L’India: un paese dai forti colori e dai forti contrasti.

L’India: un paese dai forti colori e dai forti contrasti Racconti di una viaggiatrice per caso alle prime armi Debbo confessare che non sono una viaggiatrice molto avventurosa, non sono la tipa da zaino in spalla, da sacco a pelo, ...

  • di miki78
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Racconti di una viaggiatrice per caso alle prime armi

Debbo confessare che non sono una viaggiatrice molto avventurosa, non sono la tipa da zaino in spalla, da sacco a pelo, quel poco che ho viaggiato l’ho fatto sempre in comodità e quasi sempre tutto già organizzato da casa. Mio marito invece no, è proprio per l’organizzazione zero. Lui odia le agenzie di viaggio, i tour organizzati e tutto ciò che gli impedisce di girare liberamente. Come conciliare le due cose per il nostro viaggio di nozze? Tutte le mie proposte sono state puntualmente bocciate, quindi alla fine l’ha spuntata lui! Andiamo in India solo con il biglietto aereo prenotato (1). Da pazzi pensavo, invece oggi posso dire che si può fare !

Non vi annoierò indicandovi l’itinerario migliore da fare o i monumenti da visitare, le guide turistiche sono più che sufficienti (2) quello che vi voglio raccontare sono gli incontri speciali che abbiamo fatto durante il nostro viaggio. Primo fra tutti il nostro autista Monty, è il suo secondo nome,molto meglio del primo che è quasi impronunciabile. Lui è il figlio di Singh Hardev l’autista che aveva accompagnato mio marito in un viaggio in India che fece nel 1991, quando questa terra non era ancora di certo una meta turistica. Trovarlo è stato un vero colpo di fortuna, gli avevamo scritto un telegramma ma non lo aveva ricevuto, avevamo solo il suo indirizzo e grazie all’aiuto di bravo tassista indiano trovato fuori all’aereoporto (ce ne sono una quantità inverosimile) siamo riusciti a raggiungere la sua abitazione nella periferia di Delhi. Quindi non vi dico la mia gioia quando riusciamo a trovare Hardev . Ci fa salire a casa e ci offre del buon masala tè, sembra assurdo ma nel giro di due ore organizziamo tutto il nostro viaggio. Sì perché suo figlio Monty(3) fa anche lui l’autista per turisti e da poco ha acquistato una nuova autovettura, un monovolume della Maruti. Ci trova un buon albergo in centro(4) e ci dice che il giorno dopo alle 10 ci sarebbe venuto a prendere per partire . Starà con noi per ben 15 giorni. Ciò che mi ha colpito da subito è la loro ospitalità e disponibilità, gli siamo piombati all’improvviso a casa senza nessun preavviso eppure si sono messi a nostra totale disposizione .

Inutile che vi dica cosa abbiamo visto durante il tragitto, Delhi è una città enorme, si vede di tutto, bambini nudi ai margini della strada, immondizia ovunque. Lo shock è molto forte per noi che veniamo da realtà così diverse o almeno lo è stato per me. Vedersi palesare dinnanzi forme così estreme di povertà ti colpisce nel profondo. Non dimenticherò mai lo sguardo di quelle persone e soprattutto dei bambini. Tutti i giorni vedono il benessere, ce l’hanno davanti agli occhi, macchine di lusso, grattacieli enormi, donne con gioielli preziosissimi, e loro… loro invece non hanno nulla! Sanno di stare dalla parte sbagliata e che non potranno mai fare il salto e tutto questo glielo leggi nello sguardo. Abbiamo così iniziato il nostro viaggio ed il miglior modo per poter, non solo vedere, ma conoscere questo paese è proprio girando con una macchina. Dimenticatevi i mezzi di trasporto, treni ed autobus sono inaccessibili per noi europei, non abbiamo ancora sviluppato la capacità che hanno gli indiani di salire al volo e di tenersi magari aggrappati sullo portellone anteriore delle autovetture durante il viaggio o sopra i tetti degli autobus, per noi sarebbe impossibile! Così come dimenticatevi di poter affittare una macchina e girare da soli, in primo luogo perché oltre ad avere la guida a destra gli indiani non hanno regole, sorpassano sia a destra che a sinistra, l’unico strumento per farsi valere e chiedere la precedenza è suonare il clacson. Secondariamente poi, fuori dalle grandi città non esiste segnaletica stradale, il nostro povero autista doveva chiedere a tre o quattro persone prima di prendere una direzione, faceva una statistica di quelle più affidabili. Inoltre più che le grandi città ed i monumenti storici ciò che ti fa capire e conoscere questo popolo è girare nelle campagne e nei piccoli villaggi. Lì puoi vedere la vera India, quella dei contadini che coltivano il riso, dei cammelli che trainano i carretti con i loro padroni che magari parlano al cellulare, quella delle donne indiane che lavorano alacremente nei campi con i loro sari dai mille colori accessi, quella delle capanne di fango e sabbia con l’antenna parabolica sopra al tetto. Ciò che affascina è la bellezza e l’eleganza delle donne indiane che, sebbene abbiano ben poco, non rinunciano ai lori abiti colorati e ricamati, all’orecchino al naso, al velo in testa. Sono sempre in ordine anche mentre sono accovacciate a terra a raccogliere il riso o mentre vanno al pozzo a prendere l’acqua

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