Pat racconta il viaggio in Etiopia (2da parte)

Pubblichiamo la seconda parte della lettera di Pat ai turisti per caso sul viaggio appena concluso in <a href='/viaggi/itinerari/testotpc.asp?ID=9150'>Etiopia</a>. La settimana scorsa ci ha parlato del <a href='/noi/tamtam/testo.asp?id=215'>rapporto tra italiani ed etiopi</a>, vediamo come prosegue... Addis Abeba è una città ...

 

Addis Abeba è una città particolare, molto interessante. Subito siamo stati a trovare l’australopiteco Lucy - un mito ormai - e ho visitato un museo molto ben attrezzato, con una guida davvero esperta e piena di entusiasmo che mi ha coinvolto e interessato. ...Ma anche mangiando i piatti tradizionali della cucina etiope si è in qualche modo subito coinvolti, oppure facendo una passeggiata nel grande mercato, il più grande dell’Africa che si chiama proprio “Mercato” perché è stato fatto dagli italiani negli anni ’30. Così si inizia a prendere contatto con la popolazione e con gli usi e i costumi.

Poi, visto che anche in viaggio io so mangiare più volte al giorno, sono stato in un ristorante italiano dove abbiamo conosciuto una serie di italiani che vivono ad Addis Abeba e in Etiopia in generale... Poi in una gelateria gestita da due fratelli, strepitosa! Sia come gelateria che come personaggi.

L’impatto di Addis Abeba non è esteticamente fulminante, perché non è una città straordinariamente bella come potrebbe essere - che ne so - San’a per lo Yemen. Quando però fai 20 km fuori da Addis Abeba, scoppia una bellezza paesaggistica e ambientale davvero imprevista! Noi purtroppo abbiamo visitato l’Etiopia in maniera molto veloce per motivi economici, di razionalizzazione del viaggio e di fretta, ma penso abbastanza approfonditamente. Abbiamo fatto la zona centrale degli altipiani, la zona nord e la zona sud della pianura. Rimangono fuori alcune cose molto belle, ad esempio alcune città legate alla storia dell’Islam nel nord est... Ma non si può fare tutto! La cosa che mi ha colpito da morire è la ricchezza storica di questo paese, una ricchezza sia monumentale che naturale. La ricchezza monumentale è dovuta al fatto che in realtà, al di là dei pochi anni che gli italiani hanno in qualche modo conquistato l’Etiopia, in realtà non è stata mai colonizzata da nessuno... E si vede. C’è un’identità, una forza culturale incredibile. È tutto meno che colonizzata l’Etiopia, da nessun punto di vista! In più c’è la complessità di questo stato, perché ci sono un sacco di etnie ed è uno stato federale vero. Il Presidente della Repubblica ci diceva “abbiamo raggiunto la pace quando abbiamo stabilito che chiunque se vuole se ne può andare dalla federazione. Non è obbligato a starci”, però alla fine ci stanno tutti, perché ha un’identità nazionale pur avendo tante lingue ed etnie diversissime. Un’altra bella lezione, anche per la nostra devolution! Le bellezze naturali sono incredibili: non a caso l’Etiopia è definita la culla dell’umanità. Davvero la vita per l’uomo negli altipiani deve essere stata facile. Come lo è relativamente anche adesso, nel senso che hai 2.000/2.500 metri di altezza, sei non lontano dall’equatore, insomma un clima favorevolissimo per una natura non nemica.

Ho trovato negli etiopi un popolo raffinatissimo, attivissimo e molto efficiente. Il mito del terzo mondo o dell’Africa in cui la gente non si dà da fare qua proprio non esiste! Rispetto alla raffinatezza io l’ho pensato - ma me l’ha confermato il Presidente - che gli stilisti dovrebbero andare non a Los Angeles a prendere spunto, ma in Etiopia! Hanno una capacità di accostare i colori, di interpretare esteticamente le stoffe, l’abbigliamento, l’arredamento che mi ha lasciato sconvolto. La bellezza c’è sempre e dovunque, anche nelle culture - diciamo così - più primitive, se si può usare questo termine. C’è un’attenzione nel proprio abbigliamento, nei gioielli che ti lascia sconcertato... Noi siamo degli sciattoni orrendi in confronto! Ci sono luoghi meravigliosi, come il santuario di Lalibela, la chiesa di S. Giorgio... Parliamo di una delle meraviglie del mondo, tutta scavata nella roccia

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