1. 1: Diario di Viaggio

    di , il 29/6/2010 10:30

    Quest’anno abbiamo deciso di rinunciare alle vacanze al mare per un bel viaggio itinerante.

    La nostra infaticabile e non più giovane auto ha percorso ben 4.000 Km da Napoli alle Alpi Bavaresi e ritorno, senza poter contare quelli che abbiamo instancabilmente macinato a piedi per incantevoli sentieri di montagna, lungo i laghi che abbiamo visitato e i deliziosi borghi, villaggi e città ricche di fascino che abbiamo attraversato!

    Abbiamo strutturato il nostro itinerario di viaggio prevedendo opportune soste per le percorrenze più lunghe e prenotando gli alberghi con discreto anticipo sul web.

    Prima tappa Firenze: città che conoscevamo già abbastanza bene ma che non perde mai il suo impareggiabile fascino.

    Pomeriggio e serata dedicati al più classico dei percorsi: Santa Maria Novella, Santa Maria in Fiore, Piazza della Signoria, Ponte Vecchio.

    Ad ogni modo il nostro viaggio comincia con una singolare disavventura.

    La prima notte fuori casa infatti, finisce per rivelarsi un vero “incubo” .

    Difatti, avevamo prenotato una camera all’Hotel Crocini a poche centinaia di metri dal Centro storico ed a due passi dai Lungarni.

    Nulla o poco da dire sulla struttura e sulla cortesia dell’albergatore che si è mostrato abbastanza comprensivo e solidale con noi per quanto accaduto.

    In breve, la nostra camera era situata al pian terreno fronte strada (ribadisco, pieno centro città, zona a traffico limitato, densa di strutture alberghiere).

    Durante la notte cominciano ad arrivare, proprio sotto la nostra finestra, numerosi carri gru che, depositano, o meglio, scaricano violentemente sul selciato numerose auto prelevate altrove ed applicano a quest’ultime, delle “ganasce”, tra concitate voci di operai e grida sovrumane di vario genere.

    Le auto prelevate dai divieti di sosta, nel corso della stessa nottata sarebbero state poi via via recuperate (dietro pagamento della relativa cauzione) dai loro proprietari.

    Queste rumorosissime operazioni, che hanno provocato un frastuono infernale sono durate praticamente tutta la notte, impedendoci di chiudere letteralmente occhio ed a nulla sono valse le telefonate fatte sia ai carabinieri (che hanno scaricato subito la responsabilità alla polizia municipale) che ai vigili urbani, i quali ci hanno ribadito telefonicamente che quel sito (la strada prospiciente il nostro albergo, Corso Italia) era stato individuato per quella notte, come “parco auto” delle auto sequestrate.

    Abbiamo trovato semplicemente scandaloso che per queste operazioni una città come Firenze (per la quale il turista dovrebbe essere una fondamentale e preziosa risorsa) non possa trovare una area più adeguata e ci siamo ripromessi di denunciare la cosa alle autorità preposte ed alla stampa locale.

    Ma questa disavventura non ha per nulla intaccato il nostro entusiasmo per cui, dopo la notte passata completamente in bianco, in mattinata si parte subito verso il lago di Garda, destinazione Limone sul Garda, sulla sponda occidentale del lago.

    Limone è senz’altro una delle località più suggestive della costa gardesana, abbarbicata com’è alle pendici del monte che la sovrasta e nel quale si “incastona” come un piccolo gioiello.

    Siamo rimasti per una settimana dal 9 al 16 agosto all’ Hotel “Villa Gardenia”, molto grazioso e confortevole, con una bella vista sul lago e soprattutto con una ottima cucina, affidata alle cure di un valente e giovane chef salentino, che ha deliziato i nostri esigenti palati.

    Nel corso della settimana abbiamo visitato molte delle ridenti località che si susseguono sui due litorali.

    Gardone Riviera anzitutto con l’incanto e la forte suggestione di un luogo come il Vittoriale la villa che D’Annunzio fece costruire e nella quale soggiornò fino alla sua morte.

    Colpisce davvero la sensazione di forte presenza dello spirito dannunziano che si può percepire a pelle nei luoghi in cui visse.

    Tutto parla di lui e della sua discutibile, ma sicuramente affascinante personalità, e dei miti che ha costruito intorno a sé nella sua intensa e burrascosa esistenza.

    Una simpatica signora ci ha gradevolmente “guidato”in questo interessante percorso nella sua casa, piena di oggetti, chincaglierie, cimeli, simboli, allegorie, metafore che sarebbero rimaste più misteriose senza la sua chiara e simpatica spiegazione. (ingresso Euro 12 a pers, parcheggio auto Euro 5).

    Molto bello l’anfiteatro con vista sul lago e sulla vicina isoletta di Garda e - di grande effetto- la presenza di una vera nave, interamente ricostruita ed incastonata nei giardini del parco (la nave “Puglia” donata a D’Annunzio dalla Marina nel 1923) con la prua significativamente volta verso l’Adriatico ( quasi a voler riscattare la sponda Dalmata, leggeremo in seguito).

    Ai lati della casa di D’Annunzio è possibile ammirare inoltre una Isotta Fraschini che gli è appartenuta, una ricostruzione del Mas (acronimo di “memento audere semper”, ricordati di osare sempre, sommergibile con il quale organizzò la storica beffa di Buccari”), mentre nello spazio museale campeggia una ricotruzione dell’aereo SVA 10 con il quale effettuò lo storico volo su Vienna nel 1918 lanciando volantini di propaganda anti-austriaca.

    Per i dettagli e le foto di questo luogo denso di fascino visitate pure il sito ufficiale (http://www.vittoriale.it/).

    Quanto alla balneabilità del lago, pur essendo abituati al mare e dunque dovendo superare un po’ di ovvia ritrosia, abbiamo considerato l’esperienza nel complesso positiva.

    Talvolta l’acqua è un po’ torbida (ovvia conseguenza delle caratteristiche lacustri) ma il disagio è compensato dalla sensazione di sollievo che si prova ad uscire dall’acqua senza i fastidiosi lasciti della salsedine, quasi come uscire dalla doccia.

    Tra le località nelle quali abbiamo fatto il bagno, Gargnano, Maderno e Malcesine, l’acqua più bella ci è sembrata quella di quest’ultima località, che ha un grazioso centro storico con il Castello Scaligero sulla sua sommità ed il cinquecentesco Palazzo dei Capitani con vista sul lago.

    Molto carina anche Riva del Garda, con la sua piazza centrale (Piazza 3 novembre) dominata dalla suggestiva torre Apponale storico simbolo del luogo che risale al XIII sec..

    Riva del Garda si trova sulla sommità settentrionale del Lago a 10 Km da Limone. Abbiamo potuto apprezzarne in maniera particolare la bellezza dall’alto, nel corso della escursione che abbiamo fatto alla cascata del Varone per raggiungere la quale è necessario salire per qualche kilometro (5 o 6) sui monti che degradano dolcemente verso il Garda.

    Questa cascata si raggiunge dopo una leggera ed agevole salita che conduce a delle passerelle, prima inferiore e poi superiore, all’interno della montagna, dalle quali è possibile ammirare il salto. E’ utile munirsi di una copertura antipioggia: nel pieno di un torrido agosto all’interno della grotta sentivamo sulla nostra pelle gradevoli “brividini” per il fresco.

    Molto bello anche, il piccolo lago di Tenno, che è possibile raggiungere proseguendo nella salita qualche kilometro più avanti.

    Nelle sue acque, di un azzurro molto intenso e suggestivo, abbiamo fatto il più bel bagno lacustre della nostra permanenza.

    Un altro piccolo lago che ci è molto piaciuto, è il delizioso lago di Ledro ( a circa 10 Km da Riva del Garda) sulle cui rive si snodano sentieri lungo i quali abbiamo fatto una bellissima e rilassante passeggiata. C’è anche un piccolo ed interessante museo di paleo-etnografia con ricostruzioni di palafitte e di manufatti preistorici.

    Altra località che merita una visita, sul versante occidentale del lago ed a pochi kilometri da Limone è senz’altro Salò, con il suo interessante Duomo.

    Abbiamo poi dedicato un giorno a Gardaland, sebbene fossimo piuttosto distanti infatti, avevamo deciso di concedere una giornata speciale al nostro piccolo Riccardo.

    Tuttavia, soltanto il suo infantile entusiasmo ha potuto darci conforto in una giornata funestata da un afa infernale e da interminabili e snervanti code per poter avere accesso alle attrazioni.

    Consigliamo a tutti caldamente di evitare i giorni di affollamento più massiccio (anzitutto i fine settimana e l’intero mese di agosto) se non volete vivere la stessa nostra frustrante esperienza.

    Su nove ore di permanenza all’interno del parco ne abbiamo consumato almeno sei in code e possiamo garantire che a 38 gradi di temperatura le code fanno sembrare questo parco un infernale girone dantesco piuttosto che un luogo in cui divertirsi.

    Pertanto prendete in considerazione l’idea solo se avete bambini al seguito altrimenti evitatelo senza rimpianto alcuno.

    Un’altra giornata abbiamo deciso di dedicarla a Verona: parcheggiamo l’auto nei pressi della stazione di Porta Nuova e via a piedi verso la piazza Brà che ospita la stupenda arena.

    L’anfiteatro, nei pressi del quale, come al romano Colosseo stazionano raffazzonati centurioni che tradiscono un improbabile accento padano, è stata la nostra prima tappa.

    Molto bello il colpo d’occhio, peraltro nel corso del mese di agosto è in pieno svolgimento la stagione lirica e gli allestimenti scenografici contribuiscono a rendere ancora più affascinante il luogo.

    Bella anche la vista panoramica sulla sottostante piazza, che abbiamo nuovamente percorso prima di dirigerci verso l’Adige ed il Castello Scaligero con il famoso ed omonimo ponte sull’Adige.

    Subito dopo ci siamo diretti a Piazza delle Erbe, cuore pulsante della città ed alla vicina casa di Giulietta per rendere omaggio al mito Shakespeariano e sostare sul suo balcone per le immancabili foto ricordo.

    Abbiamo forse colpevolmente tralasciato le chiese che abbiamo visto solo da fuori perché era previsto un biglietto di ingresso (2,50 Eur a persona) in tutte e 4 le chiese più importanti ed abbiamo trovato la cosa un tantino discutibile.

    Personalmente non ricordo di aver mai pagato per entrare in una chiesa in Italia, tranne forse ad Orvieto o a Siena, a meno che nel biglietto di ingresso non fosse incluso anche l’accesso a cripte o torri campanarie o siti museali annessi.

    Abbiamo dunque anticipato di qualche ora la partenza senza molti rimpianti, anche perché davvero stremati dall’impietosa canicola agostana riuscendo in tal modo a rientrare in tempo per un refrigerante e ristorante tuffo nel lago a Malcesine sulla via del ritorno.

    Nella giornata di ferragosto, l’ultima prima della successiva tappa, ci siamo diretti verso il lago d’Idro che ci ha deluso alquanto, sebbene probabilmente siamo stati condizionati dalla strada tortuosa ed impervia che ci ha condotti nella omonima località partendo da Gargnano dopo innumerevoli ed estenuanti tornanti in un paesaggio non propriamente entusiasmante.

    Il giorno 16 come da programma lasciamo Limone per raggiungere la località di Corces, nei pressi di Silandro in Val Venosta, circa 25 km a ovest di Merano.

    Decidiamo di evitare l’autostrada del Brennero e la scelta si è rivelata felice perché la strada interna, pur essendo decisamente più lunga e con un paio di salite impegnative, ci ha rivelato scorci di paradiso e ci ha dato la possibilità di passare per deliziose località come la stupenda Pinzolo o la rinomata Madonna di Campiglio. Proprio nei pressi di Pinzolo ci siamo fermati per una piacevole escursione alle belle cascate di Nardis. Abbiamo poi ripreso la strada verso Merano e siamo arrivati nell’albergo che avevamo prenotato nel pomeriggio.

    L’albergo prenotato era il “Drei Kreuz” un semplice alberghetto con piscina, a conduzione familiare, senza eccessive pretese ma assolutamente adatto alle nostre esigenze.

    Basti pensare che in tre abbiamo pagato 110 euro a notte con colazione e mezza pensione, pertanto un prezzo assolutamente conveniente rispetto alla qualità dei servizi ( in Trentino gli standard sono come noto,ottimi). Inoltre Corces si è rivelato un punto di partenza assolutamente ideale per le escursioni che avremmo fatto nei giorni successivi.

    Un solo grande rimpianto si legherà al ricordo di questa bellissima vacanza: quello di non aver percorso in bici la pista che da Merano percorre tutta la Val Venosta arrivando fino a Malles, pensate che esiste persino la possibilità di salire su di un treno che vi accompagna a monte ( tra Malles e Merano vi è un discreto dislivello) per consentirvi di scendere a valle per gli oltre 50 kilometri della Val Venosta.

    Abbiamo guardato con occhi invidiosi le centinaia di ciclisti che ci sono passati accanto, ma Riccardo non sa ancora andare in bici e noi non ce la sentivamo di “trainarlo” e comunque il tempo a disposizione era pochissimo…

    La prima sera dopo cena, usciamo subito dopo un acquazzone estivo, che aveva portato discretamente giù la temperatura ( ma durerà poco, il caldo si farà sentire in maniera inattesa anche a queste latitudini, dunque a nulla son serviti le felpe ed i giubbini, che avevano gonfiato a dismisura le nostre già traboccanti valigie e che, in ogni caso, normalmente, da queste parti risultano indispensabili anche in pieno agosto).

    Decidiamo di andare a vedere Silandro, ma la passeggiata dura pochissimo, tra l’altro per strada non c’è proprio nessuno, forse anche per la pioggia, quindi rientriamo rapidamente in albergo.

    All’indomani ci dirigiamo subito verso Solda, quasi a 2.000 metri di altitudine e da qui prendiamo la funivia ( 15 euro andata e ritorno, 8 per i bambini, ma i più volenterosi e sprezzanti della fatica possono anche fare il biglietto di sola ascesa risparmiando) che ci conduce ai piedi dell’Ortles a quota 2.700.

    La neve dei ghiacciai e la vetta dell’Ortles era lì, a due passi da noi ed affondarci dentro le mani in pieno agosto è stato il primo “sfizio” che ci siamo tolti.

    Poi ci siamo diretti verso il rifugio Mandriccio a quasi 3.000 metri di quota inerpicandoci su per un sentiero a tratti faticoso ( ma i nostri parametri sono quelli di “metropolitani”, per giunta di una città di mare, inoltre non avevamo scarpe adeguate, né gli utilissimi bastoncini da montagna ) ma dal quale era possibile dominare l’ampia vallata sottostante sulla quale si adagia il delizioso paesino di Solda dal quale eravamo partiti e “toccare” con lo sguardo le tre cime che sfiorano i 4.000 metri del gruppo dell’Ortles.

    La camminata è durata 45 minuti abbondanti ed il premio che ci siamo concessi è stata una fumante polenta con contorno di gustosi finferli.

    Il giorno dopo siamo andati verso il passo Resia nei cui pressi, negli anni del regime fascista, un progetto per la realizzazione di una centrale idroelettrica creò un lago artificiale che inondò completamente tre piccoli centri abitati, di fatto, cancellandoli. E’ per questo che curiosamente dalle acque del lago emerge un campanile sommerso per metà che sta a testimoniare lo scempio perpetrato ai danni di questi luoghi e di queste popolazioni.

    Sulla strada del ritorno tappa alla suggestiva e medievale Glorenza con visita al piccolo ma interessante museo della città, situato in una delle fortificazioni che circondano il perimetro della bella cittadina.

    La nostra ultima escursione in Val Venosta l’abbiamo dedicata a Trafoi. Dal piccolo paese, si può godere di una spettacolare vista sull’Ortles e sui ghiacciai circostanti. Prendendo uno dei sentieri alle spalle della graziosa chiesetta e dell’albergo del mitico sciatore Gustav Thoeni nativo di qui, siamo arrivati alla zona delle tre fontane dove sorge anche un piccolo santuario eretto nel 1600.

    Ruscelli, prati e una meravigliosa natura alle pendici dei massicci ma soprattutto una emozionante scalata alle tre cascate che è possibile raggiungere prendendo un sentiero che si inerpica su, con alcuni tratti leggermente scoscesi, ma che tutto sommato non presenta particolari difficoltà.

    Questa è stata davvero una passeggiata che non dimenticheremo per la stupefacente bellezza del panorama una volta raggiunte le cascate ma soprattutto per l’indescrivibile emozione provata nel passare “sotto” una delle tre cascate.

    Difatti il sentiero, passa proprio sotto ad una delle cascate (http://www.solda2000.com/fontane.htm) offrendo in tal modo la possibilità di vivere la particolarissima emozione di “attraversare” la cascata. Certo, ci si bagna un po’, ma è davvero una sensazione unica.

    Il giorno dopo siamo partiti per la tappa successiva: La Baviera.

    Hohenschwangau, dove ci attendevano i fiabeschi castelli di Ludwig.

    Avevamo prenotato tramite internet una camera alla Romantic Pension raccogliendo i numerosi suggerimenti presenti sul web e le nostre aspettative sono state tutte confermate.

    Pensione graziosissima con una vista fantastica e impagabile sul castello che quasi ti sembra di toccare dalla tua camera, atmosfera davvero romantica e rilassante.

    Non sappiamo se da tutte le camere era possibile godere di quel magnifico spettacolo, ad ogni modo a noi è andata benissimo.

    Tutta la regione dei castelli bavaresi è una regione che offre scorci paesaggistici davvero incantevoli: laghi, montagne dolci e d’estate tanto verde (ma chi ci è stato d’inverno giura che il paesaggio sia ancora più bello).

    Perdipiù, questa zona risulta anche abbastanza accessibile dal punto di vista economico.

    Nello specifico abbiamo pagato 90 euro per una tripla mentre per mangiare bastano 40-50 euro in tre.

    Appena arrivati abbiamo voluto subito visitare i due castelli che sorgono a poche centinaia di metri l’uno dall’altro.

    Così ci siamo prima diretti verso quello di Hohenschwangau per poi successivamente andare a visitare quello giustamente più famoso di Neuschwanstein, cosa resa possibile grazie ad una proverbiale ed efficientissima organizzazione teutonica: al momento dell’acquisto dei biglietti per la visita è già riportato il numero del gruppo del quale si farà parte per la visita guidata ed il relativo orario di ingresso, che prevede con estrema precisione, i tempi di visita e di spostamento per entrambi i castelli e ci ha sorpresi constatare che nonostante fossero presenti migliaia di turisti di varie nazionalità, non vi erano file.

    Abbiamo deciso di salire a piedi verso il castello un po’ perché la fila per i bus e per i calessi ci ha dissuasi un po’ perché io ho insistito per fare a piedi il tragitto, un po’ di fatica fa apparire ancora più gradita l’agognata meta…Comunque sia in circa mezz’ora siamo in cima.

    Neuschwanstein merita del tutto l’emblema di castello fiabesco che gli viene unanimemente attribuita, sia per la stupendo scenario naturale nel quale il castello è magicamente incastrato, sia per la particolarità e se vogliamo anche per la bizzarria delle sue affascinanti architetture, che per la sontuosità dei suoi scenografici interni, ma anche e forse soprattutto per il fascino di Ludwig II, il giovane re bavarese morto precocemente in circostanze non del tutto chiarite durante una delle sue escursioni in un lago dei dintorni, che fece realizzare questo castello a sua immagine e somiglianza.

    Negli arredi e nelle ricche decorazioni del castello trovano spazio i miti che accompagnarono l’esistenza di questo controverso sovrano che dormiva di giorno ed amava uscire di notte, in primo luogo la predilezione per la musica epica e leggendaria di Wagner e per gli immancabili cigni presenti dappertutto.

    La visita viene effettuata con l’ausilio delle audio-guide, un po’ fredde e troppo sintetiche magari (ci sarebbe piaciuto soffermarci di più in alcuni ambienti) ma evidentemente la velocità della visita (40 minuti in tutto) va a vantaggio della celerità delle code.

    Usciti dal castello ci siamo diretti verso il ponte sospeso chiamato Marienbrucke dal quale si può ammirare il castello da un’altra prospettiva e si ha una bella vista sull’ampia vallata circostante.

    Dopo aver riservato il primo giorno alla visita dei due castelli di Schwangau, il giorno successivo siamo andati a visitare gli interessanti dintorni.

    Nell’ordine: visita alla vicina Wieskircke chiesa roccocò denominata per i suoi sfarzosi interni “la sala da ballo di Dio”, a seguire la deliziosa Oberammergau cittadina dalle case affrescate, perlopiù con scene religiose e per finire ancora un castello, quello di Linderhof, a pochi kilometri dagli altri due, molto piccolo ma davvero delizioso e con un parco che lo circonda molto bello e ricco di interessanti attrattive quali ad esempio l’incredibile “grotta di venere” un ambiente nel quale Ludwig volle artificialmente ricostruire la grotta azzurra di Capri e nel quale egli amava passare intere ore a sognare e riflettere facendosi cullare dall'acqua all'interno di una piccola barca a forma di conchiglia tra variopinti e avveniristici (per l’epoca, seconda metà dell’800) giochi di luce.

    Molto suggestivi anche il “chiosco moresco” un padiglione arabo-orientale e il “rifugio di hunding” che è una capanna germanica arcaica che si ispira a una scena della Valchiria di Wagner. Al centro della capanna campeggia un grande albero nella cui fronda è piantata una spada d’acciaio e tutt’intorno trofei di caccia, pelli di animali e varie simbologie.

    A sera passeggiata nella deliziosa Fussen, anch’essa dominata da un castello e ricca di architetture allegre, variopinte e interessanti. Nel centro storico di Fussen abbiamo potuto ammirare la strabiliante bravura di un artista di strada che suonava melodie complicatissime avvalendosi di uno strumento fatto con calici di vetro di diverse dimensioni ricolmi parzialmente d’acqua che lui stesso faceva vibrare passando i polpastrelli delle sue dita sui bordi e creando con tale particolarissima vibrazione delle melodie perfettamente identiche a quelle originali: da non credere!

    Il giorno dopo ci siamo spostati nuovamente per dirigerci verso il lago di Costanza. Era l’unica tappa per la quale non avevamo effettuato la prenotazione da casa, ritenendo di non avere difficoltà a trovare qualcosa sul luogo. In realtà qualche difficoltà invece l’abbiamo poi avuta. Abbiamo difatti passato l’intera mattinata a trovare alloggio nei dintorni di Lindau per poi trovare finalmente una sistemazione ottimale a Nonnenhorn a circa 6 km da Lindau (85 euro a notte per una spazioso appartamento con bagno e piccolo patio).

    Subito dopo aver sistemato le nostre cose siamo andati a fare una capatina alla “festa del vino” che si teneva proprio nel piccolo borgo di Nonnenhorn in riva al lago, per poi proseguire la nostra passeggiata verso il vicino villaggio di Wasserburg dove c’era una curiosa mostra costituita da decine di orsi in plastica grezza, uno per ciascuna nazione della terra e ciascuno di questi orsi in plastica a grandezza quasi naturale, era decorato da un artista proveniente dalla nazione che rappresentava mediante simboli o colori o allegorie, rappresentative della propria nazione.

    Ciascuno degli oltre 150 orsi decorati veniva pertanto ad essere rappresentativo della nazione di provenienza dell’artista decoratore.

    In serata passeggiata a Lindau con cena in un ristorante italiano dove abbiamo potuto ammansire la nostra ormai preoccupante astinenza da pasta.

    Anche Lindau ha un notevole centro storico e le facciate dei palazzi abbellite da festosi affreschi policromi. Il mattino dopo ci siamo diretti verso Uberlingen, che abbiamo raggiunto in circa un’ora e un quarto e che ci ha subito entusiasmato con la sua atmosfera medievale, con le stupende viste sul lago e con il piacevole lungolago. Particolarmente degno di nota è il Duomo di Uberlingen, forse la più bella tra tutte le chiese viste nel nostro tour. Dopo Uberlingen ci siamo diretti a Meersburg, a pochi kilometri di distanza. Da qui abbiamo potuto prendere un traghetto per la vicinissima Costanza sull’altra sponda (8 euro il prezzo del biglietto, solo 10 minuti di traversata).

    Anche Costanza merita senz’altro una visita per l’interessante centro storico e per la sua atmosfera vivace. Cittadina nota anche per il famoso concilio che vi si svolse il cui edificio è proprio sul porto al cui ingresso è posta l’imponente e recente statua di Imperia, realizzata nel 1993 che rappresenta una cortigiana di Ferrara che durante il concilio allietò a suo modo papi e imperatori e gira continuamente su sé stessa mostrando le provocanti forme.

    Siamo quindi tornati a Meersburg dove abbiamo potuto ammirare il vecchio ed il nuovo castello con l’annesso parco con incantevole vista sul lago.

    Meersburg è forse la più suggestiva tra tutte le località del lago, veramente una piccola bomboniera.

    Il giorno dopo nuova partenza per la penultima tappa: Monaco di Baviera.

    Riusciamo a trovare senza particolari difficoltà il nostro albergo prenotato anch’esso su booking.com (santo subito chi ha inventato il web).

    Hotel Imperial, dignitoso e con una superba e ricchissima prima colazione: 80 Euro per una tripla un po’ troppo piccola, nel quartiere di Pasing ad un quarto d’ora dal centro della città che raggiungevamo agevolmente con un tram la cui fermata distava 100 mt dall’hotel.

    Il primo giorno siamo andati in giro per il centro: partendo dalla piazza semi-circolare di Karlspatz e superando la medievale Karlstor (porta di Carlo), quindi abbiamo percorso la Neuhauser-strasse, lunga ed elegante strada commerciale, ai cui lati si susseguono marchi e griffe prestigiose, facciate di pregiate chiese barocche e secolari birrerie per poi giungere sulla fantastica Marienplatz, soffermandoci, come di prammatica, sul famoso carillon del Rathaus (municipio) e facendo una gustosa tappa in una pasticceria-gastronomia traboccante di invitanti leccornie.

    Quindi un rapido giro nei dintorni e poi puntata nei giardini Hofgarten di fronte alla Teatinerkirche, dove ci siamo riposati per un po’ sulle panchine e ci siamo goduti un po’ di performances di giovani musicisti che eseguivano pezzi di musica classica.

    Nei due giorni successivi, gli ultimi di questa stupenda vacanza abbiamo fatto una esperienza veramente nuova ed interessante: in breve, avevamo contattato tramite il sito “www.tuttobaviera.it” una giovane guida italiana di nome Davide ed avevamo prenotato un tour guidato con lui.

    Nella presentazione della proposta viene chiarito che per poter aderire alla iniziativa (il cui costo, a nostro parere assolutamente onestissimo e conveniente in rapporto alle opportunità offerte ed alla originalità della formula è di 25 Euro per il tour di un giorno, 45 per quello di due giorni), bisogna essere disposti a camminare molto a piedi per poter visitare al meglio tutto ciò che la città offre.

    Normalmente Davide raggruppa piccoli “ensemble” di turisti italiani fino ad un massimo di 10 persone in maniera da offrire un servizio quasi “personalizzato” e comunque molto esclusivo.

    Ebbene noi siamo stati fortunatissimi in quanto in quei due giorni non c’erano altre prenotazioni- a parte la nostra- e dunque abbiamo avuto il simpatico e garbato Davide completamente a nostra disposizione.

    Con il suo valido e prezioso aiuto allora abbiamo potuto apprezzare e valorizzare numerosissimi dettagli, curiosità ed informazioni che diversamente ci sarebbero sicuramente sfuggite.

    Davide infatti pur essendo torinese, vive diversi mesi all’anno a Monaco e ne è profondamente innamorato.

    Con lui abbiamo visitato le stupende chiese barocche della Teatinerkirche, la Frauenkirche, la chiesa di San Michele e quella di San Giovanni Nepomuceno e molte altre che adesso mi sfuggono.

    Quindi abbiamo passeggiato lungo la MaximilianStrasse, abbiamo visitato lo stupendo teatro rococò all’interno del Residenz, ( palazzo Reale ).

    Quindi la coloratissima e pittoresca zona del Viktualienmarkt, secolare zona mercatale appena alle spalle di Marienplatz, dove ancora oggi, quotidianamente si compra e si vende ogni ben di Dio.

    A pranzo siamo stati all’imperdibile Hofbrauhaus, la birreria più famosa del mondo, dove i clienti più affezionati possono disporre del loro “personale boccale” custodito in apposite e sacrali dispense e dove abbiamo ammirato all’ultimo piano l’affascinante sala a forma di botte.

    Saremmo poi tornati all’indomani ultima sera prima della partenza, a respirare nuovamente l’atmosfera festosa della birreria, dove su apposite pedane si esibiscono orchestrali e dove ragazze nel tipico costume bavarese distribuiscono tra i tavoli le famose ciambelle salate.

    Va detto che il boccale “minimo” di birra chiara offerto nel locale è quello da un litro (solo la “weiss” ovvero la birra bianca viene servita in boccali da mezzo litro).

    Infine pomeriggio all’Englisher Garten, meraviglioso parco pubblico, al cui interno corre il fiume di Monaco, L’Isar.

    Qui abbiamo assistito stupefatti e divertiti alle perfomance di arditi “surfisti” che si avventuravano in spericolate peripezie sulle onde create dall’Isar in un punto in cui la corrente era fortissima.

    In ordinatissima fila si avvicendavano sotto gli occhi di un pubblico divertito ( ed anche ammirato per la loro indiscutibile bravura), ma ciascun..turno.. Non durava che pochi secondi perché per quanto bravi ed abili fossero, la corrente era fortissima ed inesorabilmente, prima o poi, li sbalzava giù dalla tavola.

    Cosi scomparivano per qualche breve istante sotto i flutti imperiosi per poi riemergere qualche metro dopo più a valle.

    Davide ci ha detto che l’amministrazione comunale, consapevole della pericolosità di questa pratica (tra l’altro in prevalenza chi si cimenta è giovanissimo) ha tentato più volte di vietarla, ma poi, visto l’accanimento degli atleti, ha dovuto tollerarla limitandosi a far affiggere un minaccioso cartello nei pressi.

    Lungo il fiume poi, frotte di bagnanti adolescenti si immergevano a monte del percorso dell’Isar, lasciandosi trascinare lungo il corso del fiume fino a valle del Parco.

    Quindi zuppi fradici di acqua ed in striminziti costumi prendevano il tram che passava appena fuori il Parco stesso per poter risalire il corso del fiume e quindi rituffarsi nuovamente (senza pagare il biglietto, pratica quasi sempre tollerata, ma qualche volta no, infatti abbiamo assistito ad un conducente che ne cacciava via un paio con modi bruschi).

    Altra particolarità che ha “catturato” la nostra attenzione è stata la sponda dell’Isar, sempre all’interno del parco, riservata ai nudisti che prendevano il sole nudi in assoluta libertà (anche se va detto che i nudi integrali erano prevalentemente maschili) praticamente nel pieno centro della città.

    Tutta la giornata abbiamo camminato a piedi (ma camminare a lungo non ci ha mai spaventati, ed anche il piccolo Riccardo, pur con qualche segnale di impazienza ha dato prova di grande resistenza) e ci siamo serviti dei tram o della metropolitana.

    A proposito, in caso di una permanenza pari o superiore ai tre giorni, conviene come in tutte le metropoli europee fare subito il biglietto cumulativo che dà diritto a percorrenza illimitata nell’ambito della fascia metropolitana su tutti i mezzi pubblici.

    Il giorno dopo abbiamo passato la mattinata a Nynphenburg, residenza della famiglia reale appena fuori dal centro di Monaco (15 minuti di bus).

    Strepitoso il padiglione di caccia “Amalienburg, bellissimo il museo delle carrozze con le affascinanti vetture e slitte di Ludwig dall’incredibile sfarzo barocco sulle quali lui si lanciava con i suoi valletti al seguito in estenuanti uscite notturne tra le nevi bavaresi.

    Ma ancora di più ci ha impressionato il Badenburg, padiglione dedicato ai bagni ed alla cura del corpo ( in senso estensivo) dove abbiamo ammirato una ardita ed affascinante piscina all’interno del padiglione che veniva “riscaldata” con un sistema assolutamente all’avanguardia per quei tempi.

    In questa piscina venivano invitate dame e cortigiane per sollazzare la corte e sul corridoio superiore che circonda la piscina piastrellata in pregiata maiolica, veniva a prender posto l’orchestra- esclusivamente composta da musicisti “ciechi”- in quanto nessun occhio indiscreto doveva assistere a quanto avveniva nella piscina.

    Siamo poi andati a pranzo al Parco Olimpico, inaugurato in occasione delle Olimpiadi del ’72 ed abbiamo fatto una puntata al palazzo della BMW ad ammirare le stupende autovetture esposte.

    L’ultima parte della giornata è stata dedicata al movimento anti-nazista della Rosa Bianca che seppe opporsi con eroismo alla barbarie nazista.

    Davide ci ha condotti all’interno della Università dove per la prima volta venne organizzato un coraggiosissimo e ahimè, fatale per molti giovani, volantinaggio contro il regime.

    Prima di salutarci definitivamente abbiamo voluto prendere una fetta di torta insieme in un grande centro commerciale di Karlsplatz su di una terrazza panoramica dalla quale abbiamo potuto rivedere le cupole delle varie chiese e dei monumenti visitati in questi intensi tre giorni di permanenza.

    Il giorno dopo ultima tappa intermedia prima del definitivo rientro a Napoli: Bologna,dove sostiamo per una notte, giusto il tempo di una visita al bel centro storico: Piazza Maggiore, le torri di Garisenda e degli Asinelli, e la Basilica di San Petronio con pernottamento in un hotel delizioso che consigliamo a tutti: “Il Guercino” a 20 minuti a piedi dal centro, ma davvero notevole per il gusto degli arredi e per il rapporto qualità-prezzo.

    Il giorno dopo, rientriamo a casa, con il rammarico che immancabilmente accompagna le belle cose che finiscono, ma con la certezza di avere tanti altri bei ricordi da conservare.

  2. alistair
    , 29/6/2010 10:30
    Quest’anno abbiamo deciso di rinunciare alle vacanze al mare per un bel viaggio itinerante.
    La nostra infaticabile e non più giovane auto ha percorso ben 4.000 Km da Napoli alle Alpi Bavaresi e ritorno, senza poter contare quelli che abbiamo instancabilmente macinato a piedi per incantevoli sentieri di montagna, lungo i laghi che abbiamo visitato e i deliziosi borghi, villaggi e città ricche di fascino che abbiamo attraversato!
    Abbiamo strutturato il nostro itinerario di viaggio prevedendo opportune soste per le percorrenze più lunghe e prenotando gli alberghi con discreto anticipo sul web.
    Prima tappa Firenze: città che conoscevamo già abbastanza bene ma che non perde mai il suo impareggiabile fascino.
    Pomeriggio e serata dedicati al più classico dei percorsi: Santa Maria Novella, Santa Maria in Fiore, Piazza della Signoria, Ponte Vecchio.
    Ad ogni modo il nostro viaggio comincia con una singolare disavventura.
    La prima notte fuori casa infatti, finisce per rivelarsi un vero “incubo” .
    Difatti, avevamo prenotato una camera all’Hotel Crocini a poche centinaia di metri dal Centro storico ed a due passi dai Lungarni.
    Nulla o poco da dire sulla struttura e sulla cortesia dell’albergatore che si è mostrato abbastanza comprensivo e solidale con noi per quanto accaduto.
    In breve, la nostra camera era situata al pian terreno fronte strada (ribadisco, pieno centro città, zona a traffico limitato, densa di strutture alberghiere).
    Durante la notte cominciano ad arrivare, proprio sotto la nostra finestra, numerosi carri gru che, depositano, o meglio, scaricano violentemente sul selciato numerose auto prelevate altrove ed applicano a quest’ultime, delle “ganasce”, tra concitate voci di operai e grida sovrumane di vario genere.
    Le auto prelevate dai divieti di sosta, nel corso della stessa nottata sarebbero state poi via via recuperate (dietro pagamento della relativa cauzione) dai loro proprietari.
    Queste rumorosissime operazioni, che hanno provocato un frastuono infernale sono durate praticamente tutta la notte, impedendoci di chiudere letteralmente occhio ed a nulla sono valse le telefonate fatte sia ai carabinieri (che hanno scaricato subito la responsabilità alla polizia municipale) che ai vigili urbani, i quali ci hanno ribadito telefonicamente che quel sito (la strada prospiciente il nostro albergo, Corso Italia) era stato individuato per quella notte, come “parco auto” delle auto sequestrate.
    Abbiamo trovato semplicemente scandaloso che per queste operazioni una città come Firenze (per la quale il turista dovrebbe essere una fondamentale e preziosa risorsa) non possa trovare una area più adeguata e ci siamo ripromessi di denunciare la cosa alle autorità preposte ed alla stampa locale.
    Ma questa disavventura non ha per nulla intaccato il nostro entusiasmo per cui, dopo la notte passata completamente in bianco, in mattinata si parte subito verso il lago di Garda, destinazione Limone sul Garda, sulla sponda occidentale del lago.
    Limone è senz’altro una delle località più suggestive della costa gardesana, abbarbicata com’è alle pendici del monte che la sovrasta e nel quale si “incastona” come un piccolo gioiello.
    Siamo rimasti per una settimana dal 9 al 16 agosto all’ Hotel “Villa Gardenia”, molto grazioso e confortevole, con una bella vista sul lago e soprattutto con una ottima cucina, affidata alle cure di un valente e giovane chef salentino, che ha deliziato i nostri esigenti palati.
    Nel corso della settimana abbiamo visitato molte delle ridenti località che si susseguono sui due litorali.
    Gardone Riviera anzitutto con l’incanto e la forte suggestione di un luogo come il Vittoriale la villa che D’Annunzio fece costruire e nella quale soggiornò fino alla sua morte.
    Colpisce davvero la sensazione di forte presenza dello spirito dannunziano che si può percepire a pelle nei luoghi in cui visse.
    Tutto parla di lui e della sua discutibile, ma sicuramente affascinante personalità, e dei miti che ha costruito intorno a sé nella sua intensa e burrascosa esistenza.
    Una simpatica signora ci ha gradevolmente “guidato”in questo interessante percorso nella sua casa, piena di oggetti, chincaglierie, cimeli, simboli, allegorie, metafore che sarebbero rimaste più misteriose senza la sua chiara e simpatica spiegazione. (ingresso Euro 12 a pers, parcheggio auto Euro 5).
    Molto bello l’anfiteatro con vista sul lago e sulla vicina isoletta di Garda e - di grande effetto- la presenza di una vera nave, interamente ricostruita ed incastonata nei giardini del parco (la nave “Puglia” donata a D’Annunzio dalla Marina nel 1923) con la prua significativamente volta verso l’Adriatico ( quasi a voler riscattare la sponda Dalmata, leggeremo in seguito).
    Ai lati della casa di D’Annunzio è possibile ammirare inoltre una Isotta Fraschini che gli è appartenuta, una ricostruzione del Mas (acronimo di “memento audere semper”, ricordati di osare sempre, sommergibile con il quale organizzò la storica beffa di Buccari”), mentre nello spazio museale campeggia una ricotruzione dell’aereo SVA 10 con il quale effettuò lo storico volo su Vienna nel 1918 lanciando volantini di propaganda anti-austriaca.
    Per i dettagli e le foto di questo luogo denso di fascino visitate pure il sito ufficiale (<a href="http://www.vittoriale.it/" target="_blank" rel="nofollow"><u>http://www.vittoriale.it/</u></a>).
    Quanto alla balneabilità del lago, pur essendo abituati al mare e dunque dovendo superare un po’ di ovvia ritrosia, abbiamo considerato l’esperienza nel complesso positiva.
    Talvolta l’acqua è un po’ torbida (ovvia conseguenza delle caratteristiche lacustri) ma il disagio è compensato dalla sensazione di sollievo che si prova ad uscire dall’acqua senza i fastidiosi lasciti della salsedine, quasi come uscire dalla doccia.
    Tra le località nelle quali abbiamo fatto il bagno, Gargnano, Maderno e Malcesine, l’acqua più bella ci è sembrata quella di quest’ultima località, che ha un grazioso centro storico con il Castello Scaligero sulla sua sommità ed il cinquecentesco Palazzo dei Capitani con vista sul lago.
    Molto carina anche Riva del Garda, con la sua piazza centrale (Piazza 3 novembre) dominata dalla suggestiva torre Apponale storico simbolo del luogo che risale al XIII sec..
    Riva del Garda si trova sulla sommità settentrionale del Lago a 10 Km da Limone. Abbiamo potuto apprezzarne in maniera particolare la bellezza dall’alto, nel corso della escursione che abbiamo fatto alla cascata del Varone per raggiungere la quale è necessario salire per qualche kilometro (5 o 6) sui monti che degradano dolcemente verso il Garda.
    Questa cascata si raggiunge dopo una leggera ed agevole salita che conduce a delle passerelle, prima inferiore e poi superiore, all’interno della montagna, dalle quali è possibile ammirare il salto. E’ utile munirsi di una copertura antipioggia: nel pieno di un torrido agosto all’interno della grotta sentivamo sulla nostra pelle gradevoli “brividini” per il fresco.
    Molto bello anche, il piccolo lago di Tenno, che è possibile raggiungere proseguendo nella salita qualche kilometro più avanti.
    Nelle sue acque, di un azzurro molto intenso e suggestivo, abbiamo fatto il più bel bagno lacustre della nostra permanenza.
    Un altro piccolo lago che ci è molto piaciuto, è il delizioso lago di Ledro ( a circa 10 Km da Riva del Garda) sulle cui rive si snodano sentieri lungo i quali abbiamo fatto una bellissima e rilassante passeggiata. C’è anche un piccolo ed interessante museo di paleo-etnografia con ricostruzioni di palafitte e di manufatti preistorici.
    Altra località che merita una visita, sul versante occidentale del lago ed a pochi kilometri da Limone è senz’altro Salò, con il suo interessante Duomo.
    Abbiamo poi dedicato un giorno a Gardaland, sebbene fossimo piuttosto distanti infatti, avevamo deciso di concedere una giornata speciale al nostro piccolo Riccardo.
    Tuttavia, soltanto il suo infantile entusiasmo ha potuto darci conforto in una giornata funestata da un afa infernale e da interminabili e snervanti code per poter avere accesso alle attrazioni.
    Consigliamo a tutti caldamente di evitare i giorni di affollamento più massiccio (anzitutto i fine settimana e l’intero mese di agosto) se non volete vivere la stessa nostra frustrante esperienza.
    Su nove ore di permanenza all’interno del parco ne abbiamo consumato almeno sei in code e possiamo garantire che a 38 gradi di temperatura le code fanno sembrare questo parco un infernale girone dantesco piuttosto che un luogo in cui divertirsi.
    Pertanto prendete in considerazione l’idea solo se avete bambini al seguito altrimenti evitatelo senza rimpianto alcuno.
    Un’altra giornata abbiamo deciso di dedicarla a Verona: parcheggiamo l’auto nei pressi della stazione di Porta Nuova e via a piedi verso la piazza Brà che ospita la stupenda arena.
    L’anfiteatro, nei pressi del quale, come al romano Colosseo stazionano raffazzonati centurioni che tradiscono un improbabile accento padano, è stata la nostra prima tappa.
    Molto bello il colpo d’occhio, peraltro nel corso del mese di agosto è in pieno svolgimento la stagione lirica e gli allestimenti scenografici contribuiscono a rendere ancora più affascinante il luogo.
    Bella anche la vista panoramica sulla sottostante piazza, che abbiamo nuovamente percorso prima di dirigerci verso l’Adige ed il Castello Scaligero con il famoso ed omonimo ponte sull’Adige.
    Subito dopo ci siamo diretti a Piazza delle Erbe, cuore pulsante della città ed alla vicina casa di Giulietta per rendere omaggio al mito Shakespeariano e sostare sul suo balcone per le immancabili foto ricordo.
    Abbiamo forse colpevolmente tralasciato le chiese che abbiamo visto solo da fuori perché era previsto un biglietto di ingresso (2,50 Eur a persona) in tutte e 4 le chiese più importanti ed abbiamo trovato la cosa un tantino discutibile.
    Personalmente non ricordo di aver mai pagato per entrare in una chiesa in Italia, tranne forse ad Orvieto o a Siena, a meno che nel biglietto di ingresso non fosse incluso anche l’accesso a cripte o torri campanarie o siti museali annessi.
    Abbiamo dunque anticipato di qualche ora la partenza senza molti rimpianti, anche perché davvero stremati dall’impietosa canicola agostana riuscendo in tal modo a rientrare in tempo per un refrigerante e ristorante tuffo nel lago a Malcesine sulla via del ritorno.
    Nella giornata di ferragosto, l’ultima prima della successiva tappa, ci siamo diretti verso il lago d’Idro che ci ha deluso alquanto, sebbene probabilmente siamo stati condizionati dalla strada tortuosa ed impervia che ci ha condotti nella omonima località partendo da Gargnano dopo innumerevoli ed estenuanti tornanti in un paesaggio non propriamente entusiasmante.
    Il giorno 16 come da programma lasciamo Limone per raggiungere la località di Corces, nei pressi di Silandro in Val Venosta, circa 25 km a ovest di Merano.
    Decidiamo di evitare l’autostrada del Brennero e la scelta si è rivelata felice perché la strada interna, pur essendo decisamente più lunga e con un paio di salite impegnative, ci ha rivelato scorci di paradiso e ci ha dato la possibilità di passare per deliziose località come la stupenda Pinzolo o la rinomata Madonna di Campiglio. Proprio nei pressi di Pinzolo ci siamo fermati per una piacevole escursione alle belle cascate di Nardis. Abbiamo poi ripreso la strada verso Merano e siamo arrivati nell’albergo che avevamo prenotato nel pomeriggio.
    L’albergo prenotato era il “Drei Kreuz” un semplice alberghetto con piscina, a conduzione familiare, senza eccessive pretese ma assolutamente adatto alle nostre esigenze.
    Basti pensare che in tre abbiamo pagato 110 euro a notte con colazione e mezza pensione, pertanto un prezzo assolutamente conveniente rispetto alla qualità dei servizi ( in Trentino gli standard sono come noto,ottimi). Inoltre <u>Corces </u>si è rivelato un punto di partenza assolutamente ideale per le escursioni che avremmo fatto nei giorni successivi.
    Un solo grande rimpianto si legherà al ricordo di questa bellissima vacanza: quello di non aver percorso in bici la pista che da Merano percorre tutta la Val Venosta arrivando fino a Malles, pensate che esiste persino la possibilità di salire su di un treno che vi accompagna a monte ( tra Malles e Merano vi è un discreto dislivello) per consentirvi di scendere a valle per gli oltre 50 kilometri della Val Venosta.
    Abbiamo guardato con occhi invidiosi le centinaia di ciclisti che ci sono passati accanto, ma Riccardo non sa ancora andare in bici e noi non ce la sentivamo di “trainarlo” e comunque il tempo a disposizione era pochissimo…
    La prima sera dopo cena, usciamo subito dopo un acquazzone estivo, che aveva portato discretamente giù la temperatura ( ma durerà poco, il caldo si farà sentire in maniera inattesa anche a queste latitudini, dunque a nulla son serviti le felpe ed i giubbini, che avevano gonfiato a dismisura le nostre già traboccanti valigie e che, in ogni caso, normalmente, da queste parti risultano indispensabili anche in pieno agosto).
    Decidiamo di andare a vedere Silandro, ma la passeggiata dura pochissimo, tra l’altro per strada non c’è proprio nessuno, forse anche per la pioggia, quindi rientriamo rapidamente in albergo.
    All’indomani ci dirigiamo subito verso Solda, quasi a 2.000 metri di altitudine e da qui prendiamo la funivia ( 15 euro andata e ritorno, 8 per i bambini, ma i più volenterosi e sprezzanti della fatica possono anche fare il biglietto di sola ascesa risparmiando) che ci conduce ai piedi dell’Ortles a quota 2.700.
    La neve dei ghiacciai e la vetta dell’Ortles era lì, a due passi da noi ed affondarci dentro le mani in pieno agosto è stato il primo “sfizio” che ci siamo tolti.
    Poi ci siamo diretti verso il rifugio Mandriccio a quasi 3.000 metri di quota inerpicandoci su per un sentiero a tratti faticoso ( ma i nostri parametri sono quelli di “metropolitani”, per giunta di una città di mare, inoltre non avevamo scarpe adeguate, né gli utilissimi bastoncini da montagna ) ma dal quale era possibile dominare l’ampia vallata sottostante sulla quale si adagia il delizioso paesino di Solda dal quale eravamo partiti e “toccare” con lo sguardo le tre cime che sfiorano i 4.000 metri del gruppo dell’Ortles.
    La camminata è durata 45 minuti abbondanti ed il premio che ci siamo concessi è stata una fumante polenta con contorno di gustosi finferli.
    Il giorno dopo siamo andati verso il passo Resia nei cui pressi, negli anni del regime fascista, un progetto per la realizzazione di una centrale idroelettrica creò un lago artificiale che inondò completamente tre piccoli centri abitati, di fatto, cancellandoli. E’ per questo che curiosamente dalle acque del lago emerge un campanile sommerso per metà che sta a testimoniare lo scempio perpetrato ai danni di questi luoghi e di queste popolazioni.
    Sulla strada del ritorno tappa alla suggestiva e medievale Glorenza con visita al piccolo ma interessante museo della città, situato in una delle fortificazioni che circondano il perimetro della bella cittadina.
    La nostra ultima escursione in Val Venosta l’abbiamo dedicata a Trafoi. Dal piccolo paese, si può godere di una spettacolare vista sull’Ortles e sui ghiacciai circostanti. Prendendo uno dei sentieri alle spalle della graziosa chiesetta e dell’albergo del mitico sciatore Gustav Thoeni nativo di qui, siamo arrivati alla zona delle tre fontane dove sorge anche un piccolo santuario eretto nel 1600.
    Ruscelli, prati e una meravigliosa natura alle pendici dei massicci ma soprattutto una emozionante scalata alle tre cascate che è possibile raggiungere prendendo un sentiero che si inerpica su, con alcuni tratti leggermente scoscesi, ma che tutto sommato non presenta particolari difficoltà.
    Questa è stata davvero una passeggiata che non dimenticheremo per la stupefacente bellezza del panorama una volta raggiunte le cascate ma soprattutto per l’indescrivibile emozione provata nel passare “sotto” una delle tre cascate.
    Difatti il sentiero, passa proprio sotto ad una delle cascate (<u>http://www.solda2000.com/fontane.htm</u>) offrendo in tal modo la possibilità di vivere la particolarissima emozione di “attraversare” la cascata. Certo, ci si bagna un po’, ma è davvero una sensazione unica.
    Il giorno dopo siamo partiti per la tappa successiva: La Baviera.
    Hohenschwangau, dove ci attendevano i fiabeschi castelli di Ludwig.
    Avevamo prenotato tramite internet una camera alla Romantic Pension raccogliendo i numerosi suggerimenti presenti sul web e le nostre aspettative sono state tutte confermate.
    Pensione graziosissima con una vista fantastica e impagabile sul castello che quasi ti sembra di toccare dalla tua camera, atmosfera davvero romantica e rilassante.
    Non sappiamo se da tutte le camere era possibile godere di quel magnifico spettacolo, ad ogni modo a noi è andata benissimo.
    Tutta la regione dei castelli bavaresi è una regione che offre scorci paesaggistici davvero incantevoli: laghi, montagne dolci e d’estate tanto verde (ma chi ci è stato d’inverno giura che il paesaggio sia ancora più bello).
    Perdipiù, questa zona risulta anche abbastanza accessibile dal punto di vista economico.
    Nello specifico abbiamo pagato 90 euro per una tripla mentre per mangiare bastano 40-50 euro in tre.
    Appena arrivati abbiamo voluto subito visitare i due castelli che sorgono a poche centinaia di metri l’uno dall’altro.
    Così ci siamo prima diretti verso quello di Hohenschwangau per poi successivamente andare a visitare quello giustamente più famoso di Neuschwanstein, cosa resa possibile grazie ad una proverbiale ed efficientissima organizzazione teutonica: al momento dell’acquisto dei biglietti per la visita è già riportato il numero del gruppo del quale si farà parte per la visita guidata ed il relativo orario di ingresso, che prevede con estrema precisione, i tempi di visita e di spostamento per entrambi i castelli e ci ha sorpresi constatare che nonostante fossero presenti migliaia di turisti di varie nazionalità, non vi erano file.
    Abbiamo deciso di salire a piedi verso il castello un po’ perché la fila per i bus e per i calessi ci ha dissuasi un po’ perché io ho insistito per fare a piedi il tragitto, un po’ di fatica fa apparire ancora più gradita l’agognata meta…Comunque sia in circa mezz’ora siamo in cima.
    Neuschwanstein merita del tutto l’emblema di castello fiabesco che gli viene unanimemente attribuita, sia per la stupendo scenario naturale nel quale il castello è magicamente incastrato, sia per la particolarità e se vogliamo anche per la bizzarria delle sue affascinanti architetture, che per la sontuosità dei suoi scenografici interni, ma anche e forse soprattutto per il fascino di Ludwig II, il giovane re bavarese morto precocemente in circostanze non del tutto chiarite durante una delle sue escursioni in un lago dei dintorni, che fece realizzare questo castello a sua immagine e somiglianza.
    Negli arredi e nelle ricche decorazioni del castello trovano spazio i miti che accompagnarono l’esistenza di questo controverso sovrano che dormiva di giorno ed amava uscire di notte, in primo luogo la predilezione per la musica epica e leggendaria di Wagner e per gli immancabili cigni presenti dappertutto.
    La visita viene effettuata con l’ausilio delle audio-guide, un po’ fredde e troppo sintetiche magari (ci sarebbe piaciuto soffermarci di più in alcuni ambienti) ma evidentemente la velocità della visita (40 minuti in tutto) va a vantaggio della celerità delle code.
    Usciti dal castello ci siamo diretti verso il ponte sospeso chiamato Marienbrucke dal quale si può ammirare il castello da un’altra prospettiva e si ha una bella vista sull’ampia vallata circostante.
    Dopo aver riservato il primo giorno alla visita dei due castelli di Schwangau, il giorno successivo siamo andati a visitare gli interessanti dintorni.
    Nell’ordine: visita alla vicina Wieskircke chiesa roccocò denominata per i suoi sfarzosi interni “la sala da ballo di Dio”, a seguire la deliziosa Oberammergau cittadina dalle case affrescate, perlopiù con scene religiose e per finire ancora un castello, quello di Linderhof, a pochi kilometri dagli altri due, molto piccolo ma davvero delizioso e con un parco che lo circonda molto bello e ricco di interessanti attrattive quali ad esempio l’incredibile “grotta di venere” un ambiente nel quale Ludwig volle artificialmente ricostruire la grotta azzurra di Capri e nel quale egli amava passare intere ore a sognare e riflettere facendosi cullare dall'acqua all'interno di una piccola barca a forma di conchiglia tra variopinti e avveniristici (per l’epoca, seconda metà dell’800) giochi di luce.
    Molto suggestivi anche il “chiosco moresco” un padiglione arabo-orientale e il “rifugio di hunding” che è una capanna germanica arcaica che si ispira a una scena della Valchiria di Wagner. Al centro della capanna campeggia un grande albero nella cui fronda è piantata una spada d’acciaio e tutt’intorno trofei di caccia, pelli di animali e varie simbologie.
    A sera passeggiata nella deliziosa Fussen, anch’essa dominata da un castello e ricca di architetture allegre, variopinte e interessanti. Nel centro storico di Fussen abbiamo potuto ammirare la strabiliante bravura di un artista di strada che suonava melodie complicatissime avvalendosi di uno strumento fatto con calici di vetro di diverse dimensioni ricolmi parzialmente d’acqua che lui stesso faceva vibrare passando i polpastrelli delle sue dita sui bordi e creando con tale particolarissima vibrazione delle melodie perfettamente identiche a quelle originali: da non credere!
    Il giorno dopo ci siamo spostati nuovamente per dirigerci verso il lago di Costanza. Era l’unica tappa per la quale non avevamo effettuato la prenotazione da casa, ritenendo di non avere difficoltà a trovare qualcosa sul luogo. In realtà qualche difficoltà invece l’abbiamo poi avuta. Abbiamo difatti passato l’intera mattinata a trovare alloggio nei dintorni di Lindau per poi trovare finalmente una sistemazione ottimale a Nonnenhorn a circa 6 km da Lindau (85 euro a notte per una spazioso appartamento con bagno e piccolo patio).
    Subito dopo aver sistemato le nostre cose siamo andati a fare una capatina alla “festa del vino” che si teneva proprio nel piccolo borgo di Nonnenhorn in riva al lago, per poi proseguire la nostra passeggiata verso il vicino villaggio di Wasserburg dove c’era una curiosa mostra costituita da decine di orsi in plastica grezza, uno per ciascuna nazione della terra e ciascuno di questi orsi in plastica a grandezza quasi naturale, era decorato da un artista proveniente dalla nazione che rappresentava mediante simboli o colori o allegorie, rappresentative della propria nazione.
    Ciascuno degli oltre 150 orsi decorati veniva pertanto ad essere rappresentativo della nazione di provenienza dell’artista decoratore.
    In serata passeggiata a Lindau con cena in un ristorante italiano dove abbiamo potuto ammansire la nostra ormai preoccupante astinenza da pasta.
    Anche Lindau ha un notevole centro storico e le facciate dei palazzi abbellite da festosi affreschi policromi. Il mattino dopo ci siamo diretti verso Uberlingen, che abbiamo raggiunto in circa un’ora e un quarto e che ci ha subito entusiasmato con la sua atmosfera medievale, con le stupende viste sul lago e con il piacevole lungolago. Particolarmente degno di nota è il Duomo di Uberlingen, forse la più bella tra tutte le chiese viste nel nostro tour. Dopo Uberlingen ci siamo diretti a Meersburg, a pochi kilometri di distanza. Da qui abbiamo potuto prendere un traghetto per la vicinissima Costanza sull’altra sponda (8 euro il prezzo del biglietto, solo 10 minuti di traversata).
    Anche Costanza merita senz’altro una visita per l’interessante centro storico e per la sua atmosfera vivace. Cittadina nota anche per il famoso concilio che vi si svolse il cui edificio è proprio sul porto al cui ingresso è posta l’imponente e recente statua di Imperia, realizzata nel 1993 che rappresenta una cortigiana di Ferrara che durante il concilio allietò a suo modo papi e imperatori e gira continuamente su sé stessa mostrando le provocanti forme.
    Siamo quindi tornati a Meersburg dove abbiamo potuto ammirare il vecchio ed il nuovo castello con l’annesso parco con incantevole vista sul lago.
    Meersburg è forse la più suggestiva tra tutte le località del lago, veramente una piccola bomboniera.
    Il giorno dopo nuova partenza per la penultima tappa: Monaco di Baviera.
    Riusciamo a trovare senza particolari difficoltà il nostro albergo prenotato anch’esso su booking.com (santo subito chi ha inventato il web).
    Hotel Imperial, dignitoso e con una superba e ricchissima prima colazione: 80 Euro per una tripla un po’ troppo piccola, nel quartiere di Pasing ad un quarto d’ora dal centro della città che raggiungevamo agevolmente con un tram la cui fermata distava 100 mt dall’hotel.
    Il primo giorno siamo andati in giro per il centro: partendo dalla piazza semi-circolare di Karlspatz e superando la medievale Karlstor (porta di Carlo), quindi abbiamo percorso la Neuhauser-strasse, lunga ed elegante strada commerciale, ai cui lati si susseguono marchi e griffe prestigiose, facciate di pregiate chiese barocche e secolari birrerie per poi giungere sulla fantastica Marienplatz, soffermandoci, come di prammatica, sul famoso carillon del Rathaus (municipio) e facendo una gustosa tappa in una pasticceria-gastronomia traboccante di invitanti leccornie.
    Quindi un rapido giro nei dintorni e poi puntata nei giardini Hofgarten di fronte alla Teatinerkirche, dove ci siamo riposati per un po’ sulle panchine e ci siamo goduti un po’ di performances di giovani musicisti che eseguivano pezzi di musica classica.
    Nei due giorni successivi, gli ultimi di questa stupenda vacanza abbiamo fatto una esperienza veramente nuova ed interessante: in breve, avevamo contattato tramite il sito “www.tuttobaviera.it” una giovane guida italiana di nome Davide ed avevamo prenotato un tour guidato con lui.
    Nella presentazione della proposta viene chiarito che per poter aderire alla iniziativa (il cui costo, a nostro parere assolutamente onestissimo e conveniente in rapporto alle opportunità offerte ed alla originalità della formula è di 25 Euro per il tour di un giorno, 45 per quello di due giorni), bisogna essere disposti a camminare molto a piedi per poter visitare al meglio tutto ciò che la città offre.
    Normalmente Davide raggruppa piccoli “ensemble” di turisti italiani fino ad un massimo di 10 persone in maniera da offrire un servizio quasi “personalizzato” e comunque molto esclusivo.
    Ebbene noi siamo stati fortunatissimi in quanto in quei due giorni non c’erano altre prenotazioni- a parte la nostra- e dunque abbiamo avuto il simpatico e garbato Davide completamente a nostra disposizione.
    Con il suo valido e prezioso aiuto allora abbiamo potuto apprezzare e valorizzare numerosissimi dettagli, curiosità ed informazioni che diversamente ci sarebbero sicuramente sfuggite.
    Davide infatti pur essendo torinese, vive diversi mesi all’anno a Monaco e ne è profondamente innamorato.
    Con lui abbiamo visitato le stupende chiese barocche della Teatinerkirche, la Frauenkirche, la chiesa di San Michele e quella di San Giovanni Nepomuceno e molte altre che adesso mi sfuggono.
    Quindi abbiamo passeggiato lungo la MaximilianStrasse, abbiamo visitato lo stupendo teatro rococò all’interno del Residenz, ( palazzo Reale ).
    Quindi la coloratissima e pittoresca zona del Viktualienmarkt, secolare zona mercatale appena alle spalle di Marienplatz, dove ancora oggi, quotidianamente si compra e si vende ogni ben di Dio.
    A pranzo siamo stati all’imperdibile Hofbrauhaus, la birreria più famosa del mondo, dove i clienti più affezionati possono disporre del loro “personale boccale” custodito in apposite e sacrali dispense e dove abbiamo ammirato all’ultimo piano l’affascinante sala a forma di botte.
    Saremmo poi tornati all’indomani ultima sera prima della partenza, a respirare nuovamente l’atmosfera festosa della birreria, dove su apposite pedane si esibiscono orchestrali e dove ragazze nel tipico costume bavarese distribuiscono tra i tavoli le famose ciambelle salate.
    Va detto che il boccale “minimo” di birra chiara offerto nel locale è quello da un litro (solo la “weiss” ovvero la birra bianca viene servita in boccali da mezzo litro).
    Infine pomeriggio all’Englisher Garten, meraviglioso parco pubblico, al cui interno corre il fiume di Monaco, L’Isar.
    Qui abbiamo assistito stupefatti e divertiti alle perfomance di arditi “surfisti” che si avventuravano in spericolate peripezie sulle onde create dall’Isar in un punto in cui la corrente era fortissima.
    In ordinatissima fila si avvicendavano sotto gli occhi di un pubblico divertito ( ed anche ammirato per la loro indiscutibile bravura), ma ciascun..turno.. Non durava che pochi secondi perché per quanto bravi ed abili fossero, la corrente era fortissima ed inesorabilmente, prima o poi, li sbalzava giù dalla tavola.
    Cosi scomparivano per qualche breve istante sotto i flutti imperiosi per poi riemergere qualche metro dopo più a valle.
    Davide ci ha detto che l’amministrazione comunale, consapevole della pericolosità di questa pratica (tra l’altro in prevalenza chi si cimenta è giovanissimo) ha tentato più volte di vietarla, ma poi, visto l’accanimento degli atleti, ha dovuto tollerarla limitandosi a far affiggere un minaccioso cartello nei pressi.
    Lungo il fiume poi, frotte di bagnanti adolescenti si immergevano a monte del percorso dell’Isar, lasciandosi trascinare lungo il corso del fiume fino a valle del Parco.
    Quindi zuppi fradici di acqua ed in striminziti costumi prendevano il tram che passava appena fuori il Parco stesso per poter risalire il corso del fiume e quindi rituffarsi nuovamente (senza pagare il biglietto, pratica quasi sempre tollerata, ma qualche volta no, infatti abbiamo assistito ad un conducente che ne cacciava via un paio con modi bruschi).
    Altra particolarità che ha “catturato” la nostra attenzione è stata la sponda dell’Isar, sempre all’interno del parco, riservata ai nudisti che prendevano il sole nudi in assoluta libertà (anche se va detto che i nudi integrali erano prevalentemente maschili) praticamente nel pieno centro della città.
    Tutta la giornata abbiamo camminato a piedi (ma camminare a lungo non ci ha mai spaventati, ed anche il piccolo Riccardo, pur con qualche segnale di impazienza ha dato prova di grande resistenza) e ci siamo serviti dei tram o della metropolitana.
    A proposito, in caso di una permanenza pari o superiore ai tre giorni, conviene come in tutte le metropoli europee fare subito il biglietto cumulativo che dà diritto a percorrenza illimitata nell’ambito della fascia metropolitana su tutti i mezzi pubblici.
    Il giorno dopo abbiamo passato la mattinata a Nynphenburg, residenza della famiglia reale appena fuori dal centro di Monaco (15 minuti di bus).
    Strepitoso il padiglione di caccia “Amalienburg, bellissimo il museo delle carrozze con le affascinanti vetture e slitte di Ludwig dall’incredibile sfarzo barocco sulle quali lui si lanciava con i suoi valletti al seguito in estenuanti uscite notturne tra le nevi bavaresi.
    Ma ancora di più ci ha impressionato il Badenburg, padiglione dedicato ai bagni ed alla cura del corpo ( in senso estensivo) dove abbiamo ammirato una ardita ed affascinante piscina all’interno del padiglione che veniva “riscaldata” con un sistema assolutamente all’avanguardia per quei tempi.
    In questa piscina venivano invitate dame e cortigiane per sollazzare la corte e sul corridoio superiore che circonda la piscina piastrellata in pregiata maiolica, veniva a prender posto l’orchestra- esclusivamente composta da musicisti “ciechi”- in quanto nessun occhio indiscreto doveva assistere a quanto avveniva nella piscina.
    Siamo poi andati a pranzo al Parco Olimpico, inaugurato in occasione delle Olimpiadi del ’72 ed abbiamo fatto una puntata al palazzo della BMW ad ammirare le stupende autovetture esposte.
    L’ultima parte della giornata è stata dedicata al movimento anti-nazista della Rosa Bianca che seppe opporsi con eroismo alla barbarie nazista.
    Davide ci ha condotti all’interno della Università dove per la prima volta venne organizzato un coraggiosissimo e ahimè, fatale per molti giovani, volantinaggio contro il regime.
    Prima di salutarci definitivamente abbiamo voluto prendere una fetta di torta insieme in un grande centro commerciale di Karlsplatz su di una terrazza panoramica dalla quale abbiamo potuto rivedere le cupole delle varie chiese e dei monumenti visitati in questi intensi tre giorni di permanenza.
    Il giorno dopo ultima tappa intermedia prima del definitivo rientro a Napoli: Bologna,dove sostiamo per una notte, giusto il tempo di una visita al bel centro storico: Piazza Maggiore, le torri di Garisenda e degli Asinelli, e la Basilica di San Petronio con pernottamento in un hotel delizioso che consigliamo a tutti: “Il Guercino” a 20 minuti a piedi dal centro, ma davvero notevole per il gusto degli arredi e per il rapporto qualità-prezzo.
    Il giorno dopo, rientriamo a casa, con il rammarico che immancabilmente accompagna le belle cose che finiscono, ma con la certezza di avere tanti altri bei ricordi da conservare.