1. 1: Patrizio & Syusy

    di , il 29/7/2010 17:29

    Noi abbiamo fatto tappa alle Maldive durante il nostro Giro del Mondo, nel 2004. Ci siamo arrivati in aereo dall’Italia, per riacchiappare Adriatica che, con a bordo Gigi e Irene, stava arrivando dalla Tahilandia diretta verso il Mar Rosso, dove poi avremmo incontrato purtroppo i Pirati, ma per fortuna anche visitato lo Yemen. Se andate alle Maldive, una volta sbarcati dal volo dall’Italia, prima di prendere uno dei tanti piccoli idrovolanti che vi porteranno al Villaggio turistico a cui siete diretti, provate a mettere i bagagli da qualche parte e fatevi un giro per Malè, la Capitale. E’ interessante, ne vale la pena. C’è un bel mercato del pesce, una piccola moschea antica restaurata, un Museo e soprattutto c’è una atmosfera iperattiva modello Piccola-Hong Kong. E in effetti la densità di abitanti è altissima, visto che la gran parte dei 350.000 e più Madiviani vive nella Capitale. C’è una tale “fame” di territorio che, verso nord, con i rifiuti stanno costruendo in pratica un altro pezzo di isola, da destinare ad area fabbricabile: due piccioni con una fava. Tra l’altro questo giro per Malè rischia anche di essere l’unico contatto, o quasi, che avrete con la realtà e con gli abitanti delle Maldive.

    Ognuno al suo posto

    Infatti la politica del Governo è chiara: turisti e locali devono convivere il meno possibile. I Maldiviani temono gli squilibri culturali indotti da un turismo indiscriminato, e vedendo quello che succede in molti altri Paesi (perdita di identità, turismo sessuale ecc ecc) è difficile dar loro completamente torto. Fatto sta che nei Villaggi turistici lavorano solo uomini, e le uniche donne sono indiane. Storicamente le Maldive furono abitate da popolazioni indiane buddiste, ma poi la loro posizione assolutamente strategica, a metà dell’Oceano Indiano, fece gola agli Arabi, e dal 1.100 circa sono diventate Mussulmane: ora la religione è quella Sunnita, e non ammette deroghe, l’unico culto ammesso è quello islamico. Fatto sta che allora, un po’ per pigrizia e un po’ perché non è facile avere il modo e il permesso di frequentare altre Isole, i turisti si limitano a stare chiusi dentro ai propri Villaggi. Dove in effetti, in linea di massima, si sta benissimo! Noi, per esempio, siamo stati a Madoogali, dove si mangia divinamente all’italiana, dove ci sono tutte le comodità e anche tutti gli strumenti per godersi le Isole da un punto di vista naturalistico. Lì abbiamo conosciuto Enzo (un gigante biondo) che ci ha portato a fare stupende immersioni (il corallo era sbiancato ma ora si sta riprendendo) e poi è diventato grande amico di Adriatica, tanto da rimanere a bordo per un po’. Ma soprattutto, grazie ai buoni rapporti fra la direzione del Villaggio e la gente (Ettore, che ha costruito il Villaggio, è stato uno dei pionieri del turismo alle Maldive), da Madoogali si può tranquillamente andare con un dhoni (la barca locale) sull’isola di fronte, Dangheti, dove abitano pescatori e gente normale, tra l’altro ospitalissima. Un Villaggio Maldiviano vale la pena: si respira una atmosfera, una “economia” e una quotidianità di gesti davvero simili a quelle che si possono vedere negli atolli polinesiani. I Maldiviani coltivano la loro storia (ci sono anche piccoli Musei locali) e interessantissimo è l’artigianato, soprattutto legato ai gioielli e alla tessitura. Anche la loro cucina non è male… E ovviamente la natura, il mare e il paesaggio sono magnifici.

    Salpate le ancore

    Un altro modo speciale di visitare le Maldive è quello di stare in barca: a Dhaalau abbiamo conosciuto Claudio, un ex manager milanese che, dopo avere acquistato la barca Shadas, si è trasferito alle Maldive definitivamente, e porta gruppi di turisti e di appassionati pescatori in giro per le Isole: un modo questo per venire a contatto con la realtà degli atolli. Realtà che deve fare i conti davvero con l’aumento del livello del mare: se vedere un’isola ve ne rendete subito conto. Il punto più alto è a pochi centimetri sopra il pelo dell’acqua. Io-Patrizio alle Maldive mi sono appassionato di barche, di cantieri (qui fanno ancora i dhoni a mano, di legno) e di pesca. Io-Syusy invece anche alle Maldive ho trovato interessi storici: qui Thor Eierdhal ha scoperto delle vere e proprie piramidi, costruite dagli antichissimi abitanti delle Isole, adoratori del Sole. Tracce preziose dei famosi Popoli del Mare, che rappresentarono davvero una misteriosa Civiltà Globale (dall’America al Mediterraneo, dall’Indiano all’Australia) che via mare ha colonizzato l’intero nostro Pianeta.

    Syusy e Patrizio

  2. Turisti Per Caso.it
    , 29/7/2010 17:29
    Noi abbiamo fatto tappa alle Maldive durante il nostro Giro del Mondo, nel 2004. Ci siamo arrivati in aereo dall’Italia, per riacchiappare Adriatica che, con a bordo Gigi e Irene, stava arrivando dalla Tahilandia diretta verso il Mar Rosso, dove poi avremmo incontrato purtroppo i Pirati, ma per fortuna anche visitato lo Yemen. Se andate alle Maldive, una volta sbarcati dal volo dall’Italia, prima di prendere uno dei tanti piccoli idrovolanti che vi porteranno al Villaggio turistico a cui siete diretti, provate a mettere i bagagli da qualche parte e fatevi un giro per <b>Malè</b>, la Capitale. E’ interessante, ne vale la pena. C’è un bel mercato del pesce, una piccola moschea antica restaurata, un Museo e soprattutto c’è una atmosfera iperattiva modello Piccola-Hong Kong. E in effetti la densità di abitanti è altissima, visto che la gran parte dei 350.000 e più Madiviani vive nella Capitale. C’è una tale “fame” di territorio che, verso nord, con i rifiuti stanno costruendo in pratica un altro pezzo di isola, da destinare ad area fabbricabile: due piccioni con una fava. Tra l’altro questo giro per Malè rischia anche di essere l’unico contatto, o quasi, che avrete con la realtà e con gli abitanti delle Maldive.

    <h3>Ognuno al suo posto</h3>
    Infatti la politica del Governo è chiara: turisti e locali devono convivere il meno possibile. I Maldiviani temono gli squilibri culturali indotti da un turismo indiscriminato, e vedendo quello che succede in molti altri Paesi (perdita di identità, turismo sessuale ecc ecc) è difficile dar loro completamente torto. Fatto sta che nei Villaggi turistici lavorano solo uomini, e le uniche donne sono indiane. Storicamente le Maldive furono abitate da popolazioni indiane buddiste, ma poi la loro posizione assolutamente strategica, a metà dell’Oceano Indiano, fece gola agli Arabi, e dal 1.100 circa sono diventate Mussulmane: ora la religione è quella Sunnita, e non ammette deroghe, l’unico culto ammesso è quello islamico.
    Fatto sta che allora, un po’ per pigrizia e un po’ perché non è facile avere il modo e il permesso di frequentare altre Isole, i turisti si limitano a stare chiusi dentro ai propri Villaggi. Dove in effetti, in linea di massima, si sta benissimo! Noi, per esempio, siamo stati a <b>Madoogali</b>, dove si mangia divinamente all’italiana, dove ci sono tutte le comodità e anche tutti gli strumenti per
    godersi le Isole da un punto di vista naturalistico. Lì abbiamo conosciuto <b>Enzo </b>(un gigante biondo) che ci ha portato a fare stupende immersioni (il corallo era sbiancato ma ora si sta riprendendo) e poi è diventato grande amico di Adriatica, tanto da rimanere a bordo per un po’. Ma soprattutto, grazie ai buoni rapporti fra la direzione del Villaggio e la gente (<b>Ettore</b>, che ha costruito il Villaggio, è stato uno dei pionieri del turismo alle Maldive), da Madoogali si può tranquillamente andare con un <i>dhoni</i> (la barca locale) sull’isola di fronte, Dangheti, dove abitano pescatori e gente normale, tra l’altro ospitalissima. Un Villaggio Maldiviano vale la pena: si respira una atmosfera, una “economia” e una quotidianità di gesti davvero simili a quelle che si possono vedere negli atolli polinesiani. I Maldiviani coltivano la loro storia (ci sono anche piccoli Musei locali) e interessantissimo è l’artigianato, soprattutto legato ai gioielli e alla tessitura. Anche la loro cucina non è male… E ovviamente la natura, il mare e il paesaggio sono magnifici.

    <h3>Salpate le ancore</h3>
    Un altro modo speciale di visitare le Maldive è quello di stare in barca: a <b>Dhaalau </b>abbiamo conosciuto <b>Claudio</b>, un ex manager milanese che, dopo avere acquistato la barca <i>Shadas</i>, si è trasferito alle Maldive definitivamente, e porta gruppi di turisti e di appassionati pescatori in giro per le Isole: un modo questo per venire a contatto con la realtà degli atolli. Realtà che deve fare i conti davvero con l’aumento del livello del mare: se vedere un’isola ve ne rendete subito conto. Il punto più alto è a pochi centimetri sopra il pelo dell’acqua.
    Io-Patrizio alle Maldive mi sono appassionato di barche, di cantieri (qui fanno ancora i dhoni a mano, di legno) e di pesca.
    Io-Syusy invece anche alle Maldive ho trovato interessi storici: qui Thor Eierdhal ha scoperto delle vere e proprie piramidi, costruite dagli antichissimi abitanti delle Isole, adoratori del Sole. Tracce preziose dei famosi Popoli del Mare, che rappresentarono davvero una misteriosa Civiltà Globale (dall’America al Mediterraneo, dall’Indiano all’Australia) che via mare ha colonizzato l’intero nostro Pianeta.

    <i>Syusy e Patrizio</i>