1. 1: Diario di Viaggio

    di , il 24/6/2010 11:36

    IL SILENZIO E LA PACE DELLE VETTE DELL’ANNAPURNA.

    “I profumi, l’atmosfera ed i suoni silenziosi che accompagnano il viandante lungo la tortuosa strada,sono fonti essenziali affinché egli si trovi catapultato nell’incantato mondo dove la solitudine porta la mente allo stato più puro senza essere offeso dalla parte più materiale del nostro essere”. Già cari lettori,questo è quello che ho pensato lungo il mio trekking in solitaria durato 11 giorni tra le maestose cime innevate dell’Annapurna nel fantastico Regno del Nepal. Il mese di maggio non è certamente il periodo migliore per un’escursione in alta quota in questi luoghi,ma che dire,ormai mi trovo qui e non sarà il brutto tempo a cambiare questa mia decisione. Il tragitto scelto,è quello di Jomson trek, il quale prevede il volo da Pokhara al villaggio di Jomson, salire di quota fino al villaggio di Muktinath e tornare indietro fino a Pokhara. Dopo una notte in bianco a causa di una fastidiosa mosca che ronzava nella stanza,mia alzo alle h 5.00 e mi dirigo al piccolo aeroporto di Pokhara dove un minuscolo aereo farà vivere a me ed altre 15 persone 20 minuti di esperienza unica sorvolando vallate e sfiorando imponenti pareti rocciose.Arrivato a destinazione,osservo il paesaggio a 360 gradi:il vivace azzurro del cielo contorna i raggi del sole i quali si specchiano sulle maestose cime che circondano la vallata;il luogo mi ha già incantato e rende la mia avventura ancora più adrenalinica.Ok,ci siamo,zaino in spalle;comincia ora la mia scalata,ma non prima di aver soddisfatto il mio stomaco con una buona tazza di thè caldo ed una fetta di dolce al cioccolato.Lungo la stradina che mi conduce fuori dal villaggio,la quale ospita un ristorante italiano ed uno olandese,incrocio alcuni scerpa i quali si mettono a ridere dopo aver dato una mia risposta alla loro domanda inerente al raggiungimento della mia prima tappa ed aggiungendo a loro volta con aria stupita:”Solamente gli abitanti di questi luoghi riescono ad arrivare a Muktinath in un solo giorno!”.Va,bhè,lascio il villaggio alle spalle,compresa la preoccupazione dell’affermazione appena ascoltata,mentre il percorso muta e mi trovo a camminare tra grossi massi posti lungo il letto del fiume Kali Gandaki in secca sotto un sole cuocente.Dopo 3 ore,sul lato destro del fiume,incontro il primo villaggio,Eklai Bhatti;da qui,parte l’irto sentiero in terra durante il quale,dietro ad ogni tornante,regala scenari unici:prati verdi che spuntano come piccole oasi in mezzo alle rocce,burroni,alte cime innevate.Il tempo passa,le fatiche aumentano e decido così di sostare 10 minuti ed osservare i paesaggi che mi circondano,bere un po’ di integratori e mangiare del cioccolato che avevo fortunatamente comprato prima di partire.Di tanto in tanto lungo la strada, incrocio degli scerpa,alcuni accompagnati da muli,mentre altri portano enormi e pesanti carichi;si dice che arrivino a portare anche 50 Kg, ed il tutto facendo uso della testa. Sono trascorse ormai 5 ore dall’inizio della mia impresa:il gelido vento mi accompagna da un po’,i miei 15 Kg sulle spalle cominciano a pesare e l’ossigeno presente nell’aria non arriva a riempire i miei polmoni. Sosto,così, per una mezz’ora,al secondo villaggio,Jharkot,dal quale scorgo la mia meta.Dopo una tazza di thè caldo ed un po’ di zuccheri,mi rimetto in marcia fino a giungere,dopo un’altra ora e mezza,a destinazione.Sono arrivato a Muktinath (3800m) dopo 6 ore e mezza di cammino ed un dislivello di circa 1100m.La prima giornata è stata sicuramente la più impegnativa ma la più soddisfacente…se è vero che solo la gente locale riesce in un’impresa simile,forse ciò significa che ho qualche parentela scerpa?!A parte gli scherzi,sono sicuro che se ce l’ho fatta io,qualsiasi altra persona riesca in tale impresa!Non può di certo mancare la visita al tempio,uno dei luoghi più venerati degli abitanti di questi luoghi,seguito da una cena in compagnia di una decina di ragazzi provenienti da varie parti del mondo che avevo appena conosciuto,suggestiva passeggiata serale con vista delle cime innevate dell’Annapurna e concludendo la straordinaria giornata con un meritato riposo.Il giorno seguente,sveglia h 8.00,zaino in spalle e via, verso il villaggio di Kagbeni.La discesa dura circa 2 ore e mezza ripercorrendo lo stesso sentiero del giorno precedente ed immerso in un profondo silenzio accompagnato da gelidi soffi di vento i quali giungevano alle mie orecchie.Mano a mano che scendevo di quota,percepivo sempre più il caldo del sole,il quale rendeva la mia seconda giornata di trekking,una piacevole passeggiata in montagna rispetto alla faticata del giorno prima.Finalmente,appena aggirato la costa di una montagna,ai miei occhi si presenta un vero e proprio miraggio:il villaggio di Kagbeni che dall’alto appariva come un luogo lunare:una verdissima valle contornata da enormi massi grigi.Appena trovato alloggio,non perdo tempo nell’esplorazione tra le minuscole vie lungo le quali faccio conoscenza con un anziano Baba dai lunghi dreads (*1) col quale pratico un’ora di yoga nella sua piccola ed umile dimora.Kagbeni è lo svincolo dal quale parte la lunga spedizione verso il famoso e venerato Regno del Mustang,chiamato anche Regno di Lo.Mi accontento di fermarmi alla postazione di controllo dei visti ed osservare il sentiero il quale si perde all’orizzonte,fantasticando ed immaginando quei luoghi considerati tra i più mistici e spirituali. Il terzo giorno,è quello che mi vede protagonista della continua discesa sorpassando il villaggio di Jomson in direzione di quello di Marpha.Costeggiando il profondo precipizio,mi trovo,ad un certo punto,dinnanzi ad un bivio.Prendo a sinistra dove il sentiero presto si trasforma in un lungo ponte tibetano sospeso a centinaia di metri;che avventura!La strada prosegue in salita fino a giungere al villaggio di Thinigaun,nel quale,a mia enorme sorpresa,stavano cominciando i preparativi di un’evento che capita ogni 12 anni.Seguo la piccola folla di credenti fino a giungere all’interno di un’abitazione.Sono l’unico straniero e sembra che la cosa alla gente non dia per nulla fastidio,anzi,mi invitano a partecipare alla celebrazione.All’interno,il pavimento è coperto da fili di paglia e le persone procedono in fila per l’iniziazione del rituale.Vi sono 4 monaci seduti uno affianco all’altro dove il credente si deve inginocchiare davanti a loro.Il primo monaco,mentre recita una preghiera,appoggia un libro sulla fronte del fedele,il secondo posiziona il tika(*2) rosso sulla fronte,il terzo offre una tazza di thè mentre l’ultimo posiziona un braccialetto bianco al polso in segno di buon auspicio.Tutto ciò è un emozione indescrivibile;gioia,pace,allegria e serenità,tutto raggruppato in una stanza con persone mai viste prima,ma con le quali sembrava di aver avuto un legame fortissimo da molto tempo prima.La festa dura 14 giorni,giorni di festa i quali si concludono con l’apertura di 2 scatole,all’interno delle quali due Dèi uscivano per un intero giorno per poi rinchiudersi nuovamente all’interno di esse ed aspettare altri 12 anni per rifare visita ai fedeli.Lascio a malincuore quel sacro luogo e mi avvio verso Marpha sotto una pioggia torrenziale durata ben 2 ore.Purtrppo in questo periodo,i monsoni cominciano a far visita in questo angolo di mondo ,quindi,anche il giorno seguente,il cielo si presenta coperto,portandosi via con sè la vista delle magnifiche vette innevate.Attraverso i villaggi di Tukuche(2591m),Khobang(2550), Larjung(2560),fino a giungere a Kokhethanti dove pernotto.Le 5 ore di cammino che separano Kokhethanti da Ghasa,sono assai piacevoli,vista la bella giornata la quale mi offre graziosi scorci dell’Annapurna 1.Il sesto giorno,quello con destinazione il villaggio di Tatopani,è uno di quelli con scenari più suggestivi.Scendendo di quota,mi accorgo di come il paesaggio stia cambiando,passando da quello roccioso e grigio,ad uno ricco di vegetazione verde ed abbellito da alte cascate.Tatopani è un grazioso villaggio famoso per le sue terme d’acqua calda a 38*C,alle quali faccio visita sia il giorno stesso che quello seguente. Dopo una bella nottata dedicata al riposo,vengo svegliato dai caldi raggi del sole,i quali mi tengono compagnia sul terrazzo della guest house mentre faccio un’ottima colazione a base di torta al cioccolato e thè caldo;era una settimana che il mio stomaco ingeriva solamente dal bhat(*3)!Decido,così,visto il luogo ed il bel tempo,di dedicare un’intera giornata al relax tra terme e del buon cibo…ci voleva proprio! Questi luoghi sono molto frequentati da stranieri assetati di avventura,con i quali si possono instaurare piacevoli e rilassanti dialoghi davanti ad una bibita fresca mentre si assaporano i caldi raggi del sole.Ok,nuovamente zaino in spalle,si riparte.L’ottavo giorno,è sicuramente uno dei più impegnativi e rischiosi.Il sentiero è completamente in salita e a rendere il tutto ancora più faticoso sono i numerosi scalini in pietra i quali si inerpicano per un dislivello di 700 m. Fino ad arrivare al villaggio di Shika(1820 m.).Il tempo qui varia continuamente e,quindi,a causa di un temporale fortissimo,mi sento costretto a fermarmi per un’ora in un ristorante,dove colgo l’occasione per degustare del buon cibo e bevanda calda.Incredibile,il sole torna a farmi visita in tutto il suo splendore e mi rimetto così in cammino,attraversando i villaggi di Hiltakarka,Tuloket e Ghara immersi tra verdi prati abbelliti da infiniti colori dei fiori,daì quali,all’orizzonte,fanno comparsa alte cime innevate.Come dicevo prima,questa è la parte più rischiosa,dove i maosti fanno visita agli stranieri per chiedere soldi;ma fortunatamente non si fanno vivi,neppure nei giorni a seguire…forse hanno paura di me!?..o forse gli ho fatto troppa pena…?!!Dopo circa 6 ore e mezza arrivo al villaggio di Shika dove pernotto.Anche il giorno dopo la via che percorre fino al villaggio di Ghorapani(2855 m.) si presenta tutto in salita e con un dislivello di 500 m.,ma oggi la pioggia non si fa vedere,rendendo così la mia ascesa meno faticosa.Lungo la srada,non molto lontano dal minuscolo villaggio di Chitre,incontro un gruppo numeroso di persone disposte in cerchio.Era un rito funebre dove il defunto era adagiato in terra ed in mezzo alle persone.Lacio la funzione cercando di non dare nell’occhio e procedo verso il villaggio di Ghorapani.Ghorapani è noto per Poon Hill,dalla quale si dice si possa osservare una delle albe più emozionanti ed incantevoli di tutto l’itinerario;quindi,perché non verificare il fatto!?Sveglia alle 4 e mezza e partenza.La mattinata si presenta buia e fredda(0*C)e,attrezzato di torcia per illuminare l’irto e stretto sentiero,mi avvio verso la cima che raggiungo dopo circa 40 minuti di cammino.In cima vi è una piccola torre che funge da osservatorio,rendendo lo scenario visibile a 360 gradi.L’alba arriva alle ore 6,colorando il cielo di rosso ed illuminando poi,con i primi raggi, le alte vette innevate del Dhaulagiri (8167 m.),Annapurna Sud (7219 m.),Hinchuili (6441 m.),Nilgiri Sud (6839 m.) ecc.;che dire,rimango in silenzio in questo luogo sacro cercando di assaporare tutta l’atmosfera mistica di cui sono circondato.Torno,poi,all’allggio per una sana colazione e mi rimetto in marcia per arrivare alla prossima tappa:il villaggio di Hille.All’inizio il sentiero è un continuo sali e scendi per poi trasformarsi in una discesa di 1300 m. Di dislivello,la quale obbliga me e molti avventurieri a sostare qualche volta per far riposare le affaticate gambe.Mano a mano che si scende,la vegetazione si fa più fitta e verde,costeggiando un grazioso torrente.Nel primo pomeriggio,arrivo a destinazione,dove trovo alloggio presso una guest house gestita da una famiglia locale molto ospitale.Questa sarà la mia ultima tappa,prima di tornare a Pokhara.La sera,dopo mangiato,mi siedo su una sdraio di legno posta sulla veranda dell’abitazione ad ammirare il paesaggio circostante.Dall’altra parte della vallata vi sono piccole abitazioni nascoste e riconoscibili soltanto dal fumo del camino che si propaga nel cielo mentre l’imbrunire cede lentamente il posto al buio della notte ornato da un manto di lucenti stelle.Osservo ed assaporo l’essenza di cui sono circondato e mi accorgo di come ci si puo’ sentire ricchi anche in luoghi desolati dove non vi sono le comodità di cui un occidentale spesso necessita.Eccomi,oggi si torna a Pokhara.Patito verso le ore 11,affronto le ultime 3 ore di cammino lungo un sentiero in discesa,costeggiando il torrente ed attraversando il villaggio di Birethanti,fino ad arrivare a Naya Pul,ossia la fine della mia affascinante e lunga avventura.Da qui prendo un bus locale,il quale mi porterà,dopo 2 ore,a Pokhara.Dopo una rilassante e calda doccia,osservo dal balcone della stanza del mio alloggio,la vita quotidiana della gente locale tra i numerosi vocii dei passanti e gli assordanti rumori dei motorini,mentre i miei pensieri vagano ripercorrendo quegli 11 giorni appena trascorsi nella pace più profonda dove il silenzio regna tra le alte vette innevate e scende giù fino alle verdi ed incontaminate lande abitate da umili esseri raccolti in una profonda devozione agli Déi.Questa che verrà,sarà una lunga e magnifica notte ricca di pensieri i quali mi aiuteranno a riempire le pagine del mio diario,mentre altri rimarranno ricordi indelebili imprigionati nella mia mente,di luoghi mistici,interessanti storie di viandanti e di magiche persone le quali, nate e vissute tra pace e silenzio,donano all’uomo bianco la vera ricerca del proprio essere.Questa è la vera storia del popolo dell’Annapurna. *1:Dreads: deriva dalla parola “dreadlocks”,ossia capelli annodati e si ottengono facendoli aggrovigliare su loro stessi.Noti anche,erroneamente,con la parola “rasta”. *2:Tika:punto rosso posizionato sulla fronte con simbologia religiosa. *3:Dal bhat:cibo tipico a base di riso,lenticchie e spezie varie.

  2. Lordlory
    , 24/6/2010 11:36
    <b><u>IL SILENZIO E LA PACE DELLE VETTE DELL’ANNAPURNA.</u></b>

    “I profumi, l’atmosfera ed i suoni silenziosi che accompagnano il viandante lungo la tortuosa strada,sono fonti essenziali affinché egli si trovi catapultato nell’incantato mondo dove la solitudine porta la mente allo stato più puro senza essere offeso dalla parte più materiale del nostro essere”.
    Già cari lettori,questo è quello che ho pensato lungo il mio trekking in solitaria durato 11 giorni tra le maestose cime innevate dell’Annapurna nel fantastico Regno del Nepal.
    Il mese di maggio non è certamente il periodo migliore per un’escursione in alta quota in questi luoghi,ma che dire,ormai mi trovo qui e non sarà il brutto tempo a cambiare questa mia decisione.
    Il tragitto scelto,è quello di Jomson trek, il quale prevede il volo da Pokhara al villaggio di Jomson, salire di quota fino al villaggio di Muktinath e tornare indietro fino a Pokhara.
    Dopo una notte in bianco a causa di una fastidiosa mosca che ronzava nella stanza,mia alzo alle h 5.00 e mi dirigo al piccolo aeroporto di Pokhara dove un minuscolo aereo farà vivere a me ed altre 15 persone 20 minuti di esperienza unica sorvolando vallate e sfiorando imponenti pareti rocciose.Arrivato a destinazione,osservo il paesaggio a 360 gradi:il vivace azzurro del cielo contorna i raggi del sole i quali si specchiano sulle maestose cime che circondano la vallata;il luogo mi ha già incantato e rende la mia avventura ancora più adrenalinica.Ok,ci siamo,zaino in spalle;comincia ora la mia scalata,ma non prima di aver soddisfatto il mio stomaco con una buona tazza di thè caldo ed una fetta di dolce al cioccolato.Lungo la stradina che mi conduce fuori dal villaggio,la quale ospita un ristorante italiano ed uno olandese,incrocio alcuni scerpa i quali si mettono a ridere dopo aver dato una mia risposta alla loro domanda inerente al raggiungimento della mia prima tappa ed aggiungendo a loro volta con aria stupita:”Solamente gli abitanti di questi luoghi riescono ad arrivare a Muktinath in un solo giorno!”.Va,bhè,lascio il villaggio alle spalle,compresa la preoccupazione dell’affermazione appena ascoltata,mentre il percorso muta e mi trovo a camminare tra grossi massi posti lungo il letto del fiume Kali Gandaki in secca sotto un sole cuocente.Dopo 3 ore,sul lato destro del fiume,incontro il primo villaggio,Eklai Bhatti;da qui,parte l’irto sentiero in terra durante il quale,dietro ad ogni tornante,regala scenari unici:prati verdi che spuntano come piccole oasi in mezzo alle rocce,burroni,alte cime innevate.Il tempo passa,le fatiche aumentano e decido così di sostare 10 minuti ed osservare i paesaggi che mi circondano,bere un po’ di integratori e mangiare del cioccolato che avevo fortunatamente comprato prima di partire.Di tanto in tanto lungo la strada, incrocio degli scerpa,alcuni accompagnati da muli,mentre altri portano enormi e pesanti carichi;si dice che arrivino a portare anche 50 Kg, ed il tutto facendo uso della testa. Sono trascorse ormai 5 ore dall’inizio della mia impresa:il gelido vento mi accompagna da un po’,i miei 15 Kg sulle spalle cominciano a pesare e l’ossigeno presente nell’aria non arriva a riempire i miei polmoni. Sosto,così, per una mezz’ora,al secondo villaggio,Jharkot,dal quale scorgo la mia meta.Dopo una tazza di thè caldo ed un po’ di zuccheri,mi rimetto in marcia fino a giungere,dopo un’altra ora e mezza,a destinazione.Sono arrivato a Muktinath (3800m) dopo 6 ore e mezza di cammino ed un dislivello di circa 1100m.La prima giornata è stata sicuramente la più impegnativa ma la più soddisfacente…se è vero che solo la gente locale riesce in un’impresa simile,forse ciò significa che ho qualche parentela scerpa?!A parte gli scherzi,sono sicuro che se ce l’ho fatta io,qualsiasi altra persona riesca in tale impresa!Non può di certo mancare la visita al tempio,uno dei luoghi più venerati degli abitanti di questi luoghi,seguito da una cena in compagnia di una decina di ragazzi provenienti da varie parti del mondo che avevo appena conosciuto,suggestiva passeggiata serale con vista delle cime innevate dell’Annapurna e concludendo la straordinaria giornata con un meritato riposo.Il giorno seguente,sveglia h 8.00,zaino in spalle e via, verso il villaggio di Kagbeni.La discesa dura circa 2 ore e mezza ripercorrendo lo stesso sentiero del giorno precedente ed immerso in un profondo silenzio accompagnato da gelidi soffi di vento i quali giungevano alle mie orecchie.Mano a mano che scendevo di quota,percepivo sempre più il caldo del sole,il quale rendeva la mia seconda giornata di trekking,una piacevole passeggiata in montagna rispetto alla faticata del giorno prima.Finalmente,appena aggirato la costa di una montagna,ai miei occhi si presenta un vero e proprio miraggio:il villaggio di Kagbeni che dall’alto appariva come un luogo lunare:una verdissima valle contornata da enormi massi grigi.Appena trovato alloggio,non perdo tempo nell’esplorazione tra le minuscole vie lungo le quali faccio conoscenza con un anziano Baba dai lunghi <u>dreads</u> (*1) col quale pratico un’ora di yoga nella sua piccola ed umile dimora.Kagbeni è lo svincolo dal quale parte la lunga spedizione verso il famoso e venerato Regno del Mustang,chiamato anche Regno di Lo.Mi accontento di fermarmi alla postazione di controllo dei visti ed osservare il sentiero il quale si perde all’orizzonte,fantasticando ed immaginando quei luoghi considerati tra i più mistici e spirituali.
    Il terzo giorno,è quello che mi vede protagonista della continua discesa sorpassando il villaggio di Jomson in direzione di quello di Marpha.Costeggiando il profondo precipizio,mi trovo,ad un certo punto,dinnanzi ad un bivio.Prendo a sinistra dove il sentiero presto si trasforma in un lungo ponte tibetano sospeso a centinaia di metri;che avventura!La strada prosegue in salita fino a giungere al villaggio di Thinigaun,nel quale,a mia enorme sorpresa,stavano cominciando i preparativi di un’evento che capita ogni 12 anni.Seguo la piccola folla di credenti fino a giungere all’interno di un’abitazione.Sono l’unico straniero e sembra che la cosa alla gente non dia per nulla fastidio,anzi,mi invitano a partecipare alla celebrazione.All’interno,il pavimento è coperto da fili di paglia e le persone procedono in fila per l’iniziazione del rituale.Vi sono 4 monaci seduti uno affianco all’altro dove il credente si deve inginocchiare davanti a loro.Il primo monaco,mentre recita una preghiera,appoggia un libro sulla fronte del fedele,il secondo posiziona il <u>tika</u>(*2) rosso sulla fronte,il terzo offre una tazza di thè mentre l’ultimo posiziona un braccialetto bianco al polso in segno di buon auspicio.Tutto ciò è un emozione indescrivibile;gioia,pace,allegria e serenità,tutto raggruppato in una stanza con persone mai viste prima,ma con le quali sembrava di aver avuto un legame fortissimo da molto tempo prima.La festa dura 14 giorni,giorni di festa i quali si concludono con l’apertura di 2 scatole,all’interno delle quali due Dèi uscivano per un intero giorno per poi rinchiudersi nuovamente all’interno di esse ed aspettare altri 12 anni per rifare visita ai fedeli.Lascio a malincuore quel sacro luogo e mi avvio verso Marpha sotto una pioggia torrenziale durata ben 2 ore.Purtrppo in questo periodo,i monsoni cominciano a far visita in questo angolo di mondo ,quindi,anche il giorno seguente,il cielo si presenta coperto,portandosi via con sè la vista delle magnifiche vette innevate.Attraverso i villaggi di Tukuche(2591m),Khobang(2550), Larjung(2560),fino a giungere a Kokhethanti dove pernotto.Le 5 ore di cammino che separano Kokhethanti da Ghasa,sono assai piacevoli,vista la bella giornata la quale mi offre graziosi scorci dell’Annapurna 1.Il sesto giorno,quello con destinazione il villaggio di Tatopani,è uno di quelli con scenari più suggestivi.Scendendo di quota,mi accorgo di come il paesaggio stia cambiando,passando da quello roccioso e grigio,ad uno ricco di vegetazione verde ed abbellito da alte cascate.Tatopani è un grazioso villaggio famoso per le sue terme d’acqua calda a 38*C,alle quali faccio visita sia il giorno stesso che quello seguente.
    Dopo una bella nottata dedicata al riposo,vengo svegliato dai caldi raggi del sole,i quali mi tengono compagnia sul terrazzo della guest house mentre faccio un’ottima colazione a base di torta al cioccolato e thè caldo;era una settimana che il mio stomaco ingeriva solamente <u>dal bhat</u>(*3)!Decido,così,visto il luogo ed il bel tempo,di dedicare un’intera giornata al relax tra terme e del buon cibo…ci voleva proprio! Questi luoghi sono molto frequentati da stranieri assetati di avventura,con i quali si possono instaurare piacevoli e rilassanti dialoghi davanti ad una bibita fresca mentre si assaporano i caldi raggi del sole.Ok,nuovamente zaino in spalle,si riparte.L’ottavo giorno,è sicuramente uno dei più impegnativi e rischiosi.Il sentiero è completamente in salita e a rendere il tutto ancora più faticoso sono i numerosi scalini in pietra i quali si inerpicano per un dislivello di 700 m. Fino ad arrivare al villaggio di Shika(1820 m.).Il tempo qui varia continuamente e,quindi,a causa di un temporale fortissimo,mi sento costretto a fermarmi per un’ora in un ristorante,dove colgo l’occasione per degustare del buon cibo e bevanda calda.Incredibile,il sole torna a farmi visita in tutto il suo splendore e mi rimetto così in cammino,attraversando i villaggi di Hiltakarka,Tuloket e Ghara immersi tra verdi prati abbelliti da infiniti colori dei fiori,daì quali,all’orizzonte,fanno comparsa alte cime innevate.Come dicevo prima,questa è la parte più rischiosa,dove i maosti fanno visita agli stranieri per chiedere soldi;ma fortunatamente non si fanno vivi,neppure nei giorni a seguire…forse hanno paura di me!?..o forse gli ho fatto troppa pena…?!!Dopo circa 6 ore e mezza arrivo al villaggio di Shika dove pernotto.Anche il giorno dopo la via che percorre fino al villaggio di Ghorapani(2855 m.) si presenta tutto in salita e con un dislivello di 500 m.,ma oggi la pioggia non si fa vedere,rendendo così la mia ascesa meno faticosa.Lungo la srada,non molto lontano dal minuscolo villaggio di Chitre,incontro un gruppo numeroso di persone disposte in cerchio.Era un rito funebre dove il defunto era adagiato in terra ed in mezzo alle persone.Lacio la funzione cercando di non dare nell’occhio e procedo verso il villaggio di Ghorapani.Ghorapani è noto per Poon Hill,dalla quale si dice si possa osservare una delle albe più emozionanti ed incantevoli di tutto l’itinerario;quindi,perché non verificare il fatto!?Sveglia alle 4 e mezza e partenza.La mattinata si presenta buia e fredda(0*C)e,attrezzato di torcia per illuminare l’irto e stretto sentiero,mi avvio verso la cima che raggiungo dopo circa 40 minuti di cammino.In cima vi è una piccola torre che funge da osservatorio,rendendo lo scenario visibile a 360 gradi.L’alba arriva alle ore 6,colorando il cielo di rosso ed illuminando poi,con i primi raggi, le alte vette innevate del Dhaulagiri (8167 m.),Annapurna Sud (7219 m.),Hinchuili (6441 m.),Nilgiri Sud (6839 m.) ecc.;che dire,rimango in silenzio in questo luogo sacro cercando di assaporare tutta l’atmosfera mistica di cui sono circondato.Torno,poi,all’allggio per una sana colazione e mi rimetto in marcia per arrivare alla prossima tappa:il villaggio di Hille.All’inizio il sentiero è un continuo sali e scendi per poi trasformarsi in una discesa di 1300 m. Di dislivello,la quale obbliga me e molti avventurieri a sostare qualche volta per far riposare le affaticate gambe.Mano a mano che si scende,la vegetazione si fa più fitta e verde,costeggiando un grazioso torrente.Nel primo pomeriggio,arrivo a destinazione,dove trovo alloggio presso una guest house gestita da una famiglia locale molto ospitale.Questa sarà la mia ultima tappa,prima di tornare a Pokhara.La sera,dopo mangiato,mi siedo su una sdraio di legno posta sulla veranda dell’abitazione ad ammirare il paesaggio circostante.Dall’altra parte della vallata vi sono piccole abitazioni nascoste e riconoscibili soltanto dal fumo del camino che si propaga nel cielo mentre l’imbrunire cede lentamente il posto al buio della notte ornato da un manto di lucenti stelle.Osservo ed assaporo l’essenza di cui sono circondato e mi accorgo di come ci si puo’ sentire ricchi anche in luoghi desolati dove non vi sono le comodità di cui un occidentale spesso necessita.Eccomi,oggi si torna a Pokhara.Patito verso le ore 11,affronto le ultime 3 ore di cammino lungo un sentiero in discesa,costeggiando il torrente ed attraversando il villaggio di Birethanti,fino ad arrivare a Naya Pul,ossia la fine della mia affascinante e lunga avventura.Da qui prendo un bus locale,il quale mi porterà,dopo 2 ore,a Pokhara.Dopo una rilassante e calda doccia,osservo dal balcone della stanza del mio alloggio,la vita quotidiana della gente locale tra i numerosi vocii dei passanti e gli assordanti rumori dei motorini,mentre i miei pensieri vagano ripercorrendo quegli 11 giorni appena trascorsi nella pace più profonda dove il silenzio regna tra le alte vette innevate e scende giù fino alle verdi ed incontaminate lande abitate da umili esseri raccolti in una profonda devozione agli Déi.Questa che verrà,sarà una lunga e magnifica notte ricca di pensieri i quali mi aiuteranno a riempire le pagine del mio diario,mentre altri rimarranno ricordi indelebili imprigionati nella mia mente,di luoghi mistici,interessanti storie di viandanti e di magiche persone le quali, nate e vissute tra pace e silenzio,donano all’uomo bianco la vera ricerca del proprio essere.Questa è la vera storia del popolo dell’Annapurna.



    *1:Dreads: deriva dalla parola “dreadlocks”,ossia capelli annodati e si ottengono facendoli aggrovigliare su loro stessi.Noti anche,erroneamente,con la parola “rasta”.
    *2:Tika:punto rosso posizionato sulla fronte con simbologia religiosa.
    *3:Dal bhat:cibo tipico a base di riso,lenticchie e spezie varie.