1. 1: Altri TamTam

    di , il 2/4/2010 12:33

    Sulla rivista, e ancora prima su questo sito, io e Syusy avevamo scritto dei nostri viaggi a Buenos Aires. Laura, che a Buenos Aires è stata per motivi di studio, a lungo, ci manda questo sguardo ulteriore e più profondo sulla città. Se è vero che "il tango è un pensiero triste che balla", è vero soprattuto che l'Argentina ha un passato recente di ferite mai rimarginate, e poi di crisi economica durissima. Che comunque ha visto gli argentini reagire, reinventarsi la vita (fabbriche occupate e poi riconvertite), sono riusciti organizzarsi (riscoperta del baratto, banche del tempo) secondo la loro incrollabile tradizione di partecipazione e di democrazia. Patrizio

    Spirito Cartoneros

    Di Laura Pagani Il report di viaggio scritto da Patrizio e Susy su Buenos Aires e l’Argentina mi ha come sempre coinvolto e mi ha fatto rivivere le emozioni e quei ricordi indelebili che questo Paese e in particolare la città di Buenos Aires, hanno lasciato nella mia memoria e nel mio cuore. Mi sono “trasferita” a Buenos Aires nel Giugno 2008 , per scrivere la mia tesi di laurea presso la Universidad de Belgrano e sono stata cittadina“porteña” per sei indimenticabili mesi.

    Vi scrivo per ricordare una vera e propria classe sociale di cittadini che non sono stati citati nell’ articolo, ma sono i “pilastri” della vita quotidiana di Buenos Aires: i cartoneros. I cartoneros, sono uomini, donne, famiglie intere che per pochi pesos riciclano con meticolosità la spazzatura: erano la classe operaia prima della tragica crisi che ha colpito l’Argentina nel 2001, e ora rimasti senza lavoro si sono ingegnati a “inventarsi” una nuova attività per sopravvivere. Infatti hanno capito un bisogno immane della loro metropoli e hanno organizzato la raccolta differenziata, che nella città di Buenos Aires è inesistente, infatti la legge argentina non permette ai comuni di riciclare la spazzatura.

    Ora dopo numerose interpellanze e battaglie i cartoneros hanno deciso di unirsi in cooperative, per aver maggiore disponibilità di mezzi e per migliorare questo lavoro indispensabile per loro e per la società: dividono la plastica e la carta e poi i rifiuti per diverse tipologie e li caricano su dei carretti di legno, costruiti da loro, per poi portarli verso le industrie della carta e del vetro percorrendo innumerevoli chilometri a piedi. Ogni giorno portano sulle loro spalle il duro lavoro di una intera giornata che verrà ricompensato con quel poco per cui potranno continuare a vivere.

    Io per mesi ho osservato queste persone iniziare il loro lavoro al tramonto: a mani nude rovistare nella spazzatura in cerca di tutto quello che è riciclabile e che per loro può diventare una forma di speranza. Li ho ritrovati nella notte silenziosi e laboriosi come formiche che non lasciano indietro neppure un quadratino di cartone. Ho visto i loro figli, bambini e ragazzi di ogni età spingere faticosamente carrettini e sollevare cartoni tre volte più grandi di loro. Non si guardano intorno, sembra che non vedono neppure la gente che corre o cammina, hanno altri interessi loro,hanno altri pensieri. L’umiltà di queste persone nel saper affrontare le avversità della vita con grande coraggio non potrò mai dimenticarla e sempre mi sarà di grande esempio nelle difficoltà della vita quotidiana.

    Viaggiare non significa solo scoprire nuovi luoghi o rimanere sempre e comunque affascinati dalle “diversità” che ciascun paese può offrire. Significa anche capire le sofferenze e le tragedie degli umili che pagano per le scelte inique dei potenti. A volte alcuni paesi ci riservano anche degli aspetti tristi che fanno riflettere, essere viaggiatori significa anche questo: capire, non dimenticare. La loro grande dignità, l’instancabile forza di coraggio e il loro spirito di vita mai dimenticherò!

  2. Turisti Per Caso.it
    , 2/4/2010 12:33
    <i>Sulla rivista, e ancora prima su questo sito, io e Syusy avevamo scritto dei nostri viaggi a Buenos Aires. <b>Laura</b>, che a Buenos Aires è stata per motivi di studio, a lungo, ci manda questo sguardo ulteriore e più profondo sulla città. Se è vero che "il tango è un pensiero triste che balla", è vero soprattuto che l'Argentina ha un passato recente di ferite mai rimarginate, e poi di crisi economica durissima. Che comunque ha visto gli argentini reagire, reinventarsi la vita (fabbriche occupate e poi riconvertite), sono riusciti organizzarsi (riscoperta del baratto, banche del tempo) secondo la loro incrollabile tradizione di partecipazione e di democrazia. </i>
    <i>Patrizio</i>

    <h3><b>Spirito Cartoneros</b></h3>
    di Laura Pagani

    Il report di viaggio scritto da Patrizio e Susy su Buenos Aires e l’Argentina mi ha come sempre coinvolto e mi ha fatto rivivere le emozioni e quei ricordi indelebili che questo Paese e in particolare la città di Buenos Aires, hanno lasciato nella mia memoria e nel mio cuore. Mi sono “trasferita” a Buenos Aires nel Giugno 2008 , per scrivere la mia tesi di laurea presso la Universidad de Belgrano e sono stata cittadina“<i>porteña” </i>per sei indimenticabili mesi.

    Vi scrivo per ricordare una vera e propria classe sociale di cittadini che non sono stati citati nell’ articolo, ma sono i “pilastri” della vita quotidiana di Buenos Aires: <i><b>i cartoneros</b></i>. I <i>cartoneros</i>, sono uomini, donne, famiglie intere che per pochi pesos riciclano con meticolosità la spazzatura: erano la classe operaia prima della tragica crisi che ha colpito l’Argentina nel 2001, e ora rimasti senza lavoro si sono ingegnati a “inventarsi” una nuova attività per sopravvivere. Infatti hanno capito un bisogno immane della loro metropoli e hanno organizzato la <b>raccolta differenziata</b>, che nella città di Buenos Aires è inesistente, infatti la legge argentina non permette ai comuni di riciclare la spazzatura.

    Ora dopo numerose interpellanze e battaglie i <i>cartoneros </i>hanno deciso di unirsi in cooperative, per aver maggiore disponibilità di mezzi e per migliorare questo lavoro indispensabile per loro e per la società: dividono la plastica e la carta e poi i rifiuti per diverse tipologie e li caricano su dei carretti di legno, costruiti da loro, per poi portarli verso le industrie della carta e del vetro percorrendo innumerevoli chilometri a piedi. Ogni giorno portano sulle loro spalle il duro lavoro di una intera giornata che verrà ricompensato con quel poco per cui potranno continuare a vivere.

    Io per mesi ho osservato queste persone iniziare il loro lavoro al tramonto: a mani nude rovistare nella spazzatura in cerca di tutto quello che è riciclabile e che per loro può diventare una forma di speranza. Li ho ritrovati nella notte silenziosi e laboriosi come formiche che non lasciano indietro neppure un quadratino di cartone. Ho visto i loro figli, bambini e ragazzi di ogni età spingere faticosamente carrettini e sollevare cartoni tre volte più grandi di loro. Non si guardano intorno, sembra che non vedono neppure la gente che corre o cammina, hanno altri interessi loro,hanno altri pensieri. L’umiltà di queste persone nel saper affrontare le avversità della vita con grande coraggio non potrò mai dimenticarla e sempre mi sarà di grande esempio nelle difficoltà della vita quotidiana.

    Viaggiare non significa solo scoprire nuovi luoghi o rimanere sempre e comunque affascinati dalle “diversità” che ciascun paese può offrire. Significa anche capire le sofferenze e le tragedie degli umili che pagano per le scelte inique dei potenti.
    A volte alcuni paesi ci riservano anche degli aspetti tristi che fanno riflettere, essere viaggiatori significa anche questo: capire, non dimenticare. La loro grande dignità, l’instancabile forza di coraggio e il loro spirito di vita mai dimenticherò!