1. 1: Turisti Per Caso

    di , il 23/3/2010 11:40

    Sulle orme di Darwin e Von Humboltd prima e degli “Evoluti per Caso” poi, di nuovo in viaggio alla riscoperta dell’Ecuador! Dalle Ande alle Galapagos passando per la selva, venti giorni di viaggio per scoprire i mille volti dell’Ecuador e incontrare la comunità Epera, destinataria del progetto "Una scuola per gli Epera", promosso da Progeo, dall’Alma Mater Studiorum Università di Bologna e dai Velisti per Caso” Info: http://www.pro-geo.org/eperatour.html

    1° e 2° giorno: QUITO, sempre bellissima!

    Tornare a Quito e sentirsi a casa è strano, capita ai viaggiatori che ritornano, anche se è solo un’impressione. La capitale che riassume in sé l’Ecuador, con la sua zona nuova, dei locali e delle università, e quella vecchia e creola, la città delle chiese e i saliscendi, riserva sorprese, nuovi sguardi ed incontri. Quito è sempre affascinante, sempre alta e grandissima: dal Panecillo, a fianco della sua grigia vergine, se il cielo è azzurro si gode di un’ottima vista. A Quito vive Fabio Tonelli, insostituibile e vulcanica guida dei nostri viaggi in Ecuador e c’è la sede del CEPESIU, centro di promozione e impiego che si occupa di microcredito per i piccoli artigiani ecuadoriani, visitato da Patrizio, Valeria, Emanuele e la troup di “Evoluti per Caso” nel 2007 (leggi il diario). A Quito è sempre primavera, io passeggio, mi ambiento mangiando italiano a casa di Fabio, faccio un salto alla libreria indigenista Aby Ayala e mi preparo all’ascesa del Cotopaxi.

    3° giorno: COTOPAXI

    5897 metri di altezza: si dice che il Cotopaxi sia il vulcano attivo più alto del mondo, di certo è alto. Sulle altitudini di quella che Alexander von Humbold chiamava la "via dei vulcani", ci si sente piccoli e si appercepiscono i misteri della crosta terreste. Si può salire in macchina fino ai 4200, e poi su, camminando, fino al rifugio Rivas, quota 4800. Un’esperienza mozzafiato!

    4° giorno: MITAD DEL MUNDO/OTAVALO

    Per raggiungere Otavalo da Quito si attraversa l’equatore, una città sotto e l’altra sopra. Nel mezzo: Mitad del Mundo. Un monumento testimonia il passaggio e frena l’emozione: bello certo non è, ma una visita sembra essere d’obbligo, fosse solo per poterlo dire: “Ci sono stato!”. I visitatori sono tantissimi, ogni giorno, ma la zona circostante non beneficia come potrebbe, per questo l’associazione ACRA sta lavorando al progetto di sviluppo delle comunità locali “Turismo contro Povertà”. Otavalo invece, famosa per il suo fiorente mercato indigeno, è il luogo perfetto per godere della vita andina, mangiare trota o cuy e perdersi nei colori di ponchos, tappeti, collane, gonne, tessuti. Gli indios otavaleños urbanizzati sembrano proprio avere conquistato il loro spazio nella microeconomia locale e un’identità nuova, un mix di abiti tradizionali e inglese perfetto. A Otavalo visito l’ospedale transculturale Jambi Huasi (in Quechua "casa della salute"), diretto dalla dott.ssa Miryam Conejo, che riunisce professionisti della medicina accademica occidentale con figure della medicina tradizionale locale, come la fregadora e lo sciamano. A Otavalo incontro Suor Victoria, antropologa e referente del progetto “Una scuola per gli Epera”. Tra due giorni visiterò la comunità.

    5° giorno: EL ANGEL/MASCARILLAS/IBARRA

    Il parco naturale di El Angel è una meraviglia per gli occhi. Il paramo si estende a perdita d’occhio, tra le nuvole basse spunta una laguna, attorno i fraylejones. Scientificamente appartengono alla famiglia delle margherite, ma sembrano piuttosto dei grassi tronchetti della felicità, hanno qualcosa di magico, come tutto il resto. Di strada per il paramo una sosta nella Valle del Chota, un paradiso verdeggiante tra i rossi e secchi altipiani, per visitare la comunità nera di Mascarillas, un paese di poche quadras, titaniche donne nere dai vestiti colorati, case di terra e di cemento, strade sterrate, polvere e campi tutt’intorno. La vendita delle maschere e il microcredito qui stanno portando a risultati concreti: il panificio, il campo estivo per i bambini, l’ostello. La colonialissima e bianca Ibarra colpisce per l’ordine e il silenzio: clima mite, piccoli ristoranti, chiese e gente che passeggia per il centro. Un altro mondo, casigliano, a pochi chilometri da Mascarillas e Otavalo, sempre in Ecuador.

    6° giorno SANTA ROSA/CUMILINCHE

    Il viaggio per Santa Rosa è lungo, si parte prestissimo da Ibarra e si attraversa una foresta che cambia continuamente per poi trasformarsi in selva, umida, spessa. Dal porto della nera Borbon, luogo di scambio delle più varie mercanzie affollato di voci e sguardi, si raggiunge Santa Rosa degli Epera in lancia, risalendo le acque lente e scure del Cayapas. Il molo è la porta di Santa Rosa, non serve bussare, gli Epera ci vedono arrivare e ci vengono incontro a braccia aperte. Dalla collina sovrastante il villaggio si vede il fiume, penso: “Qui sarà costruita la nuova scuola di Santa Rosa”. Dalle speranze al progetto: gli studenti del laboratorio di architettura tecnica dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna hanno elaborato i disegni per la nuova scuola del villaggio e il lavoro di ingegnerizzazione procede. Il progetto c’è, ci sono le guide dei Turisti per Caso, che ci sostengono, c’è Fabio, che ha deciso di devolvere la quota di iscrizione dei quanti viaggiano con la Galapagos Natural Paradise alla costruzione della scuola, e ci sono poi i turisti che arriveranno qui accompagnati da noi di Progeo.

    Dalla prossima estate partiranno infatti i primi viaggi responsabili in Ecuador, gli EperaTour, organizzati da Progeo con la collaborazione di Fabio e del Genio del Bosco. L’idea? Permettere ai turisti di viaggiare in Ecuador per gli Epera, di visitare Santa Rosa e offrire così una possibilità di sviluppo alla comunità. Tre anni fa, quando Patrizio e la troupe dell’Università di Milano Bicocca li aveva incontrati per la prima volta, gli Epera avevano espresso proprio questo desiderio: svilupparsi attraverso il turismo. L’EperaTour ci sembra un buon mezzo per realizzarlo. Io sono qui per questo, sono la prima turista, sperimento! È emozionante! Dormire a Santa Rosa ora non è possibile, a Borbon sconsigliabile. Il viaggio verso le località balneari della costa nord non è breve, ma le cabañas di Cumilinche, in riva all’oceano, immerse nel verde, sono un perfetto approdo.

    7° giorno: CUMILINCHE/PUERTO LOPEZ

    La meravigliosa e incontaminata spiaggia di Cumilinche è un'oasi di tranquillità. Acqua cristallina, amache stese sotto le palme, sole, tanto sole, un parco naturale intorno e pranzi a base di pesce marinato e succo di limone. Punta Galera, poco distante, è un villaggio di pescatori che sembra uscito da un libro di Marquez, semplicemente realmeravilloso! Puerto Lopez invece, che raggiungo in serata munita di un autentico panama comprato durante il viaggio, nonostante non sia proprio una città, è molto più turistica e reale, perfetta per una serata sulla spiaggia a ritmo di salsa.

    8° giorno: PUERTO LOPEZ

    La Playa de los Frailes vicinissima a Puerto Lopez è bellissima, per raggiungerla a piedi si attraversa una macchia fitta e secca secca di sole. Qui è tutto vivo, anche se non sembra, sembra un altro pianeta o la Barbagia, vivo e popolato da moltissime specie di uccelli da documentario: si lasciano avvicinare, si tuffano tra gli scogli per pescare. L’Isla de la Plata, raggiungibile in barca da Puerto Lopez, è la prosecuzione del sogno: un’isola d’argento a un’ora di onde e cetacei! L’incontro con le balene è sempre emozionante per chi non soffra il mare! Io lo amo, nuoto tra i pesci e mi preparo alle barriere delle Galapagos.

    9° giorno: GUAYAQUIL

    Guayaquil è una metropoli moderna in perfetto stile latinoamericano: 3 milioni di abitanti, contrasti e calura, cultura, miseria e sviluppo. Il museo antropologico è bello e illuminante per conoscere e comprendere il passato del paese e dei popoli che ho incontrato e incontrerò. Passeggiare per Las Peñas, il quartiere vecchio, è piacevole, il mallecon ricorda Barcellona, ma sembra un innesto, innaturale. Anche se, dopo nove giorni di viaggio e riflettendo su quello che mi aspetta, mi chiedo cosa sia innaturale qui: anche questa metropoli, così antropica e brulicante di vinti e vincitori, non ha forse un suo senso evolutivo? Involutivo? Non c’è niente da fare, la città confonde le idee. Qualcosa mi dice che quando sarò nella selva la smetterò di farmi tante domande e mi sentirò un’imbranata occidentale nel magico mondo degli animali e delle piante.

    10° giorno: MACHALA/CUENCA

    Machala è una cittadina, bruttina, persa tra le sterminate piantagioni di banane della provincia de El Oro: l’oro giallo delle miniere, l’oro verde delle pianure. Sono qui per rincontrare Marco, il responsabile del “Banana Tour”, organizzato da Asoguabo, un’associazione di piccoli produttori di banane che grazie al commercio equo hanno trovato la stabilità e lo strumento per confrontarsi con le multinazionali, agguerrite, del settore. Marco mi accompagna alle piantagioni, pranzo a base di banane e banane baby, platani fritti, lessi e bolliti, e nel pomeriggio parto per Cuenca. La bellissima Cuenca, la città in cui mi sento a casa, a casa di Pato, un vulcanico amico che, dopo anni trascorsi nella selva con gli Shuar, ora vive qui e lavora nei villaggi della zona per promuovere l’utilizzo di fertilizzanti minerali, “polvere di pietre”, in sostituzione a quelli chimici. Sapevo che il licor de manzana non sarebbe mancato!

    11° giorno: CUENCA/INGAPIRCA

    Dopo una colazione a base di humitas si parte per Ingapirca, città dell’incontro scontro tra gli autoctoni Cañari e gli Inca, città della luna prima e poi del sole. Mi accompagna Santiago, della comunità di Kuya Llakta, mangio con lui e con un gruppo di turisti all’aria aperta: altro che pic-nic, la “pampa mesa” che ci apparecchiano sull’erba è un trionfo di colori, cuy, riso, verdure. Santiago mi racconta degli sviluppi del progetto di turismo comunitario, osservo i lavori di costruzione del nuovo ostello, tutto in "adobe" (mattoni di terra) e dopo un giro in treno e uno a cavallo, rientro a Cuenca per godermi una serata d’andina mondanità: cenetta, bar, disco bar.

    12° giorno: MACAS

    Partenza per Macas, nel cuore dell’Amazzonia, per l’incontro con la comunità Shuar, uno dei più studiati e leggendari gruppi amazzonici. Una lunga storia di sopravvivenza e difesa contro i tentativi d’invasioni con la nomea di tagliatori di teste (forse sono peggio quelli moderni in giacca e cravatta…), gli Shuar sono ospitali e tutt’altro che selvaggi, quando al termine si voglia dare una connotazione dispregiativa. Qui, nella selva, la prospettiva del viaggiatore occidentale s’inverte bruscamente: eccomi, ignara del nome della più insignificante pianta, cullata dalla notte e dai rumori dell’Amazzonia.

    13° giorno: MACAS/BAÑOS

    Il mattino ha l’oro in bocca, poco prima dell’alba ci si sveglia e si parte per l’escursione nella selva… Eccomi trasformata: stivali da pioggia sopra il ginocchio, il giubbetto arancio di salvataggio, il repellente… Strategie di adattamento. Loro, gli Shuar, non ne hanno bisogno. Mi accompagnano nel loro mondo, verde, proliferante di piante, colori, profumi, sapori. È un mondo in equilibrio, governa la natura. Ci si cura con le piante, ci si muove a piedi o in canoa. Visito l’orto botanico, mangio con Shuar, ascolto, incontro lo sciamano. Quando parto per Baños sono ancora confusa, l’aria di montagna mi farà bene. Ande, andale!

    14° giorno: BAÑOS/QUITO

    Le terme di Baños sono divertenti, sicuramente caratteristiche! Ma a Baños c’è di tutto per il turista montano: rafting, arrampicata, bicicletta, cayak? Io ho voglia d’aria e vento in faccia, scendo in bicicletta sulla strada verso Puyo, mi tuffo nelle cascate, pedalo, pedalo, pedalo (parentesi: alto che lo spinning in palestra) e poi crollo stremata e felice sul pulmino che mi porterà a Quito, a casa.

    15° giorno: QUITO

    Dolce dormire, rico mangiare. Mi preoccupo solo di ritirare il bucato e di arrivare in aeroporto in orario, l’ultimo breve spostamento su quattro ruote e poi Galapagos! Mare, natura, relax! Ne sentivo il bisogno. Si paarteeee!

    16° giorno: SANTA CRUZ

    Capitale dell’isola, Puerto Ayora, dove si trova la Estacion Darwin, centro di studio e investigazione sulle giganti tartarughe terrestri, 400 kg di rettili, pacifici, come l’oceano… Bahia Tortuga a soli 2 km dalla città è meravigliosa, cammino sulla sabbia bianchissima, mi tuffo nell’acqua limpidissima, avvisto pesci coloratissimi, mangio benissimo. Superlativo assoluto.

    17° giorno: FLOREANA

    Crociera all’isola di Floreana! Mi aspetto il paradiso decritto nei diari della spedizione dei Mini Darwin alle Galápagos e lo trovo. Spiaggia verde olivina (minerale vulcanico), farfalle, fenicotteri e leoni marini. Attraversando l’isola si giunge a una laguna calda di sole dove si possono osservare i famosi fringuelli di Darwin e poi… splash! La corona del diavolo è l’ombelico del mondo!

    18° giorno: SANTA FÉ

    Santa Fé è quasi completamente ricoperta da una foresta di strani cactus giganti: è il regno delle iguana di terra e delle otarie. Circondata da acque cristalline in cui nuotare tra otarie, tartarughe marine, pesci chirurgo, pappagallo e “sergentemaggiore”, è il giusto premio di una lunga traversata. Solo che in barca si pensa, e penso che il ritorno si approssima, penso agli Epera, al viaggio, e l’idea che ci saranno altre partenze e ritorni mi fa sorridere. Per cena, cheviche. Capisco perché Fabio ha vissuto qui per tanti anni.

    19° giorno: SANTA CRUZ

    Sole, sale e isole. Guardo il mare dall’alto dei vulcani gemelli di Santa Cruz, disfruto di ogni raggio di sole sino a sera canticchiando “No soy de aqui ni soy de alla”. Domani rientro, a Milano pioverà di certo! Canta che ti passa!

  2. Turisti Per Caso.it
    , 23/3/2010 11:40
    Sulle orme di Darwin e Von Humboltd prima e degli “Evoluti per Caso” poi, di nuovo in viaggio alla riscoperta dell’Ecuador! Dalle Ande alle Galapagos passando per la selva, venti giorni di viaggio per scoprire i mille volti dell’Ecuador e incontrare la comunità Epera, destinataria del progetto "Una scuola per gli Epera", promosso da Progeo, dall’Alma Mater Studiorum Università di Bologna e dai Velisti per Caso”
    Info: <u><a href="http://www.pro-geo.org/eperatour.html" target="_blank" rel="nofollow">http://www.pro-geo.org/eperatour.html</a></u>

    <h3><b>1° e 2° giorno: QUITO, sempre bellissima!</b></h3>
    Tornare a Quito e sentirsi a casa è strano, capita ai viaggiatori che ritornano, anche se è solo un’impressione. La capitale che riassume in sé l’Ecuador, con la sua zona nuova, dei locali e delle università, e quella vecchia e creola, la città delle chiese e i saliscendi, riserva sorprese, nuovi sguardi ed incontri. Quito è sempre affascinante, sempre alta e grandissima: dal Panecillo, a fianco della sua grigia vergine, se il cielo è azzurro si gode di un’ottima vista. A Quito vive <b>Fabio Tonelli</b>, insostituibile e vulcanica <a href="http://www.tonellitours.net/pages/redazione.html" target="_blank" rel="nofollow">guida dei nostri viaggi in Ecuador</a> e c’è la sede del <b>CEPESIU</b>, centro di promozione e impiego che si occupa di microcredito per i piccoli artigiani ecuadoriani, visitato da Patrizio, Valeria, Emanuele e la troup di “Evoluti per Caso” nel 2007 (<a href="http://www.velistipercaso.it/cronaca/default.asp?id=1798" target="_blank" rel="nofollow">leggi il diario</a>). A Quito è sempre primavera, io passeggio, mi ambiento mangiando italiano a casa di Fabio, faccio un salto alla libreria indigenista Aby Ayala e mi preparo all’ascesa del Cotopaxi.

    <h3><b>3° giorno: COTOPAXI </b></h3>
    5897 metri di altezza: si dice che il Cotopaxi sia il vulcano attivo più alto del mondo, di certo è alto. Sulle altitudini di quella che Alexander von Humbold chiamava la "via dei vulcani", ci si sente piccoli e si appercepiscono i misteri della crosta terreste. Si può salire in macchina fino ai 4200, e poi su, camminando, fino al rifugio Rivas, quota 4800. Un’esperienza mozzafiato!

    <h3><b>4° giorno: MITAD DEL MUNDO/OTAVALO</b></h3>
    Per raggiungere Otavalo da Quito si attraversa l’equatore, una città sotto e l’altra sopra. Nel mezzo: Mitad del Mundo. Un monumento testimonia il passaggio e frena l’emozione: bello certo non è, ma una visita sembra essere d’obbligo, fosse solo per poterlo dire: “Ci sono stato!”. I visitatori sono tantissimi, ogni giorno, ma la zona circostante non beneficia come potrebbe, per questo l’associazione ACRA sta lavorando al progetto di sviluppo delle comunità locali “<a href="http://www.acra.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=231&amp;Itemid=362" target="_blank" rel="nofollow">Turismo contro Povertà</a>”.
    Otavalo invece, famosa per il suo fiorente mercato indigeno, è il luogo perfetto per godere della vita andina, mangiare trota o cuy e
    perdersi nei colori di ponchos, tappeti, collane, gonne, tessuti. Gli
    indios otavaleños urbanizzati sembrano proprio avere conquistato il loro spazio nella microeconomia locale e un’identità nuova, un mix di abiti tradizionali e inglese perfetto. A Otavalo visito l’ospedale transculturale Jambi Huasi (in Quechua "casa della salute"), diretto dalla dott.ssa Miryam Conejo, che riunisce professionisti della medicina accademica occidentale con figure della medicina tradizionale locale, come la fregadora e lo sciamano. A Otavalo incontro Suor Victoria, antropologa e referente del progetto “<a href="http://www.pro-geo.org/scuolaepera.html" target="_blank" rel="nofollow">Una scuola per gli Epera</a>”. Tra due giorni visiterò la comunità.



    <h3><b>5° giorno: EL ANGEL/MASCARILLAS/IBARRA</b></h3>
    Il parco naturale di El Angel è una meraviglia per gli occhi. Il paramo si estende a perdita d’occhio, tra le nuvole basse spunta una laguna, attorno i fraylejones. Scientificamente appartengono alla famiglia delle margherite, ma sembrano piuttosto dei grassi tronchetti della felicità, hanno qualcosa di magico, come tutto il resto. Di strada per il <i>paramo</i> una sosta nella Valle del Chota, un paradiso verdeggiante tra i rossi e secchi altipiani, per visitare la comunità nera di Mascarillas, un paese di poche <i>quadras</i>, titaniche donne nere dai vestiti colorati, case di terra e di cemento, strade sterrate, polvere e campi tutt’intorno. La vendita delle maschere e il microcredito qui stanno portando a risultati concreti: il panificio, il campo estivo per i bambini, l’ostello. La colonialissima e bianca Ibarra colpisce per l’ordine e il silenzio: clima mite, piccoli ristoranti, chiese e gente che passeggia per il centro. Un altro mondo, casigliano, a pochi chilometri da Mascarillas e Otavalo, sempre in Ecuador.

    <h3><b>6° giorno SANTA ROSA/CUMILINCHE</b></h3>
    Il viaggio per Santa Rosa è lungo, si parte prestissimo da Ibarra e si attraversa una foresta che cambia continuamente per poi trasformarsi in selva, umida, spessa. Dal porto della nera Borbon, luogo di scambio delle più varie mercanzie affollato di voci e sguardi, si raggiunge Santa Rosa degli Epera in lancia, risalendo le acque lente e scure del Cayapas. Il molo è la porta di Santa Rosa, non serve bussare, gli Epera ci vedono arrivare e ci vengono incontro a braccia aperte. Dalla collina sovrastante il villaggio si vede il fiume, penso: “Qui sarà costruita la nuova scuola di Santa Rosa”. Dalle speranze al progetto: gli studenti del laboratorio di architettura tecnica dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna hanno elaborato i disegni per la nuova scuola del villaggio e il lavoro di ingegnerizzazione procede. Il progetto c’è, ci sono le guide dei Turisti per Caso, che ci sostengono, c’è Fabio, che ha deciso di devolvere la quota di iscrizione dei quanti viaggiano con la Galapagos Natural Paradise alla costruzione della scuola, e ci sono poi i turisti che arriveranno qui accompagnati da noi di Progeo.

    Dalla prossima estate partiranno infatti i <b>primi viaggi responsabili in Ecuador</b>, gli EperaTour, <a href="http://www.pro-geo.org/eperatour.html" target="_blank" rel="nofollow">organizzati da Progeo con la collaborazione di Fabio e del Genio del Bosco</a>. L’idea? Permettere ai turisti di viaggiare in Ecuador per gli Epera, di visitare Santa Rosa e offrire così una possibilità di sviluppo alla comunità. Tre anni fa, quando Patrizio e la troupe dell’Università di Milano Bicocca li aveva incontrati per la prima volta, gli Epera avevano espresso proprio questo desiderio:<b> svilupparsi attraverso il turismo</b>. L’EperaTour ci sembra un buon mezzo per realizzarlo. Io sono qui per questo, sono la <b>prima turista</b>, sperimento! È emozionante! Dormire a Santa Rosa ora non è possibile, a Borbon sconsigliabile. Il viaggio verso le località balneari della costa nord non è breve, ma le cabañas di Cumilinche, in riva all’oceano, immerse nel verde, sono un perfetto approdo.

    <h3><b>7° giorno: CUMILINCHE/PUERTO LOPEZ </b></h3>
    La meravigliosa e incontaminata spiaggia di Cumilinche è un'oasi di tranquillità. Acqua cristallina, amache stese sotto le palme, sole, tanto sole, un parco naturale intorno e pranzi a base di pesce marinato e succo di limone. Punta Galera, poco distante, è un villaggio di pescatori che sembra uscito da un libro di Marquez, semplicemente <i>realmeravilloso</i>! Puerto Lopez invece, che raggiungo in serata munita di un autentico panama comprato durante il viaggio, nonostante non sia proprio una città, è molto più turistica e reale, perfetta per una serata sulla spiaggia a ritmo di salsa.

    <h3><b>8° giorno: PUERTO LOPEZ </b></h3>
    La Playa de los Frailes vicinissima a Puerto Lopez è bellissima, per raggiungerla a piedi si attraversa una macchia fitta e secca secca di sole. Qui è tutto vivo, anche se non sembra, sembra un altro pianeta o la Barbagia, vivo e popolato da moltissime specie di uccelli da documentario: si lasciano avvicinare, si tuffano tra gli scogli per pescare. L’Isla de la Plata, raggiungibile in barca da Puerto Lopez, è la prosecuzione del sogno: un’isola d’argento a un’ora di onde e cetacei! L’incontro con le balene è sempre emozionante per chi non soffra il mare! Io lo amo, nuoto tra i pesci e mi preparo alle barriere delle Galapagos.

    <h3> <b>9° giorno: GUAYAQUIL </b></h3>
    Guayaquil è una metropoli moderna in perfetto stile latinoamericano: 3 milioni di abitanti, contrasti e calura, cultura, miseria e sviluppo. Il museo antropologico è bello e illuminante per conoscere e comprendere il passato del paese e dei popoli che ho incontrato e incontrerò. Passeggiare per Las Peñas, il quartiere vecchio, è piacevole, il <i>mallecon</i> ricorda Barcellona, ma sembra un innesto, innaturale. Anche se, dopo nove giorni di viaggio e riflettendo su quello che mi aspetta, mi chiedo cosa sia innaturale qui: anche questa metropoli, così antropica e brulicante di vinti e vincitori, non ha forse un suo senso evolutivo? Involutivo? Non c’è niente da fare, la città confonde le idee. Qualcosa mi dice che quando sarò nella selva la smetterò di farmi tante domande e mi sentirò un’imbranata occidentale nel magico mondo degli animali e delle piante.

    <h3><b>10° giorno: MACHALA/CUENCA </b></h3>
    Machala è una cittadina, bruttina, persa tra le sterminate piantagioni di banane della provincia de El Oro: l’oro giallo delle miniere, l’oro verde delle pianure. Sono qui per rincontrare Marco, il responsabile del “Banana Tour”, organizzato da <a href="http://www.asoguabo.com.ec/index.html" target="_blank" rel="nofollow">Asoguabo</a>, un’associazione di piccoli produttori di banane che grazie al commercio equo hanno trovato la stabilità e lo strumento per confrontarsi con le multinazionali, agguerrite, del settore. Marco mi accompagna alle piantagioni, pranzo a base di banane e banane baby, platani fritti, lessi e bolliti, e nel pomeriggio parto per Cuenca. La bellissima Cuenca, la città in cui mi sento a casa, a casa di Pato, un vulcanico amico che, dopo anni trascorsi nella selva con gli Shuar, ora vive qui e lavora nei villaggi della zona per promuovere l’utilizzo di fertilizzanti minerali, “polvere di pietre”, in sostituzione a quelli chimici. Sapevo che il licor de manzana non sarebbe mancato!

    <h3><b>11° giorno: CUENCA/INGAPIRCA</b></h3>
    Dopo una colazione a base di <i>humitas</i> si parte per Ingapirca, città dell’incontro scontro tra gli autoctoni Cañari e gli Inca, città della luna prima e poi del sole. Mi accompagna Santiago, della comunità di Kuya Llakta, mangio con lui e con un gruppo di turisti all’aria aperta: altro che pic-nic, la “pampa mesa” che ci apparecchiano sull’erba è un trionfo di colori, cuy, riso, verdure. Santiago mi racconta degli sviluppi del progetto di turismo comunitario, osservo i lavori di costruzione del nuovo ostello, tutto in "adobe" (mattoni di terra) e dopo un giro in treno e uno a cavallo, rientro a Cuenca per godermi una serata d’andina mondanità: cenetta, bar, disco bar.

    <h3><b>12° giorno: MACAS</b></h3>
    Partenza per Macas, nel cuore dell’Amazzonia, per l’incontro con la comunità Shuar, uno dei più studiati e leggendari gruppi amazzonici. Una lunga storia di sopravvivenza e difesa contro i tentativi d’invasioni con la nomea di tagliatori di teste (forse sono peggio quelli moderni in giacca e cravatta…), gli Shuar sono ospitali e tutt’altro che selvaggi, quando al termine si voglia dare una connotazione dispregiativa. Qui, nella selva, la prospettiva del viaggiatore occidentale s’inverte bruscamente: eccomi, ignara del nome della più insignificante pianta, cullata dalla notte e dai rumori dell’Amazzonia.

    <h3><b>13° giorno: MACAS/BAÑOS</b></h3>
    Il mattino ha l’oro in bocca, poco prima dell’alba ci si sveglia e si parte per l’escursione nella selva… Eccomi trasformata: stivali da pioggia sopra il ginocchio, il giubbetto arancio di salvataggio, il repellente… Strategie di adattamento. Loro, gli Shuar, non ne hanno bisogno. Mi accompagnano nel loro mondo, verde, proliferante di piante, colori, profumi, sapori. È un mondo in equilibrio, governa la natura. Ci si cura con le piante, ci si muove a piedi o in canoa. Visito l’orto botanico, mangio con Shuar, ascolto, incontro lo sciamano. Quando parto per Baños sono ancora confusa, l’aria di montagna mi farà bene. Ande,<i> andale</i>!


    <h3><b>14° giorno: BAÑOS/QUITO</b></h3>
    Le terme di Baños sono divertenti, sicuramente caratteristiche! Ma a Baños c’è di tutto per il turista montano: rafting, arrampicata, bicicletta, cayak? Io ho voglia d’aria e vento in faccia, scendo in bicicletta sulla strada verso Puyo, mi tuffo nelle cascate, pedalo, pedalo, pedalo (parentesi: alto che lo spinning in palestra) e poi crollo stremata e felice sul pulmino che mi porterà a Quito, a casa.

    <h3><b>15° giorno: QUITO</b></h3>
    Dolce dormire, <i>rico</i> mangiare. Mi preoccupo solo di ritirare il bucato e di arrivare in aeroporto in orario, l’ultimo breve spostamento su quattro ruote e poi Galapagos! Mare, natura, relax! Ne sentivo il bisogno. Si paarteeee!

    <h3><b>16° giorno: SANTA CRUZ</b></h3>
    Capitale dell’isola, Puerto Ayora, dove si trova la Estacion Darwin, centro di studio e investigazione sulle giganti tartarughe terrestri, 400 kg di rettili, pacifici, come l’oceano… Bahia Tortuga a soli 2 km dalla città è meravigliosa, cammino sulla sabbia bianchissima, mi tuffo nell’acqua limpidissima, avvisto pesci coloratissimi, mangio benissimo. Superlativo assoluto.

    <h3><b>17° giorno: FLOREANA</b></h3>
    Crociera all’isola di Floreana! Mi aspetto il paradiso decritto nei diari della spedizione dei <a href="http://medialab.sissa.it/minidarwin/diario10.html" target="_blank" rel="nofollow">Mini Darwin alle Galápagos</a> e lo trovo. Spiaggia verde olivina (minerale vulcanico), farfalle, fenicotteri e leoni marini. Attraversando l’isola si giunge a una laguna calda di sole dove si possono osservare i famosi fringuelli di Darwin e poi… splash! La corona del diavolo è l’ombelico del mondo!

    <h3><b>18° giorno: SANTA FÉ </b></h3>
    Santa Fé è quasi completamente ricoperta da una foresta di strani cactus giganti: è il regno delle iguana di terra e delle otarie. Circondata da acque cristalline in cui nuotare tra otarie, tartarughe marine, pesci chirurgo, pappagallo e “sergentemaggiore”, è il giusto premio di una lunga traversata. Solo che in barca si pensa, e penso che il ritorno si approssima, penso agli Epera, al viaggio, e l’idea che ci saranno altre partenze e ritorni mi fa sorridere. Per cena, <i>cheviche</i>. Capisco perché Fabio ha vissuto qui per tanti anni.

    <h3><b>19° giorno: SANTA CRUZ</b></h3>
    Sole, sale e isole. Guardo il mare dall’alto dei vulcani gemelli di Santa Cruz, disfruto di ogni raggio di sole sino a sera canticchiando “<i>No soy de aqui ni soy de alla</i>”. Domani rientro, a Milano pioverà di certo! Canta che ti passa!