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Miami... e vai (s)!!!

Si tratta di un viaggio in auto di una settimana tra Miami, le everglades e le Florida Keys

  • di motta d.
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Era un po’ di tempo che volevo andare a Miami, una città di cui ho letto e sentito parlare molto (Miami vice, C.S.I. Miami, Scarface ecc.), con un’anima protesa in parte verso la allegra e rilassata atmosfera caraibica e in parte verso il frenetico e ipertecnologico stile "made in U.S.A.". E già che c’ero ne ho approfittato anche per fare un giro sulle Florida Keys. Il viaggio, prenotato tutto con internet (aereo, albergo e auto a noleggio per un totale di 1126 €) sul sito di expedia, comincia all’aeroporto di Milano Malpensa la sera del 12/02. Da qui parte alle 19:30 il volo che in 2 ore mi porterà a Madrid, la capitale spagnola, dove il mattino dopo parte l’aereo che in circa una decina di ore arriverà a destinazione. Prima di partire però un piccolo inconveniente: mi manca il modulo ESTA (Electronic System for Travel Authorization). Sarebbe l’equivalente di quel questionario che a volte ti fanno compilare a bordo prima di atterrare chiedendoti se sei un terrorista, se sei mai stato arrestato, se hai malattie infettive ecc. Per fortuna però riesco a farmelo fare in aeroporto pagando ben 45 € e 15 dollari americani. Cominciamo bene !!

PRIMO GIORNO (DOMENICA)

L’aereo atterra a Miami nel pomeriggio con circa un ora di ritardo e dopo le sfibranti formalità doganali (metal detector vari, impronte digitali, foto) riesco a prendere lo shuttle (gratuito) che mi porta dove si ritirano le auto a noleggio. Noto con stupore che la commessa non degna di uno sguardo la patente internazionale (costatami tra tutto circa 65 €) che invece dovrebbe essere obbligatoria, mentre si interessa solo a quella originale italiana, facendo commenti sarcastici sulla mia foto di 20 anni prima. L’auto non è certo la city car che mi aspettavo ma una stupenda chevrolet bianca, una berlina, dotata di tutti i confort. D’altronde questo è il tipo di vettura più comune da queste parti, oltre agli immancabili S.U.V. Tra cui troneggia l’HUMMER, il re dei fuoristrada. Il primo impatto con le "higway" americane è buono: il traffico non è caotico come me l’aspettavo, ma ordinato e scorrevole e il limite delle 55 miglia è piuttosto elastico in realtà. La segnaletica in compenso è alquanto scarsa e decisamente insufficiente, come avrò modo di sperimentare anche in futuro. Arrivo a South Beach verso le 18:30 e, dopo circa 20 minuti di ricerca, eccomi giunto in albergo: il princess Ann hotel, giusto sulla Collins avenue, una parallela della celeberrima Ocean Drive. L’hotel non è certo di lusso e non può competere con quelli extra moderni della vicina Miami Beach, ma ha un certo fascino "retrò" che mi colpisce; la camera è spaziosa e le lenzuola pulite. Non mi serve altro. Appena sistematomi in camera si presenta il problema del parcheggio: dove lasciare la macchina per la notte? In zona non esistono parcheggi liberi ma solo a pagamento o riservati ai residenti, mentre i garage vogliono dai 20 ai 25 dollari al giorno. Adesso capisco perché costa poco noleggiare un’auto: si rifanno sui parcheggi. Per fortuna dietro al mio hotel c’è un’area in cui ci sono dei lavori in corso che al tramonto vengono interrotti per poi riprendere il mattino dopo, consentendomi così di parcheggiare la macchina senza spendere un dollaro. Risolto il problema del posteggio per la prima sera a south beach mi limito a fare una lunga passeggiata lungo Ocean Drive, ammirandone il colpo d’occhio degli hotel tutti illuminati, fino a Lincoln Road, una via esclusivamente pedonale dove si trovano la maggior parte dei locali e dei ristoranti, in uno dei quali mi fermo a mangiare. Constato con piacere che, malgrado la mondanità del luogo, i prezzi sono alquanto contenuti e per una zuppa di pollo, un secondo piatto a base di pesce e un caffè me la cavo con poco più di 25 dollari. Sarà merito del cambio favorevole. Sulla strada dl ritorno entro in un negozio di souvenir, giusto per avere un idea di cosa regalare ai vari amici e parenti e soprattutto di quanto mi verrà a costare. La scelta è davvero vasta: magliette di tutti i generi e stili, cappellini, stampe, soprammobili, portaceneri e soprattutto bellissimi animaletti di ceramica (di cui vado matto) che in precedenza ho trovato solo in Spagna, il tutto a prezzi assolutamente abbordabili. Si, indubbiamente la scelta sarà difficile. Alla fine della passeggiata rientro in albergo per la mia prima notte di sonno in territorio americano

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