Egitto e Nilo

Abbiamo fatto in Egitto un tour “classico” ma ormai quasi fuori moda. Infatti la maggioranza dei turisti, soprattutto italiani, va a Sharm o in altre località del Mar Rosso e fa solo una puntata storico – archeologica di un giorno ...

  • di Valev
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Abbiamo fatto in Egitto un tour “classico” ma ormai quasi fuori moda. Infatti la maggioranza dei turisti, soprattutto italiani, va a Sharm o in altre località del Mar Rosso e fa solo una puntata storico – archeologica di un giorno o due nell’entroterra. Oppure risale il Nilo a bordo di navi da crociera che sembrano enormi piccionaie e cancellano l’iniziativa individuale.

Viceversa noi abbiamo visitato con calma Luxor e i dintorni, la Valle dei Re, i colossi di Memnone poi con un pulmino siamo scesi fino ad Assuan e ad Abu Simbel. Anche se leggermente più cara, questa soluzione permette di fare un viaggio “personalizzato” con una guida a disposizione. La nostra, Ahmed, è stata veramente eccezionale. Una persona di grande cultura, di professione archeologo; parla benissimo l’italiano e ci ha tenuto vere e proprie “lezioni” di storia e storia dell’arte.

Questo ci ha permesso di modificare in gran parte la concezione della civiltà dell’antico Egitto che avevamo acquisito al liceo. Non si tratta infatti di una cultura rigida, iperstrutturata, immobile che si confronta con quella greca più flessibile e aperta. In realtà la civiltà egiziana, che ha una durata lunghissima nell’arco della storia e risorge varie volte da decadenza e devastazioni, tende a perpetuarsi in alcuni sistemi fissi per mantenere un’ottica “sacrale” legata al potere del faraone. Mentre altri stilemi che si trovano al di fuori di questo ambito, sono molto più vivaci e liberi. Certo, il fatto di essere una delle più antiche civiltà sorte dall’informe preistoria, fa sì che gli egiziani avessero un vero terrore del caos, che è appunto l’antitesi della civiltà e viene idealmente situato nel deserto, luogo arido e senza regole.

Tornando al nostro viaggio, il fulcro di tutto è stato il Nilo. L’acqua pulitissima, almeno in apparenza, fino quasi in vicinanza del Cairo... I campi di trifoglio, che cresce molto più alto che da noi, a perdita d’occhio, punteggiati dalle figure bianche dei contadini accosciati per la raccolta... Le eleganti feluche che veleggiano calme e silenziose, probabilmente uguali da secoli e millenni...

Al di là della grande diga si stende l’immenso lago Nasser, azzurrissimo, costeggiato da montagne brulle su cui si intravedono numerosi templi che trentenni fa furono sezionati, impacchettati e portati in alto per salvarli dalle acque.

I più famosi sono quelli di Abu Simbel. Ci si arriva, con la macchina, facendo circa 3 ore di strada asfaltata in convoglio scortato (si fa per dire) della polizia per motivi di sicurezza. In realtà, la cosa è molto scenografica alla partenza da Assuan e si prova anche un brivido d’avventura, poi, dopo un centinaio di chilometri...Ognuno va per conto suo. Si attraversa un deserto veramente “cattivo” cioè brullo, piatto, duro, senz’anima viva per lunghissimi tratti (sembra incredibile, ma invece certi deserti sono animatissimi e dopo un po’ spunta sempre qualcuno, uomo, donna o animale). Sullo sfondo, certe colline giallastre coperte sulla sommità di sabbia e sassi di diorite nerastra. Sembrano il negativo delle nostre colline spruzzate di neve! Ad Abu Simbel abbiamo pernottato all’hotel Nefertari: non perdetelo, se capitate da quelle parti. Ha un tono incredibilmente demodé: arredamento lussuoso anni ’50, ormai consumato, alcuni locali completamente abbandonati, personale sfaccendato nella penombra della reception, sala da pranzo sempre semivuota e con pochissimi turisti, piscina con vista sul lago Nasser e circondata da alberi profumatissimi! I templi hanno qualcosa di magnetico: non puoi staccare gli occhi. La grandezza delle statue, il colore, la luce che cambia lungo la giornata e la notte e l’alba, l’acqua del lago... La sera eravamo in parecchi a vedere lo spettacolo di suoni e luci, in francese. Ad un certo punto è finito, ma la gente continuava a rimanere seduta e non se ne andava, era come incantata. Alla fine le guide, ridendo, hanno dovuto cacciarci via

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