Off Road, per il Sulcis Iglesiente

  • di FraRove
    pubblicato il

Il secondo giorno lo dedichiamo a divertenti percorsi off road. Impostiamo la trazione della nostra Sedici in modalità “Lock” e sfruttiamo tutta la potenza della nostra 4X4. Ci dirigiamo verso la città fantasma di Seddas Moddizzis, un sito di archeologia industriale dove si trovano i resti di un insediamento minerario abbandonato. La strada è dissestata ma il nostro piccolo SUV si mangia i chilometri senza difficoltà, mi stupisco di quanto siamo stabili e comodi dentro l’abitacolo nonostante le condizioni della strada. È davvero divertente! Mi improvviso modella, anzi Modella-per-Caso in questo set d’eccezione, intorno a noi il verde bruciato delle piantagioni di mirto e lentisco si contrappone al rossiccio della terra polverosa che alziamo passando con la nostra Sedici. Il sole è ormai alto sopra le nostre teste e la calura si fa sentire, proseguiamo quindi, ancora off road, ma lungo la più ventilata costa, in direzione Porto Flavia.

Il percorso è meraviglioso, si affaccia sul mare dai colori mozzafiato e sull’imponente Pan di Zucchero, il faraglione che si erge a pochi metri dalla riva e che, con i suoi 133 metri di altezza, è uno dei più grandi e imponenti d’Europa. In prossimità dell’ingresso di porto Flavia ci sono due belle spiagge con due piccoli bar. Noi abbiamo pranzato proprio in uno di questi ma i panini sono pre-confezionati, non li consiglierei per una famiglia con bambini.

Nel pomeriggio affronto per la seconda volta in due giorni la mia claustrofobia e mi addentro nei cunicoli di Porto Flavia. Il percorso è di circa 1km, al termine del quale si fuoriesce in un piazzale assolato che si affaccia direttamente sul Pan di Zucchero: molto suggestivo! Anche in questo caso la nostra guida è molto esperta e passionale, ci fa ben comprendere che ci troviamo all’interno di un sito unico nel suo genere: questo infatti è stato un vero e proprio porto costruito su una scogliera a picco sul mare! Complessi sistemi di nastri trasportatori all’interno di un intricato sistema di gallerie e bracci meccanici, riuscivano ad arrivare sino all’interno delle stive delle navi, un capolavoro di ingegneria ancora più apprezzabile se si pensa risale ai primi anni venti del secolo scorso.

Il tour dura circa un paio d’ore, al termine delle quali mi sono davvero guadagnata un bel bagno ristoratore. Sono molto soddisfatta di essere riuscita a completare una visita così interessante ma decisamente questi ambienti cavernosi non fanno per me! Tornati in hotel, una buona cena a base di cozze, anguilla e seadas è il giusto preludio per un sonno ristoratore.

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