1. 1: Patrizio & Syusy

    di , il 19/4/2010 16:46

    Non so voi, ma io in un viaggio devo trovare una mia motivazione, uno scopo, un motivo speciale. E sempre più spesso mi capita di seguire itinerari storici. La storia è affascinante, la storia scava nell'identità dei luoghi e delle persone. La storia ti fa vedere di più e meglio, ti permette di apprezzare lo spessore di un viaggio, e di viaggiare anche mentalmente nel ricostruire il passato e le ragioni del presente. E il Salento è un luogo pienissimo di storia.

    In Salento sono stata anche la scorsa estate, a bordo di Adriatica, sulle rotte degli antichi Popoli del mare, ai quali forse appartenevano gli stessi Messapi, l'antica popolazione pre-romana che abitò fin dal 2000 a.C. Questa zona. Dei Messapi si dice che sono misteriosi, ma erano sicuramente molto evoluti, grandi navigatori, grandi allevatori di cavalli e soprattutto costruttori di mura. Le famose Mure Messapiche, che per sei chilometri circondavano l'abitato, per esempio, dell'antica Ugento. A Ugento, infatti, da non perdere è la visita al centro storico e anche alla Cripta di Porchiano, tutta dipinta, risalente all'epoca cristiana e pre-cristiana. È interessantissimo notare che qui fu sempre l'influenza dell'Impero Romano d'Oriente a prevalere sugli usi e i costumi. L'insieme di culture che s'incontravano qui erano, come lo sono ora, quelle del basso Mediterraneo che hanno creato un luogo unico, a cui si aggiunge una natura splendida.

    Sulla Costa, a fianco di Santa Maria di Leuca, le Grotte – che adesso si visitano via mare (vi consiglio come guida Alberto Margarito) – sono state rifugio dell'Uomo di Neanderthal quando, davanti alla montagna che le forma, si estendeva una grande savana, una immensa pianura che solo molto più avanti arrivava al mare. Di qui è passato Enea, scappando da Troia e cercando una nuova patria: si è fermato proprio sotto al santuario di Minerva che ora è stato riconosciuto e in parte ricostruito, a Castro, vicino a Tricase. Dove ancora oggi il porticciolo protegge le piccole imbarcazioni di legno azzurro dei pescatori, come quelle di una volta, che nei nostri porti non si vedono più. Una delizia!

    Addentrandosi all'interno del Salento, ho incontrato Oreste Caroppo, esperto di Dolmen e Menir salentini. Ne abbiamo contati a centinaia, messi all'incrocio delle strade oppure in piena campagna: sono la testimonianza di una storia antichissima. Poi non si può non andare a Galatina, il famoso paese della Taranta: la sindaca mi spiega che la chiesetta con il grande quadro di San Paolo era il luogo in cui arrivavano le “tarantate” per sfogare con il ballo, con la trance e anche con gli “insulti” all'indirizzo del Santo, la grande rabbia e la grande frustrazione di essere donne, a volte violate, spesso comunque poco considerate nella società del tempo. Ma nella Taranta c'è di più. C'è qualche cosa che ho visto anche in Africa, nei riti animisti che sono alla base del nostro senso del sacro, dove le donne sono le vere “mediatrici” fra il Divino e il terreno. Anche là il suono incalzate del tamburo e il ballo scomposto servono da detonatore psicologico. Meglio di una psicoterapia collettiva!

  2. Turisti Per Caso.it
    , 19/4/2010 16:46
    Non so voi, ma io in un viaggio devo trovare una mia motivazione, uno scopo, un motivo speciale. E sempre più spesso mi capita di seguire<b> itinerari storici</b>.
    La storia è affascinante, la storia scava nell'identità dei luoghi e delle persone.
    La storia ti fa vedere di più e meglio, ti permette di apprezzare lo spessore di un viaggio, e di viaggiare anche mentalmente nel ricostruire il passato e le ragioni del presente. E il <b>Salento </b>è un luogo pienissimo di storia.

    In Salento sono stata anche la scorsa estate, a bordo di Adriatica, sulle rotte degli antichi Popoli del mare, ai quali forse appartenevano gli stessi Messapi, l'antica popolazione pre-romana che abitò fin dal 2000 a.C. Questa zona. Dei Messapi si dice che sono misteriosi, ma erano sicuramente molto evoluti, grandi navigatori, grandi allevatori di cavalli e soprattutto costruttori di mura. Le famose <b>Mure Messapiche</b>, che per sei chilometri
    circondavano l'abitato, per esempio, dell'antica <b>Ugento</b>. A Ugento, infatti, da non perdere è la visita al centro storico e anche alla Cripta di Porchiano, tutta dipinta, risalente all'epoca cristiana e pre-cristiana. È interessantissimo notare che qui fu sempre l'influenza dell'Impero Romano d'Oriente a prevalere sugli usi e i costumi. L'insieme di culture che s'incontravano qui erano, come lo sono ora, quelle del basso Mediterraneo che hanno creato un luogo unico, a cui si aggiunge una natura splendida.

    Sulla Costa, a fianco di <b>Santa Maria di Leuca</b>, le Grotte – che adesso si visitano via mare (vi consiglio come guida Alberto Margarito) – sono state rifugio dell'Uomo di Neanderthal quando, davanti alla montagna che le forma, si estendeva una grande savana, una immensa pianura che solo molto più avanti arrivava al mare. Di qui è passato Enea, scappando da Troia e cercando una nuova patria: si è fermato proprio sotto al santuario di Minerva che ora è stato riconosciuto e in parte ricostruito, a Castro, vicino a Tricase. Dove ancora oggi il porticciolo protegge le piccole imbarcazioni di legno azzurro dei pescatori, come quelle di una volta, che nei nostri porti non si vedono più. Una delizia!

    Addentrandosi all'interno del Salento, ho incontrato Oreste Caroppo, esperto di Dolmen e Menir salentini. Ne abbiamo contati a centinaia, messi all'incrocio delle strade oppure in piena campagna: sono la testimonianza di una storia antichissima.
    Poi non si può non andare a <b>Galatina</b>, il famoso paese della Taranta: la sindaca mi spiega che la chiesetta con il grande quadro di San Paolo era il luogo in cui arrivavano le “tarantate” per sfogare con il ballo, con la trance e anche con gli “insulti” all'indirizzo del Santo, la grande rabbia e la grande frustrazione di essere donne, a volte violate, spesso comunque poco considerate nella società del tempo. Ma nella Taranta c'è di più. C'è qualche cosa che ho visto anche in Africa, nei riti animisti che sono alla base del nostro senso del sacro, dove le donne sono le vere “mediatrici” fra il Divino e il terreno. Anche là il suono incalzate del tamburo e il ballo scomposto servono da detonatore psicologico. Meglio di una psicoterapia collettiva!