Nella terra di chi!

Domenica 10 agosto ore 12.00 (ora locale), pioggia fitta. Tórshavn, (Isole Fær Øer) Oggi S. Lorenzo, notte delle stelle, ma dubito di vederne qualcuna (mi accontenterei magari anche di una non cadente) nel cielo di queste isole semisperdute nell’Atlantico e ...

  • di rosanerotom
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Domenica 10 agosto ore 12.00 (ora locale), pioggia fitta.

Tórshavn, (Isole Fær Øer) Oggi S. Lorenzo, notte delle stelle, ma dubito di vederne qualcuna (mi accontenterei magari anche di una non cadente) nel cielo di queste isole semisperdute nell’Atlantico e avvolte quasi permanentemente da un manto di nebbia, o quantomeno da una coltre nebulosa. Per l’appunto oggi piove da stamattina qui a Tórshavn, la capitale più piccola del mondo, come cita quasi con vanto un opuscolo locale, e nel posto forse più singolare della Terra. A cominciare proprio dal nome, “isole delle pecore”; ce ne sono davvero tantissime e soprattutto le trovi praticamente ovunque; tra pecore, capre e montoni, penso di non averne mai viste tante in vita mia: dai cortili delle case, agli immensi pascoli che ricoprono più del 90% della superficie delle isole; piccole chiazze tra sterminate radure e verdissimi colline, il cui colore risplende ancora di più in quei rari momenti di sole; nei posti più incredibili e inimmaginabili ci sono loro, il simbolo delle Fær Øer, insieme alle pulcinelle di mare (al secolo “puffins”), altrettanto numerose ma concentrate solo in alcuni scoscesi e impraticabili punti delle isole; ai piedi delle innumerevoli cascatelle, ai bordi degli altrettanto numerosi laghetti, negli anfratti tra le zolle di erba per non parlare dei costoni più ripidi a sfidare le forze di gravità, loro ci sono, e brucano, brucano, brucano, continuamente brucano assolutamente indifferenti alle spesso avverse condizioni climatiche; le trovi anche sui disegni stampati delle banconote ufficiali, sulle etichette dell’unica birra che si trova qui in commercio (vero orgoglio nazionale!), la Föroya Bjór. Perfino all’aeroporto il cane antidroga della polizia locale, per la verità, somiglia più ad una pecora che a un cane..

Ed è proprio dall’aeroporto che comincia l’avventura in questa remota terra. Appena atterrato (dopo essere rimasto suggestionato da impressionanti strapiombi osservati dal finestrino), ti rendi subito conto di essere in un posto veramente assurdo; scendendo dall’aereo attorno a te non vedi nulla; non che mi aspettassi metropoli con grattacieli, ma la sensazione di desolazione è notevole e mi accompagnerà per tutto il periodo della mia permanenza nelle isole; dopo una breve attesa nella sala degli arrivi che poi è comunicante con quella delle partenze arrivano i trolley (quello mio e di Davide, il mio compagno di avventure), adeguatamente annusati dal cane-pecora antidroga.

Una volta presi i bagagli facciamo subito amicizia con Marina, la ragazza dell’ufficio dell’AVIS per la macchina che avevamo prenotato da Palermo. Dopo avere preso un paio di cartine turistiche e dando uno sguardo sommario alla disposizione delle isole, decidiamo di tagliare la testa al toro e di andare subito a Tórshavn. Bisogna attraversare Vágar, l’isola dell’unico aeroporto, e raggiungere Streymoy, l’isola della capitale; le due isole sono collegate tra di loro tramite un tunnel sottomarino, cosa che mi aveva incuriosito moltissimo avendone appresa l’esistenza prima di partire. Dunque prendiamo la nostra Suzuki e cominciamo a fare strada imbattendoci in Sandavágur , uno dei tanti paesi-villaggi disseminati per l’arcipelago, dove facciamo anche la prima sosta. Sembrano tutti uguali questi paesi che in realtà sono appunto poco più che dei villaggi composti da un numero di casette che può variare da poche unità nel caso di microscopiche comunità per lo più di pescatori (la maggior parte dei villaggi è dotato di un porticciolo) a poche centinaia (come Tórshavn, che, essendo la capitale, conta ben 22.000 anime)

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