La “Città di feltro”, dalla sterminata distesa di migliaia e migliaia di ger – la tradizionale tenda dei nomadi mongoli, fatta, appunto di feltro –, l'Ikh Khuree o “Il grande campo”: una città che non esisteva, un compromesso tra l'anima nomade di un popolo, abituato a scorrazzare liberamente per gli ampi spazi delle immense steppe dell'Asia Centrale e della Siberia, e un regime – quello comunista – che necessitava di città e operai per imporre il proprio dominio. Questo era Ulaanbaatar. Almeno fino a ieri. Oggi, è una capitale di livello ...