1. 1: Patrizio & Syusy

    di , il 16/7/2010 10:31

    Una nota rivista di viaggi, con tanto di canale televisivo dedicato, nel presentarsi e pubblicizzarsi di fronte al pubblico, ci ha tenuto a precisare che si rivolge esclusivamente ai viaggiatori, e i turisti li lascia proprio perdere. Naturalmente si tratta di uno slogan, cioè di una operazione di marketing che tende a focalizzare il proprio target, cioè la fetta di mercato a cui ci si rivolge. Operazione che tra l’altro ci fa vedere la suddetta rivista subito con occhi colmi di simpatia: visto che noi viceversa ci rivolgiamo dichiaratamente ai turisti, significa che non saremo mai concorrenti, quindi possiamo considerarci amici e complementari… Ma quello che colpisce è appunto il ritorno di una definizione-contraddizione che pensavamo del tutto superata: la differenza fra turisti e viaggiatori.

    Ma se una rivista prestigiosa basa la sua strategia pubblicitaria su questa dicotomia, vorrà dire qualcosa. Forse davvero ancora nella testa della gente queste due definizioni hanno un senso, e un senso ben diverso fra loro. Interessante! Noi però questa differenza fatichiamo a capirla, allora cerchiamo di fare mente locale.

    La differenza fra turisti e viaggiatori potrebbe essere innanzitutto “storica”, tipo a.C e d.C., che potrebbe significare non tanto avanti Cristo e dopo Cristo, ma avanti-Chatwin e dopo-Chatwin, il famosissimo viaggiatore che dalla fine degli anni ’60 ha girato il mondo, autore di “In Patagonia”, “Che ci faccio io qui”, “Le vie dei canti” ecc ecc. In pratica potremmo concludere che chi ha viaggiato prima di una certa data, quando erano pochi privilegiati o audaci a farlo, può essere considerato viaggiatore, e chi invece si è mosso dopo gli anni del boom economico e di massa, è un turista. Oppure la discriminante può essere la durata del viaggio: se uno sta via meno di 15 giorni è un turista, più di un mese è viaggiatore… Altra ipotesi: se uno parte per un viaggio organizzato è un turista, se viceversa si organizza tutto da solo è un viaggiatore: peccato però che molti viaggi-fai-da-te si rivelino poi piuttosto maldestri, quindi più che mai “turistici”. Oppure la discriminante potrebbe essere economica: se uno ha pochissimi soldi o tantissimi soldi da spendere è un viaggiatore, se spende una cifra normale è turista. In questo senso viaggiatore ha il significato della straordinarietà, cioè uno che dorme per strada o uno che dorme nei posti più esclusivi sarebbero a pieno titolo viaggiatore, mentre chi dorme in una Pensione o in un Villaggio-vacanze sarebbe un semplice, banale, ordinario turista. Altra ipotesi: chi viaggia per lavoro è viaggiatore, chi viaggia per diletto è turista: quindi un rappresentante di spazzole o un grande manager sarebbero viaggiatori, chi va in vacanza o in villeggiatura sarebbe turista. Oppure: chi sa bene la lingua, è esperto e si muove bene è viaggiatore, chi non sa una parola d’inglese, chi si perde, chi non sa litigare bene con i poliziotti degli aeroporti e si lamenta che si mangia male, sarebbe il perfetto turista. Pian piano ci stiamo avvicinando ad una conclusione: il viaggiatore è originale, straordinario, competente, romantico (sia che sia ricco che molto povero), mentre il turista prevedibile, inadatto, quindi è banale, ordinario,viaggiatore uguale gran figo, turista uguale sfigato.

    A questo punto ci sembra evidente l’inutilità, la vaghezza e l’idiozia di queste definizioni. Ne facciamo molto volentieri a meno e quindi, con grande orgoglio e una punta di understatement ci piace molto definirci con orgoglio semplicemente turisti. E basta. O forse no, forse una differenza e una specifica c’è: va bene essere tutti turisti, ma ci sono turisti che si fanno trasportare dalla corrente come sardine e turisti che nuotano anche controcorrente come salmoni. Questi ultimi, semplicemente, sanno dove andare e perché: riescono a dare al proprio viaggio un senso, una logica, un obiettivo. Leggono prima un libro, sono spinti da una curiosità, o almeno da una suggestione.

    Non viaggiano a caso, anche se si chiamano… turistipercaso.

    Syusy & Patrizio

  2. Turisti Per Caso.it
    , 16/7/2010 10:31
    Una nota rivista di viaggi, con tanto di canale televisivo dedicato, nel presentarsi e pubblicizzarsi di fronte al pubblico, ci ha tenuto a precisare che si rivolge <b>esclusivamente ai viaggiatori</b>, e i turisti li lascia proprio perdere. Naturalmente si tratta di uno slogan, cioè di una operazione di<i> marketing</i> che tende a focalizzare il proprio <i>target</i>, cioè la fetta di mercato a cui ci si rivolge. Operazione che tra l’altro ci fa vedere la suddetta rivista subito con occhi colmi di simpatia: visto che noi viceversa ci rivolgiamo dichiaratamente ai turisti, significa che non saremo mai concorrenti, quindi possiamo considerarci amici e complementari…
    Ma quello che colpisce è appunto <b>il ritorno di una definizione-contraddizione che pensavamo del tutto superata: la differenza fra <i>turisti</i> e <i>viaggiatori</i></b>.

    Ma se una rivista prestigiosa basa la sua strategia pubblicitaria su questa dicotomia, vorrà dire qualcosa. Forse davvero ancora nella testa della gente queste due definizioni hanno un senso, e un senso ben diverso fra loro. Interessante! Noi però questa differenza fatichiamo a capirla, allora cerchiamo di fare mente locale.

    La differenza fra <i>turisti</i> e <i>viaggiatori</i> potrebbe essere innanzitutto “storica”, tipo a.C e d.C., che potrebbe significare non tanto avanti Cristo e dopo Cristo, ma <b>avanti-Chatwin</b> e <b>dopo-Chatwin</b>, il famosissimo viaggiatore che dalla fine degli anni ’60 ha girato il mondo, autore di “In Patagonia”, “Che ci faccio io qui”, “Le vie dei canti” ecc ecc. In pratica potremmo concludere che chi ha viaggiato prima di una certa data, quando erano pochi privilegiati o audaci a farlo, può essere considerato <i>viaggiatore</i>, e chi invece si è mosso dopo gli anni del boom economico e di massa, è un <i>turista</i>. Oppure la discriminante può essere la durata del viaggio: se uno sta via meno di 15 giorni è un <i>turista</i>, più di un mese è<i> viaggiatore</i>…
    Altra ipotesi: se uno parte per un viaggio organizzato è un <i>turista</i>, se viceversa si organizza tutto da solo è un <i>viaggiatore</i>: peccato però che molti viaggi-fai-da-te si rivelino poi piuttosto maldestri, quindi più che mai “turistici”.
    Oppure la discriminante potrebbe essere economica: se uno ha pochissimi soldi o tantissimi soldi da spendere è un <i>viaggiatore</i>, se spende una cifra normale è <i>turista</i>. In questo senso viaggiatore ha il significato della straordinarietà, cioè uno che dorme per strada o uno che dorme nei posti più esclusivi sarebbero a pieno titolo <i>viaggiatore</i>, mentre chi dorme in una Pensione o in un Villaggio-vacanze sarebbe un semplice, banale, ordinario <i>turista</i>.
    Altra ipotesi: chi viaggia per lavoro è <i>viaggiatore</i>, chi viaggia per diletto è <i>turista</i>: quindi un rappresentante di spazzole o un grande manager sarebbero viaggiatori, chi va in vacanza o in villeggiatura sarebbe <i>turista</i>.
    Oppure: chi sa bene la lingua, è esperto e si muove bene è<i> viaggiatore</i>, chi non sa una parola d’inglese, chi si perde, chi non sa litigare bene con i poliziotti degli aeroporti e si lamenta che si mangia male, sarebbe il perfetto <i>turista</i>. Pian piano ci stiamo avvicinando ad una conclusione: il <i>viaggiatore</i> è originale, straordinario, competente, romantico (sia che sia ricco che molto povero), mentre il <i>turista</i> prevedibile, inadatto, quindi è banale, ordinario,<i>viaggiatore uguale gran figo, turista uguale sfigato. </i>

    A questo punto ci sembra evidente l’inutilità, la vaghezza e l’idiozia di queste definizioni. Ne facciamo molto volentieri a meno e quindi, con grande orgoglio e una punta di understatement ci piace molto definirci con orgoglio semplicemente <i>turisti</i>. E basta. O forse no, forse una differenza e una specifica c’è: va bene essere tutti turisti, ma ci sono turisti che si fanno trasportare dalla corrente come sardine e turisti che nuotano anche controcorrente come salmoni. Questi ultimi, semplicemente, sanno dove andare e perché: riescono a dare al proprio viaggio un senso, una logica, un obiettivo. Leggono prima un libro, sono spinti da una curiosità, o almeno da una suggestione.

    Non viaggiano a caso, anche se si chiamano…<b> turistipercaso</b>.

    Syusy & Patrizio