1. Non riesci a conoscere l'India, se viaggi in prima classe!

    di , il 15/4/2010 21:36

    Quelli che ne sanno ti dicono che devi sempre prendere la prima classe, altrimenti ti troverai in mezzo a tanta gente, furti, sporcizia, puzza ed escrementi di animali: le prove generali di un viaggio verso l'inferno. La prima classe è un'isola felice, con il tuo scompartimento da due, dove puoi stare sicuro che non ti rubino niente. Peccato che non ci sia mai posto. Al primo spostamento notturno trovi posto in classe “sleepers”: non la prima, non la seconda, non la terza. Ancora dopo: la “sleepers”. Ecco il vagone “sleepers”. E' proprio il tuo: all'esterno della carrozza fa bella mostra di sè un tabulato con il tuo nome, e quello dei tuoi vicini. Non serviranno le presentazioni. Sali, appoggi lo zaino su una cuccetta azzurra che ti sembra pulitissima. Di escrementi non c'è traccia, e neanche di bottigliette, chewingum o cartacce all'occidentale. Nello stesso vagone, un gruppo di indiani in gita. Giovani non sono. Uno di loro viene a salutarmi, a darmi il benvenuto dietro i suoi fondi di bottiglia. Inizia la conversazione con il classico “you from?” che non sai mai dove porti. Prosegue con “You sweet face, pichur? Pichur?”. E sorride, uno di quei sorrisi rari, che sanno di sincero. Mohit ci tiene a presentarmi Champa, la moglie, dotata dello stesso sorriso, ma più timido. Buttano la testa dentro una borsa che non ha nulla da invidiare a quella di Mary Poppins e discutono animatamente. Ne estraggono una cosa nera di plastica, grande quanto una confezione di uova da dodici. Una macchina fotografica di altri tempi. O di altri mondi. Mohit ci tiene a fare una foto con sua moglie e con me. Per l’occasione un’altra gitante stampa sulla fronte di Champa un pallino rosso. È il segno che le donne sposate devono avere, e mi chiedo perché solo in foto. Uno scatto, due, dieci. Mi riempiono di ringraziamenti superflui. Confido a Mohit i miei dubbi riguardo alla scelta: prima, seconda, sleepers. Mi dice “L'India siamo noi, quelli che incontri in questi vagoni, quelli che ti salutano e si fermano volentieri a parlare con te, per imparare qualcosa di te e per insegnarti qualcosa di noi. In prima classe sei solo, non è un bel viaggiare.” Vero. Mohit scende alla mia stessa fermata, si offre di svegliarmi. Grazie. Passano i venditori di chai, con quelle teiere enormi che usava anche mia nonna. “Hello Madam, Uanna Chai? Uanna try?” Sorridono, con un sorriso stanco, di rito. Passano i venditori di catenelle e lucchetto. “Hello Madam, need locks?” Chi mette i bagagli sul pavimento li lega di tutto punto, io sul mio zaino ci dormo, me lo abbraccio ma non lo lego. Ci si addormenta. Quasi a destinazione, i fondi di bottiglia con il sorriso mi svegliano e indicano all'omino del chai di darmi un bicchiere, precisandomi “Non pagare!”. Grazie, Mohit. Grazie del chai e grazie di avermi insegnato qualcosa di voi.

    Avevo una sola prenotazione in prima classe, ma l'ho cancellata: in prima classe sei solo, non è un bel viaggiare.

    Randagia, che non ha trovato l'icona del treno

  2. ondedelgange
    , 30/4/2010 13:06
    Ciao Randagia! Hai viaggiato da sola? Io vorrei tornare in India a ottobre, per caso ti interessa? Sono stata una sola volta nel dicembre 2008/gennaio 2009, con un gruppo però. Adesso vorrei fare un viaggio indipendente Calcutta-Benares-Bombay-Goa, aereo, ma anche treno (già provato le sleepers). Ho 55 anni e sono viaggiatrice anche solitaria, ma in India preferirei compagnia. Se sei interessata scrivi: <a href="mailto:piomerlo-canta@yahoo.it" target="_blank" rel="nofollow">piomerlo-canta@yahoo.it</a>
  3. randagia
    , 15/4/2010 21:36
    Quelli che ne sanno ti dicono che devi sempre prendere la prima classe,
    altrimenti ti troverai in mezzo a tanta gente, furti, sporcizia, puzza
    ed escrementi di animali: le prove generali di un viaggio verso
    l'inferno. La prima classe è un'isola felice, con il tuo scompartimento
    da due, dove puoi stare sicuro che non ti rubino niente. Peccato che non
    ci sia mai posto. Al primo spostamento notturno trovi posto in classe
    “sleepers”: non la prima, non la seconda, non la terza. Ancora dopo: la
    “sleepers”. Ecco il vagone “sleepers”. E' proprio il tuo: all'esterno
    della carrozza fa bella mostra di sè un tabulato con il tuo nome, e
    quello dei tuoi vicini. Non serviranno le presentazioni. Sali, appoggi
    lo zaino su una cuccetta azzurra che ti sembra pulitissima. Di
    escrementi non c'è traccia, e neanche di bottigliette, chewingum o
    cartacce all'occidentale. Nello stesso vagone, un gruppo di indiani in
    gita. Giovani non sono. Uno di loro viene a salutarmi, a darmi il
    benvenuto dietro i suoi fondi di bottiglia. Inizia la conversazione con
    il classico “you from?” che non sai mai dove porti. Prosegue con “You
    sweet face, pichur? Pichur?”. E sorride, uno di quei sorrisi rari, che
    sanno di sincero. Mohit ci tiene a presentarmi Champa, la moglie, dotata
    dello stesso sorriso, ma più timido. Buttano la testa dentro una borsa
    che non ha nulla da invidiare a quella di Mary Poppins e discutono
    animatamente. Ne estraggono una cosa nera di plastica, grande quanto una
    confezione di uova da dodici. Una macchina fotografica di altri tempi. O
    di altri mondi. Mohit ci tiene a fare una foto con sua moglie e con me.
    Per l’occasione un’altra gitante stampa sulla fronte di Champa un
    pallino rosso. È il segno che le donne sposate devono avere, e mi chiedo
    perché solo in foto. Uno scatto, due, dieci. Mi riempiono di
    ringraziamenti superflui. Confido a Mohit i miei dubbi riguardo alla
    scelta: prima, seconda, sleepers. Mi dice “L'India siamo noi, quelli che
    incontri in questi vagoni, quelli che ti salutano e si fermano
    volentieri a parlare con te, per imparare qualcosa di te e per
    insegnarti qualcosa di noi. In prima classe sei solo, non è un bel
    viaggiare.” Vero. Mohit scende alla mia stessa fermata, si offre di
    svegliarmi. Grazie. Passano i venditori di chai, con quelle teiere
    enormi che usava anche mia nonna. “Hello Madam, Uanna Chai? Uanna try?”
    Sorridono, con un sorriso stanco, di rito. Passano i venditori di
    catenelle e lucchetto. “Hello Madam, need locks?” Chi mette i bagagli
    sul pavimento li lega di tutto punto, io sul mio zaino ci dormo, me lo
    abbraccio ma non lo lego. Ci si addormenta. Quasi a destinazione, i
    fondi di bottiglia con il sorriso mi svegliano e indicano all'omino del
    chai di darmi un bicchiere, precisandomi “Non pagare!”. Grazie, Mohit.
    Grazie del chai e grazie di avermi insegnato qualcosa di voi.

    Avevo
    una sola prenotazione in prima classe, ma l'ho cancellata: in prima
    classe sei solo, non è un bel viaggiare.

    Randagia, che non ha trovato l'icona del treno