1. Serenità: chimera, sogno o realta?

    di , il 31/5/2001 00:00

    Da più parti arrivano segnali che stanno ad indicare che c'è tanta voglia di riscatto: tanta voglia di serenità. Perchè, anzichè aspettarla passivamente, non iniziamo a parlarne almeno tra di noi? Insieme, come una piccola goccia, e poi...

  2. Anna maria Alessi
    , 3/10/2001 00:00
    Ciao, visto quanto è accaduto ultimamente parlare di serenità potrebbe apparire fuori luogo.
    Ma invece credo che sia molto importante non smettere di pensarci.
    Infatti credo che la serenità sia contemporaneamente un punto di partenza e un punto d'arrivo "da e verso" il bene.
    Forse la follia, l'odio, la vendetta ecc. ecc. sono purtroppo cose che noi umani conosciamo e "produciamo" talvolta a livelli così spaventosamente alti, proprio perchè ci dimentichiamo che siamo capaci di armonizzare mente e cuore.
    Nella mia vita ho avuto la buona sorte di conoscere persone estremamente serene, nonostante avessero tanti motivi per non esserlo.
    E mi sono accorta che erano ciò che erano non tanto perchè avessero avuto la fortuna di nascere con determinate caratteristiche, ma perchè avevano fatto la scelta di cercare di guardare la vita e le cose con onestà e di mantenere uno sguardo fondamentalmente benevolo verso di se e verso gli altri.
    La vera serenità non è indifferenza, ma una passione travolgente per la vita in ogni sua foma.
    Capacità che ti permette di vedere anche quanto esiste di negativo e di male, perché essere sereni non significa essere creduloni.
    Ci avete mai fatto caso?
    Le persone veramente serene, sono anche curiose e capaci o almeno lo erano quelle che ho conosciuto io.
    Ciao a tutti da A.M.
  3. Serena Poppi
    , 7/9/2001 00:00
    buongiorno a tutti! Il mio nome è Serena e credo che in fondo questo sia il motivo per cui ho deciso di dire la mia su questo "argomento". so poco della vita,però ho delle "idee" che credo mi aiutino ad avvicinarmi al senso di ciò che accade in questa vita; per esempio credo che la serenità esista solo nel momento in cui noi non ne siamo consapevoli. la serenità è una di quelle "cose" che fanno sorridere la nostra interiorità, perchè sono cose reali, ed è per questo che ci mancano tanto quando non le abbiamo, quando siamo lontani da noi stessi, tutti presi dal mondo esteriore che, il più delle volte,non riusciamo a comprendere. forse abbandonando le nevrosi, emergerebbe automaticamente la serenità. ciao
  4. Silvia ..
    , 6/6/2001 00:00
    Serenità è una parola più bella di felicità, forse perché è meno effimera o, almeno, si pensa di poterla raggiungere, in un modo o nell'altro...
    Concordo con i cromosomi anche se, credo, la maggior parte delle persone cerchi di soddisfare i propri desideri rincorrendo paradisi materiali e perdendosi tutto quello che di bello ci può essere dietro un tramonto ammirato con il proprio figlio in braccio.
    Dico questo perché ho passato gli ultimi 12 mesi a cercare di capire cosa volessi dalla vita e per un po' ho pensato che tutto quello che volevo stava fuori dalla mia famiglia, fuori dal mio lavoro,fuori dalla mia città, fuori da tutto quello che mi circondava.
    Finchè c'è mancato poco che facessi boom e ho scoperto una via completamente diversa: lo studio.
    Si, proprio lo studio fatto a scuola, con i professori e i compiti.
    Sembra incredibile, ma ritornare fra i banchi (ho quasi 40 anni) mi ha fatto ripensare a tutto quello che era la mia vita e mi ha dato stimoli nuovi.
    Ho buttato a mare tutto l'effimero di cui credevo di aver bisogno (cellulare compreso) e fra libri, compiti e barcamenamenti vari, ho riscoperto la mia famiglia e il piacere di stare insieme a chiacchierare, a leggere un libro, a "perdere tempo" insieme.
    La mia autostima è salita alle stelle, e sento di aver raggiunto un traguardo di serenità che un anno fa nemmeno sognavo.
    E' vero che si può incorrere in una certa aristocratica apatia, del tipo: io sono superiore a certi desideri; ma è altrettanto vero che sono riuscita a ricollocare le cose al posto giusto, a ridare valore alla semplicità dei sentimenti ed anche a trovare serenità ( ed anche felicità) nel "dare", nel senso di mettersi a disposizione.
    Un grosso bacio a tutti
    Silvia
  5. Valentina Melli
    , 3/6/2001 00:00
    Sono d'accordo: la serenità è in gran parte un fatto cromosomico, ma personalmente ho sperimentato la possiilità coltivarla anche con un certo successo, non ostante che i miei cromosomi tendano all'ansietà fin da quando mi posso ricordare. E' un duro lavoro quello di coltivare la serenità: a volte in suo nome si cade nell'eccesivo distacco o nell'apatia, è un rischio che io personalmente corro e quando si passano questi confini, ecco quel tormento che ti porta a chiederti dove stai andando, se hai scelto tu la strada che stai percorrendo. Che sia meglio abbandonare questa strada per un'altra? Ma quale altra e come?
    I periodi da sola non li temo anzi, li desidero a volte intesamente ma questo mi ha portato solo in parte a quella conoscenza di me stessa che qualcuno ritiene fondamentale per conseguire l'obiettivo. Ecco che la parte che rimane oscura mi causa nuova ansia......
    Trovo significativo che la questione serenità sia stata sollevata tra turisti (e aspiranti tali) per caso: la ricerca del nuovo e del diverso è spesso sintomo di un desiderio di trovare altrove quello che non si trova nel proprio universo che crediamo di conoscere. Almeno io lo leggo in questo modo anche se poi mi chiedo quanto in realtà sia vero.
  6. Anto Zac
    , 1/6/2001 00:00
    Io credo (e su quest'affermazione si scatenerà l'inferno) che la serenità sia un fatto cromosomico. Intendo dire che se per indole si è portati a vivere ogni istante con intensità e ad assaporare emozioni e piccoli piaceri quotidiani sconosciuti ai più, la serenità non è un'utopia, ma assurge a regola di vita.
    Credo, altresì che una buona conoscenza di sè stessi e la capacità di riuscire a star bene anche da soli, creandosi degli spazi propri sia fondamentale per conseguire l'obiettivo.
    Per quanto riguarda la vita affettiva sono certa che la convinzione (leggi illusione) che l'entusiasmo dei primi tempi rimarrà inalterato nel tempo generi solo profonde delusioni. Bisogna mettere in preventivo che le situazioni e le persone mutano ed è indispensabile evitare di guardare al rapporto distrattamente, come a qualcosa di consolidato che..." tanto ormai è parte della mia vita..."
    Solo se si è vigili e ci si accorge subito dei cambiamenti che avvengono intorno a noi è possibile "attrezzarsi" ed evitare che ci sconvolgano.
    La serenità, in fondo, è anche questo, è comprendere che la vita è piena di ostacoli e di prove, ma avere il desiderio di andare avanti comunque. Le motivazioni delle scelte importanti devono essere profonde. E' chiaro che il fatto di sentirsi animati da grandi convinzioni non mette al riparo dalle delusioni, ma per esperienza personale, sento di poter dire che aiuta molto.
    Per quanto mi riguarda mi viene abbastanza naturale godere intensamente di una giornata di sole passata in campagna, delle feste che mi fa il mio cane, delle attestazioni di stima dei miei amici. Ma poi capita di sentirmi sulle spalle il peso del mondo intero, di chiedermi in che direzione sto andando e se quello che faccio è sufficiente...Seguono inquietanti interrogativi e periodi di grande tormento interiore, di profondi moti dell'anima. Ne esco più forte, cambiata forse, ma sicuramente più consapevole e con la curiosità (altro fattore determinante) di scoprire cosa avverrà domani...
  7. Marco M 1
    , 1/6/2001 00:00
    Ho ricevuto alcune mails, interessanti tutte, sull'argomento. Mi piacerebbe che se ne parlasse tra tutti noi, per dare ognuno un parere ed un contributo alla "causa comune". Anche da parte di Syusy e Patrizio.
    Intanto, e butto la il sasso senza nascondere la mano, io penso di essere nella fase di transizione tra il sogno e la realtà. E voi? Dai, si aprano le danze.
  8. Marco M 1
    , 31/5/2001 00:00
    Da più parti arrivano segnali che stanno ad indicare che c'è tanta voglia di riscatto: tanta voglia di serenità. Perchè, anzichè aspettarla passivamente, non iniziamo a parlarne almeno tra di noi? Insieme, come una piccola goccia, e poi...