1. 1: Diario di Viaggio

    di , il 17/6/2010 13:59

    Si atterra a Shanghai alla vigilia dell’inaugurazione della grande Esposizione Universale del 2010, prevista per il 1° maggio. Il governo ha voluto fosse la più spettacolare mai organizzata, per dimostrare al miliardo e passa di cittadini che tutti i paesi del mondo sono venuti in Cina per mostrare le proprie attrattive e per favorire l’interscambio culturale e tecnologico.

    Già nell’aeroporto di Pudong campeggiano i cartelloni celebrativi dell’evento a cui la città si è preparata negli ultimi 2 anni, trasformando il volto di interi quartieri e realizzando un numero impressionante di opere pubbliche: 2 nuovi ponti sullo Huangpu (tra cui lo spettacolare Lupu bridge) e 3 nuove linee di metropolitane, per citare le principali.

    Con il treno monorotaia Maglev raggiungiamo la città in soli 10 minuti e poi il nostro albergo presso il Bund con un taxi. La monorotaia sarà prolungata nel prossimo futuro, permettendo di raggiungere il centro in pochissimo tempo.

    E’ la terza volta che torno a Shanghai, inizio a muovermi con una certa disinvoltura riuscendo talvolta a dare ai tassisti le giuste indicazioni in cinese delle vie, cosa che precedentemente mi era sempre riuscito difficile, la barriera linguistica però sembra quasi un ricordo lontano: nelle reception degli alberghi, nei ristoranti, nella città vecchia e nelle stazioni delle metropolitane c’è sempre qualcuno in grado di esprimersi in inglese con gli stranieri occidentali. E’ forse questo il cambiamento più profondo che l’Expo’ ha impresso alla città in brevissimo tempo, solo 2 anni fa se ne intravedevano gli inizi e la rapidità del fenomeno meraviglia anche più della fulminea realizzazione delle opere pubbliche.

    L’Astor House Hotel ci accoglie sul far della sera con la sua decadente e rilassante atmosfera tardo ottocentesca. Dalla finestra della stanza si scorge il consolato russo (l’unico della città rimasto ininterrottamente in attività dagli anni ‘20), il ponte di ferro Waibadu ed i grandiosi edifici del Bund che iniziano ad illuminarsi.

    Anche il Bund è stato oggetto di lavori di riqualificazione, in particolare sono stati ampliati i marciapiedi e sono stati piantati moltissimi alberi. La torre meteorologica di inizio ottocento che ora ospita un elegante caffè ed una piccola mostra fotografica della città oggi è completamente visibile: la sopraelevata sulla Sichuan Lu che precedentemente la soffocava quasi completamente è stata indietreggiata di parecchi metri ed al suo posto sono stati piantati altri alberi ed aiuole fiorite.

    A Pudong, l’avveniristico quartiere di grattacieli sorto dal nulla dagli anni ’80 in poi, è stato ultimato l’edificio più alto della città, lo Shanghai World Financial Center. Al centesimo piano si trova l’osservatorio più alto del mondo con il suo pavimento trasparente che offre la vista più emozionante sull’intera metropoli.

    Nel quartiere nord di Hongkou è possibile ritrovare l’atmosfera degli anni ruggenti sulla Duolun Lu, la cosiddetta strada “della Cultura”. E’ stata così definita in quanto vi si trovavano le abitazioni di famosi letterati ed artisti degli anni ‘30. Nei suoi dintorni si sono stranamente salvati vecchi agglomerati di vicoli e case in stile shikumen che un tempo caratterizzavano lo stile urbanistico della vecchia Shanghai. Sulla strada sorgono diversi caffè e botteghe di antiquari (o presunti tali) anche se i negozietti sulla Dong Tai Lu continuano ad essere imbattibili per questo genere di articoli (anche come prezzi).

    Pu Shi, la città vecchia, è in realtà un tipico esempio della cosiddetta “nuova vecchia Cina” con il suo pacchiano Bazar Yu Yuan dagli edifici sgargianti in stile Qing che ospitano negozi di ogni genere destinati ai visitatori stranieri e non. La vecchia sala da tè Huxinting ed il giardino del Mandarino Yu conservano però il loro fascino senza tempo. E’ proprio nella città vecchia che è possibile assaporare i famosi ravioli al vapore, forse i migliori di Shanghai. Gran parte dei vecchi vicoli sono spariti a colpi di bulldozer, talvolta è difficile seguire gli itinerari consigliati a causa del continuo ed incessante cambiamento della geografia urbana a cui le guide non riescono a star dietro, nonostante fossero apparse come le più aggiornate. Anche il mercato degli uccelli e dei fiori è stato in parte riqualificato come lo stesso quartiere che lo ospita, è interessante dare un’occhiata a questo luogo per scoprire che anche i grilli rientrano in Cina nella categoria degli “animali domestici”: è un’antica tradizione quella di allevarli in piccole gabbiette di bambù intrecciato o di utilizzarli in combattimenti tra loro.

    Non può mancare il coinvolgimento nell’ovattata vita notturna della città, nei ristoranti e nei locali sul Bund frequentati da clientela internazionale.

    Dopo tre giorni, lasciamo Shanghai per trasferirci nella provincia del Guanxi, nel grande sud della Cina. Il nostro taxi ci aspetta all’aeroporto di Guilin con destinazione Yangshuo, il famoso villaggio circondato dai picchi carsici. Yangshuo è decisamente una destinazione turistica, dove abbondano ristoranti, alberghi economici e disco bar con la loro musica a tutto volume che rimbomba fino alle 02:00 del mattino. Nonostante il grande affollamento di gruppi organizzati che sbarcano dopo la classica crociera di 6 ore sul fiume Li per far ritorno a Guilin nel corso della stessa giornata, il posto è incantevole e vale la pena di esplorarlo con calma per almeno un paio di giorni.

    Ad una decina di chilometri dal centro abitato, si raggiunge facilmente in bicicletta il colle della luna, così chiamato per il foro circolare che si trova sulla sommità. E’ possibile raggiungere la cima attraverso il percorso di ripidi scalini, non poco faticoso, per godere dello splendido panorama dei verdissimi pan di zucchero che si elevano nella campagna circostante.

    Lungo il percorso, ci si può fermare presso sorgenti, grotte carsiche ed un grande albero di baniano immerso in uno splendido paesaggio bucolico di risaie e corsi d’acqua.

    Il giorno successivo, organizziamo la nostra mini crociera sul fiume Li raggiungendo il villaggio di Yangdi con il pullman. Con una piccola barca, si attraversa per circa 2 ore il tratto più spettacolare fino al villaggio di Xingping, caratterizzato dai picchi carsici dalle forme più bizzarre e ai quali sono stati dati nomi di fantasia. Lungo le rive si incrociano bufali d’acqua e folti cespugli di bambù che contribuiscono ad accentuare il carattere idilliaco del paesaggio, tante volte immortalato dalle classiche stampe cinesi. Oltre a Xingping, caratterizzato dalle sue stradine dagli edifici tradizionali, si raggiungono da Yangshuo anche altri villaggi tipici come Lingping e Fulì, sia con la barca che con i mezzi pubblici. Fulì in particolare è famosa per la produzione dei grandi ventagli oltre che per dipinti tradizionali che le famiglie del villaggio realizzano da generazioni.

    A Yangshuo abbiamo alloggiato all’hotel Hong Fu, un posto estremamente tranquillo con la reception realizzata all’interno di un antico edificio appartenuto ad un ricco mercante d’epoca Qing. Presso il nostro hotel è stato possibile organizzare il nostro tour successivo nel nord della provincia del Guanxi per visitare i villaggi abitati dalle minoranze etniche e, grazie alla buona conoscenza dell’inglese, tutto è stato straordinariamente facile facendo il paragone con le mie precedenti esperienze di viaggio in Cina.

    Raggiungiamo così Chengyang abitato dalla minoranza Dong: il villaggio è famoso per il suo ponte coperto (detto del vento e della pioggia) che sembra essere il più bello e grande della regione che ne conta più di un centinaio. Il posto è sufficientemente attrezzato per accogliere i visitatori, ci sono diversi ed accoglienti alberghetti dove poter pernottare a prezzi davvero irrisori.

    I villaggi Dong si caratterizzano per le costruzioni realizzate interamente in legno scuro, materiale con il quale si restaurano e realizzano anche i nuovi edifici permettendo così di non alterare lo stile tradizionale. Nella piazzetta principale, sorge una torre del tamburo nella quale gli abitanti organizzano un breve spettacolo di danze tradizionali in onore dei visitatori, offrendo il loro tipico liquore di riso fermentato. Percorsi ben tracciati permettono di esplorare l’area e di raggiungere i villaggi vicini oltre che le alture circostanti per splendide vedute d’insieme. Gli abitanti sono cordiali ed indossano perlopiù abiti tradizionali di color indaco, lungo il fiume cigolano le ruote dei mulini che irrigano i campi situati sul livello sovrastante mentre i bambini si tuffano nelle acque infrangendo con i loro allegri schiamazzi il silenzio della campagna.

    Il giorno successivo ci dirigiamo verso la vicina provincia del Guizhou dove, subito dopo il confine, si trovano altri interessanti villaggi abitati dalla minoranza Dong. Una prima breve tappa è Diping con il suo splendido ponte coperto. Questo come gli altri ponti della zona, sono stati realizzati interamente in legno ad incastro, senza l’ausilio di chiodi. La visita anche qui si snoda in una breve passeggiata tra risaie in completa solitudine, non si incrociano altri visitatori ma soltanto contadini a lavoro con i bilancieri di bambù che ci guardano curiosi e rispondono al nostro saluto. Si raggiunge dopo circa 4 ore il più grande villaggio abitato dai Dong, Zhaoxing, situato in una vallata isolata che ha consentito di preservare qui l’architettura tradizionale meglio che altrove.

    Troviamo sistemazione nella zona “VIP” dello Zhaoxing Hotel, una struttura in legno a 3 piani che ospita confortevoli stanze ed una bellissima terrazza affacciata sui tetti del villaggio da cui spuntano gli aguzzi tetti delle 5 torri del tamburo (ciascuna costruita dai 5 principali clan).

    Le torri sono dette “del tamburo” in quanto servivano per radunare gli abitanti del villaggio per organizzare la difesa in caso di invasioni; oggi sono luoghi di aggregazione sociale dove spesso si ritrovano gli anziani per le loro discussioni quotidiane. A fianco di ogni torre si trovano ponti coperti e palcoscenici, un tempo utilizzati per l’intrattenimento degli abitanti, oggi solamente uno è in buone condizioni essendo destinato agli spettacoli tradizionali organizzati per i visitatori. Diversi canali attraversano il villaggio e nei vicoli risuona incessantemente il martello di legno che le donne utilizzano per battere i tessuti intinti nel color indaco, una tecnica che li rende dopo l’asciugatura particolarmente brillanti.

    Le strade per raggiungere Zhaoxing sono nettamente migliorate rispetto a quanto descritto nelle guide e, all’interno dello stesso centro abitato, fervono i lavori di “rinnovamento” che presaggiscono un più intenso sfruttamento turistico dell’area.

    Raggiungiamo di buon mattino in macchina il villaggio di Tang’an, situato in cima ad una delle montagne che circondano la vallata: da qui inizia uno splendido percorso di trekking che, in circa 4 ore, permette di raggiungere a piedi Zhaoxing. Si è sicuramente trattato del giorno più memorabile del viaggio, dove si attraversano le montagne terrazzate di risaie, contadini a lavoro, piccoli villaggi Dong immersi in un’atmosfera rurale ed esotica. A malincuore, il giorno successivo intraprendiamo la strada del ritorno verso Guilin, con una brevissima tappa a Sanjiang, la polverosa capitale del distretto Dong dove sorge la torre del tamburo più alta, e raggiungiamo la zona di Longsheng (o meglio conosciuta come le colline della spina dorsale del drago). Arriviamo al villaggio di Ping’an, abitato dalle minoranze Zhuang e Yao. Si tratta di un villaggio molto turistico, invaso dalle comitive “mordi e fuggi” in arrivo in giornata da Guilin, che, verso il tardo pomeriggio, recupera la sua tranquillità per chi decide di pernottarvi. La località è famosa per le spettacolari risaie a terrazza che in alcune zone modellano intere fiancate delle montagne. Da Ping’an ci sono vari percorsi di trekking che raggiungono i villaggi vicini e i 2 principali punti panoramici da cui si ammira l’incredibile lavoro realizzato dai contadini nel corso dei secoli (si dice a partire dalla dinastia Yuan).

    Raggiungiamo infine Guilin, dove il nostro efficiente autista ci saluta, e visitiamo il capoluogo della provincia sulle rive del fiume Li. E’ una città piacevole e verdeggiante, non priva di attrattive che però hanno dei biglietti d’accesso piuttosto cari. Oltre alle pagode gemelle del Sole e della Luna, che sorgono nel parco cittadino, ci sono numerosi picchi carsici da scalare. Ci siamo limitati al Picco della Bellezza Solitaria all’interno del complesso dei palazzi dei principi Ming che tutt’ora si trova al centro della città, nel quale è possibile anche ammirare il tempio di Confucio dove si svolgevano i famosi esami per poter accedere in epoca imperiale al mandarinato. Degna di nota anche la collina della Proboscide d’elefante per la sua forma del tutto particolare (come la stessa denominazione lascia immaginare).

    Torniamo a Shanghai, avvertendo il forte contrasto nel passare da una regione prevalentemente rurale ad una città avveniristica che ambisce a diventare un modello oltre che la piazzaforte economica più importante dell’Estremo Oriente. Dedichiamo un’intera giornata all’Expo’ dopo aver assistito alla sua spettacolare apertura in televisione. La previsione del governo è quella di ricevere più di 80 milioni di visitatori prima della sua chiusura, soprattutto contadini che si recheranno nella grande metropoli e che torneranno nelle province più povere con l’impressione di aver esplorato mezzo mondo: non è un caso che molti di loro guardino gli stranieri occidentali particolarmente incuriositi e si affollino nei padiglioni con dei simil-passaporti per apporre i timbri dei paesi che hanno appena “visitato”. Per realizzare l’Expo’ è stata spianata a sud della città un’area più vasta della nostra Perugia e la stessa Cina ha addirittura finanziato alcuni paesi in difficoltà economica per realizzare i loro padiglioni per garantire la rappresentanza del maggior numero di stati possibile. Il più grande dei padiglioni è naturalmente quello cinese denominato “Oriental Crown”, una struttura immensa per la quale occorre una prenotazione a parte rispetto al biglietto d’ingresso. Nei pressi del padiglione cinese, sorgono anche quelli di Hong Kong, Macao e Taiwan.

    Il padiglione italiano – ispirato nella sua moderna architettura al gioco con le bacchette dello “Shanghai” – rappresenta più che degnamente il nostro paese: file chilometriche di visitatori si accalcano all’ingresso per ammirare l’Italian style. Viste da qui, le nostre divisioni interne appaiono davvero ridicole e fa piacere vedere i tanti occhi pieni di ammirazione per tutto ciò che è esposto per testimoniare le bellezze del Bel Paese.

    Nelle vicinanze del padiglione italiano, sorgono anche tutti gli altri dei paesi Europei e particolarmente degno di nota per la sua originalità è quello Britannico tutto costruito in fibre ottiche. Si tratta di una manifestazione unica nel suo genere che vale la pena di vedere, certamente un giorno solo non è assolutamente sufficiente, forse ne occorrerebbero almeno tre.

    Il viaggio volge al termine, dedichiamo una giornata intera al villaggio di Xitang, una delle numerose città sull’acqua vicino Shanghai in cui è possibile immergersi nella atmosfera tradizionale della Cina del Sud. Xitang ha incominciato il suo decollo turistico da quando è stata prescelta come set cinematografico per il film con Tom Cruise “Mission impossible” che poi ha spinto altri registi a fare altrettanto. Numerosi sono gli alloggi – spesso d’atmosfera – che sorgono lungo le rive dei canali e che invitano a trattenersi qui almeno per una notte.

    Un ultimo giro nella ex-concessione francese e all’agglomerato di Xintiandì per un nostalgico saluto a Shanghai che, con i suoi locali scintillanti, le atmosfere retrò e gli ultramoderni edifici di Pudong rimane nel cuore …. È già tempo di sognare per tornare una quarta volta?

  2. giubren
    , 17/6/2010 13:59
    Si atterra a Shanghai alla vigilia dell’inaugurazione della grande Esposizione Universale del 2010, prevista per il 1° maggio. Il governo ha voluto fosse la più spettacolare mai organizzata, per dimostrare al miliardo e passa di cittadini che tutti i paesi del mondo sono venuti in Cina per mostrare le proprie attrattive e per favorire l’interscambio culturale e tecnologico.
    Già nell’aeroporto di Pudong campeggiano i cartelloni celebrativi dell’evento a cui la città si è preparata negli ultimi 2 anni, trasformando il volto di interi quartieri e realizzando un numero impressionante di opere pubbliche: 2 nuovi ponti sullo Huangpu (tra cui lo spettacolare Lupu bridge) e 3 nuove linee di metropolitane, per citare le principali.
    Con il treno monorotaia Maglev raggiungiamo la città in soli 10 minuti e poi il nostro albergo presso il Bund con un taxi. La monorotaia sarà prolungata nel prossimo futuro, permettendo di raggiungere il centro in pochissimo tempo.

    E’ la terza volta che torno a Shanghai, inizio a muovermi con una certa disinvoltura riuscendo talvolta a dare ai tassisti le giuste indicazioni in cinese delle vie, cosa che precedentemente mi era sempre riuscito difficile, la barriera linguistica però sembra quasi un ricordo lontano: nelle reception degli alberghi, nei ristoranti, nella città vecchia e nelle stazioni delle metropolitane c’è sempre qualcuno in grado di esprimersi in inglese con gli stranieri occidentali. E’ forse questo il cambiamento più profondo che l’Expo’ ha impresso alla città in brevissimo tempo, solo 2 anni fa se ne intravedevano gli inizi e la rapidità del fenomeno meraviglia anche più della fulminea realizzazione delle opere pubbliche.
    L’Astor House Hotel ci accoglie sul far della sera con la sua decadente e rilassante atmosfera tardo ottocentesca. Dalla finestra della stanza si scorge il consolato russo (l’unico della città rimasto ininterrottamente in attività dagli anni ‘20), il ponte di ferro Waibadu ed i grandiosi edifici del Bund che iniziano ad illuminarsi.
    Anche il Bund è stato oggetto di lavori di riqualificazione, in particolare sono stati ampliati i marciapiedi e sono stati piantati moltissimi alberi. La torre meteorologica di inizio ottocento che ora ospita un elegante caffè ed una piccola mostra fotografica della città oggi è completamente visibile: la sopraelevata sulla Sichuan Lu che precedentemente la soffocava quasi completamente è stata indietreggiata di parecchi metri ed al suo posto sono stati piantati altri alberi ed aiuole fiorite.
    A Pudong, l’avveniristico quartiere di grattacieli sorto dal nulla dagli anni ’80 in poi, è stato ultimato l’edificio più alto della città, lo Shanghai World Financial Center. Al centesimo piano si trova l’osservatorio più alto del mondo con il suo pavimento trasparente che offre la vista più emozionante sull’intera metropoli.
    Nel quartiere nord di Hongkou è possibile ritrovare l’atmosfera degli anni ruggenti sulla Duolun Lu, la cosiddetta strada “della Cultura”. E’ stata così definita in quanto vi si trovavano le abitazioni di famosi letterati ed artisti degli anni ‘30. Nei suoi dintorni si sono stranamente salvati vecchi agglomerati di vicoli e case in stile shikumen che un tempo caratterizzavano lo stile urbanistico della vecchia Shanghai. Sulla strada sorgono diversi caffè e botteghe di antiquari (o presunti tali) anche se i negozietti sulla Dong Tai Lu continuano ad essere imbattibili per questo genere di articoli (anche come prezzi).
    Pu Shi, la città vecchia, è in realtà un tipico esempio della cosiddetta “nuova vecchia Cina” con il suo pacchiano Bazar Yu Yuan dagli edifici sgargianti in stile Qing che ospitano negozi di ogni genere destinati ai visitatori stranieri e non. La vecchia sala da tè Huxinting ed il giardino del Mandarino Yu conservano però il loro fascino senza tempo. E’ proprio nella città vecchia che è possibile assaporare i famosi ravioli al vapore, forse i migliori di Shanghai. Gran parte dei vecchi vicoli sono spariti a colpi di bulldozer, talvolta è difficile seguire gli itinerari consigliati a causa del continuo ed incessante cambiamento della geografia urbana a cui le guide non riescono a star dietro, nonostante fossero apparse come le più aggiornate. Anche il mercato degli uccelli e dei fiori è stato in parte riqualificato come lo stesso quartiere che lo ospita, è interessante dare un’occhiata a questo luogo per scoprire che anche i grilli rientrano in Cina nella categoria degli “animali domestici”: è un’antica tradizione quella di allevarli in piccole gabbiette di bambù intrecciato o di utilizzarli in combattimenti tra loro.
    Non può mancare il coinvolgimento nell’ovattata vita notturna della città, nei ristoranti e nei locali sul Bund frequentati da clientela internazionale.

    Dopo tre giorni, lasciamo Shanghai per trasferirci nella provincia del Guanxi, nel grande sud della Cina. Il nostro taxi ci aspetta all’aeroporto di Guilin con destinazione Yangshuo, il famoso villaggio circondato dai picchi carsici. Yangshuo è decisamente una destinazione turistica, dove abbondano ristoranti, alberghi economici e disco bar con la loro musica a tutto volume che rimbomba fino alle 02:00 del mattino. Nonostante il grande affollamento di gruppi organizzati che sbarcano dopo la classica crociera di 6 ore sul fiume Li per far ritorno a Guilin nel corso della stessa giornata, il posto è incantevole e vale la pena di esplorarlo con calma per almeno un paio di giorni.
    Ad una decina di chilometri dal centro abitato, si raggiunge facilmente in bicicletta il colle della luna, così chiamato per il foro circolare che si trova sulla sommità. E’ possibile raggiungere la cima attraverso il percorso di ripidi scalini, non poco faticoso, per godere dello splendido panorama dei verdissimi pan di zucchero che si elevano nella campagna circostante.
    Lungo il percorso, ci si può fermare presso sorgenti, grotte carsiche ed un grande albero di baniano immerso in uno splendido paesaggio bucolico di risaie e corsi d’acqua.
    Il giorno successivo, organizziamo la nostra mini crociera sul fiume Li raggiungendo il villaggio di <strong>Yangdi</strong> con il pullman. Con una piccola barca, si attraversa per circa 2 ore il tratto più spettacolare fino al villaggio di Xingping, caratterizzato dai picchi carsici dalle forme più bizzarre e ai quali sono stati dati nomi di fantasia. Lungo le rive si incrociano bufali d’acqua e folti cespugli di bambù che contribuiscono ad accentuare il carattere idilliaco del paesaggio, tante volte immortalato dalle classiche stampe cinesi. Oltre a Xingping, caratterizzato dalle sue stradine dagli edifici tradizionali, si raggiungono da Yangshuo anche altri villaggi tipici come Lingping e Fulì, sia con la barca che con i mezzi pubblici. Fulì in particolare è famosa per la produzione dei grandi ventagli oltre che per dipinti tradizionali che le famiglie del villaggio realizzano da generazioni.
    A Yangshuo abbiamo alloggiato all’hotel Hong Fu, un posto estremamente tranquillo con la reception realizzata all’interno di un antico edificio appartenuto ad un ricco mercante d’epoca Qing. Presso il nostro hotel è stato possibile organizzare il nostro tour successivo nel nord della provincia del Guanxi per visitare i villaggi abitati dalle minoranze etniche e, grazie alla buona conoscenza dell’inglese, tutto è stato straordinariamente facile facendo il paragone con le mie precedenti esperienze di viaggio in Cina.
    Raggiungiamo così Chengyang abitato dalla minoranza Dong: il villaggio è famoso per il suo ponte coperto (detto del vento e della pioggia) che sembra essere il più bello e grande della regione che ne conta più di un centinaio. Il posto è sufficientemente attrezzato per accogliere i visitatori, ci sono diversi ed accoglienti alberghetti dove poter pernottare a prezzi davvero irrisori.
    I villaggi Dong si caratterizzano per le costruzioni realizzate interamente in legno scuro, materiale con il quale si restaurano e realizzano anche i nuovi edifici permettendo così di non alterare lo stile tradizionale. Nella piazzetta principale, sorge una torre del tamburo nella quale gli abitanti organizzano un breve spettacolo di danze tradizionali in onore dei visitatori, offrendo il loro tipico liquore di riso fermentato. Percorsi ben tracciati permettono di esplorare l’area e di raggiungere i villaggi vicini oltre che le alture circostanti per splendide vedute d’insieme. Gli abitanti sono cordiali ed indossano perlopiù abiti tradizionali di color indaco, lungo il fiume cigolano le ruote dei mulini che irrigano i campi situati sul livello sovrastante mentre i bambini si tuffano nelle acque infrangendo con i loro allegri schiamazzi il silenzio della campagna.
    Il giorno successivo ci dirigiamo verso la vicina provincia del Guizhou dove, subito dopo il confine, si trovano altri interessanti villaggi abitati dalla minoranza Dong. Una prima breve tappa è Diping con il suo splendido ponte coperto. Questo come gli altri ponti della zona, sono stati realizzati interamente in legno ad incastro, senza l’ausilio di chiodi. La visita anche qui si snoda in una breve passeggiata tra risaie in completa solitudine, non si incrociano altri visitatori ma soltanto contadini a lavoro con i bilancieri di bambù che ci guardano curiosi e rispondono al nostro saluto. Si raggiunge dopo circa 4 ore il più grande villaggio abitato dai Dong, Zhaoxing, situato in una vallata isolata che ha consentito di preservare qui l’architettura tradizionale meglio che altrove.
    Troviamo sistemazione nella zona “VIP” dello Zhaoxing Hotel, una struttura in legno a 3 piani che ospita confortevoli stanze ed una bellissima terrazza affacciata sui tetti del villaggio da cui spuntano gli aguzzi tetti delle 5 torri del tamburo (ciascuna costruita dai 5 principali clan).
    Le torri sono dette “del tamburo” in quanto servivano per radunare gli abitanti del villaggio per organizzare la difesa in caso di invasioni; oggi sono luoghi di aggregazione sociale dove spesso si ritrovano gli anziani per le loro discussioni quotidiane. A fianco di ogni torre si trovano ponti coperti e palcoscenici, un tempo utilizzati per l’intrattenimento degli abitanti, oggi solamente uno è in buone condizioni essendo destinato agli spettacoli tradizionali organizzati per i visitatori. Diversi canali attraversano il villaggio e nei vicoli risuona incessantemente il martello di legno che le donne utilizzano per battere i tessuti intinti nel color indaco, una tecnica che li rende dopo l’asciugatura particolarmente brillanti.
    Le strade per raggiungere Zhaoxing sono nettamente migliorate rispetto a quanto descritto nelle guide e, all’interno dello stesso centro abitato, fervono i lavori di “rinnovamento” che presaggiscono un più intenso sfruttamento turistico dell’area.
    Raggiungiamo di buon mattino in macchina il villaggio di Tang’an, situato in cima ad una delle montagne che circondano la vallata: da qui inizia uno splendido percorso di trekking che, in circa 4 ore, permette di raggiungere a piedi Zhaoxing. Si è sicuramente trattato del giorno più memorabile del viaggio, dove si attraversano le montagne terrazzate di risaie, contadini a lavoro, piccoli villaggi Dong immersi in un’atmosfera rurale ed esotica. A malincuore, il giorno successivo intraprendiamo la strada del ritorno verso Guilin, con una brevissima tappa a Sanjiang, la polverosa capitale del distretto Dong dove sorge la torre del tamburo più alta, e raggiungiamo la zona di Longsheng (o meglio conosciuta come le colline della spina dorsale del drago). Arriviamo al villaggio di Ping’an, abitato dalle minoranze Zhuang e Yao. Si tratta di un villaggio molto turistico, invaso dalle comitive “mordi e fuggi” in arrivo in giornata da Guilin, che, verso il tardo pomeriggio, recupera la sua tranquillità per chi decide di pernottarvi. La località è famosa per le spettacolari risaie a terrazza che in alcune zone modellano intere fiancate delle montagne. Da Ping’an ci sono vari percorsi di trekking che raggiungono i villaggi vicini e i 2 principali punti panoramici da cui si ammira l’incredibile lavoro realizzato dai contadini nel corso dei secoli (si dice a partire dalla dinastia Yuan).
    Raggiungiamo infine Guilin, dove il nostro efficiente autista ci saluta, e visitiamo il capoluogo della provincia sulle rive del fiume Li. E’ una città piacevole e verdeggiante, non priva di attrattive che però hanno dei biglietti d’accesso piuttosto cari. Oltre alle pagode gemelle del Sole e della Luna, che sorgono nel parco cittadino, ci sono numerosi picchi carsici da scalare. Ci siamo limitati al Picco della Bellezza Solitaria all’interno del complesso dei palazzi dei principi Ming che tutt’ora si trova al centro della città, nel quale è possibile anche ammirare il tempio di Confucio dove si svolgevano i famosi esami per poter accedere in epoca imperiale al mandarinato. Degna di nota anche la collina della Proboscide d’elefante per la sua forma del tutto particolare (come la stessa denominazione lascia immaginare).

    Torniamo a Shanghai, avvertendo il forte contrasto nel passare da una regione prevalentemente rurale ad una città avveniristica che ambisce a diventare un modello oltre che la piazzaforte economica più importante dell’Estremo Oriente. Dedichiamo un’intera giornata all’Expo’ dopo aver assistito alla sua spettacolare apertura in televisione. La previsione del governo è quella di ricevere più di 80 milioni di visitatori prima della sua chiusura, soprattutto contadini che si recheranno nella grande metropoli e che torneranno nelle province più povere con l’impressione di aver esplorato mezzo mondo: non è un caso che molti di loro guardino gli stranieri occidentali particolarmente incuriositi e si affollino nei padiglioni con dei simil-passaporti per apporre i timbri dei paesi che hanno appena “visitato”. Per realizzare l’Expo’ è stata spianata a sud della città un’area più vasta della nostra Perugia e la stessa Cina ha addirittura finanziato alcuni paesi in difficoltà economica per realizzare i loro padiglioni per garantire la rappresentanza del maggior numero di stati possibile. Il più grande dei padiglioni è naturalmente quello cinese denominato “<i>Oriental Crown</i>”, una struttura immensa per la quale occorre una prenotazione a parte rispetto al biglietto d’ingresso. Nei pressi del padiglione cinese, sorgono anche quelli di Hong Kong, Macao e Taiwan.
    Il padiglione italiano – ispirato nella sua moderna architettura al gioco con le bacchette dello “Shanghai” – rappresenta più che degnamente il nostro paese: file chilometriche di visitatori si accalcano all’ingresso per ammirare l’<i>Italian style</i>. Viste da qui, le nostre divisioni interne appaiono davvero ridicole e fa piacere vedere i tanti occhi pieni di ammirazione per tutto ciò che è esposto per testimoniare le bellezze del Bel Paese.
    Nelle vicinanze del padiglione italiano, sorgono anche tutti gli altri dei paesi Europei e particolarmente degno di nota per la sua originalità è quello Britannico tutto costruito in fibre ottiche. Si tratta di una manifestazione unica nel suo genere che vale la pena di vedere, certamente un giorno solo non è assolutamente sufficiente, forse ne occorrerebbero almeno tre.
    Il viaggio volge al termine, dedichiamo una giornata intera al villaggio di Xitang, una delle numerose città sull’acqua vicino Shanghai in cui è possibile immergersi nella atmosfera tradizionale della Cina del Sud. Xitang ha incominciato il suo decollo turistico da quando è stata prescelta come set cinematografico per il film con Tom Cruise “<i>Mission impossible</i>” che poi ha spinto altri registi a fare altrettanto. Numerosi sono gli alloggi – spesso d’atmosfera – che sorgono lungo le rive dei canali e che invitano a trattenersi qui almeno per una notte.
    Un ultimo giro nella ex-concessione francese e all’agglomerato di Xintiandì per un nostalgico saluto a Shanghai che, con i suoi locali scintillanti, le atmosfere retrò e gli ultramoderni edifici di Pudong rimane nel cuore …. È già tempo di sognare per tornare una quarta volta?