1. 1: Turisti Per Caso

    di , il 2/4/2010 16:14

    Domenica 14 marzo sono andato alla Fiera di Milano e ho partecipato a Fa' la cosa giusta, una sorta di grande riunione di coloro che si occupano di agrobiodiversità. Io e Syusy abbiamo collaborato con Ucodep e ACRA, due ong che raccolgono anche altri aderenti come, ad esempio, Altromercato. Abbiamo lavorato con Barbara Marziali e altri per realizzare uno stand dedicato all'agrobiodiversità. In realtà lo stand l'hanno fatto loro! Ma dentro c'era un nostro filmato con alcune delle esperienze fatte durante il giro di Darwin che hanno a che fare con l'agrobiodiversità, l'agricoltura e i prodotti. Ad esempio, un filmato di Syusy alle prese con le patate in Perù o il mio film sulle banane in Ecuador. Testimonianze legate al valore dell'agrobiodiversità, importantissimo soprattutto quest'anno che -per chi non lo sapesse- è proprio l'anno della biodiversità.

    Al salone Fa' la cosa giusta c'erano una serie di cose molto interessanti. Ad esempio ho partecipato a un dibattito dove si sono incontrati due mondi: da una parte quello di chi fa agricoltura, in particolare quella biologica, quindi con grande attenzione al territorio, alla salute e ai prodotti; dall'altra parte il mondo di chi fa turismo, in particolare turismo responsabile. Il tentativo è stato quello di mettere assieme queste due diverse realtà, perché comincino a collaborare in senso organico. Durante questo dibattito hanno parlato personalità come Maurizio Davolio, presidente di AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile), o Roberto Barbieri dell'Ucodep, che ha raccontato alcune esperienze come quelle della Ruta del caffè, o Gianluca Brunori, docente dell'Università di Pisa (Facoltà di Agraria).

    Ricordo anche un antropologo di Torino, Francesco Vietti, che è arrivato con una borsa della spesa e ha tirato fuori una serie di prodotti per noi esotici, che rimandavano alla cultura dell'est europeo, a quella orientale, cinese, ecc. "Ma è una filiera lunghissima!" - mi è venuto spontaneo commentare - e lui ha risposto: "No, è filiera cortissima!". In realtà, ha spiegato, si trattava di prodotti esotici che vengono coltivati nella periferia di Torino! In queste condizioni, la famosa filiera corta, l'agrobiodiversità e il collegamento fra territorio e prodotti si complica, perché queste nuove migrazioni di prodotti portano a nuove abitudini alimentari e, quindi, anche a nuove colture. E' poi curioso pensare che Francesco Vietti arrivava direttamente da Porta Palazzo - a Torino - dove la biodiversità umana è fortissima, dove è possibile fare il giro del mondo in due strade grazie alla presenza di grandi comunità straniere! Per l'occasione, lui ha quindi fatto la spesa proprio a Porta Palazzo ed è lì che ha trovato cose che noi umani abbiamo trovato solo in giro per il mondo. Proprio in questo quartiere hanno organizzato dei giri turistici curati da guide preparate, che fanno parte di queste comunità straniere. Giri di tipo gastronomico, estetico, culturale... Insomma, un modo per fare il giro del mondo in un quartiere. Anche queste sono novità a cui dobbiamo adeguarci.

    Ritornando al dibattito e alla manifestazione, hanno partecipato anche altre personalità e rappresentanti di comunità, ad esempio quella degli Indios del Sudamerica. C'era un rappresentante del CEFA (Comitato Europeo per la Formazione e l'Agricoltura) che ci ha raccontato come per le comunità agricole dell'America Centro-meridionale recuperare le colture tradizionali voglia in realtà dire recuperare anche tante altre cose, ad esempio un'economia agricola e alimentare, un'identità. Quando arrivano i turisti, per queste comunità è un momento molto bello, perché raccontandosi ai visitatori hanno l'occasione di guardarsi allo specchio e, quindi, hanno lo stimolo a mantenere una propria identità culturale e colturale.

    In conclusione, è stata un'esperienza estremamente interessante, perché abbiamo potuto vedere come il turismo possa far bene all'agricoltura e come ci possa essere tutta una serie di relazioni fra questi due mondi. Facendo un interessante esempio, Brunori ha raccontato che i nostri contadini quando coltivano in maniera intensiva “tirano giù tutto”, il bosco, i cespugli... Quando però sono in crisi economica e puntano a richiamare e coinvolgere i turisti, si accorgono che è necessario avere il paesaggio bello, gli alberi, l'ombra, le piante, i prodotti e le cose buone da mangiare e decidono, quindi, di ripiantare delle cose. Questa pratica è interessante, perché dimostra che è il turismo - con le sue richieste di ambiente sano, di estetica, di paesaggio - a spingere l'agricoltura a qualificarsi.

    Io ho fatto un intervento che -come al solito!- si è distinto per la sua intempestività e ignoranza... Ho infatti osato dire che “l'agricoltura intensiva di pianura comunque tira avanti perché è avanzata, però questa cosa può far molto bene alla coltura dell'Appennino, ecc.". Mi è stato risposto che... È esattamente il contrario! Nell'Appennino, dove l'agricoltura è povera, si sono già organizzati in un altro modo, mentre l'agricoltura che adesso è attraversata da una crisi mostruosa è proprio quella intensiva, quella padana, quella che io conosco bene perché fa parte della mia terra...

    Prossimamente ci saranno altri due appuntamenti simili a questo, uno a Roma e l'altro a Torino, dove sarà presente lo stand di Ucodep e ACRA con i nostri filmati. Vi daremo le coordinate sul sito...

    Per informazioni visitate i siti http://www.acra.it e http://www.ucodep.org/index.php

  2. Turisti Per Caso.it
    , 2/4/2010 16:14
    Domenica 14 marzo sono andato alla Fiera di Milano e ho partecipato a <b>Fa' la cosa giusta</b>, una sorta di grande riunione di coloro che si occupano di <i>agrobiodiversità</i>. Io e Syusy abbiamo collaborato con <a href="http://www.ucodep.org/index.php" target="_blank" rel="nofollow">Ucodep</a> e <a href="http://www.acra.it" target="_blank" rel="nofollow">ACRA</a>, due ong che raccolgono anche altri aderenti come, ad esempio, Altromercato. Abbiamo lavorato con <b>Barbara Marziali</b> e altri per realizzare uno stand dedicato all'<b>agrobiodiversità</b>. In realtà lo stand l'hanno fatto loro! Ma dentro c'era un nostro filmato con alcune delle esperienze fatte durante il giro di Darwin che hanno a che fare con l'agrobiodiversità, l'agricoltura e i prodotti. Ad esempio, un filmato di Syusy alle prese con le patate in Perù o il mio film sulle banane in Ecuador. Testimonianze legate al valore dell'agrobiodiversità, importantissimo soprattutto quest'anno che -per chi non lo sapesse- è proprio l'<b>anno della biodiversità</b>.

    Al salone <b>Fa' la cosa giusta</b> c'erano una serie di cose molto interessanti. Ad esempio ho partecipato a un dibattito dove si sono incontrati due mondi: da una parte quello di <b>chi fa agricoltura</b>, in particolare quella biologica, quindi con grande attenzione al territorio, alla salute e ai prodotti; dall'altra parte il mondo di <b>chi fa turismo</b>, in particolare turismo responsabile. Il tentativo è stato quello di <b>mettere assieme queste due diverse realtà</b>, perché comincino a collaborare in senso organico. Durante questo dibattito hanno parlato personalità come Maurizio Davolio, presidente di AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile), o Roberto Barbieri dell'Ucodep, che ha raccontato alcune esperienze come quelle della<i> Ruta del caffè</i>, o Gianluca Brunori, docente dell'Università di Pisa (Facoltà di Agraria).

    Ricordo anche un antropologo di Torino, Francesco Vietti, che è arrivato con una borsa della spesa e ha tirato fuori una serie di prodotti per noi esotici, che rimandavano alla cultura dell'est europeo, a quella orientale, cinese, ecc. <i>"Ma è una filiera lunghissima!"</i> - mi è venuto spontaneo commentare - e lui ha risposto: <i>"No, è filiera cortissima!"</i>. In realtà, ha spiegato, si trattava di <b>prodotti esotici che vengono coltivati nella periferia di Torino</b>! In queste condizioni, la famosa filiera corta, l'agrobiodiversità e il collegamento fra territorio e prodotti si complica, perché queste nuove migrazioni di prodotti portano a nuove abitudini alimentari e, quindi, anche a nuove colture. E' poi curioso pensare che Francesco Vietti arrivava direttamente da Porta Palazzo - a Torino - dove la <b><i>biodiversità umana</i></b> è fortissima, dove è possibile fare il giro del mondo in due strade grazie alla presenza di grandi comunità straniere! Per l'occasione, lui ha quindi fatto la spesa proprio a Porta Palazzo ed è lì che ha trovato <i>cose che noi umani abbiamo trovato solo in giro per il mondo</i>. Proprio in questo quartiere hanno organizzato dei giri turistici curati da guide preparate, che fanno parte di queste comunità straniere. Giri di tipo gastronomico, estetico, culturale... Insomma, un modo per fare il giro del mondo in un quartiere. Anche queste sono novità a cui dobbiamo adeguarci.

    Ritornando al dibattito e alla manifestazione, hanno partecipato anche altre personalità e rappresentanti di comunità, ad esempio quella degli<b> Indios del Sudamerica</b>. C'era un rappresentante del CEFA (Comitato Europeo per la Formazione e l'Agricoltura) che ci ha raccontato come per le comunità agricole dell'America Centro-meridionale recuperare le colture tradizionali voglia in realtà dire recuperare anche tante altre cose, ad esempio un'economia agricola e alimentare, un'identità. <b>Quando arrivano i turisti, per queste comunità è un momento molto bello</b>, perché raccontandosi ai visitatori hanno l'occasione di guardarsi allo specchio e, quindi, hanno lo stimolo a mantenere una propria identità culturale e <i>colturale</i>.

    In conclusione, è stata un'esperienza estremamente interessante, perché abbiamo potuto vedere come <b>il turismo possa far bene all'agricoltura </b>e come ci possa essere tutta una serie di relazioni fra questi due mondi. Facendo un interessante esempio, Brunori ha raccontato che i nostri contadini quando coltivano in maniera intensiva <i>“tirano giù tutto”</i>, il bosco, i cespugli... Quando però sono in crisi economica e puntano a richiamare e coinvolgere i turisti, si accorgono che è necessario avere il paesaggio bello, gli alberi, l'ombra, le piante, i prodotti e le cose buone da mangiare e decidono, quindi, di ripiantare delle cose. Questa pratica è interessante, perché dimostra che è il turismo - con le sue richieste di ambiente sano, di estetica, di paesaggio - a spingere l'agricoltura a qualificarsi.

    Io ho fatto un intervento che -come al solito!- si è distinto per la sua intempestività e ignoranza... Ho infatti osato dire che <i>“l'agricoltura intensiva di pianura comunque tira avanti perché è avanzata, però questa cosa può far molto bene alla coltura dell'Appennino, ecc."</i>. Mi è stato risposto che... È esattamente il contrario! Nell'Appennino, dove l'agricoltura è povera, si sono già organizzati in un altro modo, mentre l'agricoltura che adesso è attraversata da una crisi mostruosa è proprio quella intensiva, quella padana, quella che io conosco bene perché fa parte della mia terra...

    Prossimamente ci saranno <b>altri due appuntamenti</b> simili a questo, uno a Roma e l'altro a Torino, dove sarà presente lo stand di <b>Ucodep</b> e <b>ACRA</b> con i nostri filmati. Vi daremo le coordinate sul sito...

    <i>Per informazioni visitate i siti http://www.acra.it e http://www.ucodep.org/index.php</i>