1. 3: Altri TamTam

    di , il 22/4/2010 15:29

    Centro Culturale Polinesiano, isola di Ohau, Hawaii.

    È una bella giornata di sole e siamo immersi in un’ambientazione splendida creata da una natura generosa. Studenti universitari accolgono i visitatori e fanno conoscere la cultura polinesiana nelle sue diversificazioni. Le isole rappresentate qui sono: Hawaii, Fiji, Marchesi, Samoa, Tonga, Tahiti e Aotearoa che in lingua maori significa Nuova Zelanda. Stiamo vivendo un’esperienza interessante e divertente. Durante il pomeriggio, i ragazzi del Centro fanno dimostrazioni di abilità di vario genere e coinvolgono ignari spettatori che, colti di sorpresa e impreparati, diventano ridicoli co-protagonisti di esibizioni esilaranti. E’ stato proprio il caso di pochi minuti fa quando un signore giapponese, “rapito” dal pubblico per affiancare un esperto suonatore di tamburi, ci ha fatto ridere a crepapelle. Stiamo lasciando l’area di questa esibizione e ci apprestiamo ad assistere alla parata pomeridiana delle zattere lungo il fiume. Ne sfileranno sette con ragazzi e ragazze provenienti da ogni isola rappresentata qui al Centro. Manca poco più di una mezz’ora all’inizio dello spettacolo e con un po’ di fortuna riusciamo a trovare un punto d’osservazione all’ombra. Col passare dei minuti la folla aumenta e noi siamo contenti della nostra posizione. Qualcuno tocca la mia spalla sinistra, mi volto appena ma non dò importanza alla cosa pensando al gesto involontario di uno spettatore. Pochi istanti dopo sento di nuovo un battito sulla spalla e questa volta anche Paolo e Marianna lo avvertono. Ci voltiamo; un uomo e una donna (forse marito e moglie) ci sorridono e pronunciano un sonoro:

    - “Thank you”. (“Grazie”)

    Spontaneamente mi viene da scuotere il capo e rispondere alla romana:

    - “De che?”

    Poi mi ricordo del galateo e delle buone maniere e rimedio con un corretto inglese:

    - “What for?”. (“Per che cosa?”)

    L’uomo aggiunge soltanto:

    - “Pensateci bene”.

    Conversare in inglese è generalmente compito mio soprattutto se gli interlocutori sono un po’ strani come in questo caso ma prima che io parli l’uomo ritiene di dover fare una precisazione:

    - “Vi abbiamo sentito parlare, voi siete italiani, vero? Noi siamo americani e perciò vi diciamo grazie”.

    - “Ma cos’è? Un indovinello o una candid camera?” replico io.

    Il nostro stupore viene interrotto dal suono di uno strumento a corno. La parata sta per cominciare. Mi volto verso i due signori, sorrido e allargo le braccia come per dire:

    - “Ci arrendiamo, lasciamo perdere”.

    I signori fanno il classico segno con la mano che significa:

    - “Ci vediamo dopo”.

    - “OK” replico io augurandomi che al termine della parata la folla si disperda e con essa i due signori.

    La parata è molto bella ma soltanto per un attimo pensiamo a cosa potesse riferirsi quel ringraziamento; forse alle cose importanti che noi italiani abbiamo fatto conoscere agli americani: la pizza, la pasta, l’alta moda... Comunque, anche se abbiamo un pizzico di curiosità, vogliamo evitare di continuare la conversazione con i signori dopo la parata perciò decidiamo di allontanarci dalla nostra postazione e a piccoli passi abbandoniamo la piacevole area ombreggiata mentre la sfilata è alle ultimissime battute. Lasciamo l’area applaudendo e ci dirigiamo a passo spedito verso l’arena per assistere ad un tipico luau. La luce delle torce è fioca. Raggiungiamo il tavolo assegnatoci e sorseggiamo l’aperitivo che ci è stato consegnato all’ingresso assieme alla tipica collana di fiori (lei).

    Che bella atmosfera e quante decorazioni floreali! La nostra serenità dura pochi attimi perché sentiamo battere sulle nostre spalle. Abbiamo già capito tutto e siamo anche già rassegnati.

    Ci voltiamo e ci inventiamo un:

    - “Vi avevamo persi”.

    Questa volta è la signora che parla:

    - “Non vi preoccupate, vi abbiamo seguito noi!”.

    A questo punto dobbiamo necessariamente chiudere l’argomento prima della cena e del luau perciò chiedo senza preamboli:

    - “Perché ci volete ringraziare???”

    - “Perché siete italiani e il vostro governo collabora con il nostro nella lotta al terrorismo. Apprezziamo molto quello che fate”.

    Siamo sorpresi; avevamo ipotizzato varie risposte ma non questa. Il loro ringraziamento è sincero e per una causa sicuramente più nobile di quanto potessimo pensare.

  2. Turisti Per Caso.it
    , 22/4/2010 15:29
    Centro Culturale Polinesiano, isola di Ohau, Hawaii.

    È una bella giornata di sole e siamo immersi in un’ambientazione splendida creata da una natura generosa. Studenti universitari accolgono i visitatori e fanno conoscere la cultura polinesiana nelle sue diversificazioni. Le isole rappresentate qui sono: Hawaii, Fiji, Marchesi, Samoa, Tonga, Tahiti e Aotearoa che in lingua maori significa Nuova Zelanda. Stiamo vivendo un’esperienza interessante e divertente. Durante il pomeriggio, i ragazzi del Centro fanno dimostrazioni di abilità di vario genere e coinvolgono ignari spettatori che, colti di sorpresa e impreparati, diventano ridicoli co-protagonisti di esibizioni esilaranti. E’ stato proprio il caso di pochi minuti fa quando un signore giapponese, “rapito” dal pubblico per affiancare un esperto suonatore di tamburi, ci ha fatto ridere a crepapelle.
    Stiamo lasciando l’area di questa esibizione e ci apprestiamo ad assistere alla parata pomeridiana delle zattere lungo il fiume. Ne sfileranno sette con ragazzi e ragazze provenienti da ogni isola rappresentata qui al Centro. Manca poco più di una mezz’ora all’inizio dello spettacolo e con un po’ di fortuna riusciamo a trovare un punto d’osservazione all’ombra. Col passare dei minuti la folla aumenta e noi siamo contenti della nostra posizione. Qualcuno tocca la mia spalla sinistra, mi volto appena ma non dò importanza alla cosa pensando al gesto involontario di uno spettatore. Pochi istanti dopo sento di nuovo un battito sulla spalla e questa volta anche Paolo e Marianna lo avvertono. Ci voltiamo; un uomo e una donna (forse marito e moglie) ci sorridono e pronunciano un sonoro:

    - “Thank you”. (“Grazie”)

    Spontaneamente mi viene da scuotere il capo e rispondere alla romana:

    - “De che?”

    Poi mi ricordo del galateo e delle buone maniere e rimedio con un corretto inglese:

    - “What for?”. (“Per che cosa?”)

    L’uomo aggiunge soltanto:

    - “Pensateci bene”.

    Conversare in inglese è generalmente compito mio soprattutto se gli interlocutori sono un po’ strani come in questo caso ma prima che io parli l’uomo ritiene di dover fare una precisazione:

    - “Vi abbiamo sentito parlare, voi siete italiani, vero? Noi siamo americani e perciò vi diciamo grazie”.

    - “Ma cos’è? Un indovinello o una candid camera?” replico io.

    Il nostro stupore viene interrotto dal suono di uno strumento a corno. La parata sta per cominciare. Mi volto verso i due signori, sorrido e allargo le braccia come per dire:

    - “Ci arrendiamo, lasciamo perdere”.

    I signori fanno il classico segno con la mano che significa:

    - “Ci vediamo dopo”.

    - “OK” replico io augurandomi che al termine della parata la folla si disperda e con essa i due signori.

    La parata è molto bella ma soltanto per un attimo pensiamo a cosa potesse riferirsi quel ringraziamento; forse alle cose importanti che noi italiani abbiamo fatto conoscere agli americani: la pizza, la pasta, l’alta moda... Comunque, anche se abbiamo un pizzico di curiosità, vogliamo evitare di continuare la conversazione con i signori dopo la parata perciò decidiamo di allontanarci dalla nostra postazione e a piccoli passi abbandoniamo la piacevole area ombreggiata mentre la sfilata è alle ultimissime battute. Lasciamo l’area applaudendo e ci dirigiamo a passo spedito verso l’arena per assistere ad un tipico luau. La luce delle torce è fioca. Raggiungiamo il tavolo assegnatoci e sorseggiamo l’aperitivo che ci è stato consegnato all’ingresso assieme alla tipica collana di fiori (lei).

    Che bella atmosfera e quante decorazioni floreali! La nostra serenità dura pochi attimi perché sentiamo battere sulle nostre spalle. Abbiamo già capito tutto e siamo anche già rassegnati.

    Ci voltiamo e ci inventiamo un:

    - “Vi avevamo persi”.

    Questa volta è la signora che parla:

    - “Non vi preoccupate, vi abbiamo seguito noi!”.

    A questo punto dobbiamo necessariamente chiudere l’argomento prima della cena e del luau perciò chiedo senza preamboli:

    - “Perché ci volete ringraziare???”

    - “Perché siete italiani e il vostro governo collabora con il nostro nella lotta al terrorismo. Apprezziamo molto quello che fate”.

    Siamo sorpresi; avevamo ipotizzato varie risposte ma non questa. Il loro ringraziamento è sincero e per una causa sicuramente più nobile di quanto potessimo pensare.