Nostalgia di un viaggio: colori, sapori e sorrisi

Io e Paolo siamo partiti per questo viaggio senza ben sapere quello a cui andavamo incontro. La meta per questa seconda luna di miele, ben 25 anni dopo la prima, è stata scelta dopo aver visitato diversi siti internet e ...

  • di Annalisa Giacomello
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
 

Io e Paolo siamo partiti per questo viaggio senza ben sapere quello a cui andavamo incontro. La meta per questa seconda luna di miele, ben 25 anni dopo la prima, è stata scelta dopo aver visitato diversi siti internet e programmi di viaggio dei più disparati tour operator con destinazione centro e sud america. Non è stato un viaggio economico anche se la vita in Ecuador costa poco: con poco tempo a disposizione abbiamo organizzato il più possibile dall’Italia (guida locale, fuoristrada, haciendas ed hotel, voli interni e crociera) concentrando così le cose da vedere e da fare.

L’intento era di percorrere la “avenida de los volcanes”, visitare mercati indigeni, città coloniali e naturalmente le Galapagos una delle sette meraviglie naturalistiche del mondo moderno. Invece ci siamo trovati avvolti in un turbine di emozioni difficili da raccontare: gioia, commozione, stupore e serenità il cui ricordo ci pervade con un persistente velo di nostalgia. Arriviamo a Quito dopo un volo abbastanza lungo e con tre scali intermedi, ma il sole e la temperatura primaverile con cui ci accoglie la città ci fanno immediatamente dimenticare la stanchezza. Geograficamente siamo all’equatore ma l’altitudine della città (2850 metri sul livello del mare) conferisce a questo luogo un clima di perenne primavera. La nostra guida, Guillelmo, un ecuadoriano/cubano gentile e disponibile ci accompagna in hotel e ci lascia il tempo di riposare prima di accompagnarci al museo etnografico per una prima panoramica dei luoghi e delle etnie che avremmo incontrato nel nostro percorso. Noi però siamo eccitati e cominciamo subito a vagare per vie e viette assaporando odori e rumori di questa città. La stanchezza però a fine giornata si fa sentire e così dormo per dodici ore filate. La mattina seguente cominciamo il tour prestabilito iniziando proprio dalla visita di Quito e del suo centro storico in spiccato stile coloniale per poi andare sul Panecillo per una visita dall’alto della città. Guillelmo ci porta a mangiare “camorones e corvinas” annaffiati da un’ottima bibita a base di avena di cui non ricordo il nome.

Nel pomeriggio saliamo in teleferica sino a 4100 metri. Lo spettacolo è magnifico ma l’altezza si fa sentire così beviamo “mate de coca” per ricaricarci e scaldarci. Il giorno dopo lasciamo la città in direzione nord verso “la mità do mundo” ossia la materializzazione della linea dell’equatore latitudine 0.’00’00. Classica foto comprendente entrambi gli emisferi terrestri e via, anche perché non c’è proprio nulla più da vedere. Iniziamo il percorso tra le due cordigliere andine prima in direzione nord e poi in direzione sud seguendo la Panamericana, stupiti per la maestosità dei vulcani, il verde intenso dei prati e dei campi coltivati, l’innumerevole varietà di fiori, l’enorme quantità di acqua: lagune, torrenti, fiumi e rigagnoli in ogni dove.

Il territorio è disseminato di villaggi, con case in muratura semplici ma dignitose, visi sorridenti e disponibili al saluto. Caratteristiche somatiche ed abbigliamento cambiano di volta in volta a seconda della comunità incontrata, ci sono i CHACHI, gli OTAVALENOS, i CAYAMBE, i CANARIS ecc. Che incominciamo a distinguere seguendo le indicazioni di Guillelmo. In ogni paese c’è il monumento alla produzione locale così troviamo il monumento alla cipolla od alla carota, quello al gelato ecc. Che dire poi dei mercati indigeni. Quello di Otavalo è sicuramente il più grande e ben fornito agli occhi del turista desideroso di souvenir dove proprio non si può resistere al richiamo dell’acquisto, ma Latacunga non ha paragoni per chi desidera gustare ed assaporare i prodotti di quella terra. E’ una gioia per gli occhi ed una delizia per il palato girare tra i venditori e le bancarelle improvvisate assaggiando frutta mai vista prima

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