Dal mare di Djerba al deserto del Sahara, passando attraverso i villaggi berberi
Una settimana fra mare e cultura: dall'isola dei Lotofagi, dove la leggenda narra che Ulisse e i suoi persero la memoria in seguito all'ingestione del frutto del loto, al sud della Tunisia, passando attraverso i villaggi berberi fino ad approdare nel deserto del Sahara.
Il nostro viaggio comincia alle ore 23.15 di lunedì 13 agosto dall’aeroporto di Malpensa, ora in cui il volo Milano-Djerba della compagnia Nouvel Air decolla dal Terminal 1. Alle ore 1.40 (2.40 italiane), dopo un rapido scalo a Monastir, l’aereo atterra a Djerba, in perfetto orario.
L’impatto col caldo umido del luogo è devastante: 30° in piena notte ti inducono inevitabilmente a ritenere che di giorno, quando ce ne saranno almeno una quindicina di più, ti sarà impossibile sopravvivere. Ma non c’è abbastanza tempo per riflettere: gli assistenti del nostro tour operator ci indirizzano verso i mezzi di trasporto che ci condurranno alla struttura alberghiera prescelta.
A noi, invece che il bus, tocca una jeep, che rende il tragitto verso l’hotel assai più emozionante; a chi, come me, non era mai stato prima in un paese arabo, vedere paesaggi desertici, strade dissestate, case diroccate e spesso abbandonate, uomini seduti o sdraiati in strada, insegne e segnali scritti in arabo e in francese, fa un certo effetto.
Dopo una ventina di minuti arriviamo a destinazione: resort a quattro stelle situato nella zona turistica dell’isola, a 400-500 m dal mare. L’albergo non delude le nostre aspettative, essendovi piena corrispondenza tra ciò che viene mostrato sul sito e ciò che ci si trova effettivamente davanti, e il personale si mostra fin da subito cortese e disponibile. In camera, vista piscina, ci attendono addirittura vivande e bevande. La vacanza non poteva cominciare meglio. Anche andando a letto alle 3.30 del mattino.
Nonostante si sia andate a dormire tardissimo, la sveglia suona non più tardi delle 9.00. Si fa colazione “solo” fino alle 10.00 e noi non intendiamo di certo perderla. Dopo esserci rimpinzate di brioche, crepes, baguette e marmellate di ogni tipo, ci dividiamo tra piscina e camera, in attesa che arrivi l’assistente del tour operator ad illustrarci le escursioni che è possibile fare nel corso della settimana.
Successivamente all’incontro con l’assistente (che, con nostra indescrivibile meraviglia, è la stessa che ci accolse lo scorso anno a Maiorca) e al pranzo consumato nel ristorante sito nei pressi della piscina, all’aperto, dove consumeremo quasi tutti i nostri pasti diurni, ci rechiamo, per la prima e ultima volta impiegando il trenino-navetta (le altre andremo a piedi) messo a disposizione dell’albergo, al mare, nella spiaggia riservata agli ospiti dell’hotel.
Lì abbiamo modo di constatare che effettivamente il mare -come ci avevano detto in agenzia- non è il punto di forza dell’isola, essendo caldo, mosso, di colore verdastro e soprattutto colmo di alghe che si depositano a cumuli sulla spiaggia. Le moto d’acqua e le varie imbarcazioni non lontane dalla riva, peggiorano ulteriormente la situazione. Tuttavia, la sabbia è bianca e bellissima e sul bagnasciuga passeggiano non solo bagnanti a piedi ma anche bagnanti in sella a cavalli e dromedari. La gente del posto è povera, ed ogni occasione è buona per tirar su qualche dinaro (un dinaro vale circa due euro). I turisti lo sanno e non si tirano indietro: tutti a cavallo o sul dromedario o scorazzare in mare su una moto d’acqua.
La sera dopo il rito della doccia e della cena, stavolta al ristorante principale, che ospiterà quasi tutti i nostri pasti serali, si fa un rapido giro alla scoperta dei pochi negozietti di souvenir che abbelliscono la strada che conduce al mare e poi si torna in albergo a godersi lo spettacolo “Danze di tutto il mondo” offerto dall’animazione internazionale, che è in realtà un’animazione tunisina a netta prevalenza maschile, che sfoggia, ovviamente, un perfetto francese, ma che mastica anche un po’ d’italiano (nella nostra struttura, il 90% dei clienti è francese o belga)