1. 1: Altri TamTam

    di , il 16/7/2010 11:37

    LUCA:

    E vai, sono carichissimo!!!!! Dopo 9 confortevoli ore di viaggio con British Airways, dove siamo stati coccolati e straviziati, siamo finalmente giunti a Delhi. Non fa nemmeno quel caldo insopportabile che immaginavo. Oddio, sembra di essere appena entrati in piscina, tanto l’aria è densa ed umida, ma ci saranno circa 25°, anzi, c’è pure una leggera pioggerellina che preannuncia il sopraggiungere del monsone… Sì, questo infatti non è il miglior periodo per visitare l’India. Tutti consigliano da ottobre a marzo, ma il viaggio non poteva più aspettare. Il ragazzo dell’hotel che abbiamo prenotato, e che è venuto a prenderci all’aeroporto, è già lì che ci aspetta sorridente. Saltiamo sul minivan bianco e ci tuffiamo nel caotico traffico di Delhi; dopo aver rischiato di investire, nell’ordine: una vecchietta con nipotino in braccio, signore con carrello carico di banane, 6 cani randagi, un paio di mucche ed una marea di motociclisti che si infilano ovunque, ed essere stati ad un soffio dall’essere travolti da un bus di linea e da un Suv, raggiungiamo sani e salvi il nostro albergo. Vi assicuro, dopo un giro in macchina a Delhi, apprezzerete molto di più la vostra vita!!! Qui la gente sembra essere perennemente ad un matrimonio; appena sale in macchina si attacca al clacson che, da queste parti, funge spesso da sostituto dei freni… quindi fate estrema attenzione a girare in Delhi, sia in macchina che a piedi, perché gli incidenti stradali sono molto frequenti. Avendo lasciato il compito ad Aga di prenotare l’albergo in città, non ho mai posto domande a riguardo, sino in volo. Aga, tutta entusiasta, mi dice: “Ho prenotato un hotel davvero economico trovato sulla guida Lonely Planet, nel Main Bazaar, uno dei principali mercati di Delhi, vicinissimo al centro, dove è possibile incontrare tanti backpackers (viaggiatori zaino in spalla)” Stupito dal basso prezzo della camera, 5€ la doppia per notte, ed anche incuriosito dalla descrizione di Aga, prendo la guida e leggo:

    - Zona di Paharganj. Paharganj brulica di alberghi economici, anche se, con la sua sordida fama di luogo funestato da traffico di droga e gente equivoca, non è certo un posto per tutti […] Paharganj vanta alcuni degli alloggi più economici, ma spesso si tratta di buggigattoli sporchi e privi di luce, con l’acqua calda che viene e va

    – “Aaaaaaah, annammo bene”, ho pensato. Scoprì poi che alcuni dei termini utilizzati dalla guida non rientravano ancora nel vocabolario italiano di Aga (per chi non lo sapesse, lei è polacca), tra cui: sordida fama, funestato, gente equivoca e buggigattoli. Vi dico solo che Aga è andata più volte vicino allo svenimento per l’agitazione, non appena ha visto l’albergo e l’area dove siamo alloggiati. Ha anche riscoperto la religione: l’ho vista pregare più di una volta la prima ora al Main Bazaar…mah, sarà la spiritualità dell’India, ho pensato! Sinceramente, non aveva tutti i torti. L’hotel è situato in una strada polverosissima tra un agglomerato di centinaia di case fatiscenti, dove sorge il chiassoso Bazaar. L’aria e’ quasi irrespirabile, a causa delle spezie, degli incensi, dello smog, dei tanti cani randagi e mucche al pascolo nei viottoli del quartiere, degli sgradevoli odori dovuti alla mancanza di un sistema fognario funzionante, dei rifiuti sparsi ovunque. La miseria e le condizioni precarie in cui vivono molti degli abitanti dell’area straziano il cuore e verrebbe voglia di scappare e lasciarsi tutto alle spalle. L’impatto è davvero molto forte. E’ tutt’altra cosa che andare a spasso per l’Europa.

    AGA:

    Non vedevo l’ora di arrivare a Delhi, ero emozionatissima. Convinta, dopo tutto ciò che ho letto, sentito e visto in TV, che l’India sarà il paese, tra quelli che visiteremo durante il nostro lungo viaggio, che mi impressionerà maggiormente. E avevo ragione. Delhi, la prima città Indiana che visitiamo, fa davvero impressione. Il primo giorno siamo solamente riusciti a visitare il Main Bazaar, in cui si trova il nostro hotel, perché poi ho cominciato a sentirmi male. Sporcizia ovunque, vacche magrissime vaganti per le vie affollate di gente e moto, cani con mille malattie che dormono in ogni angolo (tra l’altro, qui a Delhi ci sono solo due tipi di cani: bianchi e neri, poi per il resto sono identici), gente che dorme sdraiata per terra, buche gigantesche ovunque, muratori che buttano giù intere palazzine a martellate non avvisando nemmeno i passanti, neanche quando a cadere è un'intera parete, gli autisti di macchine, moto e risciò non rispettano nessuna regola, caos infinito, rumore, puzza di cibo, feci e incensi, povertà, malattia, tantissima polvere che rende difficile respirare, gente pesante, che per 20 rupie ti accompagnerà in un posto di cui a te poi non importa niente, capaci anche di seguirti per chilometri continuando a parlare di quanto è bello quell’emporio, o quanto sono bravi in quell’agenzia di viaggi, tutte attività che speculano sui prezzi applicati ai turisti. Tutto questo mi ha fatto venire voglia di scappare da li e cercare un minimo di calma, sdraiarmi un po’ e riordinare le idee. E’ molto diverso vedere tutto ciò in televisione, seduto sulla poltrona, dove tra te e ciò che osservi c’è uno schermo e migliaia di chilometri di distanza. E’ ben altra cosa, invece, esserne realmente immerso, circondato, quasi inghiottito. Abbiamo quindi pensato di tornare in hotel…hmmmmm L’ albergo è stata una mia scelta. Ho pensato che avremmo potuto risparmiare un po’ e prendere la camera standard, anche perché nessuno di due ha grandissime pretese e, già in passato, abbiamo dormito in posti decisamente spartani. Non saprei proprio come classificare il nostro hotel. La camera non ha finestre, è al 4° piano, quindi c’è un caldo insopportabile… proprio mentre scrivevamo questo post è andata via la luce a tutto il quartiere. Mi ero premurata però di richiedere il bagno in camera. Ok abbiamo il bagno, peccato non ci sia l’acqua. Avrei dovuto richiedere anche quella, forse. In definitiva, non avevo alcun posto dove rifugiarmi. Ho iniziato, quindi, a sentirmi veramente male, mi girava la testa e le gambe sembravano dover cedere da un momento all’altro. Mi sembrava di svenire e, invece, mi sono solo addormentata (erano giorni che dormivamo pochissimo e l’ultima notte in aereo, non si era dormito per niente, tanta era l’eccitazione di iniziare il nostro viaggio). Il pomeriggio stesso ho iniziato a stare un pò meglio; quello che inizialmente mi spaventava iniziava ad affascinarmi ed incuriosirmi. Così ho iniziato a porre minor attenzione ai buchi nella pavimentazione e guardarmi intorno. Ho visto che, anche la zona dove si trova il nostro albergo ha dei punti a suo vantaggio, per esempio, dei negozi con prodotti molto particolari: vestiti, sandali e borse costano molto poco e sono davvero originali; i cosmetici locali riescono a far vivere appieno il rapporto con l’oriente: è possibile acquistare saponi ai fiori dell’Himalaya o dentifrici al gusto di cannella; di collane e braccialetti c’è solo l’imbarazzo della scelta, belli, molto originali e poco costosi (una collana di corallo costa qui meno di un rotolo di carta igienica…e questo spiega molte cose). Delhi mi ha mostrato il suo vero volto. Non siamo ancora diventate amiche ma cercheremo di approfondire la nostra conoscenza!!

    I PROCACCIATORI DI TURISTI.

    Oltre al difficile impatto iniziale, appena messo il naso fuori dall’hotel, ci troviamo immediatamente accerchiati da individui dal fare amichevole che cominciano a darci indicazioni su che direzione prendere per raggiungere la miglior agenzia di viaggi o l’ufficio informazioni turistiche; agenzie che, invece, applicano prezzi altissimi e raggirano i turisti. Sono davvero molto insistenti e ci seguono per chilometri. E’ impossibile liberarsi di loro e, quando ci si riesce, ne arriva immediatamente un altro. Abbiamo notato che si danno addirittura indicazioni telefoniche per rendere il tutto più reale. Praticamente funziona così: una o più persone approcciano il turista, fingendo di voler essere d’aiuto. Attaccano bottone sempre con le solite domande: Hello!!da dove vieni? Da quanto sei in Delhi? Quanto ti fermi in India? e poi partono subito con le varie indicazioni e suggerimenti. Nonostante gli venga detto più volte di non essere interessati, loro non mollano. Se il turista è un osso duro si dileguano ma non prima di aver contattato un compare che, facendo finta di non aver niente a che fare con il rompiscatole precedente, finge di trovarsi in zona per caso e offre il suo aiuto consigliando, guarda un po’, la medesima agenzia…tutto ciò può andare avanti per ore. Appena arrivati in hotel, conosciamo immediatamente 4 ragazze francesi, ci uniamo a loro, ma le ragazze si fanno convincere da questi “procacciatori” ed iniziano a richiedere informazioni su quale strada seguire per raggiungere Connaught Place, il centro economico della città, pieno di locali, alberghi, grattacieli e attività commerciali. Io ed Aga cerchiamo di metterle in guardia ma, anche loro stordite dall’impatto iniziale con la città, decidono di ascoltare i consigli della gente del posto che si offre continuamente di farci da guida. Quando giungiamo in uno squallido quartiere fatto di baracche, con un paio di negozi e alcune agenzie di viaggio, che ci viene presentato come Connaught Place, io ed Aga riteniamo di averne avuto abbastanza e ci dirigiamo verso l’hotel, abbandonando le ragazze francesi sulla soglia di una di quelle agenzie. Il sistema è così ramificato che coinvolge centinaia di persone in ogni area della città, inclusi tassisti e receptionist di alberghi. In Delhi è praticamente impossibile richiedere un’informazione a qualcuno perché quasi sicuramente ti porterà da tutt’altra per il proprio tornaconto. Non è nemmeno possibile consultare una cartina od una guida turistica, si attirerebbe l’attenzione dei procacciatori ed, in pochi secondi cominceresti a sentire da più parti: “Hello…da dove vieni? Dove stai andando? L’agenzia turistica è da questa part e bla bla bla”. L’unico modo è richiedere informazioni all’interno dei negozi, se ve ne sono, oppure alla polizia, ma sempre cercando di dare nell’occhio il meno possibile...

  2. Turisti Per Caso.it
    , 16/7/2010 11:37
    <h3>LUCA:</h3>
    E vai, sono carichissimo!!!!! Dopo 9 confortevoli ore di viaggio con British Airways, dove siamo stati coccolati e straviziati, siamo finalmente giunti a <b>Delhi</b>. Non fa nemmeno quel caldo insopportabile che immaginavo. Oddio, sembra di essere appena entrati in piscina, tanto l’aria è densa ed umida, ma ci saranno circa 25°, anzi, c’è pure una leggera pioggerellina che preannuncia il sopraggiungere del monsone… Sì, questo infatti non è il miglior periodo per visitare l’India. Tutti consigliano da ottobre a marzo, ma il viaggio non poteva più aspettare.
    Il ragazzo dell’hotel che abbiamo prenotato, e che è venuto a prenderci all’aeroporto, è già lì che ci aspetta sorridente. Saltiamo sul minivan bianco e ci tuffiamo nel caotico traffico di Delhi; dopo aver rischiato di investire, nell’ordine: una vecchietta con nipotino in braccio, signore con carrello carico di banane, 6 cani randagi, un paio di mucche ed una marea di motociclisti che si infilano ovunque, ed essere stati ad un soffio dall’essere travolti da un bus di linea e da un Suv, raggiungiamo sani e salvi il nostro albergo. Vi assicuro, dopo un giro in macchina a Delhi, apprezzerete molto di più la vostra vita!!! Qui la gente sembra essere perennemente ad un matrimonio; appena sale in macchina si attacca al clacson che, da queste parti, funge spesso da sostituto dei freni… quindi fate estrema attenzione a girare in Delhi, sia in macchina che a piedi, perché gli incidenti stradali sono molto frequenti.
    Avendo lasciato il compito ad Aga di prenotare l’albergo in città, non ho mai posto domande a riguardo, sino in volo. Aga, tutta entusiasta, mi dice: “Ho prenotato un hotel davvero economico trovato sulla guida Lonely Planet, nel <b>Main Bazaar</b>, uno dei principali mercati di Delhi, vicinissimo al centro, dove è possibile incontrare tanti backpackers (viaggiatori zaino in spalla)” Stupito dal basso prezzo della camera, 5€ la doppia per notte, ed anche incuriosito dalla descrizione di Aga, prendo la guida e leggo:

    - <b>Zona di Paharganj</b>. Paharganj brulica di alberghi economici, anche se, con la sua sordida fama di luogo funestato da traffico di droga e gente equivoca, non è certo un posto per tutti […]
    Paharganj vanta alcuni degli alloggi più economici, ma spesso
    si tratta di buggigattoli sporchi e privi di luce, con l’acqua
    calda che viene e va

    – “Aaaaaaah, annammo bene”, ho pensato. Scoprì poi che alcuni dei termini utilizzati dalla guida non rientravano ancora nel vocabolario italiano di Aga (per chi non lo sapesse, lei è polacca), tra cui: <i>sordida fama, funestato, gente equivoca e buggigattoli</i>. Vi dico solo che Aga è andata più volte vicino allo svenimento per l’agitazione, non appena ha visto l’albergo e l’area dove siamo alloggiati. Ha anche riscoperto la religione: l’ho vista pregare più di una volta la prima ora al Main Bazaar…mah, sarà la spiritualità dell’India, ho pensato! Sinceramente, non aveva tutti i torti. L’hotel è situato in una strada polverosissima tra un agglomerato di centinaia di case fatiscenti, dove sorge il chiassoso Bazaar. L’aria e’ quasi irrespirabile, a causa delle spezie, degli incensi, dello smog, dei tanti cani randagi e mucche al pascolo nei viottoli del quartiere, degli sgradevoli odori dovuti alla mancanza di un sistema fognario funzionante, dei rifiuti sparsi ovunque. La miseria e le condizioni precarie in cui vivono molti degli abitanti dell’area straziano il cuore e verrebbe voglia di scappare e lasciarsi tutto alle spalle. L’impatto è davvero molto forte. E’ tutt’altra cosa che andare a spasso per l’Europa.

    <h3>AGA:</h3>
    Non vedevo l’ora di arrivare a Delhi, ero emozionatissima. Convinta, dopo tutto ciò che ho letto, sentito e visto in TV, che l’India sarà il paese, tra quelli che visiteremo durante il nostro lungo viaggio, che mi impressionerà maggiormente. E avevo ragione. Delhi, la prima città Indiana che visitiamo, fa davvero impressione. Il primo giorno siamo solamente riusciti a visitare il Main Bazaar, in cui si trova il nostro hotel, perché poi ho cominciato a sentirmi male. Sporcizia ovunque, vacche magrissime vaganti per le vie affollate di gente e moto, cani con mille malattie che dormono in ogni angolo (tra l’altro, qui a Delhi ci sono solo due tipi di cani: bianchi e neri, poi per il resto sono identici), gente che dorme sdraiata per terra, buche gigantesche ovunque, muratori che buttano giù intere palazzine a martellate non avvisando nemmeno i passanti, neanche quando a cadere è un'intera parete, gli autisti di macchine, moto e risciò non rispettano nessuna regola, caos infinito, rumore, puzza di cibo, feci e incensi, povertà, malattia, tantissima polvere che rende difficile respirare, gente pesante, che per 20 rupie ti accompagnerà in un posto di cui a te poi non importa niente, capaci anche di seguirti per chilometri continuando a parlare di quanto è bello quell’emporio, o quanto sono bravi in quell’agenzia di viaggi, tutte attività che speculano sui prezzi applicati ai turisti. Tutto questo mi ha fatto venire voglia di scappare da li e cercare un minimo di calma, sdraiarmi un po’ e riordinare le idee. E’ molto diverso vedere tutto ciò in televisione, seduto sulla poltrona, dove tra te e ciò che osservi c’è uno schermo e migliaia di chilometri di distanza. E’ ben altra cosa, invece, esserne realmente immerso, circondato, quasi inghiottito. Abbiamo quindi pensato di tornare in hotel…hmmmmm
    L’ albergo è stata una mia scelta. Ho pensato che avremmo potuto risparmiare un po’ e prendere la camera standard, anche perché nessuno di due ha grandissime pretese e, già in passato, abbiamo dormito in posti decisamente spartani. Non saprei proprio come classificare il nostro hotel. La camera non ha finestre, è al 4° piano, quindi c’è un caldo insopportabile… proprio mentre scrivevamo questo post è andata via la luce a tutto il quartiere. Mi ero premurata però di richiedere il bagno in camera. Ok abbiamo il bagno, peccato non ci sia l’acqua. Avrei dovuto richiedere anche quella, forse. In definitiva, non avevo alcun posto dove rifugiarmi. Ho iniziato, quindi, a sentirmi veramente male, mi girava la testa e le gambe sembravano dover cedere da un momento all’altro. Mi sembrava di svenire e, invece, mi sono solo addormentata (erano giorni che dormivamo pochissimo e l’ultima notte in aereo, non si era dormito per niente, tanta era l’eccitazione di iniziare il nostro viaggio).
    Il pomeriggio stesso ho iniziato a stare un pò meglio; quello che inizialmente mi spaventava iniziava ad affascinarmi ed incuriosirmi. Così ho iniziato a porre minor attenzione ai buchi nella pavimentazione e guardarmi intorno. Ho visto che, anche la zona dove si trova il nostro albergo ha dei punti a suo vantaggio, per esempio, dei negozi con prodotti molto particolari: vestiti, sandali e borse costano molto poco e sono davvero originali; i cosmetici locali riescono a far vivere appieno il rapporto con l’oriente: è possibile acquistare saponi ai fiori dell’Himalaya o dentifrici al gusto di cannella; di collane e braccialetti c’è solo l’imbarazzo della scelta, belli, molto originali e poco costosi (una collana di corallo costa qui meno di un rotolo di carta igienica…e questo spiega molte cose). Delhi mi ha mostrato il suo vero volto. Non siamo ancora diventate amiche ma cercheremo di approfondire la nostra conoscenza!!

    <h3>I PROCACCIATORI DI TURISTI.</h3>
    Oltre al difficile impatto iniziale, appena messo il naso fuori dall’hotel, ci troviamo immediatamente accerchiati da individui dal fare amichevole che cominciano a darci indicazioni su che direzione prendere per raggiungere la miglior agenzia di viaggi o l’ufficio informazioni turistiche; agenzie che, invece, applicano prezzi altissimi e raggirano i turisti. Sono davvero molto insistenti e ci seguono per chilometri. E’ impossibile liberarsi di loro e, quando ci si riesce, ne arriva immediatamente un altro. Abbiamo notato che si danno addirittura indicazioni telefoniche per rendere il tutto più reale. Praticamente funziona così: una o più persone approcciano il turista, fingendo di voler essere d’aiuto. Attaccano bottone sempre con le solite domande:<i> Hello!!da dove vieni? Da quanto sei in Delhi? Quanto ti fermi in India?</i> e poi partono subito con le varie indicazioni e suggerimenti. Nonostante gli venga detto più volte di non essere interessati, loro non mollano. Se il turista è un osso duro si dileguano ma non prima di aver contattato un compare che, facendo finta di non aver niente a che fare con il rompiscatole precedente, finge di trovarsi in zona per caso e offre il suo aiuto consigliando, guarda un po’, la medesima agenzia…tutto ciò può andare avanti per ore. Appena arrivati in hotel, conosciamo immediatamente 4 ragazze francesi, ci uniamo a loro, ma le ragazze si fanno convincere da questi “procacciatori” ed iniziano a richiedere informazioni su quale strada seguire per raggiungere Connaught Place, il centro economico della città, pieno di locali, alberghi, grattacieli e attività commerciali. Io ed Aga cerchiamo di metterle in guardia ma, anche loro stordite dall’impatto iniziale con la città, decidono di ascoltare i consigli della gente del posto che si offre continuamente di farci da guida. Quando giungiamo in uno squallido quartiere fatto di baracche, con un paio di negozi e alcune agenzie di viaggio, che ci viene presentato come Connaught Place, io ed Aga riteniamo di averne avuto abbastanza e ci dirigiamo verso l’hotel, abbandonando le ragazze francesi sulla soglia di una di quelle agenzie. Il sistema è così ramificato che coinvolge centinaia di persone in ogni area della città, inclusi tassisti e receptionist di alberghi. In Delhi è praticamente impossibile richiedere un’informazione a qualcuno perché quasi sicuramente ti porterà da tutt’altra per il proprio tornaconto. Non è nemmeno possibile consultare una cartina od una guida turistica, si attirerebbe l’attenzione dei procacciatori ed, in pochi secondi cominceresti a sentire da più parti: <i>“Hello…da dove vieni? Dove stai andando? L’agenzia turistica è da questa part e bla bla bla”</i>. L’unico modo è richiedere informazioni all’interno dei negozi, se ve ne sono, oppure alla polizia, ma sempre cercando di dare nell’occhio il meno possibile...