Emirati Arabi: verso il Quarto Vuoto

Viaggio in auto tra deserti di dune, oasi e città avveniristiche

  • di giubren
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Sorvoliamo Abu Dhabi che è già sera. Nuvole e lampi all’orizzonte, l’aereo ritarda ad atterrare a causa del temporale che ha allagato non solo le strade della città ma anche le piste dell’aeroporto internazionale… un tempo davvero singolare ci accoglie negli Emirati Arabi Uniti, dove in media piove 5 giorni l’anno.

Abu Dhabi è la capitale dell’Unione e l’omonimo emirato ed è anche quello più esteso e ricco di petrolio dei sette che costituiscono la federazione. Il Paese è indipendente dalla Gran Bretagna dal 1971, anno in cui venne a scadere il trattato di protettorato che gli inglesi avevano siglato con i cosiddetti “stati della tregua/Trucial States”. Gli emirati del Golfo Persico ebbero un’economia che per secoli si basò sulla pirateria e la pesca delle perle ma, con la scoperta dell’oro nero nella seconda metà del XX secolo, l’Unione ebbe uno sviluppo travolgente che trasformò le sonnolente e pittoresche cittadine della costa in città avveniristiche di grattacieli. Abu Dhabi sorge su un’isola separata dalla terraferma da un breve braccio di mare.

Il centro storico è localizzato attorno al forte di Qasr al Hosn, un tempo l’edificio più solido della città e sede della famiglia Al Nahyan. Le vecchie foto in bianco e nero lo ritraggono circondato dalle palme e capanne barasti, realizzate cioè con foglie di palma intrecciata. Oggi sull’intero piazzale incombono alti edifici e l’accesso è impedito da lavori di ristrutturazione che coinvolgono l’intera area circostante.

La Corniche è il lungomare di Abu Dhabi, valorizzato dalle spiagge cittadine e fiancheggiato dai grattacieli: una visione d’insieme dello skyline e del suo mare turchese si può ammirare dal quartiere di Break Waters e dall’Heritage Village, affollato di turisti, dove si è cercato di ricostruire l’aspetto che ha caratterizzato la città fino agli anni ’70 con una piccola moschea, un forte e botteghe artigiane.

La capitale degli Emirati aspira al glamour della vicina Dubai, tuttavia appare molto diversa, sonnolenta e ben lontana dal potervi competere.

L’attrazione principale è senz’altro la Grande Moschea dello Sceicco Zayed, il padre degli Emirati Arabi Uniti, un vero tripudio di marmi bianchi ed arabeschi floreali alla cui costruzione hanno contribuito molti Paesi, tra cui l’Italia con l’Opificio delle pietre dure di Firenze che ha curato la decorazione ad intarsio delle colonne e della pavimentazione. Ultimato nel 2007, trattasi di un monumento grandioso con le sue cupole e minareti che ricordano la sublime perfezione del Taj Mahal di Agra, anche se dal punto di vista stilistico sono evidenti le influenze dello stile ottomano e moresco. Gli interni sono sontuosi con lampadari di cristallo ed il tappeto persiano più grande del mondo che ricopre il pavimento della sala delle preghiere.

Anche l’Emirates Palace Hotel rientra tra le attrazioni della città, noto per l’high tea delle 17:00 servito tra i suoi saloni dorati.

La vicina isola di Saadyat si raggiunge attraversando ponti sul mare. Nonostante siano in costruzione numerosi resort turistici, questo luogo ha mantenuto un’atmosfera tranquilla con le sue spiagge di sabbia bianca ed il mare trasparente.

Dopo due giorni, lasciamo la capitale degli Emirati attraversando il ponte dello Sceicco Zayed, dalle arcate ondulate che ricordano le dune del deserto e ci inoltriamo nella regione di Al Gharbia verso i confini con l’Arabia Saudita. Il territorio, appena usciti dalla città e dalle grandi autostrade a cinque corsie sul litorale, diventa sempre più desolato ed i polverosi orizzonti desertici cominciano via via ad addolcirsi di morbidi cordoni di dune

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