccia proprio sulla vecchia piazzetta principale del paese che la sera è molto pittoresca. Andiamo a cena in riva al mare, dove i ristorati aperti sono davvero pochi. In realtà tutta Carnac è semideserta, è la tipica stazione balneare che in inverno si svuota, tutto sommato però è carina.
    L’indomani il sole fa capolino e decidiamo di andare a fare un giro in barca tra le centinaia di isolette del Golfo di Morbhian. Il giro si rivela piuttosto lungo e noioso. Il Golfo è carino ma circa 3 h di navigazione sono davvero troppe. Avvistiamo qualche veliero e parecchie Golondrinas, le barche tipiche del luogo con le vele arancioni, vediamo già gli effetti della marea, ma tutto lì. Consigliamo di evitare questo giro e di prender il traghetto che porta all’isola di Gavrinis, dove c’è un sito megalitico di maggiore interesse.
    Terminato il giro in barca, sostiamo a Vannes per mangiare un boccone e facciamo un giro veloce. Dopodichè ci dirigiamo al sito di Locmariaquer dove è stato ritrovato il più grosso menhir conosciuto e che giace a terra in tre pezzi. Sito molto carino che merita una vista anche per la costruzione – funeraria? – che una roccia interamente incisa. Finalmente il sole fa capolino e ripulisce il cielo dalle nubi, fa quasi caldo. Locamariaquer si gira in mezz’ora, è ancora presto perciò ci dirigiamo verso Quiberon per passeggiare lungo la famosa Cotes Sauvage.
    La Cotes Sauvage è proprio quello che cercavo in questo viaggio, ciò che mi aveva attirato in queste terre …. La natura aspra e inclemente che mi aveva tanto affascinato tanto nella lontana Patagonia! Alla Cotes Sauvage non manca nulla: scogliere a picco, mare rabbioso e una vegetazione aspra e caparbia.
    Passeggiamo per circa due ore e mezza lungo questa scogliera che ammirando le onde che si infrangono sugli scogli ed il sole che non accenna a tramontare. La forza della natura, qui da il meglio di se….. E respiriamo a pieni polmoni lo stordimento del mare infinito che si staglia davanti a noi. L’idillio viene però guastato da un gigantesco cavolfiore di schiuma, tutt’altro che naturale, che scorgiamo un angolo più riparato tra gli scogli. Purtroppo l’inquinamento del mare non risparmia nessun luogo … per quanto esso sia “sauvage”.
    Ceniamo a Quiberon d abbiamo ancora abbastanza tempo per ammirare il tramonto lungo la costa, nonché il ritiro della marea ……. “Per favore sole …. Tramonta e vai a dormire ….. Così faremo altrettanto anche noi”…. Alle 23:00 è buio, finalmente nanna.
    Oggi ci sposteremo solo di un centinaio di Km, perciò visitiamo con calma il sito archeologico di Carnac. Purtroppo non è possibile accedervi per preservare l’erba che cresce in maniera stentata, ma i menhir sono ben visibili anche dalla recinzione. Si tratta di lunghi filari di grossi massi, trasportati e posizionati in questo modo ancora non si sa da chi, ne perché ne da dove. Tante sono le supposizioni, ma la certezza ad oggi, non la si ha proprio. E’ ancora presto, c’è poca gente in giro e la giornata si prospetta soleggiata. La passeggiata intorno al sito è davvero tonificante. Ripartiamo per Pont Aven, ma a pochi Km da Carnac, ci imbattiamo nel sito di Kermario. Anche in questo caso troviamo menhir – anche se più piccoli rispetto a Carnac – ed un paio di dolmen; stavolta però la cornice è molto migliore,fiori gialli ed agnellini vellutati spezzano la geometria del posizionamento di queste pietre. Chissà cosa spingeva gli uomini preistorici a spostare questi massi …….
    Pont Aven: dall’asprezza della Cotes Sauvage al romanticismo di questo piccolo borgo che aveva incantato anche Gaugain. Pont Aven si potrebbe visitare in poco più di un’ora, ma noi gli dedichiamo un’intera mattinata. Passeggiamo per questo paesino che sembra uscito dal pennello di un pittore, ammirando scorci antichi e nostalgici: la ruota del mulino ancora funzionante, l’ansa del fiume, le chiuse in legno ed i salici piangenti che sfiorano l’acqua con le loro fronde …. Mica scemo Gaugain: Pont Aven, Polinesia …… Beato lui.
    Seguendo il fiume è possibile fare una passeggiata nel Blois d’Amour, e naturalmente non ce la lasciamo scappare. Lo scorrere lento del fiume è davvero rilassante, sono nel mio ambiente naturale e mi spiace proprio che la passeggiata sia davvero breve.
    In breve raggiungiamo Concarneau e dopo una sosta veloce in albergo decidiamo di vistare brevemente la città murata. E’ molto turistica e piena di negozi di souvenir e non ci entusiasma particolarmente, senochè iniziamo a renderci conto dell’intensità della marea in queste zone. Ceniamo con il nostro primo piatto di mules (cozze) e quella che diventerà pressoché un piatto costante …. La soupe de poisson. Dopocena però non resistiamo e torniamo a Pont Aven per una visita notturna. I mulini illuminati e la calma assoluta ne fanno davvero un dipinto vivente.
    L’indomani si parte per Pointe du Raz. Sostiamo brevemente a Ponte de la Torche. La spiaggia è immensa e magnifica e, salvo qualche folle surfista e qualche gabbiano, siamo soli. Pointe de la Torche è molto meno famosa di tante altre “punte”, ma vuoi la bassa marea che ci ha regalato questa spiaggia immensa, vuoi i colori pastello, vuoi il silenzio .... A me è piaciuta molto. Passiamo da Bigoden, paesino dove è possibile visitare il museo dove vengono conservati tanti modelli delle famose cuffiette bretoni, peccato sia chiuso, questi copricapo mi incantano.
    Pointe du Raz, chi dice che in Bretagna piove sempre? Esatto, giornata limpidissima, non una nuvola in cielo, solo il vento forte che è davvero fastidiosissimo. Infatti mi sarebbe servita la crema solare!! Sebbene non sono di carnagione delicata mi sono ustionata la fronte e – grazie agli occhiali da sole - sembro un panda!!! Il paesaggio è davvero incantevole. Il mare blu cobalto, il cielo turchese e la costa interamente ricoperta da una fittissima vegetazione in piena fioritura di un giallo brillante. Le foto si sprecano.
    Di ritorno facciamo tappa a Locronan, piccolo borgo famoso per le case in granito. In effetti è davvero carino e si narra venne costruito sopra quello che era di un sito druidico. I negozietti che vendono principalmente biscotti, cioccolato e birre meritano una visita, anche per vedere le strutture interne di queste antiche dimore. Purtroppo ci è impossibile scattare qualche foto decente. C’è infatti una esposizione di Lotus proprio in piazza e tra la gente e le auto c’è un gran caos. Rimandiamo il reportage all’indomani mattina prima della partenza e … facciamo benone!!!
    La giornata è di nuovo splendida e Locronan è avvolto dal silenzio e dalla calma. Pochissimi anche i turisti. Immortaliamo queste case così caratteristiche ed abbellite da glicini purtroppo ormai semi sfioriti e poi ci dirigiamo verso la penisola di Crozon. Prima di raggiungere la nostra meta facciamo tappa a Pointe de la Torche. C’è bassa marea e la spiaggia si stende davanti a noi in tutta la sua luminosa ampiezza. Il paesaggio è quasi lunare, ci siamo solo noi e qualche folle surfista. Dopo una breve passeggiata ripartiamo. Dal nostro punto vista Pointe de Pen-Hir è anche più bella dei Ponte du Raz. Passeggiamo per un paio d’ore lungo la scogliera a picco e poi scendiamo in una delle spiagge vicine per mangiarci il solito pranzo … baguette!! Il sole è molto caldo e l’aria è davvero freddina, ciò non sembra però dare noia a qualche famigliola che prende il sole o … fa il bagno!! L’immagine è abbastanza comica … io in giacca a vento leggera …… 3 bimbi vicino a me che giocano in costume … mah….
    Lungo la strada di ritorno ci fermiamo a Morgat, piccolo borgo marino dal quale è possibile effettuare una uscita in barca per visitare le grotte marine e vedere Cap de la Chevre “dal basso”. Impressionante il Chemin du Diable, un vero e proprio camino che arriva fino in cima alla scogliera. Quando c’è tempesta le onde sono talmente forti che risalgono per questa spaccatura fino in cima alla scogliera … dico la verità, sarebbe stato bello vedere almeno una volta il mare in burrasca. E’ chiaro che in viaggio si voglia sempre il bel tempo …… ma qui in Bretagna, una giornata con il mare grosso e le onde altissime, non mi sarebbe dispiaciuta.
    Pernottiamo a Quimper, cittadina carina e dai mille ponti che però non ci affascina particolarmente e ceniamo a Benodet….. Altro piccolo porticciolo carino.
    L’indomani ci dirigiamo verso Perros Guirec, abbandoniamo la costa prediligendo l’entroterra ed il mito di Re’ Artù. Ci fermiamo infatti a Huelgoat per una passeggiata di una buona ora e mezza nella foresta. E nuvolo, ma il tempo si presta bene al paesaggio. La foresta di Huelgoat è ricca di grandi alberi ricoperti da muschio e immensi massi dalle forme bizzarre….. Si dice che Re’ Artù avesse sostato in una delle grotte presenti. Questo non lo sappiamo, ma è comunque interessante vedere al grotta del diavolo, o lo champignon che altro non è che due massi che, chissà come, si sono soprapposti a froma di fungo; o ancora la roche tremblante…. Un immenso blocco di pietra che, incredibilmente, è facile far tremolare. Abbandonare la costa per questa tappa nell’entroterra ne è valsa davvero la pena.
    Raggiungiamo Perros e….. Io mi dedico ad un po’ di meritato riposo, Stefano parte in esplorazione. Ceniamo ottimamente (un piattata immensa di mules) in uno dei tanti locali lungo il mare e ….. Siamo curiosi…. Ploumana’ch è vicinissimo, ci andiamo! E facciamo benone. La giornata è andata migliorando e così ci possiamo godere uno strepitoso tramonto in questa piccola baia gioiello di granito rosa.
    Da Perros parte il famosissimo Sentiero dei Doganieri, il quale permette di raggiungere Ploumanac’h costeggiando il mare e godendosi la meravigliosa Cote de Granit Rose. Il sentiero è lungo circa 5 Km e non è per nulla faticosa, ma se si volesse evitare di percorrerlo tutto è possibile riprenderlo circa a metà strada. La prima parte in effetti non è nulla di che, ma a poco a poco si inizia addentrarsi nella parte più spettacolare di questa costa. Da la punta di Squeouel – dove io credo di intravedere un drago – le rocce rosate assumono le forme più disparate. La forza del vento e dell’acqua le ha modellate ed arrotondate e ognuno ci può vedere quel che vuole, in ogni caso le forme più famose sono quelle della bottiglia (pazzesca), il teschio, il muso del cammello. Il faro ed il ponticello in granito sono talmente pittoreschi da sembrare usciti da un libro di fiabe. La giornata, purtroppo non è delle migliori, ma considerando dove siamo …. Siamo ancora fortunati, non piove ….. Peccato però perché con il sole il rosa delle rocce sarebbe stato ancora più accentuato. Ci fermiamo a Ploumanac’h per un caffè e prenotiamo il ristorante per la sera stessa. Ploumanc’h è un borgo carinissimo quasi interamente costruito in granito rosa. Insomma, se si viene in Bretagna non si può saltare questa tappa. Sempre percorrendo il Sentiero dei Doganieri (in tutto ci siamo fatti i nostri bei 10 Km) torniamo a Perros, dove pranziamo e dove trascorriamo il resto del pomeriggio passeggiando e facendo un po’ di shopping. La sera ritorniamo a Ploumanac’h per la cena dove … insieme ad altre crudità (me ne sono resa conto solo dopo) assaggio anche la mia prima ostrica! A costo di sputarla, non posso certo farmi mancare l’assaggio di uno dei prodotti per i quali è famosa la Bretagna! E scopro che … mi piace (strano …;-D)!! Nel frattempo è di nuovo uscito il sole e così dopo cena ripercorriamo un tratto del Sentiero dei Doganieri fino al faro. Con la luce del tramonto è, se possibile, ancora più bello – le sfumature di rosa diventano calde e morbide, il mare blu con un gran contrasto - e così dedichiamo una buona mezz’ora alle foto di rito ed al tentativo di immortalare l’onda perfetta che si infrange ai piedi del faro. Sono affascinata dalle onde che si infrangono contro la scogliera e resterei lì in eterno.
    Siamo al giro di boa, da Perros ci dirigiamo verso Cancale, passando per la Cotes d’Emeraude, la costa di smeraldo, Cape Frehel e Fort La Latte. La giornata è nuvolosa, tuttavia a tratti qualche raggio di sole riesce a penetrare tra le nubi. Cape Frehel merita una sosta per le scogliere a picco sul mare, spuntoni di roccia dove è possibile vedere colonie di gabbiani nidificare e per la brughiera tutta intorno. Se la giornata fosse limpida, riusciremmo certamente a vedere anche le isole lì di fronte, ma pazienza. Sostiamo a Fort La Latte, fortino dalla travagliata storia, e raggiungiamo Cancale. Andiamo subito a curiosare nella zona del mercato dove è possibile vedere gli allevamenti di ostriche. La marea sale in breve tempo e nonostante stia piovendo, la luce è davvero particolare.
    La mattina dopo…. Di nuovo una splendida giornata, non una nuvola. Il nostro programma prevede la visita di Mont Saint Michel, ma siccome ci andremo nel pomeriggio, dedichiamo la mattina a passeggiare in per Dinan e Cancale, dove pranzo seduta sui gradoni del mercato con ben 12 ostriche (ad un prezzo ridicolo)! L’ho detto che erano buone!!
    Raggiungiamo Monta Saint Michel molto in anticipo rispetto all’ora della marea che è prevista per le 21:00 , quindi abbiamo tutto il tempo per vistarlo. In effetti ho calcolato male i tempi ….. Dedichiamo un’oretta alla visita dell’Abbazia, un labirinto di stanze che ancora fatico a ricollocare, e poi cerchiamo di passeggiare tra i vicoli, con scarso risultato visto l’afflusso enorme di gente …. Dalle terrazze possiamo ammirare l’orizzonte e l’enorme distesa di sabbia (e sabbie mobili) che ci circonda. Il mare lontanissimo non si distingue. Purtroppo c’è un vento terribile (se allargo le braccia mi spinge!!!) e così, in attesa della marea, vado a farmi un pisolino in auto, mentre Stefano parte in perlustrazione, non mancando di impantanarsi. Dopo aver spostato l’auto nel parcheggio superiore, torniamo sul Monte, e stavolta si sta davvero molto meglio. I negozi sono chiusi, ma c’è pochissima gente … tra poco assisteremo all’arrivo della marea. Impressionante!! In questo nostro viaggio, abbiamo potuto osservare spesso l’alzarsi della marea …. Ma non siamo preparati alla velocità con cui ciò avviene qui a Mont Saint Michel. In pochissimo tempo, l’orizzonte di color tortora delle sabbie viene ricoperto con prepotenza dal mare ed in breve Mont Saint Michel cambia aspetto e ne è circondato. Ovviamente non poteva mancare chi dimentica l’auto nel parcheggio in basso …. Fortunatamente senza troppi danni…. Mentre ce ne andiamo scende il sole e si fa sempre più buio e Mont Saint Michel diventa un dipinto.
    Ripartiamo in direzione delle spiagge dello sbarco in Normandia e facciamo una sosta a Bayex per vedere il famosissimo arazzo e la cattedrale di Notre Dame. Sebbene fossi un po’ dubbiosa sull’arazzo – e mio marito forse più di me - abbiamo dovuto ricrederci ….. 70 metri di ricamo dove si srotola – quasi come fosse un fumetto di mille anni fa – la storia della conquista dell’Inghilterra da parte di Guglielmo di Normandia … Anche la Cattedrale è imperdibile, forse ancora più bella – dal mio punto di vista – di quella di Chartres.
    Proseguiamo perso Omaha Beach,la prima spiaggia dello sbarco. Oggi è una giornata grigia e piovigginosa, non certo un tempo piacevole ma che ben si accorda con l’atmosfera del luogo. Su questa spiaggia è stato innalzato il monumento ai “Braves”, agli eroi coraggiosi che per primi sbracarono in Europa, o forse è meglio dire a quei giovani ragazzi che furono l’avanguardia o carne da macello di questa colossale operazione. Non a caso si parla di Bloody Omaha…….
    Devo essere sincera, prima di questo viaggio non avevo dedicato molta attenzione a questo episodio della nostra storia recente. Non avevo mai voluto vedere nemmeno il film Salvate il Sodato Ryan, a causa delle scene cruenti. Il film non l’ho visto tutt’ora, ma ho certamente colmato una lacuna vergognosa.
    Visitiamo il museo dove un breve filmato racconta lo sbarco e dove sono conservati cimeli di tutti i tipi ritrovati poi sulla spiaggia – dal pacchetto di sigarette, al kit di primo soccorso, uniformi ed attrezzature varie. Fu davvero un operazione colossale, ma a quale prezzo!!
    Visitare il cimitero americano fa già una grande impressione. File che paiono infinite di croci bianche alternate a croci di David con incisi nomi e date di nascita e morte…..Tutti giovani, anzi giovanissimi. Non si può restare indifferenti dinnanzi a quasi 10000 croci che corrispondono ad altrettanti giovani uccisi prematuramente dalla follia umana.
    Quello Americano non è l’unico cimitero di guerra, combatterono anche canadesi, inglesi e tedeschi, e per ogni nazionalità c’è un cimitero. Lungo questa costa – accanto alla bandiera della Normadia, ovunque si trovano bandiere statunitensi, candesi e britanniche…… a ricordo di una storia troppo recente e troppo tragica per essere dimenticata.
    L’indomani sostiamo ad Arromaches dove sono ancora ben visibili i blocchi di cemento posizionati circa 70 anni fa per consentire lo sbarco attraverso due porti prefabbricati, i Mulberry Harbours.
    Attraversando la famosa Deuville, cittadina raffinata e ricca di case in cemento e legno giungiamo ad Honfleur, piccolo porticciolo dove sosteremo le ultime due notti prima della partenza. Honfleur è davvero deliziosa e forse il suo fiore all’occhiello è l’ennesima chiesa, stavolta dedicata Santa Caterina. Questa chiesa è totalmente differente da quelle viste fin’ora e sicuramente la più particolare. Venne infatti costruita interamente in legno durante la guerra dei Cent’anni. A causa della penuria di pietre - destinate alle fortificazioni - si scelse di utilizzare un materiale meno richiesto in quel momento, il legno appunto. Vi lavorarono maestri d’ascia che si dedicavano alla costruzione di navi e questo “marchio” lo si ritrova nel tetto a volta che pare la chiglia rovesciata di una nave. Fortunatamente, nonostante concepita come una costruzione provvisoria, dopo 500 anni possiamo ancora ammirarne il fascino e soprattutto…… annusarla! Esatto, annusarla. Perché il primo senso che si attiva entrando in questa chiesa è proprio l’olfatto…… il profumo di legno, infatti, colpisce non appena si varca la porta di ingresso. Abbiamo visto stupende cattedrali, ma questa chiesa è sicuramente quella che mi ha colpito maggiormente. Calda e viva, al contrario delle grandi cattedrali, di magnifica architettura, ma fredde e grigie. Accanto, ma dall’altra parte della strada – onde evitare di bruciare anche la chiesa in caso di incendio causato da un fulmine - si trova il campanile, anch’esso interamente in legno.
    Dopocena facciamo una passeggiata lungo il mare in mezzo alla bruma …. Sembra di essere nelle campagne inglesi dei romanzi delle sorelle Bronte ….. Incantevole. Un po’ meno quando torniamo in albergo a Fiquefleur (vista Ponte di Normadia). Non ci sono luci ed a causa della nebbia e nonostante il navigatore …. Lo manchiamo del tutto!
    Attraversando il Ponte di Normandia, ci dirigiamo verso Fecamp ed Etretat, lungo la cosidetta Cotes d’Alabatre. Il Ponte è davvero un’opera maestosa, le foto sono di rito ed il costo per il suo attraversamento, vale il gioco. Prima tappa Fecamp, dove le falesie si vedono dal basso e risultano essere meno entusiasmanti di Etretat. Etretat invece sazia la vista e permette di godere di queste falesie candide. Passeggiamo a lungo e scattiamo moltissime foto, ….. Dimenticavo … anche oggi la fortuna ci assiste, splende infatti un bel sole! Rientriamo a Honfleur sempre attraverso il ponte di Normandia.
    L’ultimo giorno sarà di trasferimento verso Beauvais. Abbiamo parecchio tempo perciò sostiamo a Rouen, bella cittadina molto caratteristica dove venne bruciata Giovanna d’Arco e dove in sua memoria è stata costruita una chiesa semi-moderna che non mi entusiasma. Ovviamente non può mancare l’imponente cattedrale questa volta con accanto la cosidetta Torre de Beurre, così chiamata per via del suo colore, ma si narra anche a causa delle donazioni fatte dai ricchi di un tempo per scontare il fatto di mangiare burro anche in quaresima.
    Mirabile il Palazzo di Giustizia (ex comunità ebraica) tutto a guglie, che bombardato durante la seconda guerra mondiale è stato perfettamente ricostruito.
    Lungo la strada sostiamo a Giverny, dimora di Monet. C’è una coda lunghissima per entrare nel famoso giardino, tuttavia me lo aspettavo migliore. E’ piuttosto disordinato e lasciato andare a se stesso.
    In serata raggiungiamo Beauvais dove dormiamo in un hotel della catena Campanile a circa 5 km dall’aereoporto. L’indomani mattina prestissimo lasceremo la nostra auto che ci ha scorrazzato per 2900 km e ripartiremo alla volta di casa.