1. 1: Diario di Viaggio

    di , il 14/4/2010 17:09

    Inverno lungo e freddo… Addio! Senza pietà Giada, Giovanna e Mara abbandonano il vecchio continente per andare come novelle Colombo alla scoperta del nuovo. Certo non sarà il viaggio on the road di Cuba, ma un assaggio di Hispaniola, ce lo siamo proprio meritate!

    Partiamo il 18/03 alle 10.00 da Malpensa. Il volo durerà circa 10 ore per portarci a La Romana (Repubblica Domenicana), dove ci accoglierà già sulla scaletta dell’aereo, una folata di caldo umido… mi sembra di sentire nell’aria odore di rhum e caffè, ma forse è solo autosuggestione!

    Fuori dall’aeroporto ci attende il personale che ci accompagnerà presso il resort Catalonia Gran Dominicus di Bayahibe. Certo è un resort da turismo di massa a cui non siamo abituate, ma volevamo farci coccolare questa volta! Le strade percorse già mostrano un esempio della vita di qui, case basse dai colori sgargianti, la vita riversata sulla strada, i negozi scarseggiano in igiene e nelle regole base della conservazione, i bambini sorridenti e indipendenti, i mezzi di locomozione sono vecchi e arrugginiti, ma camminano! E la musica! Eh sì, quella pervade tutto! Non ce da sorprendersi se li si vede accennare passi di salsa anche sui marciapiedi!

    Il resort non ha nulla di questa atmosfera, creato per soddisfare le esigenze di europei e gringos, è curatissimo, lungo i vialetti le piante hanno tutte le indicazioni del nome in spagnolo e latino, come se ci si trovasse in un giardino botanico. Ogni gruppo di stanze è una villa dedicata ad una città dominicana, la nostra è Villa Barahona. Le stanze sono ampie e confortevoli, ma la cosa più bella sono i lavandini, fatti di mosaici dai colori sgargianti, le cui figure floreali stilizzate, vedremo ripetute un po’ dappertutto.

    Nel resort ci sono un ristorante centrale, dove si mangia molto bene, e ristoranti tematici (messicano, steak house e italiano), una piscina attrezzata per aquagym, pallanuoto e per i bambini, spiaggia attrezzata con campo da bocce, freccette, sdraio, bar e diving centre, un teatro dove ogni sera vengono presentati spettacoli: dal musical (ad esempio, Grease e Il gobbo di Notre Dame, che era quasi come l’originale!), al cabaret, rappresentazioni musicali di varie epoche e vari stili, giochi di gruppo… Essendo un ambiente internazionale, tutto viene tradotto in italiano, spagnolo, francese, inglese e tedesco!

    La nostra giornata tipica? Sveglia 7.30, preparazione per la spiaggia, colazione (l’ananas fresco! Che delizia!), posizionamento sdraio in luogo tattico e poi sole, mare e relax… finché i ragazzi dell’animazione non ci invitavano a fare aquagym e lezione di bachata o merengue. Dopo di che pranzo, e ritorno in spiaggia, passeggiata o verso il faro che divideva dal vicino resort o verso i negozietti dove era impossibile non fermarsi per due chiacchiere, per ammirare i quadri taino, tipici della zona, i cui simboli riproducono il lascito delle antiche popolazioni non sopravvissute agli spagnoli: amore, felicità, fertilità… temi cari anche alla papirologia egizia. Sul far della sera, nuova lezione di bachata e merengue in spiaggia e aperitivo a bordo piscina in attesa della lezione di salsa. Quindi doccia, cena e caffè (per gli amanti dell’espresso… qui c’è ed è buono!) e una mezz’oretta di ballo, con gli animatori che invitavano le signore a mettere in pratica quanto imparato durante la giornata. Poi tutto il villaggio si spostava nel teatro dove gli animatori dei vari tour operators e dominicani si cimentavano ogni sera in uno spettacolo diverso, che era sempre legato alla cena nel ristorante principale (ad esempio, la sera della cena francese, hanno rappresentato il Gobbo di Notre Dame). Vi assicuro che questi ragazzi sono veramente ottimi ballerini non solo di danze caraibiche, ma anche di classica! La serata poi proseguiva o nella discoteca del resort o con una festa in spiaggia o nella discoteca-casinò, collegata con navetta gratuita, appena fuori dal villaggio.

    Una mattina ho abbandonato le amiche per fare un paio di immersioni (85 euro con attrezzatura). Devo dire che ne sono rimasta sorpresa; durante altre immersioni nei Caraibi ero rimasta francamente delusa dalla poca vita marina e corallifera, ma qui mi sono dovuta ricredere! Il Parco Naciònal è ricco di coralli di ogni forma! Il personale del diving poi è stato molto carino, disponibile e professionale.

    Ovviamente con una settimana sola di vacanza non abbiamo potuto apprezzare e vedere veramente questo paese, anche perché abbiamo fatto solo due gite fuori dal mondo dorato del resort.

    Al sabato viene organizzata l’escursione alla scoperta della capitale Santo Domingo (75 USD), che dura tutta la giornata. Per fortuna eravamo solo in otto con un pulmino piccolo e confortevole. Prima di arrivare a Santo Domingo abbiamo dovuto attraversare sei fiumi, tra cui il Chavòn (con l’ilarità generale!), il Soco, l’Iguamo, e il fiume della capitale, lo Yabacao.

    La prima tappa è stata la visita di Los Tres Ojos, una meraviglia della natura alle porte della città. Fra grotte naturali, si trovano quattro laghetti, ognuno con una propria caratteristica: il Lago de las Damas (bellissimo e cristallino), il Lago de Azufre (la presenza di zolfo crea come una patina sulla superficie, che a noi ha ricordato il Lago de Leche a Cuba), il Lago la Nevera (freddissimo!). Per arrivare al quarto laghetto, si sale su una zattera guidata da Caronte ( Aiuto! Caron dimonio, con occhi di bragia!) e si arriva al Lago Zaramagullones, che ricorda i cenotes messicani. Nel percorso abbiamo modo di vedere anche un’iguana stesa al sole, forse perché non ancora disturbata dai turisti.

    Risaliamo sul pulmino e davanti a noi scorrono il Monumento A la Caña (la canna da zucchero è importantissima per l’economia domenicana, tanto che l’unica linea ferroviaria viene utilizzata solo per il trasporto nel periodo della raccolta), gli Uffici governativi, il maestoso Palacio Nacional, sede della presidenza sulla cui via c’è anche la pittoresca Casa delle radici. Sul lungomare il Faro a Colòn, dove in un’urna si dice siano custodite le ceneri di Colombo. Il pulmino poi costeggia le mura della Fortaleza de Ozama, dove attraverso le porte vediamo incantevoli scorci della città e dove infine entriamo; breve tappa alla Casa del Cordòn, una delle più antiche costruzioni in pietra, dove una corda scolpita intorno al portone ricorda la devozione del proprietario a San Francesco.

    Scesi dal minibus, finalmente possiamo camminare sulla terra dove Colombo arrivò molti secoli fa. Davanti a noi però non c’è la natura incontaminata e indios seminudi, ma una città vivace e piena di storia, a partire dall’Alcazar de Colòn, la casa del figlio di Cristoforo, Diego Colombo. La casa è visitabile e gli arredi sono d’epoca, con quadri i cui occhi ti seguono come quelli della Gioconda; dalla terrazza sul retro, si può vedere la prima chiesa costruita nelle Americhe, mentre da quella davanti si ammira la grandezza di Plaza de Maria de Toledo. Prendendo Calle las Damas si arriva a Plaza de la Hispanidad, dove si trova l’entrata del Museo de las Casas Reales, dedicato alla storia dell’isola, abitata in origine dai taino, poi colonizzata da Colombo, ed infine teatro della tratta degli schiavi. Proseguendo sulla stessa strada si arriva al Pantéon Nacional, ex-convento ora mausoleo agli eroi della nazione. Una via traversa porta invece a Calle el Conde, forse un po’ troppo turistica, ma molto carina con i suoi bar in edifici d’epoca in pietra: in uno di questi, invece di tavoli e sedie, c’erano letti! Proseguendo si entra in Plaza Colòn, dove non poteva mancare una statua dedicata a Colombo, che volge lo sguardo al punto in cui toccò per la prima volta le spiagge del Nuovo Mondo. Su un lato della piazza, sorge la Basilica Santa Maria La Menor, una delle più antiche chiese delle Americhe, dove vennero trovate le spoglie di Cristoforo Colombo, poi trasferite al Faro.

    La guida a questo punto, dopo averci raccontato aneddoti, credenze e eventi storici della città, ci ha lasciato un paio d’ore da dedicare allo shopping selvaggio. Intorno a Plaza Colòn infatti è pieno di negozi di souvenir, pitture taino e gioiellerie dove vendono larimar (una pietra azzurra tipica di queste terre) e ambra, che si può capire se è vera, solo utilizzando lampade ad ultravioletti, se è originale cambia colore, se è di plastica no (purtroppo questo è necessario perché i cinesi fanno delle ottime imitazioni in plastica che resistono al fuoco, che era il vecchio modo per controllarne l’autenticità).

    Riuniti gli 8 partecipanti e dato che siamo pochi e puntuali, la guida decide che sulla via del ritorno ci farà fare un breve giro conoscitivo anche di La Romana, la città dello zucchero, la cui particolarità è il parco nella piazza centrale arricchita di sculture in ferro, che avevamo visto anche davanti a las Casas Reales.

    Dopo circa 12 ore siamo quindi rientrati al resort, abbiamo recuperato la nostra amica che aveva preferito rimanere in spiaggia e ci siamo godute un aperitivo all’ora del tramonto. Purtroppo questa giornata così bella, era stata funestata da un incidente mortale, sulla via del ritorno… vedere il prete, l’ambulanza e tanto sangue ci ha fatto ovviamente pensare al peggio. Ci ha fatto però anche pensare che nonostante il paese sia così povero la macchina dei soccorsi si era messa in moto subito e che la religiosità qui è molto sentita.

    Dopo una gita culturale, abbiamo voluto fare una gita più naturalistica, che in realtà si è rivelata molto “commerciale”! La destinazione era l’isola Catalina, ma soprattutto l’isola di Saona. Siamo partite in catamarano, direttamente dal pontile del resort e dopo un breve tratto di navigazione già erano iniziate le danze nella zona centrale dell’imbarcazione e già il personale ci aveva offerto un Cuba Libre (o dovrei dire Santo Domingo Libre?). La prima tappa all’isola Catalina aveva lo scopo di vedere le stelle marine… noi ne abbiamo vista solo una! Ma dalle foto di alcuni nostri amici fatte in un altro periodo, vi assicuro che il fondale può esserne costellato. Ne approfittiamo per una bagno nell’acqua trasparente e un brindisi rimanendo in acqua, con coca e rhum (qui lo chiamano ron). Riprendiamo il catamarano e nonostante la mia rovinosa caduta nel salire, che ha fatto trattenere il respiro non solo al personale che mi aveva appena detto “Cuidado, mi amor!”, ma anche a chi avevo intorno, il tragitto verso Saona è stato molto piacevole.

    Sbarchiamo quindi sull’isola, dove ci attende un pranzo a base di pesce e carne alla griglia! Wow! Siamo su una spiaggia bianca e fine, protette da un tetto di paglia, il mare turchese da una parte e la foresta dall’altra… straordinario! La spiaggia non è proprio da Robinson Crusoe, anzi, è perfettamente attrezzata. Inoltre ovunque le massaggiatrici e le venditrici di bigiotteria sono un po’ insistenti con i turisti… ma anche se la dobbiamo dividere con tanti altri, rimane comunque un paradiso!

    Per il ritorno si poteva decidere di utilizzare la barca veloce o il catamarano; noi abbiamo preferito impiegare più tempo, ma goderci nuovamente l’attraversata in catamarano.

    Due giorni di vita da mare e poi il rientro a Malpensa il 25/03, con scalo però a Cartagena-Colombia. L’atterraggio allo scalo colombiano mi ha impressionata: vedere tutte queste isolette di fronte alla terra ferma, vedere che dal grattacielo si passava alla villa di lusso e poi, avvicinandoci sempre più all’aeroporto, le case diventavano sempre più povere, fino ad apparire vere e proprie baracche, mi ha fatto pensare che le differenze sociali si possono vedere anche così: dall’oblò di un aereo.

    In anticipo sulla tabella di marcia, intorno alle 12.00 del 26/03 siamo arrivate a Malpensa… fredda e grigia! Beh! Mettiamola così, manca una settimana in meno alle prossime vacanze… ma questa è stata veramente spassosa, grazie soprattutto allo spirito “musicale” dell’isola. Ballare da mattina a sera certo è qualcosa di speciale! Ma soprattutto lo sono stati gli animatori dominicani, mai invadenti e mai assillanti, con la loro gentilezza e il loro sorriso che ci hanno regalato una settimana di puro divertimento!

  2. Mara Speedy
    , 14/4/2010 17:09
    Inverno lungo e freddo… Addio! Senza pietà Giada, Giovanna e Mara abbandonano il vecchio continente per andare come novelle Colombo alla scoperta del nuovo. Certo non sarà il viaggio on the road di Cuba, ma un assaggio di Hispaniola, ce lo siamo proprio meritate!
    Partiamo il 18/03 alle 10.00 da Malpensa. Il volo durerà circa 10 ore per portarci a La Romana (Repubblica Domenicana), dove ci accoglierà già sulla scaletta dell’aereo, una folata di caldo umido… mi sembra di sentire nell’aria odore di rhum e caffè, ma forse è solo autosuggestione!
    Fuori dall’aeroporto ci attende il personale che ci accompagnerà presso il resort Catalonia Gran Dominicus di Bayahibe. Certo è un resort da turismo di massa a cui non siamo abituate, ma volevamo farci coccolare questa volta! Le strade percorse già mostrano un esempio della vita di qui, case basse dai colori sgargianti, la vita riversata sulla strada, i negozi scarseggiano in igiene e nelle regole base della conservazione, i bambini sorridenti e indipendenti, i mezzi di locomozione sono vecchi e arrugginiti, ma camminano! E la musica! Eh sì, quella pervade tutto! Non ce da sorprendersi se li si vede accennare passi di salsa anche sui marciapiedi!
    Il resort non ha nulla di questa atmosfera, creato per soddisfare le esigenze di europei e gringos, è curatissimo, lungo i vialetti le piante hanno tutte le indicazioni del nome in spagnolo e latino, come se ci si trovasse in un giardino botanico. Ogni gruppo di stanze è una villa dedicata ad una città dominicana, la nostra è Villa Barahona. Le stanze sono ampie e confortevoli, ma la cosa più bella sono i lavandini, fatti di mosaici dai colori sgargianti, le cui figure floreali stilizzate, vedremo ripetute un po’ dappertutto.
    Nel resort ci sono un ristorante centrale, dove si mangia molto bene, e ristoranti tematici (messicano, steak house e italiano), una piscina attrezzata per aquagym, pallanuoto e per i bambini, spiaggia attrezzata con campo da bocce, freccette, sdraio, bar e diving centre, un teatro dove ogni sera vengono presentati spettacoli: dal musical (ad esempio, Grease e Il gobbo di Notre Dame, che era quasi come l’originale!), al cabaret, rappresentazioni musicali di varie epoche e vari stili, giochi di gruppo… Essendo un ambiente internazionale, tutto viene tradotto in italiano, spagnolo, francese, inglese e tedesco!
    La nostra giornata tipica? Sveglia 7.30, preparazione per la spiaggia, colazione (l’ananas fresco! Che delizia!), posizionamento sdraio in luogo tattico e poi sole, mare e relax… finché i ragazzi dell’animazione non ci invitavano a fare aquagym e lezione di bachata o merengue. Dopo di che pranzo, e ritorno in spiaggia, passeggiata o verso il faro che divideva dal vicino resort o verso i negozietti dove era impossibile non fermarsi per due chiacchiere, per ammirare i quadri taino, tipici della zona, i cui simboli riproducono il lascito delle antiche popolazioni non sopravvissute agli spagnoli: amore, felicità, fertilità… temi cari anche alla papirologia egizia. Sul far della sera, nuova lezione di bachata e merengue in spiaggia e aperitivo a bordo piscina in attesa della lezione di salsa. Quindi doccia, cena e caffè (per gli amanti dell’espresso… qui c’è ed è buono!) e una mezz’oretta di ballo, con gli animatori che invitavano le signore a mettere in pratica quanto imparato durante la giornata. Poi tutto il villaggio si spostava nel teatro dove gli animatori dei vari tour operators e dominicani si cimentavano ogni sera in uno spettacolo diverso, che era sempre legato alla cena nel ristorante principale (ad esempio, la sera della cena francese, hanno rappresentato il Gobbo di Notre Dame). Vi assicuro che questi ragazzi sono veramente ottimi ballerini non solo di danze caraibiche, ma anche di classica! La serata poi proseguiva o nella discoteca del resort o con una festa in spiaggia o nella discoteca-casinò, collegata con navetta gratuita, appena fuori dal villaggio.
    Una mattina ho abbandonato le amiche per fare un paio di immersioni (85 euro con attrezzatura). Devo dire che ne sono rimasta sorpresa; durante altre immersioni nei Caraibi ero rimasta francamente delusa dalla poca vita marina e corallifera, ma qui mi sono dovuta ricredere! Il Parco Naciònal è ricco di coralli di ogni forma! Il personale del diving poi è stato molto carino, disponibile e professionale.
    Ovviamente con una settimana sola di vacanza non abbiamo potuto apprezzare e vedere veramente questo paese, anche perché abbiamo fatto solo due gite fuori dal mondo dorato del resort.
    Al sabato viene organizzata l’escursione alla scoperta della capitale Santo Domingo (75 USD), che dura tutta la giornata. Per fortuna eravamo solo in otto con un pulmino piccolo e confortevole. Prima di arrivare a Santo Domingo abbiamo dovuto attraversare sei fiumi, tra cui il Chavòn (con l’ilarità generale!), il Soco, l’Iguamo, e il fiume della capitale, lo Yabacao.
    La prima tappa è stata la visita di Los Tres Ojos, una meraviglia della natura alle porte della città. Fra grotte naturali, si trovano quattro laghetti, ognuno con una propria caratteristica: il Lago de las Damas (bellissimo e cristallino), il Lago de Azufre (la presenza di zolfo crea come una patina sulla superficie, che a noi ha ricordato il Lago de Leche a Cuba), il Lago la Nevera (freddissimo!). Per arrivare al quarto laghetto, si sale su una zattera guidata da Caronte ( Aiuto! Caron dimonio, con occhi di bragia!) e si arriva al Lago Zaramagullones, che ricorda i cenotes messicani. Nel percorso abbiamo modo di vedere anche un’iguana stesa al sole, forse perché non ancora disturbata dai turisti.
    Risaliamo sul pulmino e davanti a noi scorrono il Monumento A la Caña (la canna da zucchero è importantissima per l’economia domenicana, tanto che l’unica linea ferroviaria viene utilizzata solo per il trasporto nel periodo della raccolta), gli Uffici governativi, il maestoso Palacio Nacional, sede della presidenza sulla cui via c’è anche la pittoresca Casa delle radici. Sul lungomare il Faro a Colòn, dove in un’urna si dice siano custodite le ceneri di Colombo. Il pulmino poi costeggia le mura della Fortaleza de Ozama, dove attraverso le porte vediamo incantevoli scorci della città e dove infine entriamo; breve tappa alla Casa del Cordòn, una delle più antiche costruzioni in pietra, dove una corda scolpita intorno al portone ricorda la devozione del proprietario a San Francesco.
    Scesi dal minibus, finalmente possiamo camminare sulla terra dove Colombo arrivò molti secoli fa. Davanti a noi però non c’è la natura incontaminata e indios seminudi, ma una città vivace e piena di storia, a partire dall’Alcazar de Colòn, la casa del figlio di Cristoforo, Diego Colombo. La casa è visitabile e gli arredi sono d’epoca, con quadri i cui occhi ti seguono come quelli della Gioconda; dalla terrazza sul retro, si può vedere la prima chiesa costruita nelle Americhe, mentre da quella davanti si ammira la grandezza di Plaza de Maria de Toledo. Prendendo Calle las Damas si arriva a Plaza de la Hispanidad, dove si trova l’entrata del Museo de las Casas Reales, dedicato alla storia dell’isola, abitata in origine dai taino, poi colonizzata da Colombo, ed infine teatro della tratta degli schiavi. Proseguendo sulla stessa strada si arriva al Pantéon Nacional, ex-convento ora mausoleo agli eroi della nazione. Una via traversa porta invece a Calle el Conde, forse un po’ troppo turistica, ma molto carina con i suoi bar in edifici d’epoca in pietra: in uno di questi, invece di tavoli e sedie, c’erano letti! Proseguendo si entra in Plaza Colòn, dove non poteva mancare una statua dedicata a Colombo, che volge lo sguardo al punto in cui toccò per la prima volta le spiagge del Nuovo Mondo. Su un lato della piazza, sorge la Basilica Santa Maria La Menor, una delle più antiche chiese delle Americhe, dove vennero trovate le spoglie di Cristoforo Colombo, poi trasferite al Faro.
    La guida a questo punto, dopo averci raccontato aneddoti, credenze e eventi storici della città, ci ha lasciato un paio d’ore da dedicare allo shopping selvaggio. Intorno a Plaza Colòn infatti è pieno di negozi di souvenir, pitture taino e gioiellerie dove vendono larimar (una pietra azzurra tipica di queste terre) e ambra, che si può capire se è vera, solo utilizzando lampade ad ultravioletti, se è originale cambia colore, se è di plastica no (purtroppo questo è necessario perché i cinesi fanno delle ottime imitazioni in plastica che resistono al fuoco, che era il vecchio modo per controllarne l’autenticità).
    Riuniti gli 8 partecipanti e dato che siamo pochi e puntuali, la guida decide che sulla via del ritorno ci farà fare un breve giro conoscitivo anche di La Romana, la città dello zucchero, la cui particolarità è il parco nella piazza centrale arricchita di sculture in ferro, che avevamo visto anche davanti a las Casas Reales.
    Dopo circa 12 ore siamo quindi rientrati al resort, abbiamo recuperato la nostra amica che aveva preferito rimanere in spiaggia e ci siamo godute un aperitivo all’ora del tramonto. Purtroppo questa giornata così bella, era stata funestata da un incidente mortale, sulla via del ritorno… vedere il prete, l’ambulanza e tanto sangue ci ha fatto ovviamente pensare al peggio. Ci ha fatto però anche pensare che nonostante il paese sia così povero la macchina dei soccorsi si era messa in moto subito e che la religiosità qui è molto sentita.
    Dopo una gita culturale, abbiamo voluto fare una gita più naturalistica, che in realtà si è rivelata molto “commerciale”! La destinazione era l’isola Catalina, ma soprattutto l’isola di Saona. Siamo partite in catamarano, direttamente dal pontile del resort e dopo un breve tratto di navigazione già erano iniziate le danze nella zona centrale dell’imbarcazione e già il personale ci aveva offerto un Cuba Libre (o dovrei dire Santo Domingo Libre?). La prima tappa all’isola Catalina aveva lo scopo di vedere le stelle marine… noi ne abbiamo vista solo una! Ma dalle foto di alcuni nostri amici fatte in un altro periodo, vi assicuro che il fondale può esserne costellato. Ne approfittiamo per una bagno nell’acqua trasparente e un brindisi rimanendo in acqua, con coca e rhum (qui lo chiamano ron). Riprendiamo il catamarano e nonostante la mia rovinosa caduta nel salire, che ha fatto trattenere il respiro non solo al personale che mi aveva appena detto “Cuidado, mi amor!”, ma anche a chi avevo intorno, il tragitto verso Saona è stato molto piacevole.
    Sbarchiamo quindi sull’isola, dove ci attende un pranzo a base di pesce e carne alla griglia! Wow! Siamo su una spiaggia bianca e fine, protette da un tetto di paglia, il mare turchese da una parte e la foresta dall’altra… straordinario! La spiaggia non è proprio da Robinson Crusoe, anzi, è perfettamente attrezzata. Inoltre ovunque le massaggiatrici e le venditrici di bigiotteria sono un po’ insistenti con i turisti… ma anche se la dobbiamo dividere con tanti altri, rimane comunque un paradiso!
    Per il ritorno si poteva decidere di utilizzare la barca veloce o il catamarano; noi abbiamo preferito impiegare più tempo, ma goderci nuovamente l’attraversata in catamarano.
    Due giorni di vita da mare e poi il rientro a Malpensa il 25/03, con scalo però a Cartagena-Colombia. L’atterraggio allo scalo colombiano mi ha impressionata: vedere tutte queste isolette di fronte alla terra ferma, vedere che dal grattacielo si passava alla villa di lusso e poi, avvicinandoci sempre più all’aeroporto, le case diventavano sempre più povere, fino ad apparire vere e proprie baracche, mi ha fatto pensare che le differenze sociali si possono vedere anche così: dall’oblò di un aereo.
    In anticipo sulla tabella di marcia, intorno alle 12.00 del 26/03 siamo arrivate a Malpensa… fredda e grigia! Beh! Mettiamola così, manca una settimana in meno alle prossime vacanze… ma questa è stata veramente spassosa, grazie soprattutto allo spirito “musicale” dell’isola. Ballare da mattina a sera certo è qualcosa di speciale! Ma soprattutto lo sono stati gli animatori dominicani, mai invadenti e mai assillanti, con la loro gentilezza e il loro sorriso che ci hanno regalato una settimana di puro divertimento!