Que Ecuador: Epera Tour!

Diario di un viaggio responsabile

 

Sulle orme di Darwin e Von Humboltd prima e degli “Evoluti per Caso” poi, di nuovo in viaggio alla riscoperta dell’Ecuador! Dalle Ande alle Galapagos passando per la selva, venti giorni di viaggio per scoprire i mille volti dell’Ecuador e incontrare la comunità Epera, destinataria del progetto "Una scuola per gli Epera", promosso da Progeo, dall’Alma Mater Studiorum Università di Bologna e dai Velisti per Caso” Info: http://www.pro-geo.org/eperatour.html

1° e 2° giorno: QUITO, sempre bellissima!

Tornare a Quito e sentirsi a casa è strano, capita ai viaggiatori che ritornano, anche se è solo un’impressione. La capitale che riassume in sé l’Ecuador, con la sua zona nuova, dei locali e delle università, e quella vecchia e creola, la città delle chiese e i saliscendi, riserva sorprese, nuovi sguardi ed incontri. Quito è sempre affascinante, sempre alta e grandissima: dal Panecillo, a fianco della sua grigia vergine, se il cielo è azzurro si gode di un’ottima vista. A Quito vive Fabio Tonelli, insostituibile e vulcanica guida dei nostri viaggi in Ecuador e c’è la sede del CEPESIU, centro di promozione e impiego che si occupa di microcredito per i piccoli artigiani ecuadoriani, visitato da Patrizio, Valeria, Emanuele e la troup di “Evoluti per Caso” nel 2007 (leggi il diario). A Quito è sempre primavera, io passeggio, mi ambiento mangiando italiano a casa di Fabio, faccio un salto alla libreria indigenista Aby Ayala e mi preparo all’ascesa del Cotopaxi.

3° giorno: COTOPAXI

5897 metri di altezza: si dice che il Cotopaxi sia il vulcano attivo più alto del mondo, di certo è alto. Sulle altitudini di quella che Alexander von Humbold chiamava la "via dei vulcani", ci si sente piccoli e si appercepiscono i misteri della crosta terreste. Si può salire in macchina fino ai 4200, e poi su, camminando, fino al rifugio Rivas, quota 4800. Un’esperienza mozzafiato!

4° giorno: MITAD DEL MUNDO/OTAVALO

Per raggiungere Otavalo da Quito si attraversa l’equatore, una città sotto e l’altra sopra. Nel mezzo: Mitad del Mundo. Un monumento testimonia il passaggio e frena l’emozione: bello certo non è, ma una visita sembra essere d’obbligo, fosse solo per poterlo dire: “Ci sono stato!”. I visitatori sono tantissimi, ogni giorno, ma la zona circostante non beneficia come potrebbe, per questo l’associazione ACRA sta lavorando al progetto di sviluppo delle comunità locali “Turismo contro Povertà”. Otavalo invece, famosa per il suo fiorente mercato indigeno, è il luogo perfetto per godere della vita andina, mangiare trota o cuy e perdersi nei colori di ponchos, tappeti, collane, gonne, tessuti. Gli indios otavaleños urbanizzati sembrano proprio avere conquistato il loro spazio nella microeconomia locale e un’identità nuova, un mix di abiti tradizionali e inglese perfetto. A Otavalo visito l’ospedale transculturale Jambi Huasi (in Quechua "casa della salute"), diretto dalla dott.ssa Miryam Conejo, che riunisce professionisti della medicina accademica occidentale con figure della medicina tradizionale locale, come la fregadora e lo sciamano. A Otavalo incontro Suor Victoria, antropologa e referente del progetto “Una scuola per gli Epera”. Tra due giorni visiterò la comunità.

5° giorno: EL ANGEL/MASCARILLAS/IBARRA

Il parco naturale di El Angel è una meraviglia per gli occhi. Il paramo si estende a perdita d’occhio, tra le nuvole basse spunta una laguna, attorno i fraylejones. Scientificamente appartengono alla famiglia delle margherite, ma sembrano piuttosto dei grassi tronchetti della felicità, hanno qualcosa di magico, come tutto il resto. Di strada per il paramo una sosta nella Valle del Chota, un paradiso verdeggiante tra i rossi e secchi altipiani, per visitare la comunità nera di Mascarillas, un paese di poche quadras, titaniche donne nere dai vestiti colorati, case di terra e di cemento, strade sterrate, polvere e campi tutt’intorno. La vendita delle maschere e il microcredito qui stanno portando a risultati concreti: il panificio, il campo estivo per i bambini, l’ostello. La colonialissima e bianca Ibarra colpisce per l’ordine e il silenzio: clima mite, piccoli ristoranti, chiese e gente che passeggia per il centro. Un altro mondo, casigliano, a pochi chilometri da Mascarillas e Otavalo, sempre in Ecuador.

6° giorno SANTA ROSA/CUMILINCHE

Il viaggio per Santa Rosa è lungo, si parte prestissimo da Ibarra e si attraversa una foresta che cambia continuamente per poi trasformarsi in selva, umida, spessa. Dal porto della nera Borbon, luogo di scambio delle più varie mercanzie affollato di voci e sguardi, si raggiunge Santa Rosa degli Epera in lancia, risalendo le acque lente e scure del Cayapas. Il molo è la porta di Santa Rosa, non serve bussare, gli Epera ci vedono arrivare e ci vengono incontro a braccia aperte. Dalla collina sovrastante il villaggio si vede il fiume, penso: “Qui sarà costruita la nuova scuola di Santa Rosa”. Dalle speranze al progetto: gli studenti del laboratorio di architettura tecnica dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna hanno elaborato i disegni per la nuova scuola del villaggio e il lavoro di ingegnerizzazione procede. Il progetto c’è, ci sono le guide dei Turisti per Caso, che ci sostengono, c’è Fabio, che ha deciso di devolvere la quota di iscrizione dei quanti viaggiano con la Galapagos Natural Paradise alla costruzione della scuola, e ci sono poi i turisti che arriveranno qui accompagnati da noi di Progeo.

Dalla prossima estate partiranno infatti i primi viaggi responsabili in Ecuador, gli EperaTour, organizzati da Progeo con la collaborazione di Fabio e del Genio del Bosco. L’idea? Permettere ai turisti di viaggiare in Ecuador per gli Epera, di visitare Santa Rosa e offrire così una possibilità di sviluppo alla comunità. Tre anni fa, quando Patrizio e la troupe dell’Università di Milano Bicocca li aveva incontrati per la prima volta, gli Epera avevano espresso proprio questo desiderio: svilupparsi attraverso il turismo. L’EperaTour ci sembra un buon mezzo per realizzarlo. Io sono qui per questo, sono la prima turista, sperimento! È emozionante! Dormire a Santa Rosa ora non è possibile, a Borbon sconsigliabile. Il viaggio verso le località balneari della costa nord non è breve, ma le cabañas di Cumilinche, in riva all’oceano, immerse nel verde, sono un perfetto approdo

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