Non andate a Sharm, a meno che..

E’ la gabbia dorata del villaggio turistico a farci conoscere l’Italia reale, profonda, quella che da Vipiteno a Ragusa si stende oziosa sotto il sole cocente di Sharm el Sheikh e si concede consenziente allo stupro organizzato degli animatori, alla ...

  • di paolocaste77
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

E’ la gabbia dorata del villaggio turistico a farci conoscere l’Italia reale, profonda, quella che da Vipiteno a Ragusa si stende oziosa sotto il sole cocente di Sharm el Sheikh e si concede consenziente allo stupro organizzato degli animatori, alla favola bella che racconta l’idea di un Egitto artefatta, imposta, completamente avulsa dal Vero.

Sharm el Sheikh è la Disneyland italiana, è solo una parvenza di Egitto ingannevole costruita su misura per un popolo di eterni bambini entusiasti di farsi coccolare servire e riverire, terrorizzati dallo sbattimento della vacanza fai-da-te, tuttavia colti, di ritorno a casa, da una malcelata boria esterofila nel raccontare di essere stati sul Mar Rosso egiziano e di avere negoziato col beduino di turno quanti cammelli possa valere la loro bella.

Non è un’Italia migliore o peggiore di quella che segue uno sherpa sul Tibet, o che si concede un ritiro spirituale nel Rajastan. E’ semplicemente la fotografia più verosimile dell’animo profondo, se di animo ancor si possa parlare, di un Paese dei balocchi che si sposta in massa sulle coste egiziane, ricreando tout court quelle italiane, paradossalmente con l’intenzione di abbandonarle per una settimana.

E’ la povertà culturale di chi crede che Sharm vecchia risalga a secoli addietro, che la vita dei beduini del Sinai sia quella serena e sorridente vista nelle escursioni, al cui interesse intrusivo i poveretti si devono per forza di cose adeguare, e che calpestare un corallo sia innocuo e non un delitto contro-natura.

E’ l’arroganza del popolo del last-minute che paga poco e pretende tutto, che tratta gli egiziani come fossero propri domestici, che pur credendosi furbo si fa tuttavia gioiosamente fregare dalle costose e inutili motorate nel deserto, dalle serate “esclusivamente italiane” organizzate allo Smaila’s e dalle puntate al casinò di Naama Bay.

E allora venghino, signori, venghino, che qui c’è il vero spasso. Benvenuti all’allegra colonia italiana di Sharm, ove le luci abbaglianti del Buddha bar prevalgono sui colori sfumati di uno splendido tramonto africano, ove s’insegnano le parolacce agli egiziani senza sapere che, probabilmente, arrivano a stento a sfamare la propria famiglia al Cairo, ove nessuno si prodiga a lasciare un prezioso euro di mancia che tanto è all-inclusive, ove la straordinaria barriera corallina (che da sola vale la vacanza) è quotidianamente sfregiata, violata e trafugata da un’orda di neo-barbari tecnologizzati e, quel che è peggio, “civilizzati”. Ignari di quanto, già sette secoli addietro, un loro connazionale declamava “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”.

E allora non andateci a Sharm se non volete piangere, o incazzarvi, di fronte alla prova tangibile del degrado morale di un’intera nazione. Beninteso: a meno che non vi sentiate pienamente italiani.

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