1. 1: Diario di Viaggio

    di , il 8/6/2010 12:06

    “..Immagina 140 vulcani seminati su 800kmq...

    ...fiumi pietrificati di liquirizia nera non più fumanti ....

    ...e concerti musicali offerti dalla natura....”

    ..così incominciava l’articolo di Turisti per Caso su Lanzarote, che ha fatto nascere il me il desiderio di perdermi per qualche giorno in quest’isola, dichiarata Riserva Naturale della Biosfera, un po’ meno conosciuta delle altre isole dell’arcipelago delle Canarie…e le aspettative non sono state deluse!!

    L’isola ti accoglie con un paesaggio abbastanza arido, strade lunghe e solitarie tra alte colline di colore verde/giallo secco, ogni tanto alternate da agglomerati di case basse bianche con infissi e porte verde brillante e da palme alte e rigogliose, come oasi nel deserto...

    Abbiamo girato l’isola in lungo ed in largo, alternando escursioni naturalistiche a rilassanti pomeriggi in spiaggia. Il merito di aver reso il paesaggio dell’isola spazioso, senza ostacoli che impediscano allo sguardo di perdersi senza limiti, è di Cesar Manrique, un architetto lanzaroteño….anzi “conejero”, il quale ha voluto sposare la natura con l’architettura, incastonando mirador e/o ristoranti nelle rocce, con eleganza, senza essere invadente…ed è così che ritroviamo il suo tocco in quasi tutti i luoghi più affascinanti dell’isola (oltre alla “tassa” di 8 o 5 Euro…): il parco Timanfaya, nato a seguito di 6 anni ininterrotti di eruzione, con Las Montañas de Fuego, che nascondono nel loro ventre un calore tale da trasformare in pochi secondi in geyser l’acqua che viene versata nelle sue visceri… una distesa infinita di pietre appuntite, come punte affilate di matite nere e dirupi che mi ricordano alternativamente la Death Valley o il Gran Canyon.

    Il luogo si presta perfettamente a rappresentare un girone d’inferno dantesco!

    In direzione nord, l’estrosità di Manrique si esprime al meglio attraverso il Jardin de Cactus, un anfiteatro in pietra in cui sono piantati migliaia di piante di cactus, dalle forme e colori differenti..idea molto originale e ben realizzata.

    Proseguendo, sempre verso l’estremità dell’isola si giunge al Jameos de Agua e a Las Cuevas de lo Verdes, da visitare con un’escursione guidata di 40min tra grotte e cunicoli, oggi utilizzate anche come auditorium, create dalla lava rovente che ha scavato la roccia…fino a raggiungere la sorpresa finale…che non sarò certamente io a rivelare!

    Infine il Mirador del Rio per ammirare il panorama dell’Isla Graciosa.

    Al centro dell’isola, nei pressi di St. Bartholomè, un’altra opera originale di Manriquez il monumento al Campesino.

    Altre tappe verso sud sono state Los Hervidores, un tratto di scogliera frastagliato a strapiombo, dove l'acqua dell'oceano va ad infrangersi, creando degli splendidi giochi d'acqua, il Charco de los Clicos un laghetto verde smeraldo alla pendici di una parete vulcanica di fronte al mare, las Salinas Janubio, con i sui rettangoli bianchi, rosa e celestie, che si possono ammirare percorrendo in macchina la strada che da El Golfo corre verso Playa Blanca.

    Lanzarote, come tutte le Canarie, è molto ventosa, l’ideale per gli amanti del surf, che sull’enorme Caleta di Famara, possono dare sfogo alla loro voglia di libertà, ma per gli amanti del mare turchese e della tranquillità la Playa Papagayo a sud dell’isola, offre una sabbia fine e dorata, un mare ricco di pesci ed una vista mozzafiato.

    Que querer mas???...qualche giorno in più….:-)

  2. AnnaPaola
    , 8/6/2010 12:06
    <i>“..Immagina 140 vulcani seminati su 800kmq...</i>
    <i>...fiumi pietrificati di liquirizia nera non più fumanti ....</i>
    <i>...e concerti musicali offerti dalla natura....”</i>
    ..così incominciava l’articolo di Turisti per Caso su Lanzarote, che ha fatto nascere il me il desiderio di perdermi per qualche giorno in quest’isola, dichiarata Riserva Naturale della Biosfera, un po’ meno conosciuta delle altre isole dell’arcipelago delle Canarie…e le aspettative non sono state deluse!!
    L’isola ti accoglie con un paesaggio abbastanza arido, strade lunghe e solitarie tra alte colline di colore verde/giallo secco, ogni tanto alternate da agglomerati di case basse bianche con infissi e porte verde brillante e da palme alte e rigogliose, come oasi nel deserto...
    Abbiamo girato l’isola in lungo ed in largo, alternando escursioni naturalistiche a rilassanti pomeriggi in spiaggia. Il merito di aver reso il paesaggio dell’isola spazioso, senza ostacoli che impediscano allo sguardo di perdersi senza limiti, è di Cesar Manrique, un architetto lanzaroteño….anzi “conejero”, il quale ha voluto sposare la natura con l’architettura, incastonando mirador e/o ristoranti nelle rocce, con eleganza, senza essere invadente…ed è così che ritroviamo il suo tocco in quasi tutti i luoghi più affascinanti dell’isola (oltre alla “tassa” di 8 o 5 Euro…): il parco Timanfaya, nato a seguito di 6 anni ininterrotti di eruzione, con Las Montañas de Fuego, che nascondono nel loro ventre un calore tale da trasformare in pochi secondi in geyser l’acqua che viene versata nelle sue visceri… una distesa infinita di pietre appuntite, come punte affilate di matite nere e dirupi che mi ricordano alternativamente la Death Valley o il Gran Canyon.
    Il luogo si presta perfettamente a rappresentare un girone d’inferno dantesco!
    In direzione nord, l’estrosità di Manrique si esprime al meglio attraverso il Jardin de Cactus, un anfiteatro in pietra in cui sono piantati migliaia di piante di cactus, dalle forme e colori differenti..idea molto originale e ben realizzata.
    Proseguendo, sempre verso l’estremità dell’isola si giunge al Jameos de Agua e a Las Cuevas de lo Verdes, da visitare con un’escursione guidata di 40min tra grotte e cunicoli, oggi utilizzate anche come auditorium, create dalla lava rovente che ha scavato la roccia…fino a raggiungere la sorpresa finale…che non sarò certamente io a rivelare!
    Infine il Mirador del Rio per ammirare il panorama dell’Isla Graciosa.
    Al centro dell’isola, nei pressi di St. Bartholomè, un’altra opera originale di Manriquez il monumento al Campesino.
    Altre tappe verso sud sono state Los Hervidores, un tratto di scogliera frastagliato a strapiombo, dove l'acqua dell'oceano va ad infrangersi, creando degli splendidi giochi d'acqua, il Charco de los Clicos un laghetto verde smeraldo alla pendici di una parete vulcanica di fronte al mare, las Salinas Janubio, con i sui rettangoli bianchi, rosa e celestie, che si possono ammirare percorrendo in macchina la strada che da El Golfo corre verso Playa Blanca.
    Lanzarote, come tutte le Canarie, è molto ventosa, l’ideale per gli amanti del surf, che sull’enorme Caleta di Famara, possono dare sfogo alla loro voglia di libertà, ma per gli amanti del mare turchese e della tranquillità la Playa Papagayo a sud dell’isola, offre una sabbia fine e dorata, un mare ricco di pesci ed una vista mozzafiato.
    Que querer mas???...qualche giorno in più….:-)