Cibovagando verso nord... dall'Alsazia all'Olanda and back

Viaggio in auto sul confine tra Francia e Germania, poi verso nord... fino in Olanda e Belgio

  • di f_bignone
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Memori del caldo terribile ed umidissimo che abbiamo trovato l’estate scorsa in Israele e Giordania (viaggio meravigliosooooo!!), quest’anno ci siamo inventati un percorso che andasse a nord, onde evitare di liquefarci al sole per tre settimane. Avevamo voglia di paesaggi, di spazi aperti e, Alberto, di tanto buon vino, per cui la scelta della direzione da seguire, atlante alla mano, è stata abbastanza facile: un pezzetto di Francia… ma già che ci siamo possiamo mettercene anche uno di Germania, e poi visto che siam lì, facciamo che dare un’occhiata anche all’Olanda… ma perché non al Belgio, tanto sono vicini e, a questo punto, potremmo rientrare in Italia passando dallo Champagne per fare un po’ di bollicine-shopping… Detto, fatto.

Quindi, le tappe sono state: Alsazia - valle della Mosella (Germania) – Olanda – Belgio – Champagne e poi di nuovo a Torino, il tutto con la nostra auto, ovviamente. E’ stato un viaggio a base culinaria, sostanzialmente. Siamo infatti partiti solo con due valigie nel bagagliaio… e siamo rientrati in Italia con le suddette valigie piazzate sui sedili posteriori poichè il bagagliaio pieno di casse di vino, dolci, formaggi e la nostra povera C4 nuova arrancava, pesantissima, su per il Monte Bianco, dove siamo stati colti dal (fugace) dubbio di aver un tantino esagerato!

Quindi, partiamo. Quest’anno niente aerei, niente corse in aeroporto con l’ansia di trovare l’immancabile coda infinita al metal detector di Malpensa, niente poltroncina claustrofobica su un volo intercontinentale pagato il meno possibile, niente triste vassoietto pieno di cibo dal gusto alquanto dubbio (sempre che il volo lo preveda), niente ansia da smarrimento bagagli…. si parte in pompa magna, il pranzo al sacco fatto a regola d’arte e la dovuta calma! Iniziamo subito con l’incolonnarci al tunnel del Monte Bianco… mentre ci facciamo la nostra oretta di coda per passare in Francia, riguardo i miei appunti e mi rendo subito conto, con immensa costernazione, che abbiamo sbagliato valico! No, bisogna essere onesti: che HO sbagliato valico… mio marito si è fidato di me che sono il navigatore ufficiale di tutti i nostri viaggi e che, fino a quel momento, avevo sempre funzionato bene. Mi imbestialisco con me stessa perché l’errore ci fa allungare il percorso di quasi due ore e così, invece delle 5 ore previste, arriviamo in Alsazia dopo 7 ore di macchina! E vabeh…. capita anche ai migliori. Fortunatamente lo Chambre d’Hote che avevo prenotato è davvero charmant, per cui mi faccio perdonare in fretta (Les Seraphins a Valff, circa 10 km da Obernai). Alloggiamo in una camera enorme, in una casa tipica alsaziana molto ben ristrutturata mantenendo il più possibile la struttura ed i materiali originali. Ci affidiamo in tutto per tutto a Thierry, il padrone di casa (era un po’ umorale…. ma diciamo che noi gli andavamo a genio, perchè con alcuni altri ospiti era proprio un po’ più ruvido) che ci dà ottimi consigli per la gestione della nostra esplorazione della regione, e sin dalla prima sera ci immergiamo in quella rilassata, morbida e golosa atmosfera francese che pregustavamo già da casa. Su consiglio di Thierry ceniamo poco distante dal B&B, a Varr, al bistrò “au Potin” dove, ovviamente, nessuno parla una parola di inglese e il padrone ci illustra pertanto il menù mimandoci tutti gli ingredienti, con tanto di grugniti per il maiale, colpi di coda per il pesce e batter d’ali per l’oca… e, cavoli, era davvero bravo! Avercelo in squadra quando giochiamo a Cranium! Segnalo che essere vegetariani in Francia non è considerato un fatto propriamente accettabile. Spesso al mio “je ne mange plus de viande” mi hanno rivolto uno sguardo che passava in poche frazioni di secondi dallo stupito, al sospettoso, al dispiaciuto (quelli che hanno pensato che fosse una scelta obbligata, magari legata a problemi di salute… altrimenti perché mai uno non dovrebbe mangiare più la carne?) per arrivare inevitabilmente ad un’espressione finale sconvolta (quando capivano che no, sto benissimo e sono sana di mente… solo che non voglio più mangiarla, ecco tutto) e alla domanda “Mais: pourquoi?”. La carne è sostanzialmente ovunque, anche dove non è indicata… per cui buona fortuna! Uno dei piatti più tipici, è la “tarte flambè” che è immancabile in ogni menù alsaziano che si rispetti e se manca c’è da preoccuparsi. Ce ne sono diverse versioni, ma quella classica consiste in una sorta di sfoglia di pane tirata sottilissima (ricorda molto vagamente la piadina) condita con una salsa a base di panna, pezzetti di pancetta e cotta in forno… semplice, ma deliziosa per aprire lo stomaco! Ma occhio perché è davvero grande e una basta per due/tre persone se deve fungere solo da antipasto. In generale la cucina alsaziana è piuttosto robusta, povera, ma saporita e il piatto principale per eccellenza è la “chocroute”, un’insalata di crauti cotti accompagnati da salsicce di vario tipo… bella impegnativa! Ci rendiamo subito conto che qui non possiamo fare come in Italia dove di solito prendiamo un antipasto a testa e poi un primo o un secondo a testa. Le porzioni sono molto abbondanti (il che giustifica i prezzi dei piatti che vanno dai 15 ai 25 €): basta un piatto principale a testa per saziarci. Ovviamente si beve riesling alsaziano e quando Alberto scopre che qui servono il vino anche solo a quarti, ma che si tratta di vino imbottigliato, che può scegliere tra un buon numero di ottime etichette, e che ci viene portato in tavola nella “pichette” ossia in una brocchetta di terracotta smaltata che lo mantiene alla temperatura perfetta, la sua gioia arriva al culmine. Di solito durante i nostri viaggi dimagriamo per il tanto camminare e il fatto che non mangiamo mai troppo… ma sin dalla prima sera capiamo che la vacanza rischia di prendere una piega pericolosa, per cui ci ripromettiamo di non esagerare con dolci ecc… La promessa durerà più o meno due giorni, spazzata miseramente via dalla nostra curiosità culinaria e dalla nostra (aimè!) invincibile golosità

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