1. 1: Diario di Viaggio

    di , il 19/7/2010 11:05

    Giugno 2010, all’una partiamo in auto da Bologna direzione Malpensa. All’aeroporto soggiorniamo nella lounge, ed al momento dell’imbarco, ore 20,30, ci informano che l’aereo Neos ha dei problemi, ci daranno notizie alle 23. Puntualmente ci dicono che sarà sostituito l’aereo con altro di Air Italy, proveniente dalla Grecia. Ci distribuiscono buoni pasto, non tutti mangiano. Bivacchiamo fino alle 3,30, e finalmente alla 4 partiamo con un aereo non troppo aggiornato: ma almeno partiamo. L’aeroporto di Nosy Be è fatiscente, un nastro per le valige, e richiesta di apertura delle stesse. Basta dare 2 euro e ti fanno passare. La mancia è in questo paese l’aspirazione maggiore. Dopo un tragitto di 50 minuti dove attraversiamo il capoluogo Hell Ville, giungiamo all’hotel Andìlana beach, situato nella baia omonima, con 2 splendide spiagge con fenomeno di alta e bassa marea, tramonti stupendi, bella vegetazione ed un parco privato con coccodrilli, lemuri e tartarughe. Non mi dilungo sul villaggio, ottimo, poichè non è il sito giusto. Comunque rimane l'impressione che il Madagascar, anche per via del recente colpo di stato, non goda ancora di grande turismo, anche se Nosy Be è lontana dal caos ed è stupenda come flora e fauna, ancora in gran parte da scoprire. Il territorio è molto bello, meglio di molti altri da me visitati. Si possono fare bellissime escursioni di mare e di terra, una delle quali racconto di seguito. Andremo al parco Lokobè che ci dicono veramente naturale. Luca, la guida ne è entusiasta, raccontandoci che il parco è ancora in gran parte da scoprire per flora e fauna. Partenza alle 9; col pullmino raggiungiamo una piccola baia (nel tragitto bello il territorio) da cui partiamo con 4 piroghe: impariamo a pagaiare, ed in 30 minuti, tra acqua e mangrovie, avvistando “l’isola grande”, raggiungiamo un rustico resort. Sole, 32 gradi, poca umidità. Ci cambiamo vestendo pantaloni lunghi e sorseggiamo una bibita, poi ci inoltriamo nella foresta pluviale, dove incontriamo lemuri selvatici (un simbolo del Madagascar), enormi nidi d’api posti sugli alberi, camaleonti, uroplatus mimetizzati sulla corteccia di alberi (non li avremmo mai visti se non indicati), e Lui, Dino! Chi è Dino? Dino è il vanto della nostra guida, un piccolo e strano rettile, che ci dicono non ancora classificato, e da lui scoperto. Dopo 3 ore di cammino, ritorniamo al resort, per mangiare un enorme pesce appena pescato, ottimo! Riposino, poi ci inoltriamo in un villaggio di pescatori adiacente al resort. Qui davvero c’e’ povertà. Le donne del posto ricamano tovaglie con la speranza di vendere ai pochi turisti che arrivano fin lì, gli uomini intagliano legno e pescano. Noi avevamo portato magliette e materiale scolastico, che consegniamo al capo villaggio, che ci ringrazia di cuore, e distribuisce le cose ai bambini. Acquistiamo una scultura in legno, richiesta 15 euro, pagata 10, lo stipendio di un cameriere per 10 giorni. Ritorno in piroga fino al piccolo bus che ci attende, al tramonto siamo al villaggio, per una doccia ed una buona cena. Gustiamo il loro rum alla vaniglia, cannella e ananas, assaggiamo la carne di zebù (la loro mucca), mangiamo molto pesce fresco, cernie e barracuda, nonché coccodrillo, carne bianca e tenera. Ma non ci facciamo mancare numerosi tè e la citronella. Scattiamo 500 foto ed un’ora di filmato, incluso pescatori, donne con la faccia ricoperta di terra contro il sole, e molti bambini, ghiotti di chupa chupa. Apprendiamo che difficilmente si contrae la malaria, ed è meglio non fare l’antimalarica, che poiché siamo vicini all’equatore occorre bere molto per evitare la dissenteria, e che il turismo ha subito di recente una batosta, dovuta al colpo di stato. Peccato, perché questa grande isola, 3 volte l’Italia, vale veramente la pena di essere visitata. La stagione migliore è quella secca, da Maggio a Ottobre. A disposizione.

  2. Enrico 9
    , 19/7/2010 11:05
    Giugno 2010, all’una partiamo in auto da Bologna direzione Malpensa. All’aeroporto soggiorniamo nella lounge, ed al momento dell’imbarco, ore 20,30, ci informano che l’aereo Neos ha dei problemi, ci daranno notizie alle 23. Puntualmente ci dicono che sarà sostituito l’aereo con altro di Air Italy, proveniente dalla Grecia. Ci distribuiscono buoni pasto, non tutti mangiano. Bivacchiamo fino alle 3,30, e finalmente alla 4 partiamo con un aereo non troppo aggiornato: ma almeno partiamo. L’aeroporto di Nosy Be è fatiscente, un nastro per le valige, e richiesta di apertura delle stesse. Basta dare 2 euro e ti fanno passare. La mancia è in questo paese l’aspirazione maggiore. Dopo un tragitto di 50 minuti dove attraversiamo il capoluogo Hell Ville, giungiamo all’hotel Andìlana beach, situato nella baia omonima, con 2 splendide spiagge con fenomeno di alta e bassa marea, tramonti stupendi, bella vegetazione ed un parco privato con coccodrilli, lemuri e tartarughe. Non mi dilungo sul villaggio, ottimo, poichè non è il sito giusto. Comunque rimane l'impressione che il Madagascar, anche per via del recente colpo di stato, non goda ancora di grande turismo, anche se Nosy Be è lontana dal caos ed è stupenda come flora e fauna, ancora in gran parte da scoprire. Il territorio è molto bello, meglio di molti altri da me visitati. Si possono fare bellissime escursioni di mare e di terra, una delle quali racconto di seguito. Andremo al parco Lokobè che ci dicono veramente naturale. Luca, la guida ne è entusiasta, raccontandoci che il parco è ancora in gran parte da scoprire per flora e fauna. Partenza alle 9; col pullmino raggiungiamo una piccola baia (nel tragitto bello il territorio) da cui partiamo con 4 piroghe: impariamo a pagaiare, ed in 30 minuti, tra acqua e mangrovie, avvistando “l’isola grande”, raggiungiamo un rustico resort. Sole, 32 gradi, poca umidità. Ci cambiamo vestendo pantaloni lunghi e sorseggiamo una bibita, poi ci inoltriamo nella foresta pluviale, dove incontriamo lemuri selvatici (un simbolo del Madagascar), enormi nidi d’api posti sugli alberi, camaleonti, uroplatus mimetizzati sulla corteccia di alberi (non li avremmo mai visti se non indicati), e Lui, Dino! Chi è Dino? Dino è il vanto della nostra guida, un piccolo e strano rettile, che ci dicono non ancora classificato, e da lui scoperto. Dopo 3 ore di cammino, ritorniamo al resort, per mangiare un enorme pesce appena pescato, ottimo! Riposino, poi ci inoltriamo in un villaggio di pescatori adiacente al resort. Qui davvero c’e’ povertà. Le donne del posto ricamano tovaglie con la speranza di vendere ai pochi turisti che arrivano fin lì, gli uomini intagliano legno e pescano. Noi avevamo portato magliette e materiale scolastico, che consegniamo al capo villaggio, che ci ringrazia di cuore, e distribuisce le cose ai bambini. Acquistiamo una scultura in legno, richiesta 15 euro, pagata 10, lo stipendio di un cameriere per 10 giorni. Ritorno in piroga fino al piccolo bus che ci attende, al tramonto siamo al villaggio, per una doccia ed una buona cena. Gustiamo il loro rum alla vaniglia, cannella e ananas, assaggiamo la carne di zebù (la loro mucca), mangiamo molto pesce fresco, cernie e barracuda, nonché coccodrillo, carne bianca e tenera. Ma non ci facciamo mancare numerosi tè e la citronella. Scattiamo 500 foto ed un’ora di filmato, incluso pescatori, donne con la faccia ricoperta di terra contro il sole, e molti bambini, ghiotti di chupa chupa. Apprendiamo che difficilmente si contrae la malaria, ed è meglio non fare l’antimalarica, che poiché siamo vicini all’equatore occorre bere molto per evitare la dissenteria, e che il turismo ha subito di recente una batosta, dovuta al colpo di stato. Peccato, perché questa grande isola, 3 volte l’Italia, vale veramente la pena di essere visitata. La stagione migliore è quella secca, da Maggio a Ottobre. A disposizione.