Vieni a prendere un caffè con Lucy

È nato prima l’uomo o la tazzina? Syusy ci racconta il suo viaggio in Etiopia

 

Che ne diresti di andare a fare un viaggio organizzato per dei tour operator in Etiopia?” Questa la proposta che mi è arrivata qualche tempo fa. Il viaggio dura solo pochi giorni, ma parteciperanno esperti di turismo a vario livello, ospitati da Ethiopian Airlines e da una famiglia proprietaria di diversi alberghi nelle destinazioni più belle del Paese. Se penso all’Etiopia mi vengono in mente brandelli d’informazioni: Addis Abeba, Hailé Selassié, il Negus, il famigerato Menghistu, la stele di Axum, l’arca dell’alleanza, la regina di Saba, i copti, il libro di Enoch, faccetta nera… Si anche quello, il Congresso Panafricano. Non potevo evitare questo viaggio. E infatti sono partita. Con un volo diretto da Roma arriviamo – io e l’operatore che mi sono portata dietro, perché se non documento poi sto male – ad Addis Abeba. Abbiamo viaggiato di notte e siamo arrivati alla mattina. La capitale si trova in alto, quasi a 2.000 metri d’altitudine e, pur essendo in Africa, gode di un clima più fresco. Alla mia guida chiedo se per caso posso bere un caffè… Un caffè? Ma certo, “questa è la patria del caffè!”, mi dice. È stato scoperto e coltivato per la prima volta a Kaffa (da cui deriva il nome), da un allevatore di pecore che aveva osservato lo “strano” comportamento dei suoi animali. Le bestie diventavano “attive” e nervose se mangiavano un certo tipo di pianta, il caffè appunto. Quindi, il caffè nasce qui, su questo fortunato altopiano pieno di campi coltivati, arati e seminati in attesa della stagione delle piogge. Osservo la città: è in pieno sviluppo, caotica e attiva. Le strade sono chiuse per il passaggio delle delegazioni e dei capi di stato africani, perché è in pieno svolgimento il Congresso Panafricano. L’Etiopia è quindi un paese leader in Africa e può vantare un’indipendenza conquistata molto tempo prima degli altri stati.

(Guarda la puntata di Slow Tour in Etiopia! - NDR)

UOMINI E DONNE: LA VALLE DELL’OMO

Non posso fare a meno di notare la bellezza di questa popolazione. Il mercato poi è un evento da non perdere (una delle cose belle lasciate dagli Italiani). Qui le donne girano con l’ombrello per il sole, anche se io vengo accompagnata e scortata per qualche tratto, prima di addentrarmi tra le stradine piene di ogni merce. Mi lascio coinvolgere dall’atmosfera e mi metto a parlare con un giovane lattoniere che, grazie all’ausilio di un martelletto, aggiusta le pentole rotte e le rende come nuove. Gli uomini e le donne sono molto belli, dicevo. Longilinei, con un bel viso da faraoni egiziani o nubiani. Certo, qui ci sono le sorgenti del Nilo, il punto d’origine del grande fiume della civiltà egizia. E poi qui è nato l’uomo! Oltre ad essere la marca di un vecchio detersivo (dai, scherzo!), mi chiedo se sia il nome del fiume Omo ad aver dato il nome all’uomo, appunto, o viceversa. Forse è un caso, ma lungo la valle dell’Omo, nel sud dell’Etiopia, ci sono etnie diverse, con culture diverse. Patrizio, quando ha viaggiato in queste zone del paese, un po’ di tempo fa, le ha incontrate da vicino. Compresi i famosi Mursi, quelli riconoscibili dal “piattino”. Ma non solo, ci sono anche miniere d’oro antichissime. Qui è nato l’uomo, non solo il “prototipo scimmiesco di uomo”, la famosa Lucy conservata al museo di Addis Abeba, ma anche l’homo sapiens. E questo è un fatto straordinario! Quindi ecco un altro primato, un’altra origine – e che origine! – che troviamo in Etiopia: oltre al caffè, l’uomo…

SENSI DI COLPA

Ma io, come italiana, in questa terra ho anche dei sensi di colpa, caricati tutti sulle deboli spalle dal nostro passato: gli anni intorno al ‘36, quelli della guerra eritreo-etiope. Qui gli italiani hanno commesso numerosi crimini. Erano soldati e militari, comandati da generali senza scrupoli fomentati dalla foga fascista. Ma erano italiani, come me. Il professor Alessandrini è un esperto della storia etiope del ‘900, il periodo che ha visto l’Italia cercare qui la sua colonia. Ci dice che qui gli italiani fecero da subito una guerra di sterminio, usando i gas e i lanciafiamme vietati dalla convenzione di Ginevra

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Commenti
  1. Belete Tibebu
    , 5/10/2013 14:25
    Ciao sono contento che voi abbiate visto la mia citta bahar dar

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