Filippine, le isole sospese nel tempo

Più di settemila isole, acque color smeraldo tra insenature di roccia nera, foreste vergini, terrazze di riso ed echi coloniali

  • di fedina
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Perchè proprio nelle Filippine?

Perchè ho voglia di un bel mare caldo e là ci sono 7000 isole circondate da acque cristalline e fondali come giardini.

Questa la breve conversazione che generalmente scaturiva nel momento in cui annunciavo la destinazione del mio imminente viaggio. Alle volte poi seguiva anche un ”Giovidì Signò”, citando Ariel, il (non) filippino più famoso in Italia interpretato da Marco Marzocca.

Effettivamente, ad eccezione delle splendide spiagge delle oltre 7000 isole che compongono l’arcipelago filippino, non sapevo molto di più di questo Paese, ma sono partita così, una volta tanto senza preparazione, pronta a scoprire il mio viaggio giorno per giorno.

Così dopo parecchie ore di volo, inframmezzate da uno scalo nel terrificante aeroporto di Ryhad, arrivo a Manila nel tardo pomeriggio. C’è una temperatura di oltre 40° ad accogliermi, imparo in quel momento che il mese d’Aprile è considerato il più caldo nelle Filippine.

Cambio un po’ di denaro scoprendo che non accettano banconote inferiori ai 50 €, pena un tasso di cambio più svantaggioso. Acquisto una Sim card e 600 PhP di traffico realizzando che sul mio telefono “immatricolato” nel 2005 non funziona, perdo quasi istantaneamente il tutto dopo aver discusso con la signora che me la ha venduta e che non intende restituirmi proprio niente! La stanchezza, il caldo e l’indigesto cibo dell’aereo minano la mia lucidità.

Salgo su un van prenotato dall’Italia che viaggiando tutta la notte su una strada impossibile mi condurrà a Banue nella parte nord dell’isola di Luzon. Impossibile anche solo pensare di dormire: la strada è un susseguirsi di dossi e buche, c’è un traffico incredibile per essere notte ed i sorpassi dell’autista ma anche dei mezzi che ci vengono incontro tolgono letteralmente il respiro. Impieghiamo otto ore per percorrere all’incirca 350 Km.

Banaue

Banaue mi accoglie sonnolenta (arrivo alle 6.30 del mattino) e immersa nella nebbia. Appoggio i bagagli in camera, colazione veloce e poi via per il trekking di otto ore tra le risaie, dopo due notti consecutive insonni, trascorse rispettivamente in aereo ed in van.

Tappa al mercato del Paese per acquistare la frutta con cui pranzerò; salgo quindi su un Jepney che percorrendo una strada completamente sterrata in circa un’ora mi porta all’inizio del trekking delle Batad Rice Terrace.

Banaue, così come Batad è sinonimo di “Terrazze di riso”, la principale differenza tra le due località, sta nel fatto che mentre a Banaue i muretti delle risaie sono costruiti con il fango, a Batad sono fatti invece di pietra. Il paesaggio è un saliscendi di gradoni tappezzati di verde che nel periodo Aprile-Maggio raggiunge le tonalità più intense. La particolarità è che sono state create più di 2000 anni fa dalla popolazione degli Ifugao. I terrazzamenti, dichiarati patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, si trovano a circa 1500 metri di altezza e coprono una superficie di oltre 10.00 metri quadri. Un vero spettacolo per gli occhi, un riuscito esempio di armonia tra la natura e l’operato dell’uomo. Francamente ero dubbiosa se arrivare fino qui per vedere le risaie che già in passato avevo potuto ammirare in altri Paesi asiatici, primo fra tutti l’Indonesia. Dubbio risolto: qua sono decisamente un’altra cosa.

Dalle risaie, affrontando una salita di 700 gradini (gradoni per la precisione) si arriva alle Tappia Waterfall, cascate alte una trentina di metri, dove è possibile rinfrescarsi nelle acque gelide o semplicemente recuperare parte delle fatiche compiute

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