Dai vulcani alla selva

Ecuador ottobre 2002 appunti di viaggio Gordon Sono le sei del mattino quando i raggi del sole penetrano attraverso i vetri della camera dell' hostal Auberge, qui l' alba non esiste, e' subito giorno, e imbrunisce presto. Siamo arrivati ieri ...

  • di Marco Di giorgio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Ecuador ottobre 2002 appunti di viaggio Gordon Sono le sei del mattino quando i raggi del sole penetrano attraverso i vetri della camera dell' hostal Auberge, qui l' alba non esiste, e' subito giorno, e imbrunisce presto. Siamo arrivati ieri sera dopo un viaggio durato ventiquattro ore (Roma-Malpensa-Caracas-Bogotà- Quito), e' nostra intenzione fare il giro degli altopiani per poi entrare nella selva amazzonica. Per Gianni è il suo primo Sud-America, per me e' la conclusione di un itinerario che partendo dal Perù, toccando il Cile, il Guatemala e Messico approda in Ecuador, quindi il mondo andino con la sua storia , con i suoi eterni conflitti, alla vigilia di una globalizzazione economica incipiente.

Prima visita alla città, il centro storico ha come baricentro la città coloniale spagnola; i palazzi bianchi con le tegole rosse, la cattedrale, il palazzo presidenziale con la guardia in divisa storica, il teatro, le vie strette e lastricate, il traffico è costituito in prevalenza da bus pubblici e taxi, quindi abbastanza scorrevole ed a buon prezzo. Visitiamo il museo dedicato ad un eroe dell'indipendenza ecuadoriana, Antonio Josè Sucre, assomiglia molto ai nostri eroi risorgimentali, mi piacerebbe chiedergli che cosa ne pensa della dollarizzazione della valuta avvenuta un paio di anni fa', trasferendo di fatto la sovranità popolare a Washington.

Le strade di Quito sono una vetrina interessante, una immensa umanità densa e varia, ciò che colpisce è l' età media della popolazione che e' molto bassa, la varietà delle razze con tutti gli incroci possibili, le donne, piccole ma carine, accentuano nel loro abbigliamento i caratteri femminili. Le strade sono incorniciate da piccoli negozi, alcuni ricordano un po' i nostri negozi degli anni cinquanta. Al limite della città coloniale c'è la Quito moderna, si tratta della zona dei grandi alberghi, delle sedi delle multinazionali, delle compagnie aeree, poi verso nord inizia una sterminata periferia che si sviluppa come un cuneo nel fondovalle del vulcano Pichinca. .. La corriera corre sull' altopiano, tra le nuvole si intravedono i primi vulcani, venditori di caramelle, patatine, e oggetti vari, salgono e scendono continuamente, ogni volta ripetono noiosamente le virtù delle loro merci. Tra i passeggeri silenziosi molti sono indigenas, probabilmente campesinios, le donne indossano gli abiti tradizionali dei loro pueblo, nei loro volti quasi scolpita la dignità sottomessa. Superiamo le città di Lachatunga e Ambado, dopo circa tre ore e mezza raggiungiamo la città di Rio Bamba in prossimità del vulcano Chimborazo. Troviamo alloggio nell' hostal "Tren Dorado" vicino alla stazione ferroviaria. La città si trova a circa 2600 mt. Di altitudine, probabilmente ha subito nel tempo svariati terremoti, poco è rimasto della città coloniale, le case sono modeste, spesso incomplete, la mancanza di mezzi economici fa si che vengono costruite quel tanto che è sufficiente a renderle abitabili. Lo stesso la città e' vivace, la presenza del vulcano Chimborazo attira molti turisti. Intorno alla stazione ferroviaria ci sono molti alberghetti, botteghe...

Il giorno successivo prendiamo il "ferrocarril" (treno) per raggiungere "le nariz del diablo", si tratta di un capolavoro di ingegneria ferroviaria realizzata all' inizio del secolo, ormai lo stato della ferrovia e' al limite della percorribilità, raramente le traversine hanno tutti i bulloni, praticamente è un tratto ad esclusivo uso turistico, ma è interessante, dopo aver superato un lungo tratto di altopiano la ferrovia scavalca letteralmente una montagna, una serie impressionante di tornanti, i passeggeri per godere meglio la vista viaggiano sopra la carrozza. Penso a quegli uomini che alla fine del secolo scorso l' avevano progettata, quali speranze di sviluppo erano riposte in questo mezzo, proprio il treno un mezzo di trasporto collettivo per antonomasia. Oggi in Sudamerica dove tutto ciò' che e' collettivo sta' capitolando, l' economia vuole sacrifici economici, e chi paga sono quelle strutture che erano a disposizione di tutti. I treni vengono dismessi e i campesinos continuano a zappare la terra come all' inizio del secolo. Domenica ci sono l' elezioni presidenziali, ciò vivacizza la vita della città, sembra di essere a carnevale; cortei di macchine, gaget, pubblicità asfissiante sui giornali e televisione, concerti pagati dai candidati, purtroppo anche gli indigenas sono coinvolti passivamente in questo circo equestre. Comunque qualcosa sta' cambiando, il candidato favorito sembra che sia il colonnello Lucio Gutierrez, gode l' appoggio delle popolazioni indegenas, qualche giornale lo definisce il candidato antisistema.

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