EL ALAMEIN alla ricerca dei relitti perduti

Ormai è la sesta volta che torno ad El Alamein e non per mancanza di fantasia, anzi ogni volta è come la prima data la vastità del territorio e delle innumerevoli cose da vedere. I contatti in loco non mi ...

  • di danielemoretto
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Ormai è la sesta volta che torno ad El Alamein e non per mancanza di fantasia, anzi ogni volta è come la prima data la vastità del territorio e delle innumerevoli cose da vedere.

I contatti in loco non mi mancano: beduini, guide, il nuovo staff Albatour, Valentina guest relation, e funzionari di polizia.

Sono mesi che preparo questo viaggio: esattamente dall’ultima volta che sono tornato e cioè da settembre 2006.

Il programma è ricco e ambizioso e ovviamente contrasta con il sempre cronico “poco tempo a disposizione”.

I numerosi contatti avuti durante questo intervallo di tempo ( precedenti spedizioni, rari e vivaci reduci di guerra, pubblicazioni inedite) mi hanno permesso di arricchire le mie già nutrite conoscenze dei luoghi e delle vicende ad essi collegate.

Il viaggio si dividerà in tre momenti distinti: la costa, il teatro di guerra ( ho nuovi e inesplorati waypoint gps ) e il Great Sand Sea a sud di Siwa alla ricerca di due relitti di velivoli appartenuti alle forze dell’Asse e dispersi nel deserto.

Sottopongo l’itinerario ad Ahmed della Apple Tours del Cairo, mio caro amico e guida e, smussati percorsi inutili che avrebbero sottratto troppo tempo, si decide per un giro di tre giorni all’interno degli otto a disposizione.

Ora servono compagni di viaggio fidati e affiatati .

Ne parlo con i colleghi di lavoro e con amici ed esposto il programma formiamo il gruppo: Tiziana con sua figlia Chiara, Carmen, Silvana con il suo piccolo Francesco di 6 anni, Roberto sua moglie Anna e il loro figlio Lorenzo ed infine io e mio figlio Giulio.

Il prezioso aiuto di Ahmed ci consente il disbrigo di tutte le formalità connesse al permesso di attraversamento di zone militari, nonché di tutta la logistica connessa alla permanenza per un certo periodo nel deserto e all’allestimento dei fuoristrada necessari.

Intanto scrivo a Valentina della Alba Club ( nostra base logistica) preannunciando il ns arrivo e illustrando il programma.

Giunge finalmente il 27.02 ed imbarcato il gruppo atterriamo dopo tre ore in quello che è stato l’importante campo di aviazione dell’Asse di El Dabah ed ora è l’International El Alamein Airport.

Il primo incontro con gli amici del luogo, le formalità doganali e poi via verso il bellissimo albergo Charm Life di Gazala beach in El Alamein.

La calda accoglienza di tutto lo staff dell’albergo e della Alba Club ci fa sentire subito a nostro agio e così cominciamo a riempirci il cuore e gli occhi di quella magia che è la costa mediterranea dell’Egitto e il primo deserto occidentale così ricco di sacrificio di centinaia di migliaia di giovani in armi.

Dedichiamo i primi due giorni all’acclimatamento e alla visita dei Sacrari dell’Asse e del Commonwealth: per i componenti del gruppo è la prima volta e credo che rimarrà un ricordo indelebile e struggente ( bisogna visitarli questi posti per rendersi realmente conto cosa sia stata le guerra nel deserto e cosa abbiano patito così tanti ragazzi e, senza retorica ed indipendentemente dall’ideologia, scaturisce spontaneo un profondo senso di rispetto e pietà).

Rasoul, custode del Sacrario Italiano fin dai tempi di Caccia Dominioni ( combattente ed architetto progettista del Mausoleo, alla fine del conflitto vagò dal 1949 al 1962 nel deserto alla ricerca delle spoglie mortali dei soldati di ogni nazione per dar loro degna sepoltura con l’aiuto solo del suo sergente Chiodini e di qualche beduino fra i quali appunto Rasoul), mi riconosce e dopo il consueto caloroso saluto ci introduce alla visita dell’imponente struttura e dell’annesso bel museo

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