Tre settimane nelle repubbliche baltiche

“Tre settimane nelle repubbliche baltiche e cosa mai ci sarà da vedere?!”. L’annuncio delle nostre vacanze estive suscitava da parte di molti questo scettico commento. Il tempo a disposizione invece si è rivelato indispensabile per conoscere tre popoli simili ma ...

  • di mapko64
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  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

“Tre settimane nelle repubbliche baltiche e cosa mai ci sarà da vedere?!”. L’annuncio delle nostre vacanze estive suscitava da parte di molti questo scettico commento. Il tempo a disposizione invece si è rivelato indispensabile per conoscere tre popoli simili ma anche profondamente diversi, sia da un punto di vista etnografico, lituani e lettoni sono di ceppo indoeuropeo mentre gli estoni sono una popolazione ugro-finnica, che storico culturale, Estonia e Lettonia sono di fede luterana per la profonda influenza tedesca della lega anseatica mentre la Lituania è cattolica fervente per gli stretti legami con la Polonia.

Le vicende di questo angolo d’Europa spesso sono state tragiche: raccontano la storia di tre piccoli popoli schiacciati da potenti vicini, russi e tedeschi; solo la Lituania ha avuto in un lontano passato un “periodo di gloria”. Proprio in questi anni, dopo l’indipendenza dall’Unione Sovietica e l’ingresso nell’Unione Europea, le repubbliche baltiche si stanno avviando finalmente verso un futuro di speranza. Non mancano tuttavia i problemi da risolvere, in particolare il destino della numerosa comunità russa, eredità dell’immigrazione di massa nel dopoguerra. La visita di Narva, al confine con la Russia, e di Karosta, quartiere portuale di Liepaja, mi ha aperto una finestra sullo squallore dell’esistenza di questa gente, straniera in patria. Nelle tre capitali invece si avverte una gran gioia di vivere, con i giovani che affollano i numerosi locali e le strade piene di turisti. Le ombre del passato ritornano tuttavia visitando i musei dell’occupazione, segnando un momento di profonda riflessione che riporta alla luce gli orrori del regime sovietico. L’ottica baltica è leggermente diversa da quella occidentale: noi siamo abituati a considerare Hitler come l’incarnazione del male mentre per i baltici il “cattivo” è Stalin. Le deportazioni di massa del 1941 e 1949 furono eventi tragici che segnarono questi popoli; i villaggi dove furono confinati i lituani segnati sulla cartina dell’Unione Sovietica la riempiono di pallini! Nel tentativo di porre l’accento sull’oppressione subita da parte dei comunisti mi sembra tuttavia che si tenda a trascurare il genocidio ebraico operato dai nazisti. La comunità ebraica numerosa e culturalmente avanzata è stata spazzata via e nulla rimane a ricordarla (Vilnius era chiamata la Gerusalemme del nord).

Dal punto di vista turistico, la visita delle tre capitali costituisce senz’altro l’aspetto più interessante del viaggio. E’ difficile dire quale sia la più bella poiché si tratta di tre gioielli, molto diversi tra loro: solo il gusto personale può consentire di scegliere tra le case anseatiche di Tallinn, le chiese medievali di Riga e quelle barocche di Vilnius. Le altre città invece sono di scarso interesse e spesso non si sono “rifatte il trucco” dopo decenni di regime comunista, rivelando tutto il loro squallore.

Le bellezze naturali della regione sono protette da numerosi parchi. Alcuni sono belli e selvaggi, altri poco visitati e trascurati, altri ancora un po’ troppo turistici. In Lettonia Capo Kolka, sulla punta del golfo di Riga, è una regione selvaggia di gran fascino, anche se per visitarla bisogna adattarsi a percorrere sconnesse piste sterrate. In Lituania la penisola curlandese forma un ambiente naturale veramente unico con alte dune di sabbia protese su un’immensa laguna e sembra per ora tollerare l’intenso flusso turistico. In Estonia il parco di Lahemaa unisce alle bellezze paesaggistiche delle coste boscose, alcuni deliziosi villaggi.

Ed ora il diario di viaggio. Nelle repubbliche abbiamo seguito il seguente itinerario: Tallinn – Saaremaa – capo Kolka – penisola curlandese – Vilnius – Kaunas – Riga – Tartu – Lahemaa – Tallinn

Mercoledì 9 agosto: Roma – Francoforte – Tallinn

Il nostro viaggio inizia in Estonia, la più settentrionale tra le repubbliche baltiche. Raggiungiamo Tallinn con un volo Lufthansa, via Francoforte. Tramite internet abbiamo prenotato una camera doppia, spartana ma dignitosa, nell’Euro Hotel, situato in pieno centro di fronte alla porta della collina di Toompea. Il cuore della città vecchia è la piazza del Municipio, dove inevitabilmente ci porta la nostra prima passeggiata; le case colorate dai tetti spioventi e i caffè con i tavolini all’aperto le conferiscono una notevole vivacità. La prima cena c’introduce subito nel vivo della cucina baltica: il maiale è l’indiscusso protagonista come chiarisce il simbolo del locale, il Kuidse Notsu Korts, un suino vestito da cameriere. La mia scelta cade su un sanguinaccio, quella di Stefania su anelli di cipolla fritti; non lo sappiamo ancora ma è solo la prima di una lunga serie d’abboffate.

Giovedì 10 agosto: Tallinn

La mattina il sole splende in un cielo terso. Facciamo colazione al caffè Maiasmokk, antica pasticceria apprezzata per i suoi dolci dalle anziane signore. Il centro di Tallinn è compatto, racchiuso da turrite mura medioevali. Più che i grandi monumenti colpisce l’atmosfera, l’insieme di case antiche in passato abitate da mercanti anseatici. Il loro aspetto è tipicamente nordico, con il tetto spiovente di tegole e un argano montacarichi collocato sulla facciata al centro del frontone.

Pikk tanav, la Via Lunga, corre in direzione del mare ed è ricca di spunti interessanti. La chiesa dello Spirito Santo è dominata da una guglia che sembra ancora più alta nello spazio ristretto mentre un orologio dipinto spezza il candore delle pareti imbiancate a calce. L’interno (naturalmente a pagamento) ricorda l’austera fede luterana di questa gente. Il legno scuro conferisce un notevole fascino, arricchito dalle scene bibliche dipinte sulle balconate delle navate laterali. Accanto alla chiesa, un negozio reca l’altisonante nome di museo del marzapane: i dolcetti dipinti con colori naturali continuano una tradizione ultracentenaria. Proseguendo lungo Pikk raggiungiamo la casa delle Teste Nere, una volta sede della confraternita dei mercanti scapoli. Rispetto al palazzo della Grande Corporazione, occupato dagli ammogliati, è più piccola ma molto più graziosa, con un vivace portale sormontato dalla testa del santo protettore, il moro Maurizio. Queste corporazioni, rigorosamente limitate a mercanti di lingua germanica, erano delle vere potenze che dominavano la vita della città. La torre di Sant’Olaf con la guglia supera largamente i cento metri. Dall’alto possiamo spingere lo sguardo fino ai traghetti per la Finlandia ormeggiati al porto; più vicino, sotto di noi, ammiriamo la successione di torri delle mura.

Le Tre Sorelle sono tre case pittoresche addossate una all’altra. Ormai siamo arrivati alla porta del mare, fiancheggiata dalla tozza torre denominata Margherita la grassa. Torniamo verso il centro percorrendo Lai, un’altra bella strada piena di case anseatiche. Una deviazione ci porta in una zona legata ai ricordi della dominazione svedese, dove corre uno splendido tratto delle mura. Percorriamo il cammino di ronda e scaliamo alcune torri.

A fianco della chiesa dello Spirito Santo un passaggio ad arco, superata una minuscola casetta, conduce alla piazza del Municipio. Un intero lato della piazza è occupato dalla rustica facciata in pietra del municipio con il tetto spiovente di tegole, mentre tutto intorno sorgono case dai colori pastello. In un angolo si trova da secoli un’antica farmacia. Sopra i tetti vedo spuntare le guglie di San Nicola e dello Spirito Santo, mentre più vicina si staglia la torre del Municipio; affusolata come un minareto, sembra un missile che ha sfondato il tetto. Il segnavento dorato sulla cima è chiamato affettuosamente il Vecchio Tommaso e rappresenta un uomo che regge una lancia con uno stendardo. Si tratterebbe di un giovane popolano vincitore di una gara di tiro, che non potendo ricevere il premio per i suoi umili natali, venne ricompensato con un “posto fisso” come guardiano della città.

Lasciamo la piazza e raggiungiamo l’interessante museo della città, ospitato in un’antica casa mercantile. Nei paraggi sorgono le rovine del monastero domenicano, una vera potenza nel Medio Evo fino a quando nel Cinquecento fu distrutto dalle rivolte anticattoliche. Si visitano due sezioni separate (pagando due biglietti): un piccolo museo d’incisioni su pietra, abbastanza insignificante, e le rovine dell’antico chiostro.

Ci spostiamo appena sotto la collina di Toompea dove sorge San Nicola. La sua massiccia torre costituisce uno dei punti di riferimento in città. Gravemente danneggiata dai bombardamenti sovietici alla fine della seconda guerra mondiale, come del resto le case tutto intorno che furono spazzate via, la chiesa è stata restaurata e trasformata in museo. Possiamo così ammirare alcuni capolavori d’arte medievale. In una cappella si trova l’affresco della Danza Macabra, nel quale gli scheletri ballano al suono di una cornamusa, insieme a nobili personaggi: il papa, l’imperatore, un re, un vescovo, una giovane nobildonna bella ed elegante. Sotto i piedi corre un cartiglio con le loro parole. La chiesa è utilizzata anche come sala da concerti e decidiamo di approfittarne acquistando i biglietti per lo spettacolo di questa sera.

La collina della fortezza, Toompea, secondo la leggenda è il tumulo del mitico eroe Kalev, costruito da Linda sua vedova disperata. Fu sede dell’ordine livoniano, in perenne contrasto con le istituzioni della città mercantile, tanto da essere circondata da mura difensive. Ancora oggi rappresenta un’oasi di tranquillità, rispetto al brulicare di locali e negozi per turisti della città bassa. Dalla massiccia porta al termine di Pikk, imbocchiamo in salita la pittoresca Gamba Lunga, sbucando alla cattedrale di Alexander Nevski. La chiesa ortodossa fu costruita negli ultimi decenni dell’impero zarista proprio sulla collina, in modo che fosse visibile da tutta la città, per ribadire il dominio russo sugli estoni. Le sgargianti cupole a bulbo tipicamente russe contrastano con il carattere medievale di Tallinn. Di fronte alla chiesa sorge il castello, che ha perduto il carattere medievale tanto da presentare una facciata rosa; oggi è la sede del parlamento. Nel giardino di fianco si leva Ermanno l’Alto, un’alta torre alla quale gli estoni hanno appioppato l’ennesimo nomignolo. La cattedrale luterana ci riporta alle tipiche atmosfere di Tallinn. Le mura sono imbiancate a calce e il campanile culmina con una guglia movimentata: un bulbo è sormontato da un loggiato, sopra il quale si leva una punta “in bilico” su delle sfere. L’austero interno reca appesi, sulle pareti bianche, grossi stemmi araldici in legno dipinto, arricchiti da figure in bassorilievo. Gli alti banchi sono dotati persino di una porticina. Raggiungiamo una terrazza affacciata sulla città vecchia, ammirando il panorama di guglie e tetti rossi; davanti a noi l’aerodinamico gallo segnavento sopra la porta di Toompea. Prima di lasciare la collina ammiriamo un altro bel tratto delle mura, con diverse torri e l’isolato bastione Kiek in de Kok. Il nome deriva da un’espressione popolare tedesca che significa “guardare in cucina”, ad indicare che dalla torre si dominano le case della città bassa.

A San Nicola il concerto è organizzato nella suggestiva cornice della cappella della Danza Macabra; le sedie sono collocate su un pavimento coperto di consunte lastre tombali. Lo spettacolo ha inizio; si esibiscono due apprezzati artisti estoni, un chitarrista e una cantante, veramente bravi.

Per cena scegliamo l’Olde Hansa, il più famoso ristorante medievale della città, una vera istituzione. Ospitato in un vasto edificio su tre piani dietro la Piazza del Municipio, è stracolmo di turisti e locali. Tutto è studiato in modo sapiente, per creare la giusta atmosfera (ed incrementare il business): i camerieri indossano vestiti tradizionali, un trio suona musica medievale, le pareti recano semplici affreschi naif, la birra si beve in caraffe di terracotta. Anche il bagno merita una visita: l’acqua scende da una brocca invece che da un vile rubinetto. Stefania sceglie una zuppa di funghi e maiale alla birra, io un piatto misto con paté d’uccelletti, marmellata d’arance amare, carne affumicata, formaggio alle erbe e uova di quaglia. La cena è squisita, all’altezza dell’ambientazione.

Venerdì 11 agosto: Tallinn

La seconda giornata a Tallinn è dedicata alle attrazioni fuori dal centro. Dalla porta di Viru un tram ci conduce a Kadriorg, sede di una lussuosa residenza estiva appartenuta agli zar. Attraversato il parco, raggiungiamo il palazzo imperiale in stile barocco, fatto costruire da Pietro il Grande dopo la conquista dell’Estonia. Il parterre del giardino superiore è colorato da aiuole di fiori che incorniciano l’elegante facciata bianca e rosa. All’interno la splendida sala principale, alta due piani, ha un soffitto stuccato carico di simboli zaristi mentre la sala dei banchetti è un’ampia e luminosa veranda affacciata sul giardino. Il palazzo ospita un museo dedicato all’arte straniera.

Pietro il Grande visitò Tallinn, prima di diventare zar, di ritorno dal suo tour in Occidente e una piccola casa di legno ricorda quella visita. Pochi anni più tardi si vendicò degli sgarbi ricevuti tornando da conquistatore. Nel parco di Kadriorg è stato aperto da poco un moderno museo dedicato all’arte estone; oggi l’ingresso è gratuito e il museo è affollato di visitatori ma, intimiditi dalle sue dimensioni, ci limitiamo ad una veloce scorsa.

Dopo un rapido pranzo in un locale nei pressi dell’ambasciata della Santa Sede (chissà come si ammazzerà di lavoro il titolare!!), raggiungiamo il lungomare. Il monumento alla Rusalka ricorda la nave affondata nell’ottocento; un angelo con le ali spiegate solleva la croce ortodossa verso il cielo e costituisce una tappa fissa per le foto matrimoniali. Una sposa seduta in una lunga limousine si rifocilla con una banana.

Proseguiamo la passeggiata sul trafficato lungomare, maleodorante ma allietato dalla vista delle guglie della città vecchia in lontananza. Il Palazzo Maarjamae, dalla bella torre neogotica, ospita il Museo di Storia Estone, commovente esposizione dedicata alle tristi vicende del secolo passato. Il breve periodo dell’indipendenza tra le due guerre è ricordato ancora come un’epoca felice, una parentesi tra storie di disgrazie e distruzioni. L’esposizione si sofferma sulla moda femminile; un lungo filmato illustra la meccanizzazione dell’industria tessile, la produzione di collant. In mostra si ammirano due prodigi tecnologici: un asciugacapelli, antenato dei moderni caschi, e una macchina per fare la permanente. Ma ecco avvicinarsi la seconda guerra mondiale, lo scellerato patto Molotov Ribbentrop, la prima occupazione sovietica, l’arrivo dei tedeschi “liberatori” e alla fine la marcia inarrestabile dell’armata rossa. Una stanza espone le foto dei presidenti della repubblica tra le due guerre, quasi tutti deportati in Siberia e poi uccisi dai russi. In una sala dalle pareti di legno i dipinti dell’amicizia socialista con i russi sono pudicamente nascosti da tendaggi, nell’attesa di decidere cosa farne. A qualche centinaio di metri dal museo, su un’altura si erge un brutto obelisco, costruito dai sovietici sopra il cimitero di guerra tedesco.

Superato il fiume Pirita, raggiungiamo l’omonimo sobborgo di Tallinn, sede delle regate olimpiche di Mosca 80. Le rovine del convento purtroppo sono chiuse perché stasera è previsto un concerto. Dalla strada riusciamo lo stesso a vedere lo scheletro della chiesa, unica superstite, con l’ampia e alta cuspide triangolare della facciata che si staglia sopra gli alberi. L’altra attrazione di Pirita è la lunga spiaggia bianca, che si estende oltre una pineta, sulla quale ci concediamo un momento di relax.

Sabato 12 agosto: Tallinn – Haapsalu – riserva di Matsalu – Kuressaare (Saaremaa)

La mattina ci rechiamo all’ufficio della Hertz vicino al porto per ritirare la macchina a noleggio. Ci consegnano una Citroen C2 dallo sgargiante colore giallo: è piccolina ma si dimostrerà sufficiente per le nostre esigenze. Lasciamo Tallinn in direzione dell’isola di Saaremaa dove intendiamo arrivare questa sera. Attraversiamo il tipico paesaggio delle repubbliche: completamente piatto e ricoperto da sterminate foreste. Raggiungiamo di nuovo la costa a Haapsalu. Le rovine della fortezza vescovile sono affascinanti, rallegrate proprio in questi giorni dal festival della dama bianca. La leggenda racconta che nel medioevo l’amante di un sacerdote fu scoperta ed uccisa; da allora il suo fantasma compare dalla finestra della cattedrale ad agosto, nelle notti di luna piena. Al nostro arrivo è in corso uno spettacolo di musica dal vivo, con gran partecipazione del pubblico: il canto popolare è una tradizione molto sentita nel Baltico. Dopo avere scalato una torre, visitato il piccolo museo e la cattedrale con una sola navata, la più grande del Baltico, ci rifocilliamo ad un chiosco insieme ai locali. Haapsalu nell’ottocento era una rinomata località di villeggiatura come ancora testimoniano il Kursaal, bell’edificio in legno affacciato sul mare, e la panchina di Ciajkowski, dove il musicista amava sedersi durante i soggiorni nella cittadina (oggi avvicinandosi parte una musichetta). Dalle viuzze del centro si arriva alla spiaggia d’Africa; una torretta consente di ammirare la distesa di canne lungo il mare. In macchina raggiungiamo la stazione, elegante costruzione dell’epoca zarista, con un piccolo ma curioso museo dedicato alle ferrovie estoni.

Lasciata Haapsalu, puntiamo verso Virstu, dove ci aspetta il traghetto. Un po’ prima ci fermiamo alla riserva di Matsalu, apprezzata per il bird-watching ma non certo in questa stagione poiché degli uccelli non si vede neppure l’ombra! Dal palazzo neoclassico che ospita il centro visitatori, parte una passeggiata fino a una torre d’osservazione, dalla quale la vista spazia su una sterminata distesa di canne.

A Virstu saliamo sul traghetto prenotato tramite internet. La breve traversata ci porta all’approdo di Kuivastu sull’isola di Muhu. Lungo la strada ci fermiamo a Liiva, per ammirare la chiesa di Santa Caterina dalle alte pareti imbiancate a calce; una breve deviazione ci porta a Koguva, un “villaggio museo” di caratteristiche case in pietra dai tetti di canne. Finalmente il sole fa capolino, dopo una giornata coperta, rallegrando la visione di un mulino di legno che sicuramente Don Chisciotte avrebbe scambiato per un prode cavaliere. La strada scavalca il braccio di mare tra le due isole e finalmente ci conduce a Saaremaa. La luce della serata fa brillare il verde smeraldo dei prati ma, vista l’ora tarda, preferiamo non fermarci rimandando a domani le foto, ignari che ci aspetta una giornata di pioggia. In un’oretta raggiungiamo Kuressaare, il centro principale dell’isola dove abbiamo prenotato via e-mail una camera all’Hotel Repo

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