Ecuador&Galapagos

Una bella avventura sud americana a stretto contatto con una popolazione umile e generosa, per terminare il viaggio in una natura fuori dal comune

  • di Morak14
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

Durante la nostra visita all’Expo di Milano, al padiglione dell’Ecuador abbiamo assistito ad un filmato che ci ha incantato. Da qui è nata la nostra voglia di visitare questo Paese che offre grandi opportunità di avventura.

Siamo atterrati a Quito e arrivando di sabato la sera non ci siamo fatti scappare un giro nella storica “Ronda” animata da suonatori e ambulanti. La città è situata a mt2850 ed è ottimo per acclimatarsi. Il centro storico è ricco di Palazzi d’epoca e Chiese antiche. La Basilica, la Chiesa di San Francesco, El Penecillo sono solo alcune delle attrattive da non perdere. Per risparmiare tempo e denaro abbiamo utilizzato spesso bus notturni, il primo per andare a Coca dove ha avuto inizio la nostra avventura in Amazzonia. Avevamo fatto diverse ricerche per trovare una spedizione che ci permettesse di stare a stretto contatto con la tribù dei Waorani, fino a trovare la persona giusta: Braulio, un operatore del Governo amico di Penti, indigeno Waorani. Dopo aver preparato tutto il necessario per affrontare la selva siamo partiti in Jeep per Bameno, intravedendo nel tragitto diverse piattaforme petrolifere attive. Ci sono voluti quasi 2gg di navigazione con una canoa a motore per raggiungere il villaggio. Il Rio Shiripuno e Cononaco sono ancora alti in questa stagione, ma da qui a pochi giorni il livello scenderà di parecchi metri. Caimani, tapiri, capibara, tartarughe, tucani, scimmie, Martin pescatore sono solo alcuni degli animali che popolano la selva. Al villaggio vivono 28 famiglie Waorani tutte persone cordiali ed accoglienti. La maggior parte di loro veste abiti comuni, solo gli anziani sono ancora tradizionalisti. Il loro primo contatto con il mondo esterno è avvenuto negli anni ’60, ma in questa foresta esistono ancora etnie che non vogliono avere incontri col mondo esterno: “i non contattati” per l’appunto. Le tribù vivono ancora con il sostentamento della selva, ma le piattaforme petrolifere stanno invadendo sempre più il loro territorio scaricando immondizia nel fiume fonte della loro sopravvivenza. Così hanno iniziato ad ammalarsi sempre più spesso ed il governo non li preserva come dovrebbe. Penti sta lottando per il suo popolo e la salvaguardia del Parco Yasuni, ma c’è anche il problema della deforestazione.

Girovaghiamo di capanna in capanna incuriositi dalla vita locale. Siamo soli e possiamo muoverci come desideriamo. Le capanne hanno il pavimento di terra con un fuoco sempre acceso per cucinare e scaldarsi. Banane, riso uova e papaya sono la base della nostra alimentazione, ma grazie alla moglie di Penti riusciamo a mangiare anche dell’ottimo maiale: lei è una vera cacciatrice. È stato davvero curioso ammirarne la preparazione. Ci hanno portato in una laguna a pescare Piranha, dov’era facile avvistare anche Anaconde. La fortuna ci ha fatto vedere un bel delfino rosa. Con un trekk nella giungla abbiamo raggiunto in poche ore un incredibile posto abitato da centinaia di Are Rosse attirate da rocce minerali di cui si nutrono. Campeggiare sulle piccole spiaggette che si formano a riva è stata une delle esperienze più belle, e all’imbrunire giù le canne per pescare enormi pesci gatto. L’alba sul fiume è qualcosa di unico: il sole sorge veloce dietro ad un complesso di alberi altissimi, il fiume prende colore, il grido delle scimmie lanose in caccia si intensifica e sopra alle nostre teste non mancano mai Are in volo. Impagabile. Per Penti è importante che le persone conoscano le antiche tradizioni Waorani, così la sera prima della nostra partenza viene inscenata un antica danza con i canti del tempo

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