Andiamo a vedere l'Everest

Viaggio in Nepal, per un trekking attraverso i piccoli paesi di montagna fino ai 5500 metri del balcone sulla montagna più alta del mondo

  • di zingarosardo
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro

Incrociamo tanti trekkers e portatori, la nostra curiosità è soprattutto su questi piccoli lavoratori che con grandissima fatica portano nei villaggi riso, patate, acqua, coca-cola, pasta, carne per un euro ogni dieci chili. Portano bombole, pareti di legno, chiodi, lamiere, tubi, carta igienica. Tutto in spalla, caricato dentro dei grossi cesti di vimini, gerle, di forma trapezoidale con la base minore in basso, la merce viene caricata fin ben oltre il culmine ma sempre in perfetto equilibrio. Quasi tutti fanno uso di una fascia: i due estremi sono legati ciascuno ai lati del cesto, la parte centrale larga circa dieci centimetri aderisce alla fronte, quindi trasportano il peso non solo con la forza delle gambe, della schiena, delle spalle, ma anche con i muscoli del collo e la testa. Il peso è distribuito su tutto il corpo, dalla testa ai piedi. Mi vien da pensare al loro scheletro, alla loro colonna vertebrale che immagino quasi un unico elemento, elastico, le vertebre schiacciate fra di loro. Molti sono solitari nella fatica, altri, soprattutto giovanissimi li vedi in gruppo, magari fermi ai riposi lungo il tracciato, sorridendo fra loro con il sudore che cala dal viso, c'è chi è anche, ovviamente, sovrastato dalla fatica, li colgo in smorfie di spossatezza. Altri ancora con il carico addosso si sfidano in piccoli scatti, a chi arriva prima in cima, per giocare e prendersi in giro si spostano il carico per sbilanciarsi a vicenda. E non gli manca a molti di loro lo smartphone, si chiamano per segnalarsi nei posti, forse chiamano la mamma, la fidanzata o il proprio capo.

Prima sosta e primo impatto con il cibo in un piccolo lodge di Chheplung, a metà strada.

Verifichiamo con la guida Pasang il tragitto che faremo in questi giorni, lui aveva ancora in mano il primo itinerario che ci aveva proposto Nima dell'agenzia, e che prevedeva il giro dei Tre Passi. Itinerario che però avevamo bocciato perchè troppo lungo per i giorni a disposizione. Quando gli dico che invece vogliamo fare quello più breve con solo il uno dei tre passi (il Cho La Pass) lo sguardo del nostro portatore Namgel si fa molto più sollevato! Pasang è d'accordissimo.

Arriviamo a Phakding verso le due del pomeriggio, secondo il programma ci saremmo potuti spingere fino a Mojo per accorciare il percorso del giorno dopo, come tempi ci saremmo stati dentro. Ma Pasang dice che oggi dormiamo la. Agli ordini. Alla fine per noi va bene lo stesso, e il piccolo paese ci piace. Ci sono alcuni bar con forte musica che esce dalle finestre aperte, lunga la strada i negozi mostrano il colorato vestiario da montagna, ovviamente contraffatto, piccoli tea-shop, galline e pulcini nella polvere, un cavallo, una o due mucche che vagano, donne che lavorano la farina, scene di vita quotidiana, bambini che si rincorrono e si arrampicano sulle rocce, vestiti stesi, piumoni ad asciugare sui muretti a secco, escrementi in essiccazione per carburare le stufe delle case e dei lodge. In fondo al paese anche un bel campo quasi piano, trasformato in un campo da calcio senza confini, un pallone e dei bambini che lo usano in una sfida tutti contro tutti, azioni infinite, rincorse, dribbling e mai nessun tiro in porta, perchè nel loro gioco il fine ultimo non è il gol, ma tenere il più possibile la palla.

Torniamo anche noi al nostro obiettivo del pomeriggio, cioè il bar di Bob Marley, per la nostra prima "sherpa beer", in lattina da mezzo litro, dolce e saporita è la migliore del Nepal, molto meglio della semplice Everest. Sulle note di One Love e Redemption Song inanelliamo una serie di imbarazzanti partite a biliardo cercando, con stecche storte più delle nostre mani, di buttare a fatica le palle in buca mentre rotolano in un tappeto verde scolorito e incrinato

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